A proposito di preti, magistratura e Costanza Miriano (e di giornalismo fatto un po’ così…)

Buongiorno a tutti.

Come promesso nel mio precedente articolo su Mario Adinolfi, questa volta mi occuperò della nota “scrittrice” e giornalista di RAI3 Costanza Miriano. In particolare mi concentrerò sulle parole proferite dalla Miriano il 21 gennaio scorso, dopo le polemiche sulla partecipazione al convegno organizzato a Milano da associazioni cattoliche “a sostegno della famiglia” nel giorno 18 dello stesso mese (insomma la sfilata omofoba con tanto di uso illegittimo del logo EXPO 2015 per capirci). Parole che potete vedere riportate nell’immagine qui sotto.

Miriano-Inzoli 2

Ma procediamo con ordine: Tutto comincia venerdì scorso quando, durante la mia consueta rassegna stampa mattutina, attira la mia attenzione un articolo di Repubblica riguardante l’apposizione da parte di Bergoglio del Sub Secreto Pontificio (una sorta di segreto di Stato della Città del Vaticano), bloccando così la richiesta di rogatoria della procura di Cremona relativa alle indagini sull’ex Presidente del Banco Alimentare, Don Mauro Inzoli. Il tutto con buona pace delle “scelte coraggiose” sulla questione della pedofilia nel clero, la tanto strombazzata & millantata “rivoluzione” del pontefice argentino, se mai c’è stata, se ne è già andata a remengo.

In cerca di altre notizie sulla questione, mi imbatto quasi per caso nella pagina FB Costanza Miriano Horror Story, dove trovo lo screenshot con il post di Costy di cui all’immagine più sopra.

Ora, prima di fare qualsiasi considerazione sulle parole della Miriano, è il caso di ricostruire brevemente le vicende che hanno coinvolto Don Inzoli, a beneficio di chi ancora non ne sappia nulla.

Don Mauro Inzoli, parroco per 17 anni della SS. Trinità a Crema, è stato uno degli allievi del fondatore di Comunione e Liberazione, Don Giussani, ed all’interno di tale organizzazione religiosa è diventato ben presto famoso più per lo stile vita decisamente sibaritico (si parla di auto di lusso, sigari costosi, ristoranti alla moda…) che per il fervore cristiano, tanto da guadagnarsi il soprannome di “Don Mercedes”.

Della famosa (anzi, viste le vicende giudiziarie che hanno coinvolto diversi sui membri, sarebbe il caso di dire famigerata) associazione Don Inzoli ha poi scalato i ranghi sino a diventare, quasi come una sorta di Delfino Designato di Don Giussani, Presidente della Fondazione Banco Alimentare, Onlus collegata alla Compagnia delle Opere. Carica che Don Inzoli ha ricoperto per ben 15 anni fino al suo abbandono nel 2012, preceduto due anni prima anche dall’abbondono della sua parrocchia. In quell’occasione, secondo voci di corridoio, Don Inzoli avrebbe confidato ad un amico di essere in procinto di trasferirsi a San Marino, per prendersi un anno sabbatico e curare una presunta “forte depressione”.

La verità viene a galla poco dopo l’abbandono della Presidenza del Banco Alimentare: nel dicembre 2012, quasi come un fulmine a ciel sereno, Don Inzoli viene ridotto allo stato laicale dalla Congregazione per la Dottrina della Fede (pur beneficiando della sospensione della pena sino alla sentenza definitiva), come recitava all’epoca un comunicato della diocesi di Crema, ma senza rendere note le motivazioni. Sin da subito però circolarono insistenti voci di violazioni del canone 1720, i cosiddetti “delicta graviora” fra cui il diritto canonico annovera anche l’abuso sessuale su minori.

Passano due anni, durante i quali Don Inzoli sembra sparire nel nulla, finché nell’estate 2014 (fra la fine di giugno e l’inizio di luglio) arriva la sentenza di secondo grado e, con essa, una parziale conferma delle indiscrezioni: il sacerdote cremasco viene condannato proprio per abusi su minori (ulteriori particolari non vengono divulgati, si sa solo che i procedimenti che vedono coinvolto Don Inzoli riguardano fatti risalenti al 2007). La sentenza di primo grado viene in parte riformata: Don Inzoli resta sacerdote ma non gli è permesso celebrare sacramenti in pubblico e gli viene imposta una serie di restrizioni: nessun contatto con minorenni, obbligo per almeno 5 anni di intraprendere adeguata psicoterapia, condotta di vita “di preghiera ed umile riservatezza”.

La notizia è potenzialmente uno scoop clamoroso, considerate anche le conoscenze e frequentazioni di Don Inzoli fra i politici italiani (molti hanno additato il sacerdote cremasco come il confessore dell’ex Governatore della Lombardia Roberto Formigoni) nonché la notorietà del sacerdote stesso, più volte intervenuto al Meeting di Rimini di Cl. Tuttavia per quasi un mese la notizia non uscirà dai confini del cremasco e quasi nessun TG o quotidiano di rilevanza nazionale gli ha dedicato prime pagine o titoli di apertura, gli unici che ne hanno parlato diffusamente sono stati Il Manifesto, Il Fatto Quotidiano  e qualche isolato blogger come Mazzetta.

Ed al silenzio assordante che quasi sconfina nell’omertoso (che ha sollevato non pochi interrogativi) dei media, si è aggiunto quello della magistratura italiana che, pur competente sul caso ed obbligata (codice di procedura alla mano) ad attivarsi, è restata assolutamente immobile in entrambe i casi dopo le due sentenze a carico di Don Inzoli, c’è voluto un esposto del parlamentare cremasco di SEL Franco Bordo perché la Procura di Cremona avviasse le indagini poi stoppate dall’altolà papale di cui si è detto in precedenza.

Ma torniamo ora alle parole di Costy. Vorrei soffermarmi in particolare sui seguenti due passaggi:

“[…]  Io non l’ho mai incontrato personalmente ma tanti miei amici di Cl lo conoscono. Molti hanno sofferto per le vicende che lo hanno coinvolto, tanto che in passato ho pregato per lui, pur non conoscendone la storia nei particolari, perché una cara amica me lo aveva raccomandato per il momento molto complicato che stava attraversando. […]

Detto questo, credo che a lui sia dovuto il rispetto che è dovuto a ogni sacerdote, e la carità che è dovuta a ogni persona, e trovo ignobile sollevare tutto questo per continuare a non riportare una sillaba di ciò che è stato detto dal palco. Penso che adesso di lui non si dovrebbe più parlare se non conoscendo bene la vicenda, cosa che non posso dire di me stessa.”

Se il silenzio mediatico di cui si è detto sopra è fastidioso, le parole della Miriano sono addirittura agghiaccianti, tanto per l’infantile ipocrisia del loro contenuto quanto per il candido ebetismo e la fraseologia da scuola elementare con cui sono state proferite. E che la dicono lunga sull’etica lavorativa della Miriano giornalista.

Costy ci confessa serenamente di aver abdicato ai suoi doveri di giornalista e di svolgere la sua professione con un pressapochismo disarmante, considerato che la sua fonte sulla vicenda Inzoli è quel che le riferisce la sua amica ciellina, avesse detto “me l’ha detto mio cugggino che una volta è morto” avrebbe fatto una figura migliore.

Ma ancor più incredibile è il secondo periodo in questione: proprio lei, che pretende di distribuire patenti di moralità al resto del mondo, che ad ogni pié sospinto agita lo spettro della inesistente “teoria del gender” assieme al suo compagno di merende Adinolfi, che praticamente ogni giorno mostra il più totale disprezzo per chi non la pensi come lei, ci viene a parlare di “rispetto” e di atteggiamenti “ignobili”.

Forse è il caso che qualcuno spieghi a Costy che il rispetto è qualcosa che ci si deve meritare e non concedere aprioristicamente. E magari anche insegnarle come va fatto sul serio il mestiere della giornalista che non consiste nel rimaneggiare fatti ed avvenimenti per giustificare o sostenere le proprie tare mentali, salvo poi spacciarli per prodotti di alta scuola d’informazione.

E già che c’è, questo qualcuno, potrebbe anche rivolgerle la seguente domanda: “Dicci Costy, come si sta lassù sul tuo piedistallo di ipocrisia e supponenza?

Per richieste/segnalazioni/insulti: Compagno Zed II

4 pensieri su “A proposito di preti, magistratura e Costanza Miriano (e di giornalismo fatto un po’ così…)

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