L’invadente evangelizzazione anti-Buddhista.

La/il "Pagana/o" e "Satanica/o" Guanyin/Kannon/Lokesvara intenta/o satanicamente ad agire compassionevolmente per il bene e delle creature. Sempre "satanicamente" però...

Il Re Piyadessi caro agli Dei rende onore a tutte le religioni [prasamda:  प्रसाद, lett.: grazia, più tardi: setta, corrente], così a quelle degli asceti come quelle dei laici, con liberalità e varie forme di ossequio. Ma egli non pensa tanto alla liberalità o agli onori quanto al reale progresso che può compiersi in ogni religione. […] la sua radice [del progresso] è nella moderazione nell’esaltare la propria religione come nel criticare l’altrui religione; e il parlarne sia ben meditato, e vi sia rispetto. Si deve sempre rispetto alle religioni altrui. Agendo in questo modo si esalta la propria religione e non si fa offesa alle altre; contrariamente si fa ingiuria alla propria religione e alle altre.

Editti di Ašoka; Editti su pietra, XII (Shahbazgarhi). Adelphi, pg. 64-5

Carletto vuol fare il Crociato: alla missione alla missione. E stavolta ci va anche giù pesante nel denigrare i pagani Buddhisti. Non riesce evidentemente a comprendere che è proprio questo atteggiamento invadente che provoca, tra le tante cose, defezione verso il suo culto tanto amato.

Bontà sua: sarà che è nato e cresciuto in un quartiere a la napoletana, ove la socializzazione è più che forzata e l’estrosità è quasi d’obbligo, ciò non toglie il profondo senso d’insofferenza che provoca. La prima frase leggendo questa caterva di altruismo non già solo non richiesto ma addirittura imposto farebbe venire l’orticaria persino a quei famosi apostoli e santi esuli nella lontana India per amore altrui.

A questo si accompagni una totale ignoranza e malafede su ciò di cui parla ed il piatto di quotidiano lerciume è servito.

Pacifismo, tolleranza, misticismo … e tanti altri epiteti apparentemente positivi tendono a contraddistinguere la cosiddetta “cultura”, o “religione”, o “filosofia di vita” buddhista; ma è proprio vero tutto ciò? Corrisponde alla verità dei fatti? Queste leggende metropolitane che vogliono dipingere il prete sempre e solo come un “bavoso pedofilo”, mentre il “monaco” buddhista come un asceta ed un “buono”, sono vere? Sono comprovate da fatti concreti?

Notiamo qui un dettaglio preoccupante della psiche del Nostro: riconoscere meriti a un culto estraneo, fossero anche semplicemente gli stessi o presunti tali del proprio, equivarrebbe a sminuire anzi a denigrare la religione che per lui è di casa (si nota qui infatti il vecchio retropensiero dello scontro tra civiltà tanto caro a certi xenofobi).

In più il nostro pare ignorare che per il Buddhismo la gerarchia non è così marcata, o almeno non così. Dipenda dalle scuole. Certo, forse eSSo ignora che quando si dice monaco buddhista s’intende monaco nel senso di asceta che vive in comunità non certo l’equivalente di un curato… di un monaco al massimo e giustappunto.

Qui arriva il pistolotto complottista:

Complice la tv e la stampa acattolica, quindi la grande maggioranza dei media

Perdono, ma non mi pare che una stampa e una TV sempre pronta a leccare le sacre tuniche papali sino a cacciare, ai tempi in cui la Berta filava, un giornalista reo solamente d’aver dato dei quattro gatti ai fedeli del pontefice – per non parlare della Lei e di RAI1! – si possa propriamente definire a-cattolica.

queste sono solo visioni assolutamente falsate della realtà, purtroppo in nome di una finta “tolleranza” che, nel contempo, tende a penalizzare sempre e solo il cattolico, e non se ne comprendono i motivi (si domandi ad Albert Pike).

Ah: intende il massone Albert Pike? O intende altri?

Ma a parte questa spigolatura, notato niente? Già: un promotore dello Stato Confessionale con tanto di buone parole per le dittature (l’ultimo sfornato è Putin) che parla di tolleranza…

In passato ho presentato dei chiari raffronti fra l’amore cattolico del Cristo ed il raffreddamento egoistico del Buddha e del buddhista, poi vi ho parlato del buddhismo e della superba adorazione dell’io, successivamente ho pubblicato delle considerazioni di due cattolici che rispondo ad uno strano ed impreparato buddhista ed infine vi è stato presentato uno studio sul misticismo di Cristo e sul “falso misticismo” del Buddha (tutti gli articoli sono leggibilicliccando qui)

Nelle quale ha fatto delle figure da tolla parecchio imbarazzanti [, ♥, @]. Per inciso: faccio notare come nello specificare come fosse proprio lui in persona a rispondere e non per conto terzi getti la maschera sulla figura dell’anonimo-ex-buddhista che tanto decantava. Forse ritiene che i suoi lettori siano tutti degli tanto idioti da non accorgersi di tali sviste.

 oggi andremo oltre e parleremo di “non violenza” o di “carità”, o di “disponibilità”, o di “normalità”.

Noterete ben presto che rispetto a tali già vaghissime premesse l’articolo andrà totalmente a parare più volte da tutt’altre parti, sino arrivare al delirio finale. Vero cuore dell’articolo.

E’ facile dire “non violenza” e ritirarsi in un Nirvana (ossia raffreddamento) che ignori tutto nell’illusione di estinguere i desideri, oltre che, il sol fatto di desiderare di estinguere, in sé è un desiderio della carne, quindi non viene certamente da Dio, specialmente se ciò comporta la totale e reale dissociazione dell’io dalla realtà circostante, benché l’apparenza sia altra.

Tralasciamo la parentesi sul Nibbana (no: non è un’altra cosa, è solo al dizione Pali), forse il Nostro ignora che il Buddhismo rifugge pure dall’eccesso opposto, anch’esso un desiderio: fa infatti dire il buddhista Asvagosa al Gautama della sua agiografia:

Non è certo disprezzabile quell’attività che, tralasciando ciò che è inferiore, è rivolta all’eccellente; ma con un tal dispendio d’energia i saggi devono conseguire un risultato che non comporti nient’altro. Se invece la sofferenza corpolare in questo mondo è [conforme alla] Legge, il piacere corporale è [di conseguenza] contrario alla Legge: ora, con la Legge in questo modo si dà un frutto che alla Legge è contrario […] se nel dolore è l’intenzione che causa il merito, allora non bisognerà mettere anche l’atto meritorio nel piacere? E se nel piacere l’intelletto non conta, non conterà allo stesso modo anche nel dolore? Così pure per quelli che, per purificarsi dalle proprie azioni, si aspergono d’acqua credendola santa: anche in questo caso la soddisfazione è solo soggettiva perché le acque non possono purificare il malvagio. Infatti, se [è vero che] qualsiasi acqua toccata dai virtuosi è riconosciuta come santa sulla terra, allora io credo sante le virtù; ma l’acqua è indubbiamente solo acqua”

BuddaCarita, VII 25-31

Rifiutando appunto il desiderio di liberazione, o meglio la sua pretesa e brama. In più ci si chiede come trascendere appunto la carne sia un desiderio carnale. Forse che il nostro non sia arrivato a studiare a scuola nemmeno, non dico Aristotele, ma quantomeno Pitagora?

Altra cosa che ignora il Nostro ignora è che per il buddhista l’annullamento dell’io non è un dissociarsi, ma al contrario un riunirsi. Come dirà infatti più avanti il sopra menzionato filosofo alessandrino l’io è la causa della soggettività contrapposta all’oggettività. Infatti è la mente che crea un immagine falsata della realtà sino a essere il vero ostacolo per l’ultima verità. In questo senso vi è un Koan abbastanza chiaro in merito:

 Nei tempi remoti, in Giappone, si usavano lanterne di carta e di bambù con le candele dentro. Una notte, a un cieco che era andato a trovarlo, un tale offrì una lanterna da portarsi a casa. “A me non serve una lanterna” Disse il cieco “Buio e luce per me sono la stessa cosa”. “Lo so che per trovare la strada a te non serve una lanterna”, rispose l’altro “ma se non ce l’hai qualcuno può venirti addosso. Perciò devi prenderla”. Il cieco se ne andò con la lanterna, ma non era andato molto lontano quando si sentì urtare con violenza “Guarda dove vai!” esclamò il cieco allo sconosciuto “Non vedi questa lanterna?” “La tua candela si è spenta” rispose lo sconosciuto.

101 Storie Zen, 98: insegnare il fondamento

Per inciso: questa storia mostra anche come il pretendere l’aiuto di qualsiasi altro esterno sempre e comunque sia una pessima pessima idea. Con tutta la buona pace del dio di Carletto.

E’ difficile, invece, fare violenza a sé stessi, per stritolare il proprio egoismo, riempirsi di santi desideri, coltivarli, accrescerli, e buttarsi nella mischia per finire anche in Croce, continuando ad amare chi ti fa a pezzi fisicamente o moralmente; farlo con gioia, “di cuore”, non come un mulo che porta un peso e vorrebbe vendicarsi ma non può sol perché Cristo non vuole … e quindi abbozza.

Come si nota: qui il Nostro mostra la sua frustrazione per il doversi trattenere nel suo lato vendicativo. Non è infatti sconosciuto il significato leggermente di sufficienza e di scherno dell’abbozzo, specie presso chi vuol la pena sempre diretta. Fosse anche da parte di taluni dèi collerici.

Più approfonditamente: il Buddhismo non ha la pretesa di arrivare a quegli estremi, anzi: è proprio uno delle situazioni che aberra (vedi sopra)! Pallino del buddhismo, e più in generale di tutta l’epica e la mistica indiana, è la situazione dell’eroe che tramuta da malvagi a santi i suoi nemici. E con una sola lezione. Vedi Milarepa, che infine rimise le colpe della zia semplicemente cacciandola per poco dalla grotta. Vedi Sun Wugong, che convertì persino alcuni demoni o lo stesso Gautama che converte il figlio e la madre dopo averli lasciati per aver conseguito l’illuminazione.

Pleonastico sottolineare quale delle due situazioni abbia un che di patologico e leggermente masochista.

Dice il Signore (non vi ricorda quella tipica invocazione persiana regale della serie Così Parlò Ciro, Re dei Re… ?):

“Andate: ecco io vi mando come agnelli in mezzo a lupi […]” (Lc 10,3);

ed ancora:

“Dai giorni di Giovanni il Battista fino ad ora, il regno dei cieli soffre violenza e i violenti se ne impadroniscono […] Chi ha orecchi intenda.” (Cfr. Mt 11,12-15).

Il Signore parla non di violenza materiale contro il prossimo, bensì di violenza contro sé stessi, dei vincitori e dei dominatori dell’io, di chi antepone Lui ai propri egoistici interessi ed alle particolari passioni disordinate.

Peccato che Luca riprenda concettualmente il passo di Marco ove il presunto Messia manda gli apostoli ad evangelizzare prima ancora che lo riconoscessero tale [6:7-12] mentre l’altro stesse invero parlando di Giovanni, detto l’Elia secondo stranamente i canoni gnostici [Mt 11:13-4]. In breve: passi presi a caso per dire cose a caso.

Ecco che Cristo ci invita ad essere forti e saldi nella fede, a “non dormire” (strano: e pensare che Buddha raggiunto il Nirvana ebbe proprio da dire d’essersi svegliato…), dato che noi cattolici – nessuno escluso – dovremmo imparare a dominare concupiscenze e passioni che, dal peccato originale, albergano in noi

Paradossale che il buddhismo da eSSo tanto odiato abbia tale identico ideale, per quanto anche qui l’origine non sia esterna bensì interna (il finto-ego).

farlo non estraniandoci dal mondo, ma vivendo nella imitazione del Maestro, ognuno secondo la propria vocazione e particolarità, nel confronto e nell’attività missionaria: il cattolico ha l’obbligo della “missionarietà”.

Eppure, come già detto, non proprio tutte le dottrine buddhiste, anzi: proprio nessuna, ha la benché minima intenzione di estraniarsi.

Sottolineo invece il continuo martellare su questo elemento che in qualsiasi altra società sarebbe stata ritenuta di disturbo, d’invadenza e finanche di ingerenza.

Il battezzato non può estraniarsi e coltivare la “morte dei sensi” così come fa il buddhista, tutt’altro. Il cattolico, come ci insegna Gesù e come lo stesso Papa ha confermato nella Giornata missionaria mondiale, deve essere attivo.

Notate come stia ripetendo incessantemente i soliti errori? O forse il Nostro ignora che non esista per il buddhista una sola condizione di morte dei sensi e che, secondo alcune scuole, lo stesso Buddha iniziò a predicare dopo averla raggiunta?

Seguono frasi atte solo a enfatizzare il calo delle vocazioni…

Quindi non lasciamoci intimorire quando gli empi e gli eretici ci chiamano “malati mentali” o “violenti”, poiché soffrire di questa patologia e di questa attitudine, non è un’offesa, se il tutto è rapportato agli insegnamenti del Cristo; si ripropone la Parola del Signore:

“Beati voi quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e v’insulteranno e respingeranno il vostro nome come scellerato, a causa del Figlio dell’uomo” (Lc 6,22).

Palese che qui si stia riferendo a noi, non per altro: come al solito quando qui gli si da giustamente del nazista parla di cattofobia(?!), ignaro volutamente del fatto che non lo si stia motteggiando e bacchettando per la sua fede. Come in questo caso appunto.

Notare qui in più il riferimento a pregressi assenti nel resto dell’articolo ed epiteti che con il resto dell’articolo han davvero poco a che fare, nulla anzi. Se non forse, appunto, per denigrare gratuitamente.

Altro che beata “ricerca dell’io” nella esoterica “meditazione trascendentale” e nella ricerca del “raffreddamento”.

Notare come questo incipit, altro che… !, di probabile Affusiana origine, abbia il solo scopo di imbonire il lettore. Il senso che probabilmente il Nostro voleva dare con questa tautologia pleonastica sarà stato: guardatemi, sbraito e grido e quindi ho ragione. Guardate come sono cretini questi e quanto siamo migliori noi…

Patetico.

C’è chi, come il cattolico, partecipa attivamente alla custodia ed alla salvaguardia del mondo e dell’umanità

Manie di protagonismo? Come se molti buddha nelle varie storie non avessero agito per il bene della creature e per l’eliminazione delle sofferenze. Così non fosse, a che pro Gautama avrebbe rinunciato a regno e famiglia? Per divertimento?

 dove per cattolico intendo il reale praticante, e poi c’è chi si ritira, rifugge dal mondo, ma in maniera “egoisticamente satanica”, come fa il buddhista.

Su questo punto sia io che GG abbiamo già sprecato sufficienti caratteri delle rispettive tastiere.

Il monaco o la suora di clausura, per esempio, sono vivi polmoni del mondo(!?!), dato che la loro vocazione, fra l’altro, è la preghiera per gli altri, quasi 10 ore al giorno; cosa accadrà al mondo quando tutti questi efficientissimi veri asceti moriranno?

Evidentemente qui il Nostro ignora che l’ideale buddhista non vede la pietà non solo per il mondo, ma bensì per l’intero universo. Asvagosa in proposito ricorda la visione da parte dell’Illuminato di tutti i Tre Regni (terra degli dèi. degli uomini, dei demoni) con tanto di pietà per ognuno. Ogni singolo essere.

Ma se vuole una risposta: niente di così grave, in fondo tale mestiere era già noto ai monaci dell’antica India e non pare certo essere cambiato granché con o senza di loro.

La contemplazione del “monaco” buddhista è l’esatto opposto, ossia: muori tu che io mi rifugio e raggiungo la pace dei sensi, od anche aiuto il mio simile, ma solo il mio simile.

Strano, perché dagli editti di Asoka mi pare di ricordare il contrario, anzi: vi era addirittura un editto del re seguace di Gautama che istituiva ospedali gratuiti non solo per le persone ma anche per gli animali!

Di contro mi par di ricordare che quello che non vorrebbe immigrati trai piedi sia proprio il Nostro, salvo conversione.

In proposito ricordo la famosa storia della Lepre contenuta per prima nei Jataka e poi diventato patrimonio di tutto l’Oriente a cui Branduardi dedicò persino un’intera canzone:

Il futuro Buddha era rinato come lepre e viveva in una foresta che confinava con la base di un monte […] La lepre aveva tre amici: una scimmia, uno sciacallo e una lontra. […] Il tempo passava. Una sera il futuro Buddha scrutò il cielo e, guardando la luna, capì che l’indomani sarebbe stato giorno da celebrare col digiuno, Disse dunque agli amici: “Domani è giorno di astinenza, osservate i precetti, rispettate le regole e il digiuno. La carità produce buoni frutti se si è ben saldi nella morale. Perciò levatevi il cibo dalla bocca per darvelo a chi ve lo chiede”. […] Ora, un pescatore aveva pescato sette pesci rossi e, dopo averli legati insieme con un giunco, era andato a sotterrarli nella sabbia sulla riva del Gange ed era tornato poi nel fiume a pescare. La lontra, fiutato l’odore dei pesci, scavò nella sabbia e li trovò; li tirò fuori e gridò “Di chi sono questi pesci?” ma poiché nessun proprietario si fece avanti, prese il giunco trai suoi denti e li porto nella sua tana “Li mangerò a tempo debito” pensò fra sé […] Lo sciacallo, dal canto suo, uscito anche lui in cerca di cibo, trovò una capanna di un guardiano con duepezzi di carne arrostita, una lucertola e una ciotola di latte cagliato. “Di chi sono queste cose? Di chi sono queste cose?” gridò per tre volte e, poiché nessuno proprietario si fece avanti, si mise al colla la corda in cui era appesa la ciotola, prese con la bocca la carne e la lucertola e portò tutto nella sua tana. “Li mangerò a tempo debito” pensò fra sé […] La scimmia a sua volta entrò in un boschetto, prese dei frutti e, pensando di mangiarseli a tempo debito, si coricò compiacendosi della sua virtù. Il futuro Buddha […] fece questa riflessione “Non posso certo offrire dell’erba, se qualche mendicante mi si presenterà; se mi si presenterà un mercante gli offrirò la carne del mio stesso corpo” […] Il dio [Sakka] decise di mettere alla prova la regale lepre. Prima di tutto si presentò nella tana della volpe e si presentò nelle spoglie di un brammano. “Cosa vuoi, brammano?” gli domandò la lontra ed egli rispose: “Se potessi aver qualcosa da mangiare, dopo aver osservato il digiuno, potrei compiere i miei doveri di asceta”. “Va bene, ti darò del cibo” […] Il brammano allora disse: “Aspettiamo fino a domani, poi si vedrà”. Si recò allora dallo sciacallo e quando gli domandò cosa volesse, gli fece la stessa richiesta di prima. Anche lo sciacallo gli promise del cibo […] Il brammano disse: “Aspettiamo fino a domani, poi si vedrà” e si recò dalla scimmia. Quando gli domandò cosa volesse, gli rispose come agli altri di prima. […] Anche alla scimmia disse di aspettare l’indomani e si recò dalla saggia lepre, che gli domandò cosa volesse. Egli gli rispose come prima e, alle sue parole, il futuro Budha, tutto contento, disse: “O brammano, hai fatto bene a venir da me in cerca di cibo: oggi ti farò un dono che non ho mai fatto prima d’ora. Quindi, amico, va’ a raccogliere della legna e quando avrai fatto un fuoco avvertimi: io sacrificherò me stessa e mi getterò tra le fiamme, e così tu potrai mangiare quando il mio corpo sarà cotto e poi dedicarti ai tuoi doveri di asceta” […] Sakka, alle sue parole, fece comparire col suo magico potere un mucchio di carboni ardenti e chiamò il futuro Buddha. Alzatosi dal suo giaciglio di erba kusa egli si avvicinò e scosse per tre volte il suo corpo dicendo: “Non voglio che muoiano gli insetti che possono trovarsi nel mio pelo”. Poi, offrendo il suo corpo, con un saltò si gettò sui tizzoni ardenti pervaso dalla gioia, come un’oca regale che si posi su un manto di fiori di loto. […] “O saggio” rispose allora Sakka, “io non sono un brammano; io sono Sakka e sono venuto per metterti alla prova”. “O Sakka, se oltre te tutti gli abitanti della terra volessero mettere alla prova la mia generosità non mi troverebbero mai esitante a praticarla”; […] “Saggia lepre, la tua virtù sia conosciuta in tutti i tempi a venire” e, scuotendo la montagna, ne estrasse un’essenza con la quale dipinse la figura della lepre sul disco della luna. 

Jataka n. 316: Sasa-Jataka

Seguono citazioni che più che mostrare la tolleranza del cattolicesimo, ne denota le pretese del tutto fuori luogo nella definizione di tolleranza. Basti citare l’ultima parte:

Per il cattolico, ciò che conta è “riabbracciare Lui”, il Cristo, il Salvatore; questo perché chi opera il bene e chi segue la Chiesa, che è depositaria delle Verità, sa bene che:

“[…] saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri, e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra. Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo.” (Mt 25,32-34).

Per inciso: il concetto è una citazione di Enoch, difatti tale mistica pretesa fu avanzata solo dagli esseni su base Zoroastriana. Difficilmente si ritrovano simili concetti nell’Antico Testamento, o perlomeno in questa forma: cioè privi di connotazioni politiche.

Allora perché il buddhista sarebbe “bravo” e “non violento”, mentre il cattolico sarebbe “violento” e “malato mentale” o “plagiato”?

E qui di nuovo la domanda vien spontanea: ma chi l’ha mai sostenuto?!

Piuttosto ridicola è infine la menata sulla psicologia:

Uno con “problemi mentali” non vince sé stesso, caso mai è chi è schiavo dei vizi che può approdare anche ai problemi mentali, perché la psiche è fatta per riposare nell’umiltà, non per tendersi come una corda di chitarra nella superbia, nella continua e tesa ricerca della lode, nella vanità.

Come sia giunto a tali sconcertanti rivelazione solo eSSo lo sa. Per fortuna.

E’ fatta per l’amore, la pace interiore e la mitezza, non per l’ira, la vendetta e l’invidia. Alla fine la testa scoppia, così come accade a tanti pseudo mistici e seguaci di questo idolo pagano detto comunemente Buddha.

Eppure mi pare che qui l’unico che stia tirando fango gratuito dimostrando un senso innato di vendetta, immotivata per giunta, non siano i buddhisti.

E comunque mi pare si sia già ricordato abbastanza che Buddha non è un idolo

Seguono altre inutili citazioni in cui l’altrimenti agnello del Signore quasi impone di far portare ad altri il suo stesso giogo. Più un’altra dal retropensiero lievemente gnostico (non per nulla è Giovanni: quello che citò il voi siete come dei e motteggiò a latere la Grande Chiesa)…

Quindi è inutile blaterare propendendo verso “false ed idolatre religioni” che si manifestano tali anche perché mancanti di segni chiari e tangibili.

Con questo il Nostro ha praticamente palesato la sua ignoranza. Non mi risulta che ci sia niente di così difficile nella dottrina buddhista. Perlomeno nelle grande linee.

 Non si guardi ai peccatori, specie agli scandali provocati da alcuni uomini di Chiesa infedeli, ma si analizzi la vita dei santi e, lo garantisco, sono tanti.

Modo lievemente paraculo per dire: noi siamo giusti e buoni. Basta che non guardate gli scandali, le truffe, i raggiri… insomma: basta che leggete quello che vi diciamo noi e che abbiam scritto noi

Christmas Humphreys, uno dei padri del buddismo europeo, sintetizzava in 12 punti i “principi fondamentali del buddhismo“. Ne citerò solo alcuni per brevità:

Preparatevi a leggere una caterva di imprecisioni di senso…

Raggiungere la propria salvezza è per tutti un compito non rinviabile;

– Nessuno possiede la vita che scorre in lui, come nessuna lampadina possiede la corrente che le fornisce luce;

– Ogni effetto ha una causa e l’anima o indole dell’uomo è il risultato finale dei suoiprecedenti pensieri e azioni. Il karma, che significa azione-reazione, governa ogni esistenza e l’uomo è forse l’unico creatore delle proprie circostanze e della propria reazione ad esse, del proprio stato futuro e del proprio destino ultimo. Mediante il retto pensiero e la retta azione egli può gradualmente purificare la propria indole e così, grazie alla realizzazione delle facoltà latenti, potrà conseguire, con l’andar del tempo, la liberazione dalla rinascita;

– Poiché la vita è una sola, gli interessi d’una parte dovrebbero coincidere con quelli del tutto. Nella sua ignoranza l’uomo pensa di adoprarsi con successo al raggiungimento deipropri interessi. Questa mal diretta, egoistica energia produce sofferenza. L’uomo impara, soffrendo, a ridurre e, infine, ad eliminare la causa della propria sofferenza;

– Poiché il buddismo è una prassi di vita, il percorso di tale sentiero è essenziale alla proprialiberazione;

– Guarda dentro di tetu sei il Buddha;

– […]egli sa essere una propria creazione, lo aiuta a mantenere sempre sotto controllo leproprie reazioni alle circostanze;

– Il Buddha disse: “Datti da fare per la tua salvezza con diligenza”;

… e così via. Avete notato qualcosa?

Da cattolici, vi siete resi contro della differenza fra l’altruismo del cattolicesimo, la vera pace, e l’estremo egoismo del buddhista, quindi la finta tolleranza e la finta pace?

Io ho notato solo: Mediante il retto pensiero e la retta azione egli può gradualmente purificare la propria indole e così, grazie alla realizzazione delle facoltà latenti, potrà conseguire, con l’andar del tempo, la liberazione dalla rinascitaPoiché la vita è una sola, gli interessi d’una parte dovrebbero coincidere con quelli del tutto

Ma vediamo un po’ che coniglio dal cappello il caro Carletto tirerà fuori:

Cristo ed il cristiano muoiono e sono morti per gli altri, invece nel buddhismo è tutto incentrato su sé stessi, sulla salvezza di sé stessi, sulla pace anzitutto con sé stessi, sulla salvezza del proprio io; anche i termini usati nei principali testi di questa “religione” sono sempre i soliti: “proprio”, “propri”, “io”, “me”, “propria”, “suoi”, “suo”, ecc …

Non devo ripetere la storia del coniglio e della per liberazione delle creature vero?

Si pensi ai milioni di martiri cattolici, morti solo per difendere gli altri, e si analizzino i casi dei tanti buddhisti apparentemente martiri, certo, ma per proteggere solo sé stessi o le proprie terre.

Che il sacrificio non fosse il più delle volte richiesto passa in secondo piano. Ovviamente.

Segue la solita tautologia.

Ma qui arriva una chicca particolarmente gustosa:

Quando stai male corri in ospedale, vero? Indovina chi ha inventato gli ospedali, si dica la buddhista?

Cattolici, mossi dallo Spirito della Chiesa, a costruire imperi di carità nel mondo partendo da zero, in mezzo a malati e lebbrosi, andando a morire, donando la vita per loro e per migliorare un po’ il mondo; partendo solo con la forza della loro fede, in mezzo a sassi e terre aride.

Forse il Nostro ignora i filosofi greci, inventori della medicina sistematizzata, oltre che dei templi di Asclepio o delle case di cura del buddhista Ashoka. Faccio di nuovo inoltre notare come queste ultime fossero gratis e aperte a tutti, oltre che appoggiati direttamente dal sovrano invece che opera di pochi uomini pii intenti a far propaganda.

Ma ecco la vera perla di cui parlavamo all’inizio:

Si sappia, per concludere, che la stessa Società Thule, ossia la società nazionalista che diede vita al Nazismo in Germania, basava gran parte della propria disciplina e cultura, proprio sul buddhismo occidentale, con espliciti riferimenti all’erotismo, all’esoterismo ed all’occultismo che fu ben adeguato dalla famosa medium Helena Petrovna Blavatsky.

Già: un Ad Hitlerum. Patetico? Tanto.

Al più che il Nostro ignora come i nazisti cercassero tracce del famoso messia in Asia, al punto da mettere in risalto le leggende di seconda e terza mano di queste regioni (intrise di krshnaismo ed elementi teleologici mazdaisti) e le loro somiglianze con la fuga matteana di Gesù in Oriente. In particolar modo è assai incisivo il Libro di Oera Linda, molto in voga presso la mistica nazista teosofica, ove si narra di un figlio di nobili decaduto chiamato Jes-us detto Krishen dal sapore lievemente familiare.

Fossi stato in lui avrei volentieri soprasseduto. O al massimo avrei derubricato la cosa citando il fatto che simili colorite leggende si sarebbero già dette per altri famosi santoni quali Pitagora, Platone ed Apollonio di Tiana.

Lo stesso Adolf Hitler, membro della Società Thule dal 1919, era affascinato dal buddhismo tibetano e, nel teorizzare il suo abominio, trasse grande ispirazione proprio dalla Società Teosofica Internazionale, che partiva dal presupposto di avere un contatto medianico con i mitologici “antichi Maestri”, o “Maestri sconosciuti” provenienti, secondo leggenda, dal Tibet e dal Nepal.

Maestri del tutto ignoti alla dottrina Buddhista. O perlomeno non quella non-sincretista quale quella Tibetana: difatti se proprio volessi dire cosa non fu il buddhismo non citerei in toto la scuola tibetana in quanto, dovrebbe essere nota, commista con correnti tantriche, Bön, Induiste/Bhramaniche e sciamaniche. Troppa carne al fuoco. Troppo misticismo.

In seguito Hitler simulò la soppressione della Thule, ma in realtà gran parte dei suoi membri divennero dei gerarchi nazisti.

Il Nostro non conosce il detto Promoveatur ut Amoveatur?

Hilter ha sempre auspicato, durante tutta la sua vita, ad avere un contatto telepatico con i “Maestri sconosciuti”, che, secondo mitologia, si erano rifugiati nell’ Agarthi, ossia in una zona concava all’interno del globo terrestre, identificando la stessa nel Shambhala, che è propriamente descritto nella dottrina ex o pseudo buddhista, ora rinnegata, Kâlavada e precisamente nel tantra Kalachakra.

Notate come questo non abbia quasi nulla a che vedere con il buddhismo nel suo generale ma bensì nel suo particolare? In più in questa grandissima confusione, strano a dirsi, quasi New-Age?

Ma questo è un altro discorso …

Direi…

Si preghi e si ami, quindi, anche per il buddhista ed il buddhista, ma non si ceda alla seduzione diabolica che si cela dietro questa “filosofia esotico/esoterica”; “loro non sanno quello che fanno”, vanno evangelizzati.

Conclusione? Capre era e capra è rimasta. E continua a non capire il concetto di invadenza. Manco fosse, che so, uno stalker come quel tal B.V….

Fonte della disinformazione mirata: http://www.pontifex.roma.it/index.php/opinioni/laici/11791-dottrina-cattolica-e-filosofia-buddhista-carita-ed-egoismo-a-confronto-vera-pace-e-apparente-tolleranza

Fonti della Trattazione:

  • Asvagosa, Le gesta del Buddha. Adelphi 2000. II edizione a cura di Alessandro Passi.
  • Vita di Milarepa, I suoi delitti, le sue prove, la sua liberazione. Adelphi 2007, V edizione a cura di Jacques Bacot
  • Jataka, vite anteriori del Buddha. UTET 2007, IX edizione a cura di Mariangela D’Onza Chiodo
  • Gli editti di Asoka. Adelphi 2003 a cura di Giovanni Pugliese Caratelli
  • 101 storie Zen. Adelphi 2009, IXL edizione a cura di Nyogen Senzaki e Paul Reps

3 pensieri su “L’invadente evangelizzazione anti-Buddhista.

  1. adminadmin

    [OT] Dopo gli inutili articoli Pontifessi sulle religioni, dando prova ogni volta di non capire un tubo di quanto pretendono di criticare, aspettiamoci lenzuolate di articoli contro la Disney e la Marvel.

    Svolta gay nel mondo dei fumetti: Marvel ha annunciato il matrimonio di Northstar, il primo supereroe apertamente omosessuale.

    http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/cultura/2012/05/22/Fumetti-Marvel-sposa-Northstar-primo-supereroe-gay-_6914738.html

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  2. adminadmin

    A questo si accompagni una totale ignoranza e malafede su ciò di cui parla ed il piatto di quotidiano lerciume è servito.

    Purtroppo in passato altri si sono proposti di ricondurre il Maldestro a più miti consigli, senza riuscirci. Su tutti ricordiamo le puntuali analisi di GG, che ha mostrato l’evidente malafede di Carletto quand’eSSo parla di altre religioni. GG non è certo solo in quest’opera.

    Come ho letto nell’articolo di Pao, probabilmente eSSi perdono l’uso dell’udito e della vista quando gli torna comodo… 😉

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  3. Raffaele_S

    Diciamo anche che eSSo pontifeSSo Cidippino ha rincarato la dose: non gli bastava aver espresso il proprio parere (di cui avremmo pure fatto a meno), ma ha scovato anche il libro fonte del suo vaneggiamento…Nell’ultimo articolo pubblicato, la lettura della quarta di copertina di questo faziosissimo spreco di stampo c’è la prova “provata” di quello che chiamano revisionismo storico. Tra lo scompisciarsi dal ridere ed il restare a bocca aperta…

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