CDP e il Capro di Caino…

La teoria del libero arbitrio è inventata in sostanza allo scopo del castigo, ossia del voler-trovare-colpevole

Friedrich Nietzsche

Quando si dice una spiegazione data con i piedi. E il bello è che il senso letterale dei passi il caro CidDiPinen lo rispetta! Ainoih, conoscendo i suoi trascorsi dubito possa essere preso come dottrina ufficiale. Troppo esplicita. E poi, diamine: ricordiamoci che stiamo parlando di un PontifeSSo!

Di che sto parlando? Ma ovviamente del nuovo pseudo-catechismo tirato fuori nientemeno che dall’ex-geniale webmaster.

Iniziamo col dire che se letto tutto d’un fiato notiamo un paradosso che, per via della sua presa troppo letterale del testo, ci lascia sbigottiti: Dio avrebbe bisogno di agire in base a tempi prestabiliti e non può modificarli. Niente di strano antropologicamente, dacché come ormai noto la Bibbia non fa altro che reinterpretare tematiche pagane in chiave ebraica, quale più quale meno. Peccato che la Dottrina dovrebbe di base non farlo notare. Altrimenti tutto il mistero viene meno.

Ma vediamo questa ennesima genialata del Geniale Carletto:

L’uomo, tentato dal diavolo, ha lasciato spegnere nel suo cuore la fiducia nei confronti del suo Creatore e, abusando della propria libertà, ha disobbedito al comandamento di Dio. In ciò è consistito il primo peccato dell’uomo. In seguito, ogni peccato sarà una disobbedienza a Dio e una mancanza di fiducia nella sua bontà. “Similmente, come per la disobbedienza di uno solo tutti sono stati costituiti peccatori, così anche per l’obbedienza di uno solo tutti saranno costituiti giusti”. (Romani 5, 19).

Ovviamente Carletto dimentica che Paolo stava citando nientemeno che le parole che Yah rivolse a Lot poco prima di render barbecue gli abitanti di Sodoma e Gomorra. Ma sin qui una dimenticanza ci sta anche, non è un errore, se non altro che dal punto di vista della forma cozza sin troppo con le citazioni veterotestamentarie successive.

Passando più al concreto, ovviamente sia il citato che il citatore con dimentichi che Dio per impedire il misfatto (che nella sostanza era molto temuto anche dagli Dei Cananei) adottò un inganno, dicendo che sarebbero morti mentre così non fu. Parimenti, al bugia in sé rimarca una tematica comune a tutti i popoli del Medio-Oriente, come ebbi da far notare. Scusato Paolo, per quanto possibile, non l’ex Geniale Amministratore.

A tal proposito il Catechismo della chiesa Cattolica è categorico affermando che con questo peccato, l’uomo ha preferito se stesso a Dio, e, perciò, ha disprezzato Dio: ha fatto la scelta di se stesso contro Dio, contro le esigenze della propria condizione di creatura e conseguentemente contro il suo proprio bene. Creato in uno stato di santità, l’uomo era destinato ad essere pienamente “divinizzato” da Dio nella gloria. Sedotto dal diavolo, ha voluto diventare “come Dio”, ma “senza Dio e anteponendosi a Dio, non secondo Dio” (San Massimo il Confessore, Ambiguorum liber: PG 91, 1156C).

Ed ecco appunto la tematica dell’uomo ladro di potere, invero già nota agli Ittiti di cui conosciamo la storia del Drago e del dio della Tempesta (Illuyanka e Tarthunta, gli equivalenti di Ba’al e Yam). In breve: nello scontro il Dio della Tempesta si approfitta di una donna e di suo padre per far si ché il suo nemico possa venir ucciso tutto intero, infatti gli aveva tolto a suon di fulmini il cuore e gli occhi, questi accetta in cambio di un matrimonio e il figlio che ne viene scopre l’inganno. In breve, sia il padre che la figlia e nondimeno il figlio finiranno tutti con un sol colpo di Tarthunta (per maggiori informazioni: http://it.wikipedia.org/wiki/Illuyanka) .

La Scrittura mostra le conseguenze drammatiche di questa prima disobbedienza. Adamo ed Eva perdono immediatamente la grazia della santità originale. Hanno paura di quel Dio di cui si sono fatti una falsa immagine, quella cioè di un Dio geloso delle proprie prerogative.

Ed ecco che il caro Carletto con un geniale giro di frittata inverte letteralmente il senso del passo! 😀

Dopo questo primo peccato, il mondo è inondato da una vera “invasione” del male: il fratricidio commesso da Caino contro Abele.

Voglio proprio vedere come lo spiega 😉

“Dopo un certo tempo, Caino offrì frutti del suolo in sacrificio al Signore; anche Abele offrì primogeniti del suo gregge e il loro grasso. Il Signore gradì Abele e la sua offerta, ma non gradì Caino e la sua offerta. Caino ne fu molto irritato e il suo volto era abbattuto. Il Signore disse allora a Caino: “Perché sei irritato e perché è abbattuto il tuo volto? Se agisci bene, non dovrai forse tenerlo alto? Ma se non agisci bene, il peccato è accovacciato alla tua porta; verso di te è il suo istinto, ma tu dominalo”.

Una citazione nuda e cruda. Vabbè, visto che non ho voglia di stare a controllare la fonte, anche perché non voglio ritrovarmi con strane sorprese come l’ultima volta, passiamo direttamente alla disamina.

Notiamo già una stranezza: che mondo è mondo gli uomini agiscono in base al tempo. Ora: come faceva a sapere Abele che doveva sacrificare i primogeniti degli animali come prescritto dal Decalogo? E si badi: non mi riferisco al primo di Esodo 20 ma bensì il nuovo e corretto da Mosè dopo che il popolo lo rifiutò (Es 34). Alla stessa stregua, come faceva a non conoscere l’ammonimento del primo decalogo sul dio che punisce sino alla terza e alla quarta generazione?

In secondo luogo: strana scelta quella dei compiti dei due gemelli. Ma vedremo il perché più avanti.

Infine: perché mai a un Dio al quale sono graditi incensi dovrebbero far storcere il naso delle erbe? In fondo, come spiega l’episodio dell’ecatombe post-diluvio per Lui son sempre cibo…

Caino disse al fratello Abele: “Andiamo in campagna!”. Mentre erano in campagna, Caino alzò la mano contro il fratello Abele e lo uccise. Allora il Signore disse a Caino: “Dov’è Abele, tuo fratello?”.

Un dio onnisciente che non sa?!! Per di più per la seconda volta sicché già fece più o meno la stessa cosa con i Padri, chiedendogli dove fossero e perché si nascondessero…

Egli rispose: “Non lo so. Sono forse il guardiano di mio fratello?”.

Strana l’analogia che ha fatto Caino, sono forse il guardiano di mio fratello? Come se il sangue del suo stesso sangue fosse un capro. Sacrificale? Evidentemente sì visto che in un certo senso è stato Dio a istigarlo…

Riprese: “Che hai fatto? La voce del sangue di tuo fratello grida a me dal suolo! Ora sii maledetto lungi da quel suolo che per opera della tua mano ha bevuto il sangue di tuo fratello. Quando lavorerai il suolo, esso non ti darà più i suoi prodotti: ramingo e fuggiasco sarai sulla terra”.

E rieccoci qui con una tematica mediorientale: il sangue che rende impura la terra. Innanzitutto, restando in tema semitico, ritroviamo qualcosa di simile nella storia cananea di Keret: il re che ammalato causò la siccità e che venne salvato tramite un amuleto serpentiforme (simbolo ripreso nell’Esodo come panacea per la peste) dai suoi figli minori. Parimenti restando in tema si può ritrovare il parallelo nell’Avestico Yima, il re che venne cacciato da il serpente Azi Dahaka e che pose fine al suo regno di prosperità ancestrale, il che risuonerebbe anche come una sorta di Genesi prima della stesura del Genesi. Parimenti, la storia è simile a quella di Aqhat e Anat, ove il cacciatore Aqhatviene con buona probabilità resuscitato dalla dea come un ciclo di Tammuz e Astarte con ruoli inversi. Se avete ben chiaro il significato dell’ultima analogia potete ben capire che il racconto ha una valenza eziologica, e serve a spiegare il passare delle stagioni. Indi per cui la presenza del capro è obbligata visto che è dalla Janua Coeli dell’Ariete che il sole entra nella sua fase discendente. E così si spiega anche il tema del capro espiatorio che seguirà.

Disse Caino al Signore: “Troppo grande è la mia colpa per ottenere perdono? Ecco, tu mi scacci oggi da questo suolo e io mi dovrò nascondere lontano da te; io sarò ramingo e fuggiasco sulla terra e chiunque mi incontrerà mi potrà uccidere”. Ma il Signore gli disse: “Però chiunque ucciderà Caino subirà la vendetta sette volte!”. Il Signore impose a Caino un segno, perché non lo colpisse chiunque l’avesse incontrato”.         (Genesi 4, 3-15).

Tombola. Un segno imposto, il sangue di suo fratello presumibilmente, o forse il sangue di una capra.

E questo non è davvero nuovo visto che risale all’Epopea di Gilgamesh. Ecco cosa fece Enkidu per rimaner nell’oltretomba. Dalla versione Babilonese, Tavola XII, 15-56:

Non devi spalmarti con unguento prezioso, altrimenti essi sentendo il profumo si assembreranno attorno a te! […] Non devi prendere uno scettro nelle tue mani, altrimenti tremeranno davanti a te gli spiriti! […] Tua moglie, l’amata, non devi baciare, tua moglie, l’odiata, non devi picchiare, tuo figlio, l’amato, non devi baciare, tuo figlio, l’odiato, non devi picchiare

Ora, è curioso che sia Aqhat che Keret siano o figli di re o re direttamente, per analogia dovremmo dedurre lo stesso per Abele visto che la reazione è stata la stessa dei due sopraccitati. Allo stesso modo, non bisogna fare né niente di buono né di cattivo per andare nell’oltretomba, cosa che sia Aqhat (ladro dell’arco di Anat) che Keret (promessa al supremo El per la prosperità) fecero, e come ovvio anche il fratello maledetto. Ma l’unguento? Be’, pure questo ha senso appunto se lo si collega al sacrificio sacrale del Falso Re. In questo senso, la vicenda di Attar e Ba’al da i sommi capi per cui questo avviene: durante i solstizi vi è un cambio di rapporti tra giorno e notte. Uno dura di più, l’altro di meno, ergo una delle due Stelle – del Mattino e della Sera – prende gli attributi regali del Sole. Appunto la durata e in senso lato la forza [più precisamente un terzo se calcoliamo le notti alla giudaica: Tramonto, Mezzanotte e Vespero].

Per quel che riguarda l’intangibilità c’è poco da dire, visto che in senso proprio Caino è portatore dell’inverno, in secondo luogo ci si può rifare al ritorno di Enkidu dagli inferi, che descrive sé stesso alla stregua di un’ombra.

Sin dal principio Dio ha consapevolezza che la corruzione universale è la diretta conseguenza del peccato.

“Il Signore vide che la malvagità degli uomini era grande sulla terra e che ogni disegno concepito dal loro cuore non era altro che male”. ( Genesi 6, 5);

“Dio guardò la terra ed ecco essa era corrotta, perché ogni uomo aveva pervertito la sua condotta sulla terra”. (Genesi 6, 12);

Il fatto che tali parole siano state ripetute anzitempo quasi con la stessa formula dal vecchio Ziusudra negli Inferi come descritto dall’Epopea di Gilgamesh non fa ovviamente testo…

Segue il solito passo omofobo citato alla pie’ pari dalla Prima Lettera ai Romani.

Insomma cosa abbiam imparato oggi? Che anche se un Carletto non è nei paraggi può far comunque danni. Più qualcosuccia di mitologia mediorientale che non guasta mai.

 

Ah, quasi dimenticavo, eccovi un commento che mi ha fatto sbellicare:

http://www.pontifex.roma.it/index.php/opinioni/laici/9810-il-peccato-originale-luomo-preferi-se-stesso-a-dio#commentID30304

Che sofisma infantile, non trovate? 😉

 

Fonte del disastro: http://www.pontifex.roma.it/index.php/opinioni/laici/9810-il-peccato-originale-luomo-preferi-se-stesso-a-dio

Cose che i Nostri farebbero maglio a leggersi, e alla svelta:

2 pensieri su “CDP e il Capro di Caino…

Rispondi a admin Annulla risposta