Le beghe cilene di Bergoglio (che i media italiani ignorano)

Chiamare porco chi si comporta come tale non è volgarità, è proprietà di linguaggio.

Antonio Gramsci

Buongiorno a tutti.

Nonostante si sia concluso da diversi giorni il viaggio del Papa a Cuba e negli Stati Uniti, non accennano a placarsi le sperticate papolatriche lodi che lo hanno accompagnato, specialmente per quanto riguarda la questione della fine dell’embargo statunitense contro l’isola caraibica: a sentire i giornalisti italiani sembra che oltre 50 anni di tensioni politiche e contrasti ideologici siano finite a tarallucci e vino tutto per merito di un paio di telefonate del Pontefice argentino.

Una ricostruzione semplicistica, per non dire addirittura farlocca, che non tiene conto di un paio di dati di fatto: a) l’embargo non è ancora finito perché non c’é stato ancora nessun voto del Congresso in tal senso, c’é stata solo una riapertura delle relazioni diplomatiche (quindi, a conti fatti, Bergoglio non ha fatto finire alcunché); b) di togliere l’embargo nei confronti di Cuba, nei circoli politici di Washington, se ne parla da almeno un paio di decenni (Amministrazione Bush Sr.) ma è sempre mancata la maggioranza dei voti al Congresso per via di uno “zoccolo duro” di contrari alla proposta sia nel campo dei repubblicani che in quello dei democratici (nel ’96 fu proprio il presidente democratico Bill Clinton a proporre ed ottenere un inasprimento del blocco contro lo scomodo vicino), zoccolo che si è progressivamente eroso tanto da sparire quasi completamente fra i secondi mentre fra i primi questo retaggio della Guerra Fredda è ormai difeso solo dai Teo-Con del Tea Party, mentre il resto del Great Old Party, dopo la figuraccia rimediata dagli USA con Zunzuneo (il twitter cubano finanziato da USAID, che avrebbe permesso alla CIA di diffondere propaganda anti-castrista e monitorare le comunicazioni dei cittadini cubani, smascherato dalla Associated Press), ha deciso di ritirare i remi in barca, abbandonando la linea dura e pura e contribuendo alla riappacificazione fra i due paesi in modo incassare parte della gloria e del ritorno d’immagine per il successo diplomatico. Più o meno lo stesso calcolo devono averlo fatto anche in Vaticano che, a parte metterci il canale diplomatico oltre che il cappello sopra a giochi (quasi) fatti, non è stato quella pedina determinante che vuole la vulgata giornalistica italiana

Non che soppravvalutare i meriti dell’attuale Pontefice o incensarlo con giudizi ben più che benevoli sia una novità, sin dall’elezione al soglio pontificio di Papa Cecco i giornalisti dello Stivale, ad ogni parolina dell’Argentino, han fatto a gara a chi gettava alle ortiche ogni briciola di spirito crtitico rimastogli, confezionando articoli a la volemose bbene trabboccanti melassa, nonostante l’evidente discrasia fra ciò che Bergoglio dice e ciò che poi concretamente mette in pratica.

Bontà a cuor leggero, come recita lo spot di una nota marca dolciaria.

La stampa di settore non si dimostra altrettanto lesta quando invece si tratta di riferire notizie che incrinano l’immagine (o meglio il costrutto mediatico) di “Papa Buono 2.0” e “Coraggioso Rivoluzionario”. Questi fatti in genere vengono ignorati bellamente, senza porsi troppi problemi di coscienza od etica professionale, proprio come è successo come l’ultimo scandalo che ha coinvolto uno dei rami sudamericani della Chiesa Cattolica.

Pedofilia, processi canonici e protégé

Riscostruiamo la vicenda con ordine: tutto comincia nel 2011 quando il carismatico sacerdote, oggi 84enne, Fernando Karadima viene condannato dalla Congregazione per la dottrina della Fede, essendo stato riconosciuto colpevole di abusi su minori, che gli impone di ritirarsi a vita privata in penitenza e preghiera e con il divieto di celebrare qualsiasi ministero. Condanna giunta un po’ ritardo, considerato che le prime denunce contro il Rev. Karadima, che godeva di un notevole seguito nella capitale Santiago, risalgono al 2003 e solo nel 2010 (temporeggiando per un altro paio di mesi fra l’apertura del fascicolo e la trasmissione dello stesso al Vaticano) le autorità ecclesiastiche cilene hanno deciso di prenderle sul serio, dopo averle bollate come “menzonge” per oltre un lustro (se questa vicenda vi ricorda QUALCUNO bravi, avete buona memoria).

La vicenda, già grave di per sé, non si esaurisce qui: lo scorso settembre il quotidiano cileno “El Mostrador” pubblica il contenuto di uno scambio di e-mail, avvenuto fra il 2013 ed il 2014, fra il Cardinale Ricardo Ezzati, attuale Arcivescovo di Santiago del Cile, ed il suo predecessore, divenuto nel frattempo uno dei nove consiglieri di Bergoglio per la “riforma” della Chiesa, il Cardinale Francisco Javier Errazuriz. Nelle e-mail (che l’Arcidiocesi ha riconosciuto come autentiche, anche se le ha bizzarramente definite “solo uno scambio di idee”) i due Cardinali discutono su quali altri Cardinali possano far pressioni affinché a Juan Carlos Cruz, una delle vittime degli abusi di Karadima divenuto in seguito giornalista, venga impedito di partecipare a conferenze sul tema della pedofilia nella Chiesa assieme a vescovi di altri paesi e, sopratutto, come bloccare la possibile nomina di Cruz a membro della commissione anti-pedofilia, nel timore che ciò “possa danneggiare la Chiesa”. In realtà a d essere in pericolo più che la Chiesa è la nomina del protégé di Karadima, Juan Barros Madrid, a Vescovo della diocesi di Osorno: Cruz ed altre vittime degli abusi di Karadima hanno infatti ripetutamente accusato Mons. Madrid di essere stato a conoscenza dei reati del suo mentore ed amico personale e di aver taciuto. La manovra dei due Cardinali riesce e Cruz non solo non viene scelto come membro della predetta commissione (nonostante le veementi proteste di un’altro membro, l’irlandese Mary Collins,) ma Mons. Madrid, nonostante le numerose pubbliche manifestazioni di protesta dei fedeli e di diversi parlamentari cileni, viene designato, lo scorso marzo, da Bergoglio al seggio vescovile di Osorno.

Come un Berlusconi qualsiasi

Nonostante la nomina papale, molti fedeli non ci stanno e le proteste continuano. In Maggio un gruppo di donne cilene si reca a Roma dove ha occasione di scambiare qualche parola con il Pontefice argentino sulla questione. Questa la risposta (come testimoniato da un video  diffuso qualche settimana fa dal un’altra testata cilena, “Ahora Noticias”, e ripresa anche dal “Fatto Quotidiano”) di Bergoglio alle fedeli sudamericane che gli fanno notare come la sua decisione sia stata per la comunità cattolica locale fonte di sofferenza: “La Chiesa ha perso la libertà, lasciandosi riempire la testa dai politici e accusando un Vescovo senza avere nessuna prova, dopo vent’anni di servizio. Quindi pensate con la vostra testa e non vi lasciate prendere per il naso da tutti i sinistrorsi che hanno messo in piedi questa cosa. L’unica accusa contro quest vescovo è stata screditata dalla Corte di Giustizia. Quindi, per favore non perdete la serenità. Voi soffrite sì, ma perché siete sciocche, perché non aprite il vostro cuore a quello che dice Dio e vi lasciate trasportare da questi spropositi che dice tutta questa gente”.

Il vino Barros Madrid è buono, garantisce l’oste Bergoglio, esattamente come il suo consigliere, l’oste Errazuriz, garantiva la bontà del vino Karadima, chi dice il contrario è uno sporco comunista e chi gli presta ascolto è uno sciocco. Parole e toni che in Italia siamo abituati a sentir essere usati da un Sandro Bondi, un Paolo Bonaiuti od una Daniela Santanché, ma da una Papa mai in secula secularum, figurarsi uno come Bergoglio, il Papa che lava più bianco degli altri Papi della stessa fascia. Ed invece quelle parole son lì, pesanti come macigni e registrate in digitale ad eterna testimonianza di un Pontefice osannato da tutti come “coraggioso rivoluzionario” che, messo di fronte ai fatti dai suoi stessi fedeli, non trova di meglio che accampare scuse puerili come un certo ex Cavaliere, verticalmente svantaggiato e ipotricotico, di Arcore.

Quel che resta dopo gli scandali

Se il solo “scandalo delle mail” getta un’ombra sospetta sulla commissione anti-pedofilia, quasi a confermare che si tratti solo di uno specchietto per le allodole da dare in pasto ai media (considerato anche che la commissione in questione vivacchia ormai da oltre un anno e mezzo senza aver prodotto nulla di tangibile e con l’unico prelato, mai sottoposto ad un processo penale per molestie sessuali su minori (Mons. Wesolowski) in base all’ordinamento giuridico della Città del Vaticano mortogli praticamente sotto il naso non molto tempo fa senza che a nessuno sia saltato in mente di convocarlo per un’audizione), le parole di Bergoglio fan rizzare i capelli in testa ed in prospettiva, messe accanto a quelle che l’Argentino soleva dire pubblicamente a proposito delle “chiacchere”, fanno sembrare queste ultime non come un invito a non curarsi delle vanità mondane, ma piuttosto come un mettere avanti le mani fatto con largo anticipo, un’excusatio non petita da farsi in tempi non sospetti in modo da cautelarsi in caso di future magagne.

Resta ancora da vedere quali saranno le ricadute effettive di queste rivelazioni e di queste dichiarazioni perché, se la pubblicazione delle mail sui quotidiani ha provocato un mezzo terremoto politico e sociale in Cile (molti membri del Parlamento locale hanno invitato il Card. Ezzati ad annullare l’annuale “Te Deum”, il tradizionale discorso con cui il Vescovo della capitale cilena esprime un proprio parere sullo stato della società nel paese, per non essere preso a pernacchie, altri, molto meno diplomaticamente, l’hanno invitato a dimettersi ed a togliersi dalle scatole), questo ed altri “scivoloni” di Bergoglio non sembrano averne intaccato l’immagine mediatica di cui si parlava all’inizio di questo articolo: il peggio che può succedere, al momento, è che i telespettatori italiani siano costretti a sorbirsi una puntata “riparativa” di Porta a Porta dal titolo “la lobby dei comunisti all’attacco di Francesco”, con tanto di plastico delle massaie cilene.

Per segnalazioni/richieste/commenti/insulti: Compagno Zed

 

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