Ma Giorgetto parla di U238 oppure U234? No, parla di U’nascemenza…

Il magnanimo Admin mi ha suggerito di dare un occhio all’ultima prodezza creazionista del sito Pontifex. Incuriosito dalla “dritta” ho aperto con fiducia la pagina:

http://www.pontifex.roma.it/index.php/opinioni/laici/11796-creazionismo-la-terra-un-mondo-giovane-e-la-datazione-al-carbonio

Speravo sinceramente di trovare qualche bella teoria da smontare. Ed invece ho trovato una serie inenarrabile di imprecisioni e di errori. Affronto dunque l’opera del coraggioso articolista di Pontifex.

Prima di tutto dobbiamo dire che i 4,6 miliardi di anni – che sono un età così lunga da superare il paradosso se non addirittura la comprensione umana – sono sostenuti con ampia diffusione solo da coloro che affermano la teoria di Darwin.

Scusa, Giorgio, qual’è il senso di questa frase? E’ colpa della scienza se la nostra vita risulta essere un battito di ciglia rispetto all’età stimata del nostro mondo? E’ forse colpa della sequoia o della farfalla se la durata delle loro vite risultanono incomparabilmente diverse? Quale sarebbe dunque il paradosso? Risulta altresì incomprensibile il riferimento ai sostenitori dell’evoluzionsimo: la stragrande maggioranza degli studiosi seri sposa “la teoria di Darwin” (anche se come già ribadito molte volte, la scienza evolve e cresce, migliora e si espande, a differenza delle verità di fede incrollabili ed immutabili). In pratica Giorgio afferma che la stragrande maggioranza degli scenziati e degli studiosi sono concordi nel ritenere che l’età della terra sia di 4.65 miliardi di anni e che la vita si sia sviluppata seguendo le teorie evoluzionistiche. E tutto questo, cui prodest?

 Il darwinismo, per avere una parvenza di credibilità, difatti, ha bisogno di tempi lunghissimi per permettere alle mutazioni genetiche e al caso, lo spazio di dar luogo a qualcosa di fattibilmente concreto. 

Ecco chiarito il teorema: le teorie evoluzioniste hanno bisogno di tempo, tanto tempo. Quindi gli scenziati si mettono d’accordo, come una cricca, un gruppetto di amici, per raccontare balle a tutti e si inventano una datazione “di comodo” per la nascita della terra. Una datazione che consenta di rendere conto dei tempi necessari affinchè una serie di modificazioni casuali trasformino molecole di ammoniaca, acqua ed anidride carbonica in piante, fiori, animali, fino ad arrivare al genere umano.

Infatti arriva prontamente la “spiegazione” di Giorgio.

 In verità non è così perchè Dio ha creato tutto dal nulla, e le specie sono state create fin dall’inizio in maniera fissa e immutabile.  Il D.n.a., lungi dall’essere il motore della mutazione è al contrario proprio lo “scrigno” biologico che preserva dagli errori genetici

Ecco, la verità è che il merito va tutto a Dio. E’ lui che ha creato tutto. Anche il DNA, che è lo scrigno biologico che preserva dagli errori genetici. Già, spiegatelo a tutte le persone che hanno avuto la sventura di vedere qualche loro congiunto spegnersi, magari lentamente, per colpa delle mutazioni genetiche che chiamiamo “cancro” e “tumore”. Spiegate che il DNA è uno scrigno a prova di errori genetici a tutte le persone che hanno sofferto di modificazioni genetiche in conseguenza delle radiazioni derivanti dalle instabilità dell’atomo (bombe atomiche, bombe “sporche”, disastri nucleari). L’assurdità di questa affermazione è così autoevidente che Giorgio stesso cambia immediatamente argomento.

Delle mutazioni difatti e dei passaggi plastici – che in miliardi di anni dovrebbero rappresentare la norma e “coprire totalmente l’orizzonte”- non ve ne è minimamente traccia, anzi non se ne scorge nemmeno l’ombra!

Già infatti i fossili dei dinosauri corrispondono esattamente agli animali domestici che Giorgio si tiene in casa. Chi di noi non ha un T-REX oppure un brontosauro in salotto! Trasformare la mancanza di “passaggi plastici” (anche se non è ben chiaro a cosa faccia riferimento il povero Giorgio) in un difetto dell’evoluzionismo è folle. Le condizioni che portano alla formazione dei fossili sono talmente speciali e particolari da giustificare, da sole, l’assenza di questi “passaggi plastici”. Giorgio non riesce a comprendere che possiamo solo ritenerci fortunati se abbiamo i pochi fossili giunti fino a noi. Vista l’eccezionalità dell’evento, risulta comprensibile la mancanza di “passaggi plastici”.

La tecnica geocronometrica che fornisce l’abnorme età di 4,6 miliardi di anni è quella che si basa sul decadimento radioattivo dell’uranio.

La scienza però oggi offre anche almeno un’altra dozzina di metodi geocronometrici validi che in verità dimostrano una Terra molto più giovane.

Beh quali sono questi metodi? E’ possibile averne l’elenco completo? Di cosa stiamo parlando? Chi ha proposto queti metodi alternativi? A quali risultati conducono questi studi alternativi? Su quali basi si fondano questi metodi alternativi?

Stranamente di questi metodi non se ne parla mai.

E tu per primo, Giorgio, ti guardi bene dal farlo.

La teoria del decadimento radioattivo dell’uranio, si fonda sul principio base che in periodi molto lunghi l’uranio decada spontaneamente in un isotopo radiogenico del piombo, e in gas elio.

Questo decadimento è una costante e viene misurato in maniera statistica su determinati campioni rocciosi.

Da questo conteggio si può, a ritroso, calcolare l’età delle rocce e determinare così l’età del pianeta.

Tutto chiaro. Tutto corretto. Manca qualche dettaglio, ma il concetto fondamentale è abbastanza fedelmente riportato. Manca ad esempio l’indicazione del fatto che l’elio è parte integrante di questa equazione. Manca l’indicazione del fatto che il decadimento che porta dall’uranio al piombo passa attraverso altri elementi chimici (come il torio), come indicato chiaramente qui:

http://www.u-series.com/index.php?option=com_content&view=article&id=165&Itemid=212

http://www.castfvg.it/zzz/ids/misetate.html

Manca qualche chiarimento circa il fatto che gli elementi chimici si distinguono in base al numero di protoni che sono contenuti nel loro nucleo. E manca l’indicazione del fatto che un atomo può avere diversi isotopi che si differenziano per il numero di neutroni che formano il nucleo stesso. Quindi parlare genericamente di “uranio” è fuorviante ed errato. Occorre indicare esplicitamente a quale isotopo di uranio si faccia riferimento.

Tenetevi forte, arriviamo al pezzo forte.

A rigor di logica sembra un sistema privo di difetti, un preciso orologio atomico, ma un’ analisi più attenta da luogo a consistenti dubbi.

Ecco, vediamo questa analisi.

Ad esempio non esiste la certezza che il decadimento, che attualmente sembra una costante, sia sempre stato così anche nel passato o che non abbia subito influenze esterne.

Beh la frase può anche sembrare ragionevole. Bisogna però ritornare ai fondamentali: i metodi di datazione basati sul decadimento dell’uranio si basano su processi che dipendono dal numero di neutroni e di protoni all’interno del nucleo. Vediamo ora le ipotesi dello “scenziato” Giorgetto.

L’uranio, difatti, può essere facilmente arrichito artificialmente o naturalmente da fattori esterni che ne possono accelerare il decadimento fuorviando così il conteggio finale in eccesso.

Cosa mi tocca leggere! L’arricchimento dell’uranio consiste nel “distillare” l’uranio presente in natura (che risulta essere una miscela di diversi isotopi) in modo da ottenere un prodotto finale ricco di quelle varianti (isotopi) adatte alla produzione di energia atomica. Il genietto Giorgetto di quale “arricchimento naturale” parla? E quando accenna a “fattori esterni” che possono accelerare il decadimento, di grazia, a cosa fa riferimento? Perchè trattandosi di isotopi (quindi atomi con uguale quantità di protoni, gli elementi carichi, e diverso numero di neutroni), non capisco come si possa intervenire per accelerare o rallentare il decadimento. Un neutrone è una particella sub-atomica priva di carica elettrica. Non presenta quindi alcuna interazione con campi elettromagnetici. E non è coinvolto nelle reazioni chimiche (essendo una particella sub-atomica). E’ pura massa, priva di altre caratteristiche. Infatti i vari metodi di separazione degli isotopi (procedimento che viene chiamato volgarmente “arricchimento”) sfruttano proprio il fatto che due diversi isotopi di uranio avranno la stessa carica elettrica (stesso numero di protoni ed elettroni) ma una diversa massa (derivante dal diverso numero di neutroni). Avendo massa diversa reagiranno in maniera diversa a deboli sollecitazioni e forze derivanti dall’aereodinamica, dall’elettrostatica o dalla fluidodinamica, tanto per fare qualche esempio. In sintesi questa obiezione si risolve in una bestialità incredibile, degna di un vero e proprio asino!

Speriamo che il proseguo dell’argomentazione offra spunti interessanti…

Fenomeni che in natura possono alterare i risultati sono: reattori nucleari fossili, del tipo di quello del Gabon.

Speranza vanificata prestissimo! I reattori nucleari fossili sono l’applicazione concreta delle teorie che si vorrebbero screditare! Un reattore nucleare fossile non è altro che il residuo lasciato da reazioni atomiche scatenate nella crosta terrestre da fortuite concentrazioni anomale di uno degli isotopi dell’uranio. Visto che l’attuale metodologia di datazione basata sull’uranio utilizza isotopi diversi da quelli che producono reazioni fissili, non si comprende la relazione che potrebbe collegare i reattori nucleari fossili con la radiodatazione.

radiazioni cosmiche concentrate di neutrini ad alta energia – esplosioni di supernove- fenomeni di inversione del campo magnetico terrestre- avvenuti molte volte nella storia del nostro pianeta.

Già ora lo “scenziato” confonde neutroni e neutrini. Ed ipotizza che i neutroni (responsabili del diverso numero atomico degli isotopi) possano risentire del campo magentico terrestre. Un ammasso indistinto di idiozie e scemenze assortite.

Altro fenomeno importante che può influire sul decadimento è l’ auto irraggiamento del piombo radiogenico da parte di neutroni liberi prodotti dallo stesso uranio.

Altre idiozie e scemenze: i neutroni liberi possono virtualmente mutare la percentuale di isotopi del piombo, non il rapporto tra uranio, torio, piombo ed elio! Chi scrive queste cretinate si rende conto che la differenza fondamentale tra uranio torio e piombo stà nel numero di protoni (che infatti si riduce con l’eliminazione di questi ultimi dal nucleo degli atomi e la formazione di elio) e non nel numero di neutroni? Forse il fantomatico Giorgio che scrive queste scemate ha letto troppa fantascienza, giacchè non mi risulta che nella Bibbia si faccia riferimento ai protoni!

Ma i conti non tornano principalmente con l’atmosfera. Il gas elio prodotto dal decadimento è un gas speciale con peso atomico 4. L’intera quantità di elio presente attualmente nell’atmosfera terrestre, è comunemente ritenuta dagli scienziati come l’elio radiogenico formatosi durante il processo di decadimento dell’uranio, nell’arco dei presunti 4,6 miliardi di anni.

I conti non tornano a me: l’elio è sempre elio. Il suo simbolo è He. Il suo numero atomico è 2 (perchè composto da una coppia di protoni ed una coppia di elettroni). Ed il suo peso atomico è sempre 4. In realtà esistono isotopi dell’elio. Ma sono molto instabili e praticamente il 100% dell’elio ha peso atomico pari a 4. E’ un atomo particolarmente stabile, perfettamente equilibrato, dalla composizione semplice e dalla simmetria perfetta. L’elio “radiogenico” (derivante cioè dal decadimento alfa) è normalissimo elio con numero atomico 2 e massa atomica 4. Risulta quindi impossibile distinguere l’elio derivante dal decadimento alfa dall’elio presente normalmente in natura e frutto della combinazione (fusione) di due atomi di idrogeno. C’è poi da notare un piccolo dettaglio: l’elio prodotto dalla fissione rimane abitualmente imprigionato nella roccia ed è anzi usato per calcolare l’equilibrio tra i vari isotopi (e di conseguenza ottenere la datazione del campione). Ma di quale “elio radiogenico” va blaterando Giorgio quando parla della nostra atmosfera?

Riassumere in poche parole l’origine della nostra galassia è impossibile. Vi invito ad acquistare e leggere il bellissimo libro di Asimov dedicato alla fisica. Un tomo non indifferente che ripercorre argomenti scentifici con un linguaggio semplice anche se abbastanza rigoroso. Un ottimo ripasso degli studi fatti alle scuole superiori (e non solo). Una precisazione: Asimov era principalmente un divulgatore scientifico; la sua produzione come scritore appartiene alla sfera dei suoi hobby.

Quello che la scienza ci dice è che l’elio presente nella nostra atmosfera non deriva esclusivamente dal decadimento alfa dell’uranio. Anzi quello che rimane nella nostra atmosfera è l’elio che formava la nuvola da cui è nata la nostra galassia. Ribadisco inoltre che l’elio derivante dal decadimento è spesso imprigionato nelle rocce dove è racchiuso l’uranio. E lo scarso peso di questo gas lo rende particolarmente “sfuggente” agli effetti gravitazionali del nostro piccolo pianeta, giustificando la ridotta presenza di He (oltre che di altri gas come l’idrogeno) nella nostra atmosfera.

In sintesi, dunque, parlare di “elio radiogenico” nell’atmosfera è una pura e semplice cretinata. Infatti non vengono citate fonti a sostegno di queste bizzarre ipotesi.

Stanti queste premesse, è inutile sprecare tempo per commentare la seguente scemenza:

Se la tecnica dell’uranio fosse attendibile, la quantità di elio radiogenico atmosferico dovrebbe coincidere in proporzione con la quantità fornita dalla misura dei 4,6 miliardi di anni, ma, calcoli alla mano, così non è. Con 4,6 miliardi di anni dovremmo avere nell’atmosfera 10.000 miliardi di tonnellate di gas elio 4, invece al momento, ne riscontriamo solo uno 0,035% del totale, circa 3,5 miliardi di tonnellate.

Numeri sparati a caso. Numeri totalmente sparati a caso. Incommentabili idiozie. Idiozie come le frasi seguenti.

Dove sarebbe finito allora il restante 99,96%?

I darwinisti suggeriscono l’ipotesi della fuga dal campo gravitazionale nello spazio profondo…

Però questo processo è stato controllato e non avviene, anzi indagini più recenti hanno addirittura ipotizzato, che ben lungi dal perdere elio, la Terra ne acquisti parecchio nella sua orbita intorno al Sole.

Nuovamente si tende ad associare alcune idee scientifiche ad una singola piccola parte, identificata come “i darwinisti”. In realtà queste idee sono accettate ormai dalla stragrande maggioranza della comunità scientifica. Invece di parlare a vanvera, Giorgio potrebbe anche portare qualche elemento a sostegno delle sue tesi. Invece nisba: solo la sua parola, le sue poche idee confuse sull’argomento. Per quale ragione dovremmo fidarci di lui? La fuga dei gas leggeri dalla nostra atmosfera è un dato di fatto. Satelliti in orbita attorno alla terra hanno misurato la presenza di questi gas (elio ed idrogeno) nella “coda” generata dal nostro campo magnetico all’interno del vento solare. Ho l’impressione che quando Giorgio parla di elio che arriva sulla terra dal sole faccia in realtà riferimento appunto al vento solare. Peccato che esso non trasporti atomi di elio ma piuttosto i nuclei di elio (particelle fortemente polarizzate, essendo prive di elettroni). Nuclei di elio che compongono poi una percentuale ridotta tra tutte le particelle che compongono il vento solare.

Quindi se vogliamo adottare, pur nei limiti sopracitati, la tecnica del decadimento dell’uranio non possiamo non prendere in considerazione la grande anomalia dell’elio.

Quindi, visto che non c’è traccia di anomale relative alla quantità di elio, l’intero ragionamento risulta essere un castello di carte che crolla sotto il peso della stupidità del povero Giorgio, che dopo aver speso larga parte del suo tempo a scrivere minchiate dedica le ultime frasi del suo brano alle sue congetture prive di fondamento.

La stima della quantità di elio atmosferico fornisce un età della Terra che non supera i 175.000 anni…

E in effetti, in base ad altri fattori, questa sarebbe l’età più vicina alla realtà, anzi 175.000 sarebbero già troppi: la Terra potrebbe essere ancora più giovane.

Trascurando il fatto che ho già dimostrato che la quantità di elio nell’atmosfera non ha alcun legame con la sua età, trascurando il fatto che non viene chiarito come si può calcolare quanto elio “riceviamo” dal sole, rimane da capire quali sarebbero gli “altri fattori” che consentono di stabilire che l’età della Terra è inferiore a 175mila anni (comunque troppi, in base alle teorie creazioniste).

Questo articolo di Giorgio Mastropasqua si conferma dunque una grandissima boiata.

Qualche link per approfondire l’argomento.

http://it.wikipedia.org/wiki/Datazione_radiometrica

http://www.u-series.com/index.php?option=com_content&view=article&id=165&Itemid=212

http://www.castfvg.it/zzz/ids/misetate.html

http://it.wikipedia.org/wiki/Uranio_arricchito

http://attivissimo.blogspot.de/2010/09/reattori-nucleari-fossili-non-e-una.html

http://it.wikipedia.org/wiki/Decadimento_alfa

http://it.wikipedia.org/wiki/Elio

http://it.wikipedia.org/wiki/Aria

http://it.wikipedia.org/wiki/Atmosfera

http://it.wikipedia.org/wiki/Vento_solare

15 pensieri su “Ma Giorgetto parla di U238 oppure U234? No, parla di U’nascemenza…

  1. giuxgiux

    … vorrei ricordare che i cosidetti “passaggi plastici” sono stati trovati… in date circostanze.
    Inoltre l’epigenetica ancora spiega la rapidità dell’evoluzione, che a volte procede proprio a salti.
    Quell’articolo è veramente un offesa all’intelligenza e alla dignità umana, inviterei
    l’autore la prossima volta che ha si ammala a recarsi (camminando a piedi scalzi) in una cappella non riscaldata a pregare il suo Dio.
    Così da smettere di vessare noi!

    Rispondi
    1. stefano Autore articolo

      Il carbonio è ovviamente solo nel titolo. Dimostrazione dell’insulsa conoscenza di questa materia specifica da parte di chi gestisce il sito Pontifex.roma!

      Rispondi
  2. DOC

    veramente chi preserva dalle mutazioni è la DNA Polimerasi 1.
    Visto che il DNA va incontro a mutazioni spontanee ogni volta che la cellula si replica

    Rispondi
    1. adminadmin

      Credo fosse il senso del messaggio riportato qui sopra. Le mutazioni sono all’ordine del giorno. In certi casi fanno parte del grande flusso dell’evoluzione. In altri casi portano il cancro. Sempre di DNA si parla. :-)

      Rispondi
  3. adminadmin

    Accipicchia. Mastropasqua non riesce proprio a stare lontano dalle scemate dei creazionisti. Ed i suoi amici Pontifessi continuano a proporre il frutto della sua dissenteria sotto forma di “articoli” che cercano inutilmente di confutare le attuali stime sull’età della Terra, del sistema solare etc etc … Quest’oggi rivolge le sue attenzioni alle comete… Poverello! :-D

    Rispondi

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