Cattolici uccrociati: le unioni gay non sono stabili e quindi non serve legalizzarle. La Corte Costituzionale la pensa diversamente.

Il blog uccrociato ci delizia con un articolo dal titolo Nuovo studio: matrimoni gay più instabili e probabili al divorzio.

Il succo dell’articolo è molto semplice: le coppie omosessuali divorzierebbero più facilmente e quindi c’è il dubbio se varrebbe la pena regolamentare delle unioni che sono destinate a fallire. L’ipotesi non è da buttar via e vale la pena di essere approfondita.

Gli uccrociati riportano la notizia che – dopo l’approvazione del matrimonio omosessuale da parte dello stato di New York «gli impiegati nel business dei matrimoni della Grande Mela si sono lamentati per il flop rispetto alle aspettative». Gli uccrociati hanno spesso dato segnali tangibili di avere qualche problema di lettura e di analisi e credo che i sintomi stiano diventando sempre più preoccupanti.
Prima di tutto – tra i motivi per cui introdurre il matrimonio omosessuale – certamente non rientra la soddisfazione economica degli operatori nel settore dei matrimoni: i risvolti economici dell’introduzione dei matrimoni omosessuali – seppur da considerare – sono secondari ed ininfluenti.
Inoltre – aprendo il link di Agenza Radicale (strano che gli uccrociati condividano una notizia dei Radicali) a cui si riferisce Uccr – si legge qualcosa di diverso: si legge che «non è chiaro, infatti, quanti abbiano beneficiato dell’apertura newyorkese in parte perché le coppie che si sposano non sono tenute a specificare il proprio sesso» (mi sembra un po’ strano che non si debba specificare il sesso).
Sebbene Agenzia Radicale affermi che non sia facile sapere quante coppie abbiano beneficiato dell’apertura dello Stato di New York, secondo Ansa (che forse è un po’ più affidabile di Agenzia Radicale) in un anno sono state concesse 8.200 licenze matrimoniali omosessuali con un impatto economico di 259 milioni di dollari e lo stesso sindaco Michael Bloomberg ha affermato che «la parità nel matrimonio ci ha reso un città piu’ aperta e libera, e ci ha aiutato a creare posti di lavoro».
Francamente è molto strano che gli uccrociati condividano una notizia dei Radicali (per cui ovviamente non hanno molta simpatia) che presenta in maniera negativa gli effetti economici dell’introduzione del matrimonio omosessuale mentre ignorano la più accreditata Ansa che invece offre – con le stesse parole del sindaco Bloomberg – dei risvolti positivi anche dal punto di vista economico ed occupazionale.

Gli uccrociati continuano a scrivere che «anche in Italia ci sono segni di disinteresse in questo senso, al di là delle strumentalizzazioni politiche, basta osservare la scarsità di iscrizioni da parte di coppie gay ai registri civili, creati in diverse città, fin dagli anni ’90, come a Bologna. Certo, sono registri puramente simbolici, ma proprio per questo dovrebbero traboccare di iscritti».
Cominciamo a fare un po’ di chiarezza. I registri civili sulle coppie di fatto in Italia sono stati introdotti in alcuni comuni italiani come Bari, Torino, Firenze, Perugia, Pisa, Terni, Padova, Ferrara, Trento, Bologna, Milano, Napoli, Ravenna, Ancona, Pescara, Bolzano, Macerata, Savona.
I motivi per cui sono stati introdotti – in queste città – i registri delle unioni civili sono sostanzialmente politico ed amministrativo.
Nel primo caso, le amministrazioni comunali (soprattutto di realtà importanti come Milano) hanno voluto lanciare un messaggio politico importante al legislatore nazionale.
Nel secondo caso – con il registro delle unioni civili – anche le coppie omosessuali possono accedere ad una gamma molto limitata di diritti che sono di competenza comunale (ad esempio assegnazione di alloggi popolari).
Evidentemente una coppia omosessuale (ma anche una coppia di fatto eterosessuale) che non voglia dare un significato ideologico alla propria unione e non intende usufruire di alcuni servizi come l’assegnazione di alloggi popolari, non avrà alcun interesse a registrare la loro unione.
Il flop dei registri delle unioni civili dimostra invece qualcosa di molto importante su cui anche gli oppositori al matrimonio omosessuale dovrebbero riflettere.
Prima di tutto le coppie omosessuali non vogliono assolutamente ideologizzare o politicizzare le loro unioni: proprio perché – come scrivono gli uccrociati – sono in molti casi dei meri registri simbolici una normale coppia omosessuale per quale motivo dovrebbe politicizzare la propria unione?
Inoltre, laddove sono stati creati i registri delle unioni civili, le coppie omosessuali non hanno mai distolto risorse economiche dalle cosiddette “famiglie tradizionali”. In sostanza non ci sono state centinaia di coppie omosessuali che hanno fatto richiesta di alloggi popolari (magari a discapito di famiglie sposate e con figli) distogliendo fondi dalle famiglie tradizionali come spesso paventa il mondo cattolico.

Successivamente gli “uccrociati” – nella loro lotta spasmodica al matrimonio omosessuale – propugnano circa sei studi – realizzati tutti all’estero – che dimostrerebbero l’instabilità delle unioni omosessuali.
Ovviamente – avendo gli uccrociati dato segnali di difficoltà ad analizzare i testi che leggono – bisognerebbe poter leggere gli studi originali per capire quanto vero ci sia in questi studi ma sarebbe fatica sprecata.
Infatti persino uno studente al primo anno di sociologia sa bene che ogni ricerca sociologica è valida in un tempo ed in un luogo ben preciso. Ovvio che una ricerca sulla condizione femminile in Italia svolta negli anni ’50 non sarebbe molto valida oggi ma – allo stesso modo – una ricerca sulle unioni omosessuali negli Usa, in Svezia e nei Paesi Bassi non può essere estesa alle coppie omosessuali italiane perché le condizioni socio-economiche sono totalmente diverse.

Inoltre se vogliamo analizzare con un approccio “laico” la natura delle unioni omosessuali, è necessario considerare anche quale sia la situazione della famiglia eterosessuale in Italia: un aiuto in questo senso ci viene dall’Istat.
Su dati del 2009 secondo il nostro istituto di ricerca «rispetto al 1995 le separazioni sono aumentate di oltre il 64% ed i divorzi sono praticamente raddoppiati (+ 101%). Tali incrementi si sono osservati in un contesto in cui i matrimoni diminuiscono e quindi sono imputabili ad un effettivo aumento della propensione alla rottura dell’unione coniugale».
Sempre per Istat «nel 1995 si verificavano in media circa 158 separazioni e 80 divorzi per 1.000 matrimoni, nel 2009 questi arrivano rispettivamente a 297 separazioni e a 181 divorzi ogni 1.000 matrimoni». Quindi – almeno in Italia ed in tempi recenti – la situazione del matrimonio non è affatto rosea.

A prova che le unioni omosessuali non sono durature, gli uccrociati scrivono che «nel 2003-2004 il “Gay/Lesbian Consumer Online Census”, valutando gli stili di vita di 7.862 omosessuali, ha rilevato che di coloro che erano coinvolti in una “relazione attuale”, per il 40% durava da meno di 10 anni e solo per il 5% durava da oltre venti anni (“Largest Gay Study Examines 2004 Relationships” GayWire Latest Breaking Releases)». Sebbene – come detto – è stupido rapportare situazioni sociologiche diverse, nel nostro Paese secondo Istat «la durata media del matrimonio (ovviamente eterosessuale, ndr) al momento dell’iscrizione a ruolo del procedimento di separazione è pari a 15 anni. Considerando per lo stesso anno i soli provvedimenti di divorzio, il matrimonio dura mediamente 18 anni»: insomma anche un matrimonio etero non è molto duraturo.

Perciò, il matrimonio è oggettivamente in crisi e questa crisi riguarda soprattutto le coppie miste ossia formato da un italiano/a e uno straniero/a (nel 2005 rispetto al 2000 c’è stato un incremento del 76,7% nel numero delle separazioni tra le coppie miste). Davanti a questa situazione bisogna ancora rispondere alla domanda dei nostri uccrociati: l’instabilità delle unioni omosessuali (ed in Italia anche eterosessuali) è un motivo per non introdurre il matrimonio omosessuale oppure per abrogare il matrimonio eterosessuale? La risposta è no e questa risposta proviene dalla nostra Corte Costituzionale (che interpreta la nostra Carta Costituzionale su cui si basa la nostra società).

Per la nostra Corte (sentenza 138/2010) «il diritto di sposarsi configura un diritto fondamentale della persona, riconosciuto a livello sopranazionale , nonché in ambito nazionale (art. 2 Cost.). La libertà di sposarsi o di non sposarsi, e di scegliere il coniuge autonomamente, riguarda la sfera dell’autonomia e dell’individualità, sicché si risolve in una scelta sulla quale lo Stato non può interferire».
Il diritto a sposarsi rientra – negli stati di diritto – tra i diritti individuali assieme ad altri diritti come il diritto a manifestare il proprio pensiero, la libertà di circolazione, la libertà religiosa, etc. e quindi non si pone mai il quesito – come spesso viene da parti del mondo cattolico – se sia necessario o conveniente per lo Stato concedere e garantire questi diritti.
L’Italia stessa si presenta come un Paese sempre più secolarizzato in cui le persone sono lontane sempre di più dalla religione ma solo un folle penserebbe che – essendo gli Italiani disinteressati dalla religione – non è necessario garantire il diritto alla libertà di culto.

La stessa nostra Costituzione definisce la famiglia come una “società naturale”. Questo significa che la famiglia (in tutte le sue varianti) non è una invenzione dello Stato come altri tipi di società (società per azioni, srl, fondazioni bancarie, associazioni, partiti, etc.) ma preesiste allo Stato.
Se si pensasse che – essendo le unioni omosessuali instabili (ed ovviamente questo è tutto da provare per quanto riguarda l’Italia) – non c’è il motivo di regolamentare questo tipo di unioni, allo stesso modo – essendo palesemente il matrimonio eterosessuale in fortissima crisi – bisognerebbe domandarsi se sia opportuno che lo Stato mantenga in piedi l’istituto giuridico del matrimonio o fosse più consigliabile cancellarlo del tutto: è molto facile rispondere che la scelta di sposarsi, non sposarsi o divorziare riguarda solamente la sfera dell’individuo ed è una scelta su cui lo Stato non può interferire ma deve invece solo garantire le condizioni necessarie per esercitare questo “diritto fondamentale della persona”. Tutto questo è ovviamente – scusate se poco – il pensiero della nostra Corte Costituzionale.

Insomma, il problema se le coppie (sia eterosessuali che omosessuali) siano durature può essere solo. oggetto di una ricerca sociologica. Pensare che la presunta instabilità della coppia sarebbe un motivo valido per non concedere alcuni diritti (in questo caso il diritto a sposarsi) è solo una “uccretinata”.

Cagliostro
http://alessandrocagliostro.wordpress.com/
@Cagliostro1743

8 pensieri su “Cattolici uccrociati: le unioni gay non sono stabili e quindi non serve legalizzarle. La Corte Costituzionale la pensa diversamente.

    1. CagliostroCagliostro Autore articolo

      Verità schiaccianti per i polli….
      Il fatto che – presentando ricerche scientifiche o documenti – danno una parvenza di verità agli argomenti trattati.
      Spesso le soluzioni sono quattro:
      1) Le ricerche presentate dicono completamente tutt’altro di quanto affermano gli uccrociati (basta cliccare),
      2) Su un argomento ci sono ricerche contrastanti ma gli uccrociati stranamente dimenticano di riportarle,
      3) Si prendono per valide anche per l’Italia ricerche realizzate in contesti diversissimi da quello italiano.

      Rispondi
  1. flo

    E’ interessante vedere, anzi leggere, le reazioni sul sito in questione, di fronte a opinioni solo lievemente diverse da ciò che sostengono…provare per crederehttp://pontilex.org/wp-content/plugins/wp-monalisa/icons/wpml_good.gif

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  2. Faggot79

    Bah, io non me la sento di considerare tali ricerche aprioristicamente inattendibili. Anche perchè, lo ammetto, un po’ ci spero che sta’ storia dei matrimoni gay si riveli un flop colossale, con tutto il rispetto per chi ci crede eh! :D

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    1. CagliostroCagliostro Autore articolo

      Wait a moment…..
      Non ho mai affermato che considero inattendibili queste ricerche né che le considero attendibili ma semplicemente non le considero per due motivi: di ordine sociologico e giuridico.
      1) Dal punto di vista sociologico una ricerca realizzata in paesi tanto lontani dall’Italia non ha nessuna valenza per la situazione italiana.
      2) Dal punto di vista giuridico anche se ci fossero ricerche simili per il contesto italiano non sarebbero un motivo valido per impedire le nozze gay per i motivi che ho scritto. Attualmente ad esempio chi si sposa in Chiesa, chi è del nord e chi si sposa con una persona straniera divorzia di più rispetto a chi si sposa civilmente, è del sud e si sposa con un italiano (fonte Istat): ti sembra un motivo valido per impedire i matrimoni in Chiesa, ai settentrionali e con persone straniere? Non mi sembra.

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      1. Faggot79

        Hai ragionissima. Loro stessi screditano il mega pippone mentale che si sono costruiti, ammettendo che almeno il 5% delle coppie omosessuali sono coppie stabili. Proprio per questo ribadisco la futilità del confutare i loro dati.

        Rispondi
  3. Faggot79

    Se il parere della corte costituzionale non bastasse, persino la Bibbia da’ torto ai cattotaliban, poverini!
    Dice infatti Genesi 18

    23 Allora Abramo gli si avvicinò e gli disse: «Davvero sterminerai il giusto con l’empio? 24 Forse vi sono cinquanta giusti nella città: davvero li vuoi sopprimere? E non perdonerai a quel luogo per riguardo ai cinquanta giusti che vi si trovano? 25 Lungi da te il far morire il giusto con l’empio, così che il giusto sia trattato come l’empio; lungi da te! Forse il giudice di tutta la terra non praticherà la giustizia?». 26 Rispose il Signore: «Se a Sòdoma troverò cinquanta giusti nell’ambito della città, per riguardo a loro perdonerò a tutta la città».
    27 Abramo riprese e disse: «Vedi come ardisco parlare al mio Signore, io che sono polvere e cenere… 28 Forse ai cinquanta giusti ne mancheranno cinque; per questi cinque distruggerai tutta la città?». Rispose: «Non la distruggerò, se ve ne trovo quarantacinque». 29 Abramo riprese ancora a parlargli e disse: «Forse là se ne troveranno quaranta». Rispose: «Non lo farò, per riguardo a quei quaranta». 30 Riprese: «Non si adiri il mio Signore, se parlo ancora: forse là se ne troveranno trenta». Rispose: «Non lo farò, se ve ne troverò trenta». 31 Riprese: «Vedi come ardisco parlare al mio Signore! Forse là se ne troveranno venti». Rispose: «Non la distruggerò per riguardo a quei venti». 32 Riprese: «Non si adiri il mio Signore, se parlo ancora una volta sola; forse là se ne troveranno dieci». Rispose: «Non la distruggerò per riguardo a quei dieci».

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