L’abisso più profondo. (Update in coda)

Quest’oggi Carletto è davvero scatenato. Molti articoli e, principalmente, la promessa di vessarci con un “capolavoro” (chissà da dove l’ha copiato) in 11 puntate. L’argomento? Manco a dirlo, l’omosessualità. Che ovviamente, nel titolo Pontifesso viene accostata alla pedofilia, in maniera chiara ed esplicita. E si cita il pensiero di Mario Mieli.

BREVE SUNTO DI PSICOLOGIA, OMOSESSUALITA’ E PEDOFILIA. LE CONTROVERSE DECISIONI DELL’APA

Scopriamo dunque che Carletto ha sviluppato una particolare specializzazione in psicologia, tanto che ci offre un breve sunto. E’ talmente addentro alle segrete cose da permettersi di criticare l’APA. Ne prendiamo atto e passiamo al contenuto del “pezzo”.

ho pensato di fare cosa buona e giusta pubblicando, diviso in 11 parti, un estrapolato sul tema “gay” molto esplicativo e razionale, a cura di un famoso medico e scienziato

Questo annuncio sembra quasi una minaccia… 11 parti, un vero delirio! Dunque, di quale luminare si parla? Ma ovviamente del mitico Bruto Maria Bruti, di cui ci siamo già ampiamente occupati in precedenza: http://pontilex.org/2011/08/scava-scava-2/

Chiarita la figura dell’espertone scelto da Carletto, passiamo ad alcune frasi ed espressioni che brillano e richiamano la nostra attenzione, non senza aver notato che il Geniale Webmaster definisce le strampalate teorie del brutto Bruto “razionali”… Estigrandissimiquarzi!

Cosa ci insegna, brevemente, il dott. Bruti: alla patologia dell’omosessualità contribuiscono fattori psicologici (per esempio: assenza di figura paterna nel caso maschile) e fattori sociali (per esempio di ribellione, come risposta alle oppressioni del campo sociale, specialmente per il caso femminile).

In sintesi il brutto Brutto non fa altro che sposare le strampalate e sconclusionate teorie di Nicolosi. Davvero un grandissimo “scenziato” questo Brutto, non c’è che dire.

Si comporta esattamente come una droga autoprodotta dalla mente. Esiste un rapporto di interdipendenza tra vizio e malattia. Per esempio, si può arrivare all’alcolismo per libera scelta (in nome dell’apparente “gratificazione”), fino a che non si crea uno stato di dipendenza psicologica (“come faccio senza bere?”) e patologie organiche (disturbi dell’apparato digerente e di quello cardiovascolare).

Lo stesso discorso, secondo il dott. Bruti, vale per l’omosessualità.

E, di grazia, come dimostra questa teoria? Perchè di teoria si tratta. Una teoria che il brutto Bruto costruisce impastando un poco di sana ignoranza con le idee di Nicolosi, agidanto poi in maniera vigorosa. Ma quali sono le prove a sostegno di questa teoria? Ricordiamo che le baggianate sostenute da Nicolosi sono da anni in attesa di una puntuale peer review. Peer review che Nicolosi ha sempre rifiutato.

a) l’omosessualità è una (pur complessa) patologia; pertanto, dato che il diritto del malato non è di crogiolarsi orgogliosamente nella malattia ma di guarire, i “diritti dei gay” non possono consistere in altro che nel guarire dall’omosessualità;

L’omosessualità una patologia? Detto da un medico? Un medico che dunque si mette contro l’intera comunità medica? Beh una posizione davvero bizzarra. Ed altrettanto bizzarro il bizzarro concetto di “diritto di guarire”. Si guarisce da un raffreddore. Si guarisce quando si ha una gamba rotta. Io propongo di far guarire il brutto Bruto e chi ne propone le idee attraverso un bel TSO. E’ un diritto di chi sostiene Bruto Bruti di guarire. Peccato che dall’ignoranza non si possa guarire, dunque ci terremo in eterno questi esseri pusillanimi ed insignificanti che, incapaci di ragionare, ripropongono a pappagallo le scemenze scritte da altri.

b) per lo stesso motivo, l’attivista gay (malato che non vuole guarire) non può accampare diritti, né può pretendere di rappresentare l’omosessuale che soffre della sua condizione e vuole uscirne;

Per lo stesso motivo, l’esaltato vetero-cattolico, tradizionalista, (un vero malato che non vuole guarire) non può accampare diritti né pretendere di rappresentare tutti i cattolici, anche quelli che non condividono le sue scemenze.

c) l’APA, la stessa associazione che ha dichiarato scienza la propria opinione (con 4/7 dei voti degli aventi diritto –  e gli altri 3/7 erano psichiatri / scienziati ignoranti ??????), declassando l’omosessualità da patologia a “orientamento” (?!?), ha fatto nel 1994 la stessa operazione con la pedofilia, e vista la “normalizzazione” effettuata dai media nei confronti degli attivisti gay, c’è seriamente da temere per quella sulla pedofilia (normalizzazione prossima ventura).

I 4/7 dei votanti scelsero di autodefinirsi “scienza”. Gli altri 3/7 preferivano una diversa definizione. Tutt’ora ci sono grandi dubbi sul fatto che i metodi della psichiatria siano scientifici. Quindi i 3/7 non erano ignoranti: erano semplicemente in disaccordo con gli altri. Per il resto cosa aggiungere? Si gioca sempre sul solito doppio significato della parola “pedofilia”. Dispiace che ci si rifugi in questi mezzucci per attirare qualche click facile.

La parola pedofilia deriva dal tema greco παῖς, παιδός (bambino) e φιλία (amicizia, affetto).

In ambito psichiatrico la pedofilia è catalogata nel gruppo delle parafilie, ovvero tra i disturbi del desiderio sessuale, e consiste nella preferenza erotica[1] da parte di un soggetto giunto alla maturità genitale per soggetti che invece non lo sono ancora, cioè in età pre-puberale. Il limite di riferimento di età varia da persona a persona (poiché ogni individuo raggiunge la maturità sessuale in tempi diversi), ma oscilla generalmente tra gli 11 e 13 anni.

Nell’accezione comune, al di fuori dall’ambito psichiatrico, talvolta il termine pedofilia si discosta dal significato letterale e viene utilizzato per indicare quegli individui che commettono violenza attraverso la sessualità su di un bambino, o che commettono reati legati alla pedopornografia. Questo uso del termine è inesatto e può generare confusione. La psichiatria e la criminologia distinguono i pedofili dai child molester (molestatori o persone che abusano di bambini); le due categorie non sono sempre coincidenti. La pedofilia è una preferenza sessuale dell’individuo o un disturbo psichico, non un reato. La pedofilia definisce l’orientamento della libido del soggetto, non un comportamento oggettivo. Vi sono soggetti pedofili che non attuano condotte illecite, come si hanno casi di abusi su bambini compiuti da individui non affetti da pedofilia.

http://it.wikipedia.org/wiki/Pedofilia

Ecco, Carletto ci ha appena dimostrato quanti danni possa fare l’ignoranza di chi pretende di parlare di argomenti che evidentemente non padroneggia. Si scaglia infatti (attravero le parole del suo “scenziato” Bruto Maria Bruti) contro l’APA, facendo credere che sia stata “depenalizzata” la pedofilia intesa in senso comune. E già nell’incipit menziona (senza evidentemente comprenderne il pensiero) Mario Mieli. In tutti questi casi Carletto fa confusione (supponiamo soltanto per colpa della sua ignoranza, anche se esiste la possibilità che si tratti di una scelta cosciente e quindi maliziosa) tra il significato del termine “pedofilia” in ambito medico scientifico ed il significato abituale nell’uso comune. Una dimostrazione? Eccola:

Mario Mieli, sosteneva nei suoi libri (purtroppo ancora in commercio) che è lecito abusare dei bambini, in modo da evitare condizionamenti sessuali dovuti allo status della società.

Mario Mieli sosteneva che è lecito ABUSARE dei bambini? Ma un abuso è sempre un abuso. Siamo sicuri che Mieli invitasse i suoi lettori a commettere reati? Oppure, come è più probabile, Mieli scriveva parlando ad un livello diverso, che non comprende la violenza ipotizzata (o forse desiderata) da Carletto?

Il Geniale riporta quindi tre “dati allarmanti”. Il primo? Manco a dirlo, la scelta fatta da APA di togliere l’omosessualità dalle patologie. Sul secondo preferiamo sorvolare non avendo informazioni precise. Il terzo? La scelta, fatta sempre da APA, di modificare la definizione di pedofilia. Ma di nuovo, Carletto mescola i due significati: quello “tecnico” degli psichiatri e quello dell’uomo di strada. Di nuovo, basta pensare che l’APA è l’associazione degli psichiatri e ricordare quanto indicato anche da Wikipedia (oltre che dal buonsenso, che evidentemente scarseggia dalle parti di Potenza) per rendersi conto che l’APA non ha reso legale la pedopornografia. Invece Carletto confonde ancora le carte in tavola.

L’articolo prosegue con una lista incredibile di psicologi e psichiatri che hanno affrontato l’argomento tanto caro al Geniale Webmaster: l’omosessualità. Ci ha incuriosito molto l’enorme elenco: ci ha incuriosito perchè rapido e preciso eSSo scivola tra nomi sconosciuti a molti. Cita indifferente Shellenbaum, Blanchard, Lalumiere… Possibile che il professore di informatica possa vantare anche così profonde conoscenze in settori ostici quali possono essere la psichiatria e la psicologia?

Infatti. Impossibile. Volete sapere da dove arriva l’improvvisa illuminazione di Carletto? Dal lavoro paziente di documentazione di Domenico Berardi. Potete leggere la tesi di Domenico qui di seguito:

http://www.dberardi.it/Tesi%20triennale/Tesi_Domenico_Berardi.pdf

Ora prendete le citazioni di Carletto e provate a cercarle nella tesi di Domenico. Sorprendente, non è vero?

Non conosco Domenico ma dal suo sito traspare il suo interesse per la religione, per la psicologia, per i ragazzi. Svolge il suo studio (già, perchè Domenico gli studi li fa per davvero, non si limita a fotocopiare il lavoro degli altri) anche grazie alle scuole della sua zona (infatti, nei ringraziamenti, cita un paio di scuole salesiane, un liceo scientifico oltre che un gruppo di Scout). Insomma ci sembra una persona equilibrata, appassionata. Leggiamo quali sono le conclusioni a cui giunge Domenico:

Le ricerche presentate sull’argomento sembrano confermare agevolmente l’ipotesi di lavoro alla base di questo studio: l’omosessualità costituisce un significativo fattore di rischio per problemi psicologici come disturbi d’ansia, depressione, comportamento suicidario, abuso di alcool e di sostanze; comporta inoltre un maggior rischio di violenze, persecuzioni, discriminazioni, abbandoni scolastici, esposizione a infezioni sessualmente trasmissibili.

Domenico però non si ferma qui. Forse consapevole della possibile manipolazione a cui si prestano le sue frasi, puntualizza:

Nel corso dell’analisi è anche chiaramente emerso come in realtà alla base di gran parte (se non della totalità) dei problemi di cui fanno esperienza le minoranze sessuali, ci siano i sentimenti omofobici. Questo rifiuto del “diverso”, che riguarda anche sé stessi, è infatti profondamente radicato negli animi, nella storia, nella cultura, nella società e come un fiume profondo attraversa e separa l’umanità, arroccata sulle sue opposte sponde

Accidenti! Lo studioso da cui Carletto attinge (senza dichiararlo, ovviamente) tutto il suo sapere giunge a conclusioni che sono assolutamente in linea con quanto sosteniamo noi, poveri Pontilessi. E di conseguenza ortogonali rispetto all’omofobia palese che permea ogni scritto recente di Carletto. Ma proseguiamo nella lettura delle conclusioni a cui giunge Domenico:

Nell’osservare l’ansioso e ossessivo attaccamento agli schemi rigidi che caratterizza il comportamento umano, non si può non condividere la lungimirante e (per uno psicanalista dell’epoca) rivoluzionaria visione di Trigant Burrow, il quale già nel 1927 riconosceva l’esistenza di “… una società nevrotica, che obbliga gli individui a conformarsi ad una immagine sociale standard e impedisce comunicazioni creative e profonde, costringendo a modalità fisse e stereotipate di rapporto” (Badolato, Di Iulio, 1979, p. 31; corsivo degli autori).

Se si può quindi facilmente presumere che le tensioni e i conflitti indotti da questa continua pressione sociale possano creare dei problemi psicologici alla popolazione “allineata”, non deve stupire che i “diversi” presentino, come abbiamo visto, situazioni problematiche e patologie in misura ben maggiore.

Secondo Domenico (e ci permettiamo di condividere la sua opinione) dunque viviamo in una società che esercita una forte pressione che cerca di comprimerci all’interno di modelli ben determinati, limitando la libertà di espressione. Se questa pressione è importante e significativa anche per chi è quasi completamente “allineato”, si capisce facilmente che ogni tentativo di restare “disallineati” comporti pressioni ancora maggiori. Notate i termini delicati, i toni pacati con cui Domenico ci guida e ci consente di capire quello che sostiene. Dunque l’omosessualità non è una malattia. E non procura malattie. Ma la pressione generata sugli omosessuali dagli omofobi produce le malattie e tutti i problemi che Domenico ha elencato nell’incipit delle sue conclusioni.

Lapidaria, come una pietra tombale sul pensiero del povero Geniale Webmaster, la seguente frase di Domenico.

Si potrebbe quindi ben affermare insieme a Chiara Simonelli (1999, p. 10) che “è il rifiuto sociale che rende l’omosessuale patologico, non la sua omosessualità”.

Alla luce di queste frasi, si comprende bene il vero significato del disclaimer che ormai Carletto inserisce all’interno di ogni suo brano:

Questo articolo non è assolutamente omofobo, ma riporta solo alcuni pareri medici, dichiarazioni APA e dati di fatto accertati.

Sembra di sentire le parole con cui il venditore di aspirapolvere porta a porta cerca di convincerci ad acquistare proprio il suo articolo, perchè è migliore degli altri. E se lo dice lui, deve essere sicuramente vero!

Potete leggere questa vera e propria perla qui di seguito:

http://www.pontifex.roma.it.nyud.net/index.php/opinioni/laici/10784-breve-sunto-di-psicologia-omosessualita-e-pedofilia-le-controverse-decisioni-dellapa

[UPDATE 3/2/2012]

Aggiungiamo l’immagine di come si presenta al momento attuale l’articolo Pontifesso onde evitare repentine modifiche che renderebbero meno evidente la scorrettezza di Carletto, che cita il lavoro altrui senza la corretta attribuzione.

25 pensieri su “L’abisso più profondo. (Update in coda)

  1. giux

    potrei chiedere a Bruto… come mai sono così anormale. Sono gay, non sono mai stato mammone (avrò scambiato 50 parole in tutta la vita con mia madre), ma ho passato un sacco di tempo con mio padre, e mi piace molto la compagnia delle donne:)

    Rispondi
    1. adminadmin Autore articolo

      Preparati ad affrontare un lungo viaggio per incontrare Bruto… E’ morto.
      Magari si tratta di un segnale del minidio Pontifesso… :-)

      Rispondi
  2. francesco t

    sigh mi hai preceduto.
    ma ora arrivo con la mia lunghissima controbattuta :P o controarticolo.
    l ho messo come commento diviso in due parti su pontifex(sempre che arrivi) .

    ma vista la lunghezza e l impegno che ci ho messo per dimostrare le cazzatielle , direi che meritava un elevazione ad articolo.

    però oddio…..11 articoli del genere? da spararsi. gia questo è una contraddizione vivente piena di copia e incolla abusati qui e là….ho dovuto penare per venirne a capo!

    Rispondi
    1. adminadmin Autore articolo

      Francesco, il tuo intervento completa ed integra il mio… It took far more time finding all the idiot things stated in Carletto’s article and fight each and every sentence. Ecco perchè ti ho preceduto :-)

      Per gli 11 articoli. Beh loro fanno presto: prendono un solo articolo (come nel caso di don Tonino Bello) e so sparpagliano sotto forma di 10 pillole omeopatiche. In questo modo riescono ad allungare il brodo e tirano a campare per molti giorni, potendo proporre molti aggiornamenti ogni giorno. Aggiornamenti ottenuti, ripeto, allungando il brodo altrui. Complimentoni vivissimi ai geniali Pontifessi ;-)

      Rispondi
    2. adminadmin Autore articolo

      Francesco tu hai visto comparire la seconda parte del papello del brutto Bruti? Quest’oggi ho visto comparire altre boiate del Geniale Webmaster, la solita tiritera su Don Tonino Bello, la lectio magistralis su come si celebra un funerale… Ma niente “seconda puntata” del Bruti-pensiero… Mi sarà scivolata dallo schermo mentre ero intento a gozzovigliare… :-)

      Rispondi
  3. Xodroont

    Scusate ma non ho capito la questione dell’ APA della pedofilia, o meglio, l’ ha inclusa nelle parafilie si o no?
    Cioè la pedofilia è un “disordine mentale” secondo l’associazione?
    Chiedo perché voglio capire bene questa cosa…

    Rispondi
    1. adminadmin Autore articolo

      Spesso i cattolici fanno confusione tra il significato “scientifico” di “pedofilia” e gli atti pedopornografici (cioè quello che comunemente viene chiamata “pedofilia”). La definizione di Wikipedia non lascia spazio al dubbio. Se uno psicologo oppure uno psichiatra parla di pedofilia, parla di una cosa diversa dalla pedofilia come è comunemente intesa. Ma i cattolici fanno spesso confusione. Volutamente oppure per ignoranza, non lo sappiamo.

      http://www.labussolaquotidiana.it/ita/articoli-offensiva-laicistaper-normalizzare-la-pedofilia-2874.htm

      Diciamo che questo spauracchio della “normalizzazione” della pedofilia ricorda molto il buon vecchio spauracchio: “i comunisti mangiano i bambini”…
      L’articolista sbussolato qui sopra cita una associazione (B4U-ACT) e la definisce “pro pedofilia”. Questo è al tempo stesso corretto ma anche profondamente scorretto, nella misura in cui il sito di questa associazione afferma:

      You may be looking for mental health services to deal with anxiety, depression, anger, or other factors either unrelated to your sexuality or resulting from society’s stereotypes and reactions to your sexual feelings. Or you may be wondering how to live life fully and stay within the law. But you may feel you can’t trust therapists because they don’t understand you, they’ll judge you, or they’ll report your feelings to others. We help minor-attracted people find mental health professionals that they can trust. That way they can develop ways of coping and consider how their actions affect themselves and others before they react to their situation or to society’s attitudes about them. http://b4uact.org/

      Mi pare evidente che l’obiettivo di questa associazione è di mettere in contatto i pazienti (che rimangono pazienti) che provano pulsioni per i minori (minor-attracted people) con professionisti di cui si possano fidare in modo da gestire la loro situazione e considerare come le loro azioni (dei pazienti) colpiscono gli altri oltre che se stessi.

      La classificazione di APA nulla ha a che vedere con la condanna sociale (e legale) della pedopornografia.

      Rispondi
  4. Xodroont

    Ok ho capito che c’è differenza tra le due definizioni e che tendono a mischiare tutto, ma per l’ APA o le altre associazioni l’ attrazione di un adulto (minimo 16 anni) per un soggetto di età prepuberale (11-13 anni massimo) è considerata parafilia?
    Per quello che dice Giux si, ma sopra la cosa è oscuraXD

    Rispondi
    1. francesco t

      http://www.ipce.info/library_3/files/apa_statement_jun03.htm

      qui c è il testo ufficiale di posizione dell APA (american psychiatric association, poichè l american psychological association non ha potere di modificare il dsm), che specifica chiaramente che la pedofilia è un disturbo mentale, e si classifica in soggetti dai 16 anni in su che mostrano interesse sessuale per soggetti dai 13 anni in giù e con una differenza di età variante dai 5 anni in su.

      Rispondi
  5. Domenico

    Sono l’autore del lavoro citato da Admin, che ringrazio per aver compreso e riprodotto fedelmente il mio pensiero.
    Mi sembra invece molto patetico e ridicolo (oltre che scorretto) il copia e incolla del famigerato Carlo Di Pietro, sia per non aver citato la fonte, sia per aver citato teorie che andavano in contrasto con le tesi da lui riportate, cioè che l’omosessualità è una malattia che va curata.
    Peraltro la parte della mia tesi che riguarda le teorie sull’omosessualità è secondo me quella meno rilevante, anche se indispensabile in un lavoro accademico.
    Si tratta infatti di una rassegna di ricerche che tutt’al più rilevano delle correlazioni, cioè delle concomitanze di fenomeni che hanno una certa significatività statistica, ma non certo una causalità dei fenomeni. Nessuna ricerca, cioè, è stata finora in grado di dimostrare cosa sia causa dell’omosessualità.
    Personalmente trovo molto più interessante e utile studiare l’omofobia, le sue radici storiche, le sue manifestazioni e soprattutto la connessione con i pregiudizi e i condizionamenti sociali (è emblematico al riguardo il pensiero di molti ragazzi delle scuole superiori che hanno risposto a un questionario su questi argomenti, riportato in appendice alla tesi http://www.dberardi.it/Tesi%20triennale/Tesi_Domenico_Berardi.pdf)

    Il noto Carletto si è ben guardato dal citare questa parte della mia tesi, anche perché avrebbe dovuto mettere in rilievo le responsabilità della storia cristiana e delle istituzioni ecclesiastiche.
    Ho invece ripreso l’argomento nel mio secondo (e molto più faticoso!) lavoro di ricerca per la Tesi di laurea specialistica in Psicologia, in cui ho ripreso delle recenti teorie che mettono in correlazione l’omofobia con le altre intolleranze sociali, come il sessismo, il razzismo, l’intolleranza religiosa, ecc.
    Chi fosse interessato può andare a leggere le conclusioni sul mio sito a questo link:

    http://www.dberardi.it/psicologia/34-sessismo-e-omofobia

    e può scaricare anche la versione integrale della tesi in formato Pdf.

    Per concludere, ho apprezzato molto la serietà e la preparazione dei partecipanti al blog, che mi sembra utile e ben fatto e che cercherò di seguire volentieri.
    Un cordiale saluto!

    Rispondi
    1. adminadmin Autore articolo

      Domenico, avevo già notato la tua ricerca sulla relazione esistente tra sessismo, omofobia, intolleranza e razzismo. Se ci fossimo conosciuti prima avremmo potuto contribuire al tuo lavoro suggerendoti il bellissimo sito Pontifesso, dove i musulmani vengono definiti “beduini” e vengono invitati a lavarsi perchè puzzano, dove gli omosessuali sono definiti “malati”, dove la donna è vista come una incubatrice di bimbi (ricordiamo il siparietto proprio nei nostri commenti tra Carletto e la sua presunta cugina/sorella), dove si interpreta la morte di un ragazzo a Trieste come un segnale per Jovanotti e le sue dichiarazioni pubbliche sull’uso del preservativo… Insomma “tanta roba” per i tuoi studi! ;-)

      Mi viene in mente una diversa considerazione. Stanti i tuoi studi e la mole di documenti che citi, pensi che i ragazzi e le ragazze omosessuali che ci leggono possono intentare una causa nei confronti degli amici Pontifessi per la costante violenza a cui sono sottoposti attraverso gli articoli del bel sito Pontifesso?

      Rispondi
      1. Domenico

        Forse in un altro paese potrebbe avere un senso, anche se la materia è ancora molto controversa e darebbe origine a cause e dibattimenti infiniti.
        E poi perizie e controperizie a non finire! Non credo se ne possa venire a capo…

        Rispondi
        1. adminadmin Autore articolo

          Domenico ti invito ad intervenire anche in ogni altra discussione… Non occorre alcuna “autorizzazione” per esprimere il proprio punto di vista… Fatti salvi gli intoppi tecnici che talvolta mi costringono ad un super-lavoro per via della pessima integrazione tra due plugin che comporta il mio intervento per approvare la pubblicazione di molti commenti. Ma vi assicuro che non è un comportamento voluto, solo l’effetto collaterale dell’interazione tra due plugin… :-/

          Rispondi
    2. francesco t

      è sempre bello vedere una reazione della persona di cui è stato abusato il lavoro :P del resto, prima o poi doveva accadere con i copia incollla di cdp.

      comunque domenico spero tu non abbia inteso il mio articolo (http://pontilex.org/2012/03/il-breve-sunto-della-confusione-piu-totale/) come una critica del tuo lavoro.
      è ovvio che io ho analizzato tutti i dati proposti nella tua tesi criticando l abuso di essi per supportare l omosessualità come patologia che si possa curare. :P

      Rispondi
  6. Domenico

    Tranquillo Francesco, ho capito perfettamente il senso dei tuoi interventi, che in buona parte condivido.
    Il fatto di dover citare per completezza delle teorie e delle ricerche non significa automaticamente condividerle.
    Secondo me sono molti i fattori che concorrono alla formazione dell’orientamento sessuale; alcuni molto probabilmente genetici, altri legati alle esperienze emotive, affettive e cognitive dei primi anni di vita. Ma lo stesso avviene per la formazione delle preferenze personali, come il dolce o il salato, la montagna o il mare, ecc. e della personalità in tutti i suoi aspetti.
    Il principale interesse che vedo per studiare questi fattori è quello di tentare di formare e informare genitori e insegnanti per tentare di limitare i danni che potrebbero arrecare ai ragazzi con comportamenti e giudizi errati e, questi sì, patologici.

    Rispondi
  7. adminadmin Autore articolo

    Scriveva Carletto:
    Data l’attenzione che ha dimostrato il web […] ho pensato di fare cosa buona e giusta pubblicando, diviso in 11 parti, un estrapolato sul tema “gay” molto esplicativo e razionale, a cura di un famoso medico e scienziato.

    Premesso che il “famoso” medico e scenziato è scientificamente parlando una perfetta nullità (ed è forse per questo che viene citato dai Pontifessi), qualcuno ha notizie delle altre 10 parti seguite alla prima che abbiamo commentato qui sopra?

    Ci dispiacerebbe davvero tantissimo (eheheheheheh) perderci altre divertentissime stupidate simili a quelle lette qui sopra… :D

    Rispondi

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