Non riuscire a cavare un angelo da un buco… la solita tiritera

PARADISO: nei cieli manca tutta la gente interessante

Quando tutte le anime ebbero scelto ognuna la propria vita, si presentarono a Lachesi secondo il turno del sorteggio. Essa inviò a custodire e sancire la vita prescelta quel demone che ognuna aveva preso per sé

Platone, Repubblica X, 620 d-e. Oscar Mondadori, pg. 842-3

Può una marea infinita di gente sbagliarsi? Sì, ovvio: si son sbagliati, esempi banalissimi, sulla forma della Terra e la sua posizione nell’Universo: ovvio che son fallibili. Ma questo palese assunto a qualcuno non va proprio giù: proprio per niente.

E indovinare chi è? Ma Stanzione, ovvio. Il quale, con assoluta nonchalance, fa un fritto misto di tutte le culture (e poi si lamenta del New Age, vallo a capire…) prendendo a-priori per buono ciò che vuole dimostrare a posteriori. Indovinate come si chiama questo ragionamento perverso? Sì, esatto: ragionamento circolare. In breve ammette che ritiene vera la cosa perché la vuole credere tale. Il che non è proprio quel che si suol dire il massimo.

L’editrice Segno di Udine sta per inviare a tutte le librerie cattoliche d’Italia il volume “Scritto nel vento” una antologia sugli angeli di autori vari con tre importanti  relazioni dello storico ed archeologo Antonio Capano, della critica d’arte Antonella Nigro e del sacerdote Marcello Stanzione.

Già così verrebbe da dire: estigrandissimiquarzi. Ma, procediamo ugualmente: come già detto l’argomento è sfizioso e, per stavolta, anche trattato con relativa leggerezza. Non facciamoci troppi problemi.

Oh, e per chi non sapesse bene di cosa si occupa questa casa editrice, può farsi un giretto qui. Non vi deluderà di certo. 

Il volume di oltre 200 pagine si vende al prezzo di euro 15,00.

Be’, consoliamoci che almeno è relativamente breve…  anche se non sono sicuro che quel prezzo valga la candela. Sorvoliamo?

Qui seguono delle note sull’operato del Don delle Campane Tibetane di poca o nulla importanza. Se non per chi lo vuole seguire ovvio.

Per quanto mi venga un dubbio: tra tutte quelle date annunciate in tutti gli articoli di questa risma mi chiedo quando il povero Marcello avrà il tempo di celebrare solo una messa. Dico una… qualche idea? (Il teletrasporto e il viaggio temporale non sono opzioni valide )

Da notare come il Nostro faccia una capziosa distinzione tra cattolici e cattolici del ministero degli angeli custodi: da quando c’è stato questo scisma? E perché non ne sapevo nulla?: Marcello Stanzione tratterà il tema assai caro ai cattolici del ministero degli angeli custodi. Mah.

E qui iniziano le dolenti note. Essì, un’apologia che mi cita, senza nemmeno fare il nome:  me medesimo meco. Dandomi nemmeno troppo tra le righe dell’arrivista, dedito agli idoli moderni(?) e chi più ne ha più ne metta. Ovviamente il fatto che argomenti citando testi sacri antecedenti al cristianesimo, chi più chi meno, ove per i PontifeSSi già prendere uno spunto da una corrente significa appartenervi non viene menzionata come cosa:

L’argomento “angeli custodi” può suscitare risatine d’incredulità, smorfie di disappunto o ancora nessuna presa in considerazione. D’altra parte ho osservato che la “provocazione” dell’angelo custode ha offerto spunti di discussione e riflessione sulle realtà invisibili che sono le più importanti ad alcuni giovani dai dodici ai trent’anni non necessariamente praticanti, anzi a volte scettici, distaccati, e disamorati per Gesù Cristo.

Tralasciamo che il qui presente, immagino l’unico povero cristo che gli dia un minimo d’attenzione mentre altri, giustamente, lo prenderebbero per sciroccato, sia un non credente sic et simpliciter e non certo quella sfilza di eufemismi posti dal Don?

Ho ben presente quello che Gesù disse a Nicodemo: “Se vi ho parlato di cose della terra e non credete, come crederete se vi parlerò di cose del cielo?” (Gv, 3, 12).

Che il caro nazireo/nazareo/nazareno stesse citando 4Ezra IV 11 e/o Apocalisse di Baruc XXVIII 5, testi per inciso definiti come apocrifi per secoli quand’invece erano largamente accettati dai Padri della Chiesa, non è un’ipotesi presa ovviamente in considerazione. Al solito direi.

Analogamente, Ignazio nella sua lettera agli abitanti di Tralle: “Non potrei scrivervi cose celesti? Ma temo di recarvi danno essendo voi piccoli. Perdonatemi! Non potendo assimilare vi congestionereste”.

Notare come de facto stia solo riproponendo lo stesso verso solo aggiungendo un tramite: certo il vangelo definito di Giovanni (il più gnostico di tutti: non lo si ripeterà mai abbastanza) è ben precedente di codesto Ignazio, il quale immagino lo conoscesse per forza di cosa trattandosi con buonissima probabilità di un parroco o simili.

È vivo in me il ricordo del clamore provocato dal documento “les formes multiples” (Enchiridion Vaticanum, vol. 5, 1347-1393) della sacra congregazione per la dottrina della fede pubblicato il 26 giugno 1975 sull’Osservatore romano, la derisione della maggior parte della stampa verso Paolo VI, che ricordava l’esistenza del diavolo, manifestava non soltanto la generale superficialità degli operatori degli strumenti della comunicazione sociale, ma anche l’orizzontalità del pensiero disabituato a trattare l’invisibile.

Perché la Stampa è l’organo di propaganda delle idee delle gerarchie cattoliche… come no.

È Descartes che in occidente, negli ultimi secoli, ha introdotto l’assurda chiusura del credere solo a ciò che si vede e perciò Dio e i puri spiriti sono comodamente relegati ai mondi dei sogni, delle favole e dei miti.

Che generalizzazione mal posta: anzitutto così fosse non ci sarebbero più chiese da un bel pezzo, poi mi risulta che se al metodo scientifico si riferisce questo tratta solo ciò che è percepibile o che ha attinenza con esso: il resto è o speculazione filosofica o religione. E una Teiera di Russell. Logicamente parlando. (Il mito è già diverso in quanto nell’antichità esso aveva valore eziologico e soprattutto era spiegabili facendo riferimento agli astri, come dimostrano Porfirio e Platone… l’idea che i miti siano storielle senza senso è dovuto a un’ignoranza in tema generale nata con il Cristianesimo di stampo popolare)

I popoli industrializzati venerano nuovi “idoli muti” (1 Cor 12, 2) costruiti su misura: la scienza, la tecnologia, il progresso, il partito (si starà riferendo al ritrovato credente Putin? O alla sua genia?), il consumo. Senza parlare di quelli antichi quali il potere, il denaro, il successo, il piacere.

Anche qui si denota una colossale ignoranza in merito: vero che ci siano taluni troppo sicuri al punto da poter determinare la nascita dell’Universo dal nulla-vuoto(?), o che ci siano caso estremi in tutto. Ciò non significa però che la situazione generale sia paragonabile all’interpretazione che ne dà il Don: eccerto ce c’hanno torto, non significa però che per questo c’avemo raggione noj citando In Nome del Papa Re. Detto questo: il Don sta solo utilizzando l’eristico stratagemma della Falsa Dicotomia o del Falso Dilemma. D’altronde che aspettarsi da chi vede in tutto ciò che non gli va bene l’ombra dello Spirito Maligno per antonomasia (no: non Ahriman )?

È necessario ricordare che, al di fuori del cristianesimo, l’esperienza religiosa di un mondo di esseri invisibili sottomessi a Dio, accumuna differenti popoli in diversi tempi.

…E per questo è assolutamente vero. Come no:

“…dice Seneca << unusquisque mavult credere quam judicare>> ovvero ognuno preferisce credere che giudicare. Si ha dunque buon gioco quando si ha dalla propria parte un’autorità che l’avversario rispetta. Ma per lui ci saranno tante più autorità valide, quanto più sono limitate le sue conoscenze e le sue capacità. Se queste sono di prim’ordine, per lui ce ne saranno pochissime, prossochè nessuna. Egli accetterà, tutt’al più, l’autorità di persone competenti in una scienza, arte o professione a lui poco nota o del tutto ignota, e anche questa con diffidenza. Al contrario la gente comune ha profondo rispetto per gli esperti di ogni genere.

Essi non sanno che chi fa professione di qualcosa non ama questa ma il suo guadagno: nè sanno che chi insegna una certa cosa raramente la conosce a fondo, perchè a chi studia a fondo di solito non rimane neppure il tempo per insegnare. Solo per il vulgus ci sono molte autorità che trovano rispetto….anche pregiudizi generali possono essere usati come autorità…sì, non c’è alcuna opinione, per quanto assurda, che gli uomini non abbiano esitato a far propria, non appena si è arrivati a convincerli che tale opinione è universalmente accettata…l’universalità di un’opinione, parlando seriamente, non costituisce nè una prova nè un motivo che la rende probabile.

Coloro che lo affermano devono ammettere: 1) che la distanza nel tempo priva quella universalità della sua forza probante: altrimenti dovrebbero riportare in vigore tutti gli antichi errori che un tempo erano universalmente considerati verità: per esempio dovrebbero ripristinare il sistema tolemaico oppure nei paesi protestanti il cattolicesimo 2) che la distanza nello spazio produce lo stesso effetto: altrimenti l’universalità di opinione fra chi professa il buddhismo, il cristianesimo e l’islamismo li metterà in imbarazzo. Ciò che così si chiama opinione generale è a ben guardare l’opinione di due o tre persone; e ce ne convinceremmo se potessimo osservare come si forma una tale opinione universalmente valida.

Troveremmo allora che furono in un primo momento due o tre persone ad avere supposto o presentato e affermato tali opinioni, e che si fu così benevoli verso di loro da credere che le avessero davvero esaminate a fondo: il pregiudizio che costoro fossero sufficientemente capaci indusse dapprima alcuni ad accettare anch’essi l’opinione: a questi credettero a loro volta molti altri, ai quali la pigrizia suggerì di credere subito piuttosto che fare faticosi controlli. Così crebbe di giorno in giorno il novero di tali accoliti pigri e creduloni: infatti, una volta che l’opinione ebbe dalla sua un buon numero di voci, quelli che vennero dopo l’attribuirono al fatto che essa aveva potuto guadagnare a sè quelle voci solo per la fondatezza delle sue ragioni. I rimanenti, per non passare per teste irrequiete che si ribellano contro opinioni universalmente accettate e per saputelli che vogliono essere più intelligenti del mondo intero, furono costretti ad ammettere ciò che era già da tutti considerato giusto. A questo punto il consenso divenne un obbligo. D’ora in poi i pochi che sono capaci di giudizio sono costretti a tacere e a poter parlare è solo chi è del tutto incapace di avere opinioni e giudizi propri, ed è la semplice eco di opinioni altrui: tuttavia, proprio costoro sono difensori tanto più zelanti e intolleranti di quelle opinioni. Infatti, in colui che la pensa diversamente, essi odiano non tanto l’opinione diversa che egli professa, quanto l’audacia di voler giudicare da sè, cosa che essi stessi non provano mai a fare, e in cuor loro ne sono consapevoli.

Insomma: a esser capaci di pensare sono pochissimi, ma opinioni vogliono averne tutti: che cos’altro rimane se non accoglierle belle e fatte da altri? Poichè questo è ciò che accade, quanto può valere ancora la voce di cento milioni di persone? ….in genere si troverà che quando due teste ordinarie disputano fra loro, l’arma comune che essi scelgono sono le autorità: con queste si battono l’un l’altro….”

“io lo dico, tu lo dici, ma alla fine lo dice anche quello:/dopo che lo si è detto tante volte, altro non vedi se non ciò che è stato detto” (Goethe, dalla Farbenlehre)

Schopenhauer, L’arte di ottenere ragione, Adelphi, pag. 47 in poi

http://www.fallacielogiche.it/index.php?option=com_content&task=view&id=66&Itemid=78

 La storie delle religioni all’epoca biblica, dimostra che tutte le religioni e tutte le filosofie del bacino mediterraneo e dell’oriente, conoscono essere intermediari di qualche tipo tra dei e uomini. 

Il fatto che per lo più fossero o spauracchi (tipo i demoni e gli spiriti intesi come in senso terreno come ombre) o semplicemente un modo per spiegare a latere il nascere e il morire stagionale della natura sulla base della cosmologia non dice nulla al caro Don? Proprio nulla?

Nell’antica Persia, la dottrina personale(!?!) di Zarathustra, descrive gli Amesha Spenta come spiriti che attorniano l’essere supremo, ma non ricevono culto.

Che gli Amesha siano più simili agli Arcangeli che non agli angeli e spesso identificati con i pianeti, come nel caso di Atar, palese pendant di Agni, colui che accompagna Yama nell’oltre tomba come spesso avviene per le divinità solari-venusiane, o ancora che Thraetaona spodesti Zahhak come di Shiva/Indra che uccide Rahu/Vritra, cioè uno dei nodi lunari-Scorpione e che in tal senso si identifica con Orione, al Nostro è cosa piuttosto sconosciuta. Fosse l’unica.

L’influsso del carsismo sulla Bibbia, che già si ritiene per certo, va oggi giudicato con riservatezza a causa della difficoltà d’interpretazione e della sua datazione.

Come dire: visto che l’identificazione è pressoché sicura e palese gioco sul fatto della datazione. Che però purtroppo non sussiste in quanto mi risulta che la versione più antica della bibbia sia dell’epoca di Ciro (compilato per giunta senza canoni particolari fino all’epoca successiva a Tito!) mentre le idee Mazdeista risalgano minimo al 3000 BCE. Non c’è data che tenga insomma…

In India, il giainismo considera l’Assoluto come una personalità composita formata da una pluralità di anime perfette, nessuna delle quali è superiore alle altre: questa comunità di spiriti liberi si chiama Jiva.

Tralasciamo che il Jainismo abbai ripreso l’idea mediorientale dell’El[ohim] Adat (conciilio degli dei) già comune agli indiani? Tralasciamo che l’Assoluto sia sic et simpliciter il Bhraman?

Budda, Siddharta Gautama, viene salutato alla sua nascita, 560 a.C., dai Deva, spiriti angelici

Orrore: i Deva… angeli? Ma quando mai: Deva significa dei ed’è cognata col Latino Divus! Buddha, secondo il BuddhaCarita, che probabilmente il Nostro cita senza menzionarlo, non venne salutato da angeli ma da Dei! Ovvio che la cosa può creare confusione se si ricorda che tale evento sia semplicemente la riproposizione del saluto degli Yazata (questi sì: angeli) a Zarathustra, ma solo un ignorante scambierebbe quello con questo. A maggior ragione che il caro Marcello non ne ha fatto alcuna menzione!

Shaw, un iniquo re di Sha[n]g che siede “sui calcagni senza servire né Dio né gli Spiriti del cielo e della terra” verrà combattuto da Fa, figlio di Wan[g]. Così è scritto nello Shu King o libro della storia che è una raccolta di antichi documenti cinesi, alcuni dei quali risalgono a 2400 anni a.C. e pare siano stati riuniti da Confucio.

Che l’evento sia anche questo pendant della battaglia tra Thraetaona e Azi Dahaka non è esplicitato ma è oltremodo chiaro. Nonché che il dio in questione sia solo Il Cielo (Tien: 天) o Tengri/ShangDi (上帝) di questo la personificazione è anche questo non menzionato.

Nel XIX secolo in Giappone, Kawate Bunjiro, fondatore della setta religiosa e conservatrice dei Konko Kyo, adorava durante la sua giovinezza un demone Konjin. Dopo una grave malattia la sua fede nel demone mutò e Bunjiro iniziò a predicare che Dio è unico e buono e non abbandona mai coloro che confidano in lui.

E come la mette che Konko Kyo sia sia una setta Enoteista, Sincretica e Panteista nella sua accezione più Immanente possibile? O che Konjin sia praticamente l’equivalente di Ketu-Rahu?

In Arabia i musulmani, al termine della preghiera Rak’a, salutano i due angeli che tengono conto delle preghiere e di cui riconoscono l’invisibile presenza.

Quest’ultima era scontata: dai…

È necessario rilevare che la legittima prosecuzione delle idee antico-testamentarie non ha mai portato ad una divinizzazione degli angeli: anzi, proprio questa è la differenza fondamentale con gli spiriti buoni di altre religioni.

Già già: poco importa se i Longobardi avessero sostituito Tyr con Gabriele. O che il Nostro stia organizzando una pseudo-setta in proposito, per fare esempi più recenti…

Dal 1925, in Nigeria, le chiese dei cherubini e dei serafini si sono diffuse in tutta l’Africa occidentale. I membri di questa chiesa si identificano con tali arcangeli, non li adorano, ma vogliono imitarli nel loro modo di pregare Dio.

Sono io o anche  a voi sembra una  contraddizione delle righe precedenti. Inoltre faccio notare comequesta identificazione ricalchi canoni gnostici-essenici vertenti sui figli della luce e figli dell’ombra. per quanto dissimulata sia la cosa.

Per questi cristiani gli angeli sono i membri della chiesa in Cielo. È dunque dall’Africa che sembra venire una ventata per riconsiderare l’antico credo negli angeli custodi.

Chiesa del Cielo? Intende l’El Adat cananeo?

Tempi diversi, popoli differenti, eppure la credenza negli angeli continua a vivere.

Dove si fonda?

Sulla volontà di crederci magari?

Com’è possibile “hic et nunc” una tale fede?

Che tali credenze siano nate ex abrupto è una colossale idiozia: come ho fatto notare nel caso dei persiani ciò era semplicemente un modo per ricalcare le antiche credenze, mentre nel caso dei greci era un modo per giustificare il Νομος (indo-avest.: Arta) qui sulla Terra. Nonché un facile spauracchio per giustificare cose stupidissime come per esempio le notti più lunghe in certi periodi.

Sopravvivenza di una superstizione o espressione di una realtà vissuta?

Certo il Rasoio di Occam verte per la prima ipotesi. E non c’è Falsa Dicotomia che tenga…

D’altronde come già detto sopra non è la durata o la portata di una credenza a rendere questa (più) veritiera e logica. (vedasi anche qui)

Proiezioni del bisogno di sicurezza o consapevolezza profonda di aiuti celesti?

Anche qui la logica verte per la prima ipotesi. Mi spiace solo per Stanzione.

Chi può dire con certezza assoluta che la realtà è solo quella che i nostri limitati cinque sensi riescono a percepire?

Chi per darsi ragione ha bisogno di impuntarsi sulla certezza assoluta non ha capito nulla del ragionamento scientifico: meglio avere un poco ragione che sicuramente torto. Ciò che è assoluto in quanto tale non si potrebbe migliorare e sarebbe un punto fermo: l’esatto contrario del metodo critico. D’altra parte il fatto che una cosa non si può dimostrare non significa che sia vera, quello chiamasi Ad Ignorantiam. E non è la benché minima prova di alcun che.

E che forse una voce, un sogno, un’intuizione, una riflessione, sono meno reali di una sasso, un fiore, un sole o un mare?

Ok, Stanzione faccia una prova: provi a immaginarsi un’auriga alata che corre nel mare. Se essa appare avrà quasi sicuramente ragione, se poi quell’auriga fornisce le prove che è apparsa per via del suo pensare e fornisce le prove di tutto l’evento sarò disposto a dargli ragione.

Sono realtà di natura differente di un universo invisibile che ci circonda viene soffocata, spenta, ma non è certamente messa a tacere.

Certo certo: l’iperuranio. Anzitutto non per forza ciò che non si vede non si può percepire con gli altri sensi (ah: il sentire con le emozioni non è un senso! E inoltre può essere messo in scacco dalle interferenze mentali proprie più degli altri…). E ciò che di contro non si può percepire con assolutamente niente né è necessario alla ricostruzione del corso degli eventi non si discosta de facto dal nulla ed ergo non può agire col nostro Universo.

Perché?

Per il semplice fatto che è più facile credere Non Causae Ut Causae che ragionare.

Si potrebbe riempire una intera biblioteca raccogliendo le espressioni di certezza nella protezione degli angeli che l’umanità nella storia ha espresso

Devo proprio ripetermi su questo punto?

tuttavia, centinaia di volumi non porterebbero prove scientifiche a sostegno dell’esperienza vissuta da milioni di persone di diversi tempi e culture.

Di nuovo con la fallacia Ad Verecundiam. Con un pizzico di Ad Populum

D’altra parte non si può pretendere di dimostrare il credo, che altrimenti non sarebbe più credo. Si può solo mostrare che il credo è credibile.

Da notare come giochi sull’omonimia di credibile: mentre comunemente si intende rientrante nei parametri logici fondamentali eSSo gioca sul fatto che sia derivato da credere di modo che possa sostituirne il significato con che può essere creduto:

 Infatti molte persone, nel corso dei secoli, hanno creduto ad esseri spirituali che l’accompagnano nel bene e nel male

Patetico, nevvero?

e perciò il troppo giovane metodo scientifico che parte da quello che vede è del tutto inadeguato per conoscere tale realtà universale.

E di qui si rimarca l’Ad Populum-Ad Verecundiam. Unito per di più al trucchetto del tu non puoi capire con un Appello alla Tradizione. Inutile ri-spiegare che la durata di un metodo o di una credenza così come l’universalità di essa non sono prove di niente?

E ad ogni modo mi risulta che il metodo scientifico alla lontana si possa ascrivere quanto meno ai filologi Alessandrini come nascita. Come minimo.

Il credo non si misura, non si “quantizza”, ma si vive e si sperimenta.

E io che pensavo che il metodo pragmatico-scientifico non si basasse unicamente sui numeri e le misure ma sulle definizioni… 

Ad ogni modo, come detto sopra: l’emozione non è prova di alcunché.

Da notare come qui confonda il piano pragmatico con quello etico:

Incessantemente, la testimonianza biblica, la professione di fede della chiesa e la dottrina teologica degli angeli e dei demoni, indicano al credente che vive la propria storia di salvezza o di dannazione, la quale va “al di là” ed è “più ampia” dell’ambito umano. La Chiesa non deve dimenticare che il Regno di Dio abbraccia, “più che la sola realtà riconoscibile dagli uomini”, anche la rivelazione del mondo angelico che gli è “associato e circostante”.

Non s’era detto di credere al messaggio e non al messaggero?

È affascinante pensare a questo mondo invisibile che ci circonda(?) e a cui partecipa sia Dio sia l’umanità. Alla Chiesa celeste, ricordata dalla liturgia della messa, partecipano Maria, i santi conosciuti e sconosciuti, i morti, i nascituri e quelli che non sono nati per atti disumani(!), gli angeli servitori di Dio e amici delle persone.

Già già: difatti gli esempi che il Don ha fatto si riferiscono sempre a quello… Da notare l’assenza di dubitativi.

Così la dottrina sugli angeli custodi porta più vicino al credente il mistero di Dio che in ogni tempo è con i chiamati.

Che dire: il Nostro non sa farne una giusta. Tolti le violenze ripetute alla logica, prima si riferisce alle credenze altrui che lui assimila con le proprie (cosa assurdamente sincretica e New Age!) ma poi ritorna coi piedi per terra(?) per fare propaganda del suo culto non riconosciuto.

Non so a che gioco stia giocando, fatto sta che lo sta facendo terribilmente male.

Fonte di… quel che è: http://www.pontifex.roma.it/index.php/libri/35-libri-cattolici/10904-qscritto-nel-ventoq-un-libro-ed-un-convegno-sugli-angeli-ad-agropoli-sa-con-don-stanzione

4 pensieri su “Non riuscire a cavare un angelo da un buco… la solita tiritera

  1. adminadmin

    FSM, una precisazione…

    Marcello Stanzione tratterà il tema assai caro ai cattolici del ministero degli angeli custodi

    Leggasi: “Strazy tratterà il tema assai caro ai cattolici [quello] del ministero degli angeli custodi”… Un pessimo italiano, davvero pessimo. D’altra parte il nome di chi firma l’articolo dice tutto. 😉

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    1. FSMosconiFSMosconi Autore articolo

      In effetti: un due punti, una virgola, qualsiasi cosa sarebbe stato di aiuto…
      Non si può però dire che de facto quello di Stanzione non sia uno scisma non dichiarato.

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  2. AlbertoB

    Io , che notoriamente sono un ignorantone , ho una parola , una sola , per definire gli astrusi “ragionamenti” del pretonzolo amicone di Scilipoti : la parola è SUPERCAZZOLA.

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