Il (de)Cameron pontifeSSiano (Parte 1)

Cari amici, NON sarò breve. I seguaci della dottrina pontifeSSa in un articolo pubblicato oggi hanno sparato così tante cazzate proposto così tanti interessanti spunti di discussione, che commentarli in poche righe sarebbe impossibile. 

L’articolo al quale mi riferisco è “IL GESÙ DI CAMERON (!?)”. Lasciatemi intanto dire che mi auguro sentitamente come il Prof. Umberto Eco non passi mai da quella pagina, perché vedere il titolo di un articolo contenente i simboli “(!?)” potrebbe causargli uno choc non indifferente.

Oggetto dell’articolo è David Cameron. Per chi non lo sapesse (tutto è possibile) Cameron è il Primo Ministro Britannico, conservatore, anglicano praticante, eletto ad un’età (43 anni) nella quale in Italia sei ancora considerato un giovane politico rampante.

Il Primo Ministro britannico David Cameron (…) si è ricordato di essere un cristiano. Con il tipico understatement anglicano ha pubblicamente e pudicamente esternato i propri personali sentimenti religiosi.

Ritengo che per poter dire che qualcuno “si è ricordato” di qualcosa, sarebbe importante dimostrare che se ne sia prima dimenticato. E Cameron non ha mai nascosto la sua fede, ma ha anzi sempre affermato come la Chiesa di Inghilterra e tutte le altre confessioni giochino un ruolo importante nella società. Tra l’altro ha anche dichiarato come la nascita di un figlio disabile abbia rafforzato la sua fede. Una simile esperienza affrontata da Rick “Adolf” Santorum era stata salutata su Pontifex come degna di ogni onore, ma si sa: Santorum è un cristiano, Cameron è anglicano, e quindi uno sporco eretico.

il premier ha avuto modo di sottolineare come «il Nuovo Testamento ci dica molto del carattere di Gesù: un uomo di incomparabile compassione, generosità, grazia, umiltà e amore», «valori che lo stesso Gesù ha incarnato e che tutti, credenti e non credenti, possono condividere ed ammirare». Questo è il cristianesimo di David Cameron: l’ammirazione di un uomo per il suo eccezionale carattere. Che, poi, questo Uomo sia anche stato Dio, incarnato, morto e risorto per la salvezza dell’umanità, sembra essere del tutto indifferente.

Non è indifferente. Cameron, che è un politico laico che fa un discorso e non un arcivescovo che fa un sermone, non ha certo affermato che secondo lui Gesù non fosse un dio. Ha detto che i valori espressi dal Gesù uomo (sul fatto che sia stato un uomo siamo d’accordo, si?) possono essere “condivisi ed ammirati” anche da chi è non credente. Mi pare un pensiero bello e condivisibile. Nonché, tra parentesi, più cristiano del 99,9% delle cose scritte su Pontifex. Ma non divaghiamo.

Come indifferenti paiono essere, per Cameron, gli insegnamenti di quell’Uomo.

Attenzione, signori. Rullo di tamburi. Secondo voi, quali saranno gli “insegnamenti di quell’Uomo” che, secondo Pontifex, sono “indifferenti” per Cameron? La SNAI quota “Qualcosa nell’ambito dei diritti degli omosessuali” a 1,0001.

Non è un caso, ad esempio, che il Primo Ministro sia uno strenuo e convinto sostenitore dei matrimoni omosessuali e della possibilità di ridefinire per legge il concetto di matrimonio, secondo criteri innovativi stabiliti dal governo.

Ma che sorpresona! A Pontifex non piace Cameron perché sostiene il matrimonio gay!

Non è un caso, ad esempio, che l’Esecutivo guidato da Cameron abbia deciso di non sostenere il ricorso presentato alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo da un gruppo di lavoratori cristiani licenziati per la croce che portavano al collo (dal cristiano Cameron ci si sarebbe aspettati una maggior attenzione in merito a quelle odiose vicende).

In primo luogo, non si vede perché un governo di uno Stato laico dovrebbe sostenere cause legali private. Credo che, come me sino a pochi minuti fa, molti di voi non siano a conoscenza di questa vicenda, quindi mi permetto di riassumerla. Personalmente l’espressione “gruppo di lavoratori cristiani licenziati per la croce che portavano al collo” mi fa pensare ad un grande gruppo di operai, con le loro belle tute da lavoro ed un crocifisso al collo, osteggiati da un perfido “padrone del vapore” musulmano, scintoista o, ancor peggio, ateo. Ma non è così. Il “gruppo di lavoratori cristiani” è in effetti composto da due persone. E non sono “lavoratori”, bensì “lavoratrici”.

Il primo caso è dell’ottobre 2006, ed è quello di Nadia Eweida, dipendente della British Airways, in effetti licenziata perché si è rifiutata di coprire la croce che portava sulla divisa. Detta così, sembrerebbe in effetti un caso di persecuzione a sfondo religioso. Ma la sintesi induce spesso a farsi delle idee sbagliate, e questo a Pontifex lo sanno benissimo, visto che della colpevole sintesi, delle informazioni incomplete e del “buttarla in caciara” hanno ormai fatto una sorta di linea editoriale. Questi i fatti: la BA, come qualunque ente che prevede un’uniforme, ha delle precise regole a riguardo. Una di queste è: “Niente gioielli ed ornamenti sopra l’uniforme se ci si trova a contatto con l’utenza”. Niente collane, collanine, girocolli, niente di niente. La BA, a questo punto, non ha affatto licenziato la Eweida, ma le ha offerto una scelta: o te lo togli, o lo metti sotto l’uniforme, oppure ti spostiamo ad un altro lavoro NON a contatto con l’utenza, nel quale potrai tenere al collo il tuo crocifisso. La Eweida ha risposto “No, io il crocifisso me lo tengo e resto dove sono, uffi!”. Quindi a questo punto cosa abbiamo? Una violazione delle regole della compagnia, ed il rifiuto di mediare la situazione con un compromesso (quello dello spostamento) che a mio parere sarebbe stato più che accettabile. Qualsiasi compagnia al mondo avrebbe licenziato in tronco la Eweida e, se si fosse trattato di un ciondolo raffigurante un delfino o la luna nessuno avrebbe avuto nulla da ridire. Ma la BA non la licenzia: la sospende senza stipendio. La BA ha sostenuto che, al di là delle regole sul vestiario, non esistono precetti cristiani che prescrivano di indossare un crocifisso. La Eweida sosteneva invece che indossare la croce fosse per lei una cosa importante per esprimere la propria fede e “per far sapere anche ad altre persone che Gesù li ama”. Ed allora la Eweida fa causa alla BA per “discriminazione religiosa”.

A fianco della Eweida si schiera addirittura Tony Blair, ma non sia mai che su Pontifex si elogi uno sporco comunista per quello che (secondo loro) è un merito.

Forse starete pensando: che cavolo c’entra la discriminazione religiosa con il dress code di un’azienda? Se è così, sappiate che il Tribunale Inglese del Lavoro è d’accordo con voi, visto che, affermando che “Questo non è un tribunale della fede”, ha respinto il ricorso della Eweida. E nel corso del dibattimento sono emersi anche alcuni fatti sul suo comportamento sul lavoro, tali da far pensare che le rimostranze della BA sul fatto che la signora conducesse opere di evangelizzazione durante il lavoro non fossero proprio campate per aria.

Nella sentenza si legge:

[Eweida] mancava generalmente di empatia per il punto di vista degli altri (…) il suo schiacciante coinvolgimento nella sua fede l’ha portata a volte ad essere sia ingenua che inabile al compromesso nei rapporti con coloro i quali non condividevano la sua fede

Questa definizione vi ricorda qualcosa? Secondo me, sostituendo “a volte” con “praticamente sempre”, questa sarebbe una perfetta definizione per un certo sito non secolarizzato di nostra conoscenza.

Ed in cosa si sarebbe palesata questa “ingenuità ed inabilità al compromesso”?

– Ha ripetutamente fornito ai suoi colleghi materiale religioso non richiesto

– Era solita rivolgersi ai propri colleghi (cito sempre la sentenza) “con atteggiamenti giudicatori o censori” riguardo ai loro comportamenti (ancora una volta: vi ricorda qualcosa?)

– Si è rivolta ad un gay dicendogli che “non era troppo tardi per la redenzione”

– Si è rifiutata, e questa è proprio fantastica, di LAVORARE IL GIORNO DI NATALE, nonostante avesse firmato un contratto nel quale era specificato che i turni di lavoro prevedevano anche TUTTE le giornate festive (e, a quanto ne sappiamo, ha firmato senza una pistola puntata alla tempia)

Questa è la martire cristiana numero 1. Una donna convinta che il luogo di lavoro fosse semplicemente un posto in più per imporre agli altri la propria fede. Vi rimando alla seconda parte per la seconda martire cristiana, e per tutte le altre delizie presenti nell’articolo.

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Alessandro M.

Informazioni su Alessandro M.

Webmaster ("Te ddiverti a ffà ticchete e tacchete ar computer e vuoi pure essere pagato?"), giornalista ("Te diverti a scrive articoli e vuoi pure essere pagato?") e traduttore ("Ahò, e l'inglese lo sanno tutti, quanto te dovrei pagà?").. Di profonda ed indomabile fede juventina, ascolto musica che non conosce nessuno per darmi un tono e sembrare intrigante ed affascinante agli occhi del genere femminile. Con scarsi risultati, finora. Persino con la mia fidanzata. Parlo 4 lingue, a volte contemporaneamente. Dopo aver inutilmente lottato con la pancetta andando in palestra ogni due mesi per 20, a volte addirittura 25 minuti, ho deciso di puntare sulla simpatia. Sono una persona testarda e determinata, e porto a termine tutto quello che iniz

3 pensieri su “Il (de)Cameron pontifeSSiano (Parte 1)

  1. faunita

    Azz… Vero e proprio caso di persecuzione anticristiana…. Ora che ci penso, scriverò a Volpastren suggerendogli di indire una petizione sul suo sito non secolarizzato per bandire dai luoghi di lavoro omosessuali, femministe, biologhe 26 enni, atei, massoni, miscredendi, non cattolici, comunisti, laicisti, divorzisti, materialisti, ebrei, musulmani, buddisti, separati, divorziati, conviventi, chi si masturba, chi non va a messa la domenica, chi non legge Volpastren, chi guarda Crozza in tv…

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