La soluzione

Quanto state per leggere non è un espediente letterario: davvero, pochi giorni fa, mi è venuto in mente un fatto curioso: sono arrivato al quarto dei sei anni previsti per la laurea in medicina e chirurgia, ed ho abitato con sette persone diverse (il che non è così curioso), la maggior parte delle quali, cinque, per la precisione, più del settanta per cento, aveva nomi inferiori alle cinque lettere.
Questo ha qualche significato? Potrebbe, se io stessi facendo una ricerca sui rapporti tra le interazioni umane ed i nomi delle persone che li mettono in atto; e, dalla mia esperienza, potrei inferire che, per un qualche motivo, forse un ancestrale bisogno di equilibrio, le persone dai nomi “lunghi”, che chiamerò d’ora in poi lunghinomi, e definirò come coloro che hanno un nome con più di sei lettere (il mio ne ha otto), tendono a stare insieme più con coloro che hanno nomi “brevi” (d’ora in poi, brevinomi) che non con altri lunghinomi.
Potrebbe bastarmi la mia semplice esperienza per affermare ciò? Certo che no; dovrei compiere altri esperimenti, fino a raccogliere un numero sufficiente di dati per avere un risultato statisticamente significativo: che potrebbe dirmi che ho ragione, o meglio, che effettivamente le persone lunghinomi frequentano, effettivamente, le persone brevinomi più che le lunghinomi, oppure che ho torto. Se volessi indagare il perché, poi, dovrei scendere ancora più nel particolare, a livello psicologico o neurologico; e, forse, non troverei niente, o forse sì, chi può dirlo.
Una ricerca compiuta seguendo queste regole, benché forse, per il suo argomento, degna del premio IgNobel, sarebbe del tutto inappuntabile dal punto di vista metodologico, e, dunque, sarebbe scientifica. Altre persone, cioè, potrebbero appoggiarsi ad essa per avere la base concettuale di lavori futuri.
Ma c’è di più: seppure oggi sembrasse che, effettivamente, i Joe abitano con i Jonathan più che con gli Al, ma domani, con un lavoro migliore, si riuscisse a dimostrare che, invece, i Pasquale preferiscono la compagnia degli Alessandro, allora la mia teoria dovrebbe essere abbandonata, o quanto meno corretta, perché riesca a spiegare la mole di dati raccolta fino a quel momento; e così via.
La scienza, cioè, non è mai la verità, ma una sua approssimazione abbastanza precisa; e questo lo sanno benissimo tutti gli scienziati, a meno che questi non professino quella religione che si chiama scientismo (che ci farebbe, comunque, meno male di molte altre credenze).
Qualcuno potrà, forse, considerare questo modo di vedere il mondo “creatore di malattie psichiatriche”, per l’intrinseca incertezza che esso presuppone; invece, esso rende la vita non solo più interessante, ma anche più divertente: questo perché ogni nuova scoperta prevede lunghi aggiustamenti, che alla fine ci permetteranno di avere una visione più completa del nostro universo; insomma, la scienza è una specie di “festa continua”.
Non solo, ma sapere che quanto si afferma non è mai del tutto rispondente a verità insegna un valore tanto importante quanto dimenticato: l’umiltà; ogniqualvolta un biologo o un medico afferma che la specie umana ha oggi la conformazione anatomico – fisiologica che conosciamo grazie al lavoro della selezione naturale e dell’evoluzione darwiniana, lo fa ben sapendo di appoggiarsi a dei dati, e non ad un dogma; e, d’altronde, afferma anche implicitamente che se, un domani, nuove scoperte venissero ad inficiare questo, che Hans Kung chiamava paradigma, egli lo abbandonerà, essendo la scienza l’unico campo in cui il “banderuolismo” non è segno di ipocrisia e di cedevolezza alla migliore offerta, quanto piuttosto di onestà intellettuale. Non per nulla, Richard Dawkins ha avuto modo di affermare in passato che il suo darwinismo (ho scelto volutamente questo esempio, visto che è materia dibattuta benché le prove della bontà della teoria siano ormai sotto gli occhi di tutti) non dipende da una cieca credenza, ma dal fatto che esso è, tra tutte le spiegazioni proposte, la più probabile.
Ho usato il termine dogma non a caso, visto che a questo modo di pensare si contrappone invece il pensiero religioso, e, in Italia, particolarmente quello cattolico, che utilizza quello che in logica si chiama argumentum ad auctoritatem, e che si può tradurre più o meno come segue: la maestra mi ha detto che Peter Pan esiste, quindi Peter Pan esiste; con l’aggravante che molte delle spiegazioni che i credenti, o meglio, i credenti fondamentalisti, si danno e, con nostro sommo rincrescimento, ci danno, si basano sulle opinioni di pensatori che, per quanto illustri, sono vissuti quando ancora l’America non era stata scoperta, e si credeva, arrivando ad uccidere per questo, che la Terra fosse l’immobile centro dell’Universo, con soli nove “cieli” attorno a se, e che, nonostante ciò, vengono considerati infallibili e incontestabili, dimenticando che uno di loro ammoniva che una fede senza dubbi non è fede.
Chi, come costoro, crede di avere tutte le risposte in mano, finisce inevitabilmente col diventare arrogante; e non solo, ma si perde anche un grande piacere della vita: quello della continua scoperta di ciò che ci sta attorno.
È, questo, un pensiero che rimastico da molto tempo; ed ho, a lungo, cercato una metafora che lo sintetizzasse al meglio. La cosa è divenuta per me una piccola ossessione, perché sentivo che avrebbe potuto disvelare il mio intero pensiero sull’argomento, che potesse essere quel simbolo che aveva dato il nome ai simbolisti, la “formula che mondi possa aprirti” che Montale sosteneva di ignorare, forse mentendo; eppure, quella continuava a fuggirmi davanti come Silvia davanti alle avances di Aminta.
È stato, quindi, un senso di liberazione quasi fisico, pari solo a quello che da, in certi momenti, lo svuotamento della vescica, quello che ho provato quando sono riuscito a ghermirla come il vile Belloq l’Arca dell’Alleanza, certo per altro di non fare la sua stessa miseranda fine, e nella mia mente si è composta questa frase: ecco, sono come Lord Voldemort.
Essa, forse, potrà apparire offensiva, invece che provocatoria come invece vuole essere; ritengo, tuttavia, che nessuno dovrebbe aversene a male: non coloro, come i miei molti amici cattolici e tolleranti, che in essa non sono inclusi, né quelli cui si riferisce, visto che costoro da tempo hanno reso nota la loro antipatia per il giovane mago protagonista dei romanzi di J.K. Rowling, e che quindi, in ottemperanza col motto “i nemici dei miei nemici sono miei amici”, dovrebbero essere ben felici di essere paragonati al più grande mago oscuro di tutti i tempi, piuttosto che ad Albus Silente, “maestro di relativismo, sincretismo, spiritismo”, e chissà quante altre baggianate.
Baggianate cui probabilmente il più moderno erede dell’“archetipo Merlino” non avrebbe prestato orecchio, fintanto che queste non fossero riuscite a toglierlo dalle figurine delle Cioccorane, visto che, oltre che, forse, di tutti quegli ismi, egli era, senza dubbio, maestro anche di un altro: l’umorismo; il che non si può dire, invece, di chi ignora, e credo in malafede, i più basilari elementi di critica ed esegesi testuale, e quindi si rifiuta di leggere i libri su cui si basa la sua fede alla luce dei tempi in cui furono scritti.
D’altronde, che siano arroganti si è già detto, ed anzi forse questo è il punto che più li lega al Signore Oscuro insieme alla visione cupa e tragica che sia l’uno che gli altri hanno della vita; ma mentre il primo ha vissuto una serie di esperienze negative che lo hanno portato ad odiare non solo la vita, ma anche, in un certo qual modo, la stessa felicità, ed è per questo giustificabile, tanto che Silente per lui prova pena e non odio, non lo stesso si può dire di lefebrviani e similari, o almeno non di tutti, che hanno, sì, gli stessi sentimenti, ma solo perché qualcuno ha detto loro che così dev’essere, che questa vita è una valle di lacrime, e che solo se soffrono e tribolano potranno guadagnarsi un’ipotetica eterna beatitudine in un’ipotetica altra vita successiva alla loro morte. Ipotesi che mai potranno essere dimostrate, il che mi fa pensare che Pascal sosteneva di poter dimostrare che era “meglio” credere in Dio ricorrendo all’argomento della “scommessa”. A me sembra che la teoria dei giochi deponga a suo sfavore.
Questo articolo che, con mia sorpresa, state leggendo, tuttavia, non ci sarebbe neppure, se le somiglianze si esaurissero a queste; purtroppo, non è così, e l’orrore per almeno altre due somiglianze, il razzismo franco e l’ipocrisia, provoca in me un orrore che è il solo impulso che, come per Bertolt Brecht, anche se i risultati sono significativamente inferiori, mi spinge alla scrivania.
Razzismo ed ipocrisia che sono indissolubilmente legati: come Voldemort, infatti, invoca la “pulizia etnica” dei mezzosangue, pur sapendo benissimo di essere uno di loro, così molti cattolici tradizionalisti gettano veleno ed odio su gay, musulmani, ebrei, laici, chiamandoli con nomi che farebbero arrossire anche i Mangiamorte più smaliziati, e vorrebbero ridurli al silenzio, salvo poi invocare la libertà d’opinione quando qualcuno rivolge loro critiche che, in genere, sottolineano che simili discorsi sono non solo contrari alle nostre leggi, non solo alle più basilari regole di civiltà, ma anche agli insegnamenti di quell’uomo che, probabilmente per colpa di persone poco più intolleranti di loro, è stato messo in croce in Palestina duemila anni fa e che esse adorano come un Dio.
Si può fare qualcosa per sconfiggere questo modo retrivo, ingiusto, disumano di vedere gli altri? Certo che si può: essere tolleranti, sempre, con tutti. Se circondiamo chi è intollerante con un “muro di tolleranza”, e, magari, d’ironia, prima o poi il pensiero razzista e fondamentalista dovrà estinguersi; e, forse, dietro un orizzonte di questo tipo è nascosta quella pace che sognava Carlo Urbani, il medico (cristiano) che ha scoperto il coronavirus, agente patogeno della polmonite atipica che l’ha ucciso.
D’altronde, il presidente norvegese, subito dopo la strage di Utoya, perpetrata da quel Breivik che con i fondamentalisti di cui si sta parlando condivideva molti punti di vista, non propose di tornare alla pena di morte o di istituire uno stato di polizia; al contrario, disse che la Norvegia avrebbe risposto con più democrazia, mandando in fumo, in effetti, il piano di chi aveva ucciso sessantanove persone.
Facciamoci una risata, dunque, perché è questo che la grande (lo sostengono Beppe Severgnini e Stephen King, mica due a caso) saga della Rowling ci ha insegnato: Voldemort viene sconfitto perché non sa vedere le cose da più punti di vista, e, dunque, perché non potrebbe, mai e poi mai, essere un umorista; e non attendiamo un “uomo del destino” che magicamente faccia sparire tutti questi Voi sapete chi.
Anche perché Harry Potter per farlo è dovuto risorgere dai morti; e l’ultimo personaggio letterario che l’ha fatto, prima di lui, ha dato l’esca, forse suo malgrado a chi scrive, ignorantemente, che essere gay è contronatura.

Vi piace quanto scrivo? Che sia anatema! In caso siate così secolarizzati, potete trovare questo articolo (sezione Archivio) ed altri miei capolavori qui: www.privodititolo.weebly.com

25 pensieri su “La soluzione

    1. adminadmin

      Lilli ti confermo che ho attivato una politica che tende a chiudere post datati e non “acceduti” di recente. Se vuoi indicarmi la URL del post (oppure il titolo preciso), posso verificare se riesco a riabilitare selettivamente i commenti.

      E benvenuta 😀

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        1. adminadmin

          Occorre una spiega… 😀

          In principio WordPress (le prime versioni che abbiamo utilizzato) non offrivano internamente all’applicazione una funzionalità di ricerca. E quindi quando ho scelto il theme da usare ho abilitato le funzioni di ricerca all’interno del theme (nella barra dove compaiono i forum, le fantainterviste etc etc)… Durante uno degli ultimi aggiornamenti (alla versione 3.x) è stata introdotta una barra di gestione nativa di wordpress (che io vedo in cima alla finestra, in grigio) indipendente quindi dal theme scelto e che integra una funzione per la ricerca… Visto che era un doppione (almeno dal mio punto di visa) ho disattivato le funzionalità di search all’interno del theme per ridurre l’occupazione di spazio della barra sotto il titolo. Visto che evidentemente sono il solo ad usare la search nativa di WordPress, riattivo la search del theme 😀

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    2. diego

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      Conflitto di termini: “creazionisti” “scientificamente”

      ahahah

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      1. diego

        beh… ci sarebbe la soluzione di affus: credere un po’ di più nella bibbia scritta da pastori e boscaioli e meno nelle baggianate scientifiche scritte da chi osserva e sperimenta la realtà!!

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  1. adminadmin

    Gaber grazie per il regalo!
    Hai cesellato un bell’articolo, attingendo dalla tradizione classica e dalla cultura contemporanea, sintetizzando e sostenendo in maniera convincente una teoria apparentemente ardita. Ma invece degna di interesse. Grazie!

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  2. Lili

    @Admin: fa niente, capisco benissimo come questo sito possa essere infettato da troll di ogni genere, perciò, davvero: capisco!! 😀

    Grazie del caloroso benvenuto, da oggi vi frequenterò ogni volta che mi è possibile..!!

    Per quanto riguarda il creazionismo, interverrò sicuramente nei prossimi dibattiti!

    Ciao e grazie! 😀

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    1. adminadmin

      http://pontilex.org/2011/08/perche-la-mosca-non-e-un-cavallo-e-perche-essi-fanno-domande-stupide/

      I troll non sono in realtà un grande problema. A parte Affus/Muffas/Gladiator (e della sua fidanzata immaginaria Rosy), la chiusura dei post più antichi è legata al mio desiderio di evitare che ci si concentri solo sui post più “gettonati”… Un piccolo vezzo.
      Ma posso modificare in ogni momento la mia opinione, anche grazie ai vostri suggerimenti. 😀

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  3. Gaber_RicciGaber_Ricci Autore articolo

    La fidanzata dell’autore dell’articolo (;-)) ringrazia per i complimenti; e promette che il suo fidanzato (;-)) pubblicherà, non appena avrà finito di redigerla, la lista dei “Dieci buoni motivi per essere darwinisti”.

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        1. adminadmin

          Se Muffas è trend-setter, stiamo messi proprio male 😉 …

          Per fortuna è solo eSSo ad avere queste strane bipolarità che noi non apprezziamo e non approviamo.
          In realtà in passato anche CdP aveva bussato alle nostre porte presentandosi come sua cugina. Almeno la relazione tra cugini non implica imbarazzanti dettagli sessuali, che invece sono emersi dalle parole di Muffas/Gladiator… 😀

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  4. Caffe

    Non entro nel merito del tuo articolo, per altro scritto con rara ricercatezza stilistica e provvisto delle debite, appropriate citazioni; ci hai voluto stupire con effetti speciali, gaber & Co (un solo nome non ti bastava?), Ho letto, con qualche sbadiglio, fino alla fine il tuo post ma, con una prolissità degna di migliori cause, non hai detto nulla che un povero ignorante come me non sapesse già da un pezzo; certo è che consideri gli altri dei deficienti: fidati, questo tuo atteggiamento mentale traspare da ogni riga di quello che hai scritto e questo sembra darti tanto conforto. Altro che tolleranza, tu sorridi e sogghigni: il migliore sono io, voi dovete solo starmi a sentire! Il tuo ego è così smisurato che ti consiglierei di cambiare auto: fatti un torpedone.

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    1. Gaber_RicciGaber_Ricci Autore articolo

      Io non penso di essere migliore degli altri, sono migliore degli altri!
      Se non altro perché quando sbadiglio leggendo un articolo altrui, di solito non arrivo alla fine.

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      1. Caffe

        Gaber ecc.., io invece ho voluto farmi del male e, martellandomele come Tafazzi, ho letto fino in fondo al tuo articolo per capire dove andavi a parare; data la mia sconfinata stupidità ho capito solo che, splendente nella tua livrea di pavone, ti stavi degnando di elargire perle ai porci, disseminandole qua e la in un post più vasto della Manciuria e comprensibile come la supercazzola. Ma non ti curar di me, l’evoluzione umana spazzerà via presto gli idioti come il sottoscritto, e poi, la mia è solo l’opinione, grondante di invidia, di uno di quei porci che, delle tue perle, non sa cosa farsene.

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          1. Caffe

            Sublime Alberto degno, nel senso migliore, del grande Totò! Fai di me il tuo scendiletto, per te lo faccio volentieri. 😉 part time, si intende.

        1. Gaber_RicciGaber_Ricci Autore articolo

          Senti, se tu vuoi muovermi una critica, ne hai non solo tutto il diritto, ma io sono anzi ben felice di leggerla.
          Questo, tuttavia, finché la critica rimane a livello di ciò che scrivo, visto che non credo tu mi conosca abbastanza per poter dire cos’è che non va nella mia personalità; per cui, ho risposto con quella battuta, per sdrammatizzare.
          Adesso tu insisti, ed io mi trovo costretto a dirti che, per quanto mi riguarda, non avevo affatto intenzione di darvi, che so, dei perdenti; quando scrivo qualcosa, mi limito a far conoscere agli altri quanto penso, credendo che sia di un qualche tipo di utilità.
          Magari mi sbaglio, e, ribadisco, sono felicissimo se me lo fai notare; tuttavia, ti pregherei di limitarti a dirmi che ho scritto uno schifo.
          D’accordo? Per me questa querelle è finita qui, per altri chiarimenti possiamo benissimo sentirci in privato; anche perché così facendo stiamo dando all’articolo una pubblicità che suppongo tu non gradisci
          Gaber

          P.S.: Dietro il mio nickname c’è tutta una storia, uso due nomi per un motivo preciso.

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          1. Caffe

            Pienamente d’accordo, sulla prima parte non ho niente da eccepire, prendo atto delle tue rimostranze, ammetto di esserci andato giù un po duro, nessuno dei due cambia idea e amici come prima. Ma spiegami il passaggio dove scrivi: “stiamo dando all’articolo una pubblicità che suppongo tu non gradisci” (???) e perché mai? Io non sono un critico letterario ne Moravia o Manzoni; tu supponi cose molto bizzarre, mi attribuisci volontà e poteri che non ho e, tanto meno, desidero possedere. Se curi meglio le tue battute rivolte al sottoscritto, anche per me finisce qui. Passo e chiudo.

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