“Rabbi, ci ha peccato, lui o i suoi genitori, perchè egli nacesse cieco?”
I discepoli che nel Vangelo di Giovanni (che abbiamo letto domenica scorsa – un po’ lunghetto ma bellissimo lo stesso – e di cui consiglio la lettura anche a chi crede poco o non crede Gv 9,1-41) hanno già partecipato a tanti “segni” compiuti per la pienezza di vita degli uomini (la trasformazione dell’acqua in vino, la moltiplicazione dei pani, la guarigione del figlio del funzionario reale e del paralitico all piscina di Betzaetà) ora, di fronte a tutta una vita nell’infermità, lo interrogano sul senso di tutto questo.
Hanno in mente l’interpretazione ebraica, sulla scorta del racconto del peccato originale (Gn. 3,16-19): il dolore è il castigo per l’infedeltà a Dio.
Chiedono infatti: quale male ha compiuto lui che apparentemente non può far nulla dalla nascita? Quale male hanno compiuto i suoi genitori? Gesù perentorio và oltre l’Antico Testamento: nè lui nè i suoi genitori hanno peccato. Continua a leggere




