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La Chiesa è finita, andate in pace

Il PR Bergoglio, butta dentro della Chiesa Cattolica, messo alla porta della canonica per cercare di fare entrare tutti quelli che passavano di lì con aria mista tra l’incerto, il disperato, lo scettico ma possibilista e il nonsopiùachesantovotarmi,  ha esaurito gli argomenti. Forse è stanco di tutte le banalità che ha dovuto infilare una dopo l’altra per riportare in auge un locale sempre meno alla moda, affossato dall’integralismo reazionario del precedente direttore,  incapace di rinnovarsi e di incontrare i gusti delle folle.

Comunque sia il papa “de noantri” ha perso smalto e sembra quasi non crederci più tanto nemmeno lui. Quell’ultima cosa sulla Chiesa che è femmina come dimostrato dall’articolo che la precede, davvero le batte tutte.  Mi chiedo a che conclusioni arriverebbe davanti alla parola utero.  E poi l’invito ai preti a non rifiutarsi di battezzare i figli delle ragazze madri perché “chi siamo noi per giudicare le ragazze madri”. Gli stessi che eravamo per giudicare i gay, suppongo.

Allora ditelo che aveva ragione Antonio  Socci sostenendo che questo papa è solo una spia sudamericana inviata dai servizi segreti siriani per far fuori la Chiesa cattolica.

Ammettiamo che io sia una persona alla ricerca di senso, non rassegnata al fatto che il significato dell’esistenza stia semplicemente nell’esistere, e pure temporaneamente, e che sia disponibile ad accogliere ed accettare teorie alternative sulla vita e sulla morte. Ma cosa mi direbbe questa Chiesa? Che la vita è un insieme di precetti non negoziabili, prendere o lasciare, che beati coloro che crederanno senza aver visto, ma un bel miracolo ogni tanto fa bene alla fede, che Medjugorje ha potuto esistere per oltre trent’anni con l’avvallo implicito della Chiesa e che solo ora di fronte all’evidenza dei vari scandali sta passando ufficialmente  nella categoria ‘bufale colossali’, che l’apertura ad una nuova morale sessuale, ad una nuova idea di famiglia, la condanna alla pedofilia tra i preti e lo smantellamento dello IOR sono solo gigantesche operazioni di marketing alle quali non ha fatto seguito assolutamente niente di concreto.

Insomma che deve fare di più la Chiesa per farci capire che non ha più niente da dire? Deve mettere il cartello “non chiedetelo a me, mi sono persa anch’io”?

Tempi da Lupi

Vorrei sottoporvi le dieci domande del settimanale Tempi a proposito delle dimissioni dell’amico ciellino Lupi dopo l’ennesimo inciucio tra politica e affari (rolex) d’oro, così magari potete divertirvi anche voi a rispondere.

1. Perché un ministro non indagato si deve dimettere?

2. Se un ministro non indagato si deve dimettere, significa che oggi i sottosegretari del Pd indagati si dimetteranno?

3. Se le “colpe” dei figli (Luca Lupi che ha accettato in regalo un orologio) ricadono sui padri, significa che le “colpe” dei padri (Tiziano Renzi, indagato per bancarotta fraudolenta) ricadranno sul figlio

4. Chi comanda in Italia: Matteo Renzi o le Procure

5. Chi comanda in Italia: Matteo Renzi o i giornali istruiti dalle Procure?

6. Se bastano pm e giornali, a cosa servono giudici, processi, tre gradi di giudizio? Non sarebbe meglio abolirli in nome della spending review?

7. Costano di più due anni di intercettazioni o un «vestito di alta sartoria» da 700 euro?

8. Avete mai inoltrato via email il curriculum di un giovane disoccupato? Occhio, è una cortesia che potrebbe essere usata contro di voi.

9. Cari colleghi giornalisti, avete mai raccomandato in tv o sui giornali un libro, un dvd, un ristorante? Occhio, è una cortesia che potrebbe essere usata contro di voi.

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La fiera dei santi

Non offendere l’altrui sensibilità religiosa. Dio come sta diventando difficile! Una volta almeno ce n’era una sola di religione. Ed era già abbastanza complicata: un padre, un figlio e lo spirito santo, tre ma uno (da perderci la testa). Non solo: la madonna, santi guerrieri, santi pacifici, martiri vari. Poi sono arrivati i testimoni di Geova. Persino a Forlì. Geova. E la povera Piolanti che doveva uscire e stare in corridoio con i bidelli durante l’ora di religione perché la nostra religione offendeva la sua sensibilità religiosa… Gli ebrei, ma di quelli qua se ne vedono pochi oppure preferiscono il profilo basso. I musulmani invece a go-go. I mulsulmani: il profeta, il dio che non si può nominare invano, il libro sacro. La cosa mi ricorda qualcosa di noto. Musulmani cattivi che dicono che il corano invita alla guerra santa, musulmani buoni che sostengono che il corano porta un messaggio di pace. E versetti alla mano, tutti hanno ragione. Proprio come nella bibbia: tra vecchio e nuovo testamento e interpretazioni e traduzioni varie c’è da perderci il cervello. Praticamente un credente convinto può uscire la mattina fare una cosa qualsiasi, come farsi saltare in aria in un mercato o manifestare contro i diritti civili degli omosessuali in piazza, e trovarne nelle sue sacre scritture una sacrosanta giustificazione. Perché si sa, le sacre scritture sono fatte così. Continua a leggere

Ora di religione: piccolo spazio pubblicità

Ieri sabato 6 dicembre ho accompagnato due delle mie classi al museo interreligioso di Bertinoro. L’iniziativa è partita dall’insegnante di religione ma servivano insegnanti accompagnatori.  La visita è stata interessante soprattutto perché mi ha riportato alla ribalta una domanda che mi faccio da molti anni, da quando ho iniziato a insegnare. E la domanda è: perché si deve insegnare religione a scuola? Continua a leggere

Lo sapevate che…

“In Italia ci vuole meno tempo a divorziare dalla moglie che a licenziare un dipendente: un dipendente è per sempre…”

La battuta è carina ma i miei cari ciellini anche se il libro più moderno che (non) avete letto è la bibbia, dovreste sapere che questo non è il Deuteronomio e divorziare non è esattamente come ripudiare la moglie. A volte il divorzio è addirittura consensuale e rappresenta la fine di un percorso che semplicemente è finito e la legge non può certo tenere insieme per forza le persone (mica è dio…). E poi ancora su questo articolo 18? ma siete sicuri che sostenere il diritto del datore di lavoro di licenziare i suoi dipendenti senza giusta causa sia un valore  proprio ma proprio cristiano? devo essermi persa qualcosa a catechismo…

Riassumendo quindi secondo voi due persone che non vogliono più stare insieme non possono divorziare perché li ha uniti il signore, mentre un datore di lavoro è libero di licenziare i propri dipendenti a giramento di balle perché il contratto non è benedetto dal padre eterno ma al massimo siglato dai Cobas?

Sembra quasi impossibile che in una battuta di sole due righe si concentri tanta ottusa arretratezza del pensiero e tanta medievale concezione della famiglia, della società e del valore dell’uomo (e della donna), ma d’altra parte è religione, mica la vita vera.

C’è chi dice no

“La fedelta’ al Vangelo della vita e al rispetto di essa come dono di Dio, a volte richiede scelte coraggiose e controcorrente che, in particolari circostanze, possono giungere all’obiezione di coscienza, che ha tante conseguenze sociali”, così papa Francesco domenica scorsa durante l’udienza con 7000 medici cattolici ha giustificato il (largo) ricorso in Italia all’obiezione di coscienza. Continua a leggere

Santi contro bastardi

Il matrimonio cristiano è in crisi. La colpa è di mio cugino che non si è sposato con la madre dei suoi figli e anche del mio collega di inglese che convive col suo compagno da più di vent’anni.

“Le famiglie cristiane e i matrimoni non sono mai stati attaccati come adesso”.

Il papa ultimamente ha detto tutto e il contrario di tutto sulla famiglia, dal famoso “chi sono io per giudicare”, alle ultime dichiarazioni shock pronunciate in occasione del pellegrinaggio in Vaticano dei fedeli della “Famiglia di Schönstatt” per la celebrazione del primo centenario della fondazione del loro movimento: “La famiglia è imbastardita dalle convivenze part-time”.

Ormai siamo abituati alla violenza del linguaggio cattolico, eppure ogni volta rimaniamo sempre un po’ storditi, come colpiti da un pugno in faccia che non ci aspettavamo. Continua a leggere

Scuola pubblica. Costi quel che costi.

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Questa mattina mi sono imbattuta in un articolo di Nadia Urbinati pubblicato sull’ Huffington Post che inizialmente mi ha trovato assolutamente d’accordo: è lecito che per motivi legati alla morale religiosa – sostiene la brava Urbinati – una scuola cattolica possa scegliersi (e quindi anche licenziare) i propri insegnanti che non si adeguano nei loro comportamenti ai precetti cattolici, ma se sceglie di avvalersi di questo diritto dovrebbe rinunciare ai finanziamenti che le derivano dallo Stato. Lo Stato infatti è laico e i soldi di cui dispone sono stati raccolti anche presso persone non cattoliche o affatto religiose e pertanto dovrebbero servire a finanziare servizi pubblici assolutamente non vincolati alla religione, come neppure all’ideologia e a qualsiasi orientamento che non riguardi la comunità intesa nella sua globalità.

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