E se la dottrina cattolica legittimasse poligamia, poliandria ed incesto?

L’istituzione del matrimonio omosessuale ha sempre riscosso critiche all’interno del mondo cattolico che spesso ha paventato che l’approvazione del matrimonio omosessuale possa portare alla poligamia o all’incesto.

In sei paesi Ue (Belgio, Spagna, Svezia, Portogallo, Danimarca e Paesi Bassi) le coppie dello stesso sesso hanno la possibilità di sposarsi mentre in altri stati è possibile accedere alle unioni civili.

In Francia il governo Hollande ha in programma di approvare il matrimonio anche per le coppie omosessuali ed a riguardo il cardinale Barbarin aveva paventato che il provvedimento di Hollande «porterà a innumerevoli conseguenze. Dopo, ci sarà chi vorrà trasformare la coppia in una relazione a tre o a quattro. Poi, un giorno, è possibile che il divieto di incesto verrà abolito».

Il paragone tra matrimonio omosessuale era stato fatto anche dal candidato alle primarie del Partito repubblicano Rick Santorum secondo cui se si permette il matrimonio gay sulla base di un sentimento generico, allora non c’è ragione per vietare quello poligamico: una boutade che non deve avergli portato molta fortuna visto l’esito delle primarie americane.

Proprio riprendendo il pensiero del politico repubblicano, Tempi con un articolo di Benedetta Frigerio propone – alla vigilia del referendum sul matrimonio omosessuale nel Maine, Maryland, Minnesota e Washington – un articolo sulle unioni poligamiche negli Usa titolando “Il matrimonio gay è roba vecchia, ora negli Usa si fanno strada i poliamori” mettendo in relazione – come Marco Tosatti su La Stampa – unioni omosessuali e poligamiche.

Come scritto la Chiesa si è sempre opposta all’introduzione del matrimonio omosessuale o a qualsiasi riconoscimento per le coppie omosessuali.

Il primo documento a riguardo si intitola «Famiglia, matrimonio e “unioni di fatto”» redatto nel 2000 dalla Congregazione per la dottrina della fede.

In questo documento si legge di «quanto sia incongrua la pretesa di attribuire una realtà coniugale all’unione fra persone dello stesso sesso. Vi si oppone, innanzitutto, l’oggettiva impossibilità di far fruttificare il connubio mediante la trasmissione della vita, secondo il progetto inscritto da Dio nella stessa struttura dell’essere umano» ed inoltre «le ‘unioni di fatto’ tra omosessuali costituiscono d’altra parte una deplorevole distorsione di ciò che dovrebbe essere una comunione di amore e di vita tra un uomo e una donna, in una donazione reciproca aperta alla vita».

Un altro documento cardine della dottrina cattolica si intitola “Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali” redatto dalla Congregazione per la dottrina della fede nel 2003.

Come nel testo precedente si legge che «Non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppure remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia. Il matrimonio è santo, mentre le relazioni omosessuali contrastano con la legge morale naturale. Gli atti omosessuali, infatti, “precludono all’atto sessuale il dono della vita. Non sono il frutto di una vera complementarità affettiva e sessuale. In nessun modo possono essere approvati”».

Inoltre le unioni omosessuali «non sono in condizione di assicurare adeguatamente la procreazione e la sopravvivenza della specie umana. L’eventuale ricorso ai mezzi messi a loro disposizione dalle recenti scoperte nel campo della fecondazione artificiale, oltre ad implicare gravi mancanze di rispetto alla dignità umana, non muterebbe affatto questa loro inadeguatezza».

Perciò per la Chiesa cattolica la possibilità di poter procreare è un elemento essenziale per il riconoscimento giuridico di un’unione affettiva ed anche in tempi recenti il cardinale Bagnasco ha ribadito questo concetto. Nonostante tecniche di fecondazione assistita permettano anche alle coppie omosessuali di avere dei figli questo – secondo la dottrina cattolica – continua ad essere inaccettabile.

I sostenitori del matrimonio omosessuale invece sostengono che la procreazione non sia un elemento indispensabile del matrimonio e si richiamano a quanto prescrive il nostro ordinamento giuridico.

A tal riguardo il nostro codice civile (titolo VI) prescrive che possono accedere al matrimonio i maggiorenni (art. 84), coloro che sono capaci di intendere e di volere (art. 85), coloro che non sono legati da un altro matrimonio (art. 86) e tra cui non vi sia un vincolo di parentela (art. 87): nessun accenno viene fatto alla possibilità di procreare come condizione necessaria per contrarre matrimonio.

Queste condizioni sono presenti anche negli ordinamenti degli altri Paesi ed i sostenitori del matrimonio omosessuale vorrebbero che una sua introduzione rispetti in tutto e per tutto (diritti, doveri e condizioni) le caratteristiche del matrimonio eterosessuale.

Attualmente le coppie omosessuali rispettano tutti questi elementi tranne la diversità di sesso. Sebbene il codice civile non menzioni esplicitamente la differenza di sesso come condizione necessaria per sposarsi, la Corte costituzionale ha sentenziato che attualmente il matrimonio deve intendersi solo per coppie di sesso diverso: affinché possano accedervi anche le coppie omosessuali sarebbe necessaria una semplice modifica al Codice civile.

Sebbene a volte sia associato il matrimonio omosessuale alla poligamia, è evidente che il matrimonio per le coppie dello stesso sesso ha in comune con il matrimonio eterosessuale la condizione prevista dall’art. 86 del Codice civile: ossia non essere legati da un precedente matrimonio. Inoltre una coppia omosessuale per sposarsi dovrebbe avere tutti quegli elementi che deve rispettare una coppia eterosessuale (maggiore età, capacità di intendere e di volere ed assenza di vincoli di parentela). Insomma sia nel matrimonio omosessuale che in quello eterosessuale tutte le condizioni previste dal nostro codice civile sarebbero rispettate.

Se invece – come fa la Chiesa – si ritiene che il matrimonio per essere riconosciuto giuridicamente debba avere come condizione essenziale l'”apertura alla vita” con la possibilità di procreare, per quale motivo bisognerebbe impedire il riconoscimento giuridico della poligamia (un uomo sposato con più donne), della poliandria (una donna sposata a più uomini) o – peggio ancora – dell’incesto?

Infatti sia le unioni poligamiche, poliandriche ed incestuose sono naturalmente “aperte alla vita” avendo la possibilità biologica di generare dei figli: dalle unioni poligamiche inoltre è possibile procreare più di quanto possa avvenire con una normale relazione eterosessuale di coppia.

Ovviamente le relazioni poligamiche o poliandriche non rispetterebbero la condizione prevista dall’art. 86 del Codice civile (assenza di precedenti matrimoni) mentre le relazioni incestuose non rispetterebbero la condizione prevista dall’articolo 87 (assenza di vincolo di parentela).

Proprio per questi motivi la dottrina cattolica legittimerebbe anche la poligamia, la poliandria e le relazioni incestuose con effetti che possono essere nefasti anche per le coppie eterosessuali regolarmente sposate.

Infatti – se si adottasse il “principio della procreazione” come sancito dalla dottrina cattolica – cosa proibirebbe ad un uomo regolarmente sposato con sua moglie di voler contrarre un altro matrimonio (non divorziando) con un’altra donna?

Nel momento in cui si ribadisce che la procreazione è un elemento essenziale del matrimonio bisogna rigettare le suddette condizioni previste dal nostro ordinamento adottandone un’altra ossia la “condizione della procreazione” aprendo automaticamente la strada al riconoscimento delle unioni poligamiche, poliandriche ed incestuose.

Al contrario – introducendo il matrimonio omosessuale – si ribadirebbe – come giusto che sia – il principio che per il nostro ordinamento giuridico è possibile contrarre matrimonio solo per persone libere da vincoli matrimoniali sbarrando automaticamente la possibilità che altre forme di unioni (come la poligamia e la poliandria) abbiano un riconoscimento giuridico.

In sintesi l’introduzione del matrimonio omosessuale dovrebbe interessare proprio agli elementi più conservatori e tradizionalisti della società che in questo modo chiuderebbero la strada ad eventuali riconoscimenti giuridici per le unioni poligamiche a naturale protezione della famiglia tradizionale.

Infatti in Gran Bretagna è proprio il leader conservatore David Cameron ad essere a favore del matrimonio omosessuale che così sintetizza il suo pensiero: «Io non sono a favore dei matrimoni gay nonostante sia conservatore. Sono a favore dei matrimoni gay proprio perché sono conservatore». Una tesi ben espressa in Italia dalla parlamentare Anna Paola Concia secondo cui i gay sono «dei piccoli borghesi che credono nel matrimonio».

 

 

Cagliostro
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@Cagliostro1743

9 pensieri su “E se la dottrina cattolica legittimasse poligamia, poliandria ed incesto?

  1. Fulvio Magni

    Proprio in virtù delle ragioni sopra esposte i movimenti gay dovrebbero essere contrari al matrimonio gay. Non certo per spalleggiare la discriminazione delle persone omosessuali, ma piuttosto perchè il matrimonio è in antitesi al concetto di libertà sessuale. Come dice il saggio: il matrimonio è la tomba di tutte le libertà.

    Rispondi
    1. CagliostroCagliostro Autore articolo

      Gentile Fulvio,
      non credo che gli omosessuali che non vorranno sposarsi saranno obbligati a farlo qualora fosse approvato il matrimonio omosessuale: come in ogni cosa resta valido il principio della libertà di scelta.
      Il saggio dirà anche che il matrimonio sia la tomba della libertà ma conosco molte persone felicissime di stare in quella “prigione d’amore”. Meglio non banalizzare tutto….

      Rispondi
    2. Marcoz

      “il matrimonio è la tomba di tutte le libertà”

      Potremmo andare a dire al saggio che il matrimonio è la sospensione di alcune libertà. Dopotutto, quando si sottoscrive un contratto, ci sono accordi da rispettare.

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  2. Faunita

    Peraltro non dimentichiamo che, stando alla Bibbia, il signor Lot, fuggito da Sodoma (ove aveva offerto le proprie figlie vergini agli inviati di Dio, “oi anghelòi”…) ed ormai vedovo, si unisce alle figlie per generare maschi…. Tanto per dire… Non voglio poi dir che chi esalta Lot ed identifica Sodoma con una “città gay” (cosa niente affatto vera, ché la Bibbia ben diversamente descrive l’abiezione dei suoi abitanti) dovrebbe meglio riflettere, fatto sta che seguendo questa linea di ragionamento l’incesto non è vituperato – lo stupro invece è un peccato che (Deuteronomio alla mano) la donna violentata deve espiare venendo lapidata o al massimo sposando lo stupratore……..

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      1. faunita

        Sarebbe da chiedere a Luca o ad altri simpatizzanti che ne pensano delle gesta di Lot… Ora che ci penso,sarebbe già solo da chiedere che genere di terapia possa fare il gruppo col nome biblico, non essendo Luca psicologo….

        Rispondi
  3. L'Osservatore

    Ritengo che una società civile si basi non su un malinteso senso della libertà (di fare ciò che ad ognuno pare), ma sul fatto che chi ne fa parte abbia diritti, sì, ma anche obblighi verso gli altri proprio per il mantenimento della stessa. Pertanto le stesse convivenze senza il matrimonio ledono questo necessario vincolo sociale, pretendendo diritti senza contrarre obblighi. Il matrimonio omossesuale, poi, risulta ancora più dannoso sia antropologicamente (legittimando unioni contro natura) sia per la prosecuzione della stessa società, fermo restando che ognuno è libero di vivere la propria sessualità. L’inevitabile tappa successiva dell’adozione alle coppie omosessuali priva poi delle figure genitoriali maschile e femminile questi bimbi (ecco perchè l’adozione ai singles risulterebbe monca) già così provati.

    Rispondi
    1. Paolo

      Un paio di osservazioni:

      1) Credo che lei abbia frainteso il concetto di diritti e obblighi del singolo in relazione alla società in cui vive, non è che ad ogni singolo diritto soggettivo debba necessariamente corrispondere un’analoga situazione di obbligo giuridico/sociale, altrimenti anche un tizio che vincesse alla lotteria lederebbe quello che lei chiama il vincolo sociale.
      Inoltre non è esatto dire che la convivenza more uxorio non comporti obblighi, tanto è vero che pur privilegiando la coppia sposata il diritto stabilisce l’esistenza degli stessi doveri matrimoniali anche in assenza di atto formale, come più volte anche sostenuto dalla Corte Costituzionale.

      2) In base a che cosa lei afferma che le unioni omosessuali sono contro natura ? Già il semplice fatto che esse siano tanto diffuse sia fra l’uomo sia fra decine di specie animali diverse è più che sufficiente a contraddire la sua asserzione.

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    2. CagliostroCagliostro Autore articolo

      Gentile L’Osservatore (Romano devo presumere),
      Lei parte da un punto di vista totalmente errato. Ossia quello di vivere in uno “Stato etico” in cui lo Stato orienta i comportamenti personali dell’individuo: “stati etici” (anche se di etico c’era poco) erano (e sono) le varie dittature fasciste, naziste o comuniste.
      Noi invece – per fortuna – viviamo in uno stato democratico (Art. 1 Costituzione: “L’Italia è una Repubblica democratica”) e quindi lo Stato ha il compito di garantire i diritti individuali con il compito solo di condannare alcuni comportamenti se lesivi della società in genere (io non ho il diritto di scaricare nei fiumi i rifiuti inquinanti della mia fabbrica perché lederei la salute dell’intera comunità) e di bilanciare i diritti quando entrino in contrasto tra loro (diritto ad informare e diritto alla privacy ad esempio).
      Lei scrive di «obblighi verso gli altri proprio per il mantenimento della stessa (società, ndr)»: mi scusi ma i membri di una coppia di fatto non pagano le tasse come qualsiasi altro individuo garantendo il mantenimento dello Stato?
      Lei scrive: «Pertanto le stesse convivenze senza il matrimonio ledono questo necessario vincolo sociale, pretendendo diritti senza contrarre obblighi». Questa obiezione potrebbe risultare al limite valida per le coppie eterosessuali che possono accedere al matrimonio ma non per quelle omosessuali che non hanno questo diritto. Poi potremmo discutere di quanto possa essere utile per la società stessa tutelare anche le coppie di fatto eterosessuali (le faccio presente che ogni anno un bambino su quattro nasce da coppie di fatto non sposate).
      «Il matrimonio omossesuale, poi, risulta ancora più dannoso sia antropologicamente (legittimando unioni contro natura) sia per la prosecuzione della stessa società, fermo restando che ognuno è libero di vivere la propria sessualità». Non condivido affatto l’idea che le coppie omosessuali siano contro natura, non credo allo stesso modo che le coppie eterosessuali abbiano il “dovere” di proseguire la specie (conosco molte coppie non sposate senza figli) e lei stesso ammette che ciascuno è libero di vivere la propria sessualità (ed affettività aggiungo io): proprio per quest’ultimo motivo lo Stato ha il dovere di tutelare queste coppie la cui unione non lede i diritti di nessuno.
      Per quanto riguarda l’adozione alle coppie omosessuali le faccio presente che è slegata al matrimonio (il legislatore potrebbe prevedere matrimonio senza possibilità di adozione) e le faccio presente che la proposta di consentire l’adozione anche ai single è venuta dal mondo cattolico.

      http://contecagliostro.com/2012/08/31/aibi-adozione-anche-da-parte-dei-single-primo-passo-verso-le-adozioni-omosessuali/

      Rispondi

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