Femmina di uomo

Sa che penso? Che la chiesa cattolica stia registrando oggi il suo più grande trionfo: l’uomo odia finalmente la donna. (Leonardo Sciascia, A ciascuno il Suo)

Da rompersi la testa a capire perchè Sciascia sia arrivato a questa conclusione, erano gli anni ’60 e il romanzo non parlava di femminicidio ma al contrario di una moglie che ammazza il marito. Penso e ripenso.
E’ che a me ‘sta storia dei femminicidi sembra sempre più una cavolata, fumo negli occhi, un diversivo. Il paese affonda e si svende le capsule d’oro – suicidi, disastri ambientali, mafia in Lombardia – e le prime cose che pensa di fare il governo sono: una bella legge sull’omofobia (che poi non gli riesce neanche), una per tenere in galera chi ammazza la moglie (ma perché, prima gli davano la medaglia?) e una contro la gente che smadonna su facebook (citazione da Svart Jugend).
Allora io ripenso al perchè Sciascia abbia fatto dire quella frase proprio nel romanzo in cui è la moglie ad ammazzare il marito. Penso e ripenso e alla fine ci arrivo. Perché non è facile staccarsi dal luogo comune. Ho capito. Sciascia voleva dire che non è soltanto col martello che gli uomini danno sfogo al loro odio per le donne. Quelli sono casi numericamente troppo isolati per essere significativi, anche se i telegiornali ne parlano in continuazione per soddisfare il gusto della gente per il poliziesco e la crudeltà. Sembra che le statistiche dicano addirittura che i femminicidi siano in calo, da 123 nel 2012 a 75 nel 2013 (anche se si può ancora recuperare).
Ho la frase di Sciascia in testa che mi frulla e rifrulla: “La chiesa cattolica ha ottenuto il suo maggior trionfo: l’uomo odia finalmente la donna”. Dice “finalmente” come se ci avesse provato per millenni ma mai come ora gli fosse riuscito così bene.
Navigo sulla rete in balia dei miei deliri ricorrenti e ricasco sempre lì: Tempi, CdZoom e colorate riviste cattoliche, newsletter cielline e bestiari vari tipo il blog di Costanza Miriano. Entro e cerco “femminicidio”: il primo articolo che mi compare è quello dell’ultimo numero di CdZoom in cui Davide Rondoni si scusa a nome della categoria maschile con le donne che, anche se non sono proprio perfette (usano la loro libertà a volte in maniera “errante e parziale”), mica se lo meriterebbero di essere sparate mentre fanno jogging, strangolante all’uscita del ristorante o fatte a pezzi e messe nel bagagliaio dopo averle abbordate sui cigli delle strade e che tutto questo casino dipende dal fatto che gli uomini sono rimasti bambini e proprio non ci stanno dentro alla storia della donna libera e indipendente.
Vorrei dirgli di stare tranquillo, che non deve scusarsi per tutti, che lui non c’entra. Gli uomini che sparano alle donne mentre fanno jogging e le strangolano dopo la cena al ristorante sono veramente in minoranza. Quelli che le abbordano ai cigli delle strade “leggermente” di più, ma poi generalmente le scaricano dove le han trovate e non le portano a casa in sacchi di plastica nel bagagliaio. Però sì, devo dargli ragione sul fatto che gli uomini sono spesso bambini viziati che cercano conferme della loro figaggine importunando le mogli degli amici o le mamme degli amici dei loro figli, ma tra questi quelli che poi, seppure respinti, le strangolano con la fascetta da elettricista si contano veramente sulle dita di una mano.

Avvilita dall’estrema semplificazione della complicata questione e dalle scuse di Rondoni a nome dell’intera categoria maschile – che è un po’ come dire che tutti gli uomini sono colpevoli e quindi nessuno lo è veramente – continuo il mio viaggio virtuale nel mondo del trascendentale. Mi appare Costanza Miriano (anche lei targata CL, sob) . Leggo nel suo blog il suo pensiero sul femminicidio dal titolo “Quinto: non uccidere”. Dice così, è proprio vero, se non ci credete aprite il link:
Dare risalto al femminicidio può alla fine servire in qualche modo a dire che donne e uomini devono poter essere liberi di vivere la loro sessualità come desiderano, se vogliono anche senza vincoli. Il desiderio (sessuale) liberato da vincoli morali è uno stato d’animo nuovo ed estremamente artificiale. (…) E così succede che a volte certi uomini non riescano ad affrontare la condotta di certe donne. Non dico che abbiano ragione (…) Però c’è una zona sacra, che porta l’uomo e la donna in un territorio sconosciuto che liberato da vincoli morali può essere distruttivo.”
Provo una certa nostalgia per Rondoni e mi pento di averne parlato non proprio bene. Pora stella la Miriano. Riuscire a dire così, tutto d’un fiato, che quei cattivi degli uomini uccidono le donne perché sono zoccole, ma neanche mia bisnonna che aveva conosciuto Garibaldi (è vero) ci sarebbe mai riuscita. Deve solo sperare che nessun padre o madre o figlio di una qualsiasi di queste donne uccise, legga mai neanche per sbaglio i suoi vaneggiamenti isterici da sindrome premestruale (deviata).
Basta. Mi sono stufata di leggere cose scritte a casaccio su un tema che non è nemmeno un tema. Penso che femminicidio sia la parola inventata per definire una emergenza inventata. Non perché una questione femminile non esista. Esiste eccome, ma credo che riguardi molto più profondamente e diffusamente la nostra società di quanto i 100/150 casi di omicidi di donne all’anno stiano a dimostrare.
Allora torno a Sciascia e mi rifaccio la domanda. Cosa voleva dire Sciascia? Io credo che volesse dire che millenni di cristianesimo non hanno fatto bene alle donne (va bene va bene, forse non era pratico di islamismo) e pensava che alla fine della storia la religione non è una cosa per donne e che gli uomini che l’hanno inventata si sentono così inferiori a loro da finire per odiarle e per questo da rinchiuderle nei ruoli che hanno previsto per loro: mogli, madri, puttane.

10 pensieri su “Femmina di uomo

    1. alessandra

      “E così succede che a volte certi uomini non riescano ad affrontare la condotta di certe donne”…. ecco io solo per questa frase la manderei sei mesi ai servizi sociali in un centro per donne vittime di violenza ….e senza scorta :)

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      1. Flo

        Questa “santa donna”, è spesso citata dal sito uccr, come fulgido esempio, ne consigliano vivamente la lettura dei suoi libri, temo più per il titoli dal fascino (per loro) fatale. Io credo che se, la giornalista in questione, rientrasse in quella larga fetta di donne indaffarate a pulire cessi, pulire culetti di neonati, o sederi piagati di anziani che hanno in carico, lavoratrici in fabbrica e dopo la fabbrica la casa, in un movimento perpetuo, senza potersi prendere neanche il lusso di pensare al frequentare palestra ed estetista, nè tantomeno spettacoli e teatri, per non parlare di quelle che non possono aprire bocca perchè i mariti o compagni, le sottomettono con violenze di vario genere, cambierebbe opinione. In quanto alla frase sibillina, non discosta tanto da quelle portate dagli avvocati difensori del “Processo per stupro”, (correva l’anno 1979).

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  1. Faggot

    “In tv i modelli femminili che vengono proposti in prevalenza sono la casalinga e la donna-oggetto, possibilmente muta e semi-nuda. Da lì alla violenza il passo è breve. Se smetti di essere rappresentata come donna e vieni rappresentata esclusivamente come corpo- oggetto, il messaggio che passa è chiarissimo: di un oggetto si può fare ciò che si vuole.”

    Costanza Boldrini o Laura Miriano?

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    1. Caffe

      “Da lì alla violenza il passo è breve” Faggot, la tua è un analisi degna di radio Maria; la violenza sulle donne, purtroppo, è un fenomeno con solide radici in pressoché tutte le società umane, da millenni, molto prima che il primo televisore fosse costruito ed è praticata allegramente, anche in quei regimi dove le TV, asservite al potere, trasmettano l’immagine di una donna imbacuccata come babbo Natale. Se qualche squilibrato represso, va in giro a violentare donne dopo aver visto in tv qualche muliebre scollatura, ficchiamo in galera quel deficiente, e si cerchi di fargli capire che razza di problema abbia costui: col tuo ragionamento, per evitare le imprese di questi imbecilli, metteremmo le mutande pure alle statue e censureremmo, nei musei, dei capolavori assoluti. A Roma ti direbbero: “a faggott; aripijate!”

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      1. Caffe

        OK Faggot, non avevo notato che era tutto virgolettato, cioè che riportavi una qualche dichiarazione di una delle due signore che citi alla fine, sospetto, purtroppo, che questa sfilza di luoghi comuni sia frutto del pensiero della Boldrini. Faccio ammenda con te, ma non mi rimangio niente di quello che ho detto, rimane il mistero sulla tua effettiva posizione, tu non ne prendi mai; così non sbagli mai, ma che noia.

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      2. alessandra

        Esatto Caffè, è proprio la correlazione tra comportamento femminile e violenza che è inaccettabile. I cattolici anche molto più intelligenti della Miriano, in fondo in fondo lasciano sempre trapelare che è proprio lo svincolamento dei comportamenti sessuali delle donne dalla morale cristiana a tirarsi addosso le reazioni di certi poveri uomini.

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    2. alessandra

      E’ vero che la rappresentazione televisiva della donna dà i brividi. Sciascia diceva che l’esposizione del corpo della donna assomiglia all’esposizione del corpo degli impiccati alla fine della guerra. Ma non è per questo che gli uomini violentano e uccidono le donne. Altrimenti sarebbe come dire che in ogni uomo si nasconde una belva pronta ad attaccare quando sente odore del sangue (o di qualcos’altro…) Se creiamo una correlazione tra il comportamento della vittima e la violenza, allora diamo ragione alla Miriano che in sintesi dice che la causa della violenza sulle donne sono proprio le donne: “E così succede che a volte certi uomini non riescano ad affrontare la condotta di certe donne. Non dico che abbiano ragione…però”.
      Mi piacerebbe che spiegassi meglio il tuo pensiero Faggot.

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      1. Caffe

        Non pretendo certo di dire la parola definitiva sull’argomento rapporto uomo – donna, così complicato, ispiratore da millenni di drammi, poemi, commedie, tragedie e farse; al centro di cose sublimi e squallide. Vorrei solo far presente un’ aspetto che ricorre spesso nei casi di stalking e femminicidio: inizialmente è proprio la donna che è attratta da certe caratteristiche del suo futuro persecutore o, addirittura, carnefice: per dirla alla Erika Jong nel suo romanzo Paura di Volare: le donne amano i fascisti; non vi scandalizzate, di questa cosa, nella mia vita, ho avuto esperienza diretta, più volte. Nessuna donna è attratta (parlo di istinto, non di deliberata e precisa volontà) da un’ uomo incapace di farsi largo a gomitate, in tutti i campi, da un perdente, da un subalterno e mansueto, magari intellettuale di sinistra: inizialmente, almeno istintivamente , sono l’aggressività, i modi decisi, la prestanza fisica e la conseguente concorrenza che si deve superare per accaparrarsi questo esemplare, care signore non negatelo, che vi attirano principalmente in un uomo. Purtroppo, molti uomini di questo tipo, sono portati a trattare la propria compagna come se fosse un oggetto di sua proprietà, il che, nei casi estremi, porta alle conseguenze che sono sotto gli occhi di tutti. Naturalmente, l’intelligenza, la cultura e la sensibilità di molte donne, suggeriscono di non avviare proprio o di interrompere molto presto ogni relazione con il fascista della porta accanto, ma a volte, troppo tardi. In questo senso forse, la Miriano ha ragione, a volte, la causa della violenza alle donne è proprio della stessa donna, ma lei sbaglia l’analisi, l’unica colpa di tante donne è quella di essere irrimediabilmente attratte da autentici pezzi di merda.

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