L’ennesimo libercolo su?… Esatto: gli angeli.

WISHFUL THINKING: non importa quanto dannatamente tu lo voglia, non accadrà mai

Buttano giù il loro pensiero a pezzi e bocconi in brevi sentenze paradossali e ambigue che sembrano voler significare assai più di quel che esprimono (eccellenti esempi di questo genere si trovano nelle opere di Schelling sulla filosofia della natura); alle volte, invece, quegli scrittori presentano il loro pensiero in un profluvio di parole con la più insopportabile prolissità, come se occorresse chissà quali sforzi miracolosi per rendere comprensibile il senso profondo, mentre si tratta di un’idea sciocca, magari una banalità (Fitche, nei suoi scritti popolari e centinaia di miserabili imbecilli che non vale la pena nominare, nei suoi manuali di filosofia, ne forniscono esempi in abbondanza).

L’Arte di Insultare, Gli scrittori mediocri; Arthur Schopenhauer. Adelphi, pp. 124-5

Non ce l’ho fatta. Mi scusi il resto del mondo ma è stato più forte di me: si doveva, dovevo, leggere il nuovo articolo sull’ennesimo libro-ciofeca di Stanzione! Ma prima di entrare in merito faccio una breve postilla: al solito Meluzzi entra in campi non proprio ortodossi della sua professione. Non che magari abbia ragione,anzi: gli studi sulla meditazione sono in parte una prova a suo favore, ma pare ignorare cose fondamentali come la psicosomatica [questa sua dolce ripetitività, anche ritmica, serva a sincronizzare con adeguatezza le funzioni della mente e del corpo eppure lo sa anche un bambino che al livello di psiche è questa che muove e armonizza il corpo: no movimento no sincronizzazione del corpo], nonché mostra una certa confusione sulla definizione di rilassamento [questo ritmo determina un bilanciamento tra testa e cuore(?) WTF! E ancora poco più su: la mente si libera da ossessioni, idee strane, motivi di rancore. vorrei sinceramente sperare che per idee strane intenda il sovrappensiero]. E permette: ma uno che pratica un arte marziale basata appunto su questo si pretende che almeno la base la conosca…

Orbene cominciamo nuovamente a parlare di quest’ennesima opera d’arte dell’indagine spirituale… seh, come no:

Auguro a questo gustoso volumetto di don Marcello Stanzione intitolato “ La pulzella e l’Arcangelo” ed edito dalla editrice Segno di Udine al prezzo di euro di poter diffondere tra i cattolici del ventunesimo secolo quell’amore a San Michele e agli spiriti celesti 

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Non per niente: ma il prezzo era proprio necessario… dico: all’inizio?

Auguro a questo gustoso volumetto di don Marcello Stanzione intitolato “ La pulzella e l’Arcangelo” ed edito dalla editrice Segno di Udine al prezzo di euro di poter diffondere tra i cattolici del ventunesimo secolo quell’amore a San Michele e agli spiriti celesti che ha avuto sempre la pulzella d’Orleans: Santa Giovanna d’Arco.

FACEPALM quando per esprimere la tua idiozia le parole non sono abbastanza

Vogliamo parlare del, non dico conosciutissimo, ma quanto meno comprensibile fatto che  la figura di Jeanne D’Arc venne riabilitata come simbolo di orgoglio nazionale repubblicano durante la Rivoluzione Francese! Esatto: quell’episodio che ai Nostri non riescono a mandare proprio giù al punto da celebrare degli antirivoluzionari (cioè, se la terminologia non m’inganna, dei restauratori nella peggiore e dei semplici reazionari nella migliore delle ipotesi).

Bravi. 

Gli angeli in genere e San Michele in particolare infatti occupano un posto troppo importante, nella spiritualità di Giovanna d’Arco, perché li si possa passare sotto silenzio. Fin dalla sua prima chiamata ella parla di angeli, che saranno costantemente presenti nei suoi ricordi, e per questo spesso li troveremo rievocati nel corso degli interrogatori. 

Eppure storia elementare vuole che ella stesse l’attribuisse a  Dio. O almeno così si dice per convenzione visto che l’attribuzione pare piuttosto confusa. Difatti notiamo:

a “voce di Dio” che si rivela inizialmente ad ella nel giardino di suo padre[1], la terza volta le si manifesta chiaramente come “la voce di un angelo” (interrogatorio del 22 febbraio)[2]. In un successivo interrogatorio, i giudici vorranno chiederle alcune precisazioni a proposito di questa “voce”: “La voce che vi parlava era di un angelo, di un santo o di una santa, oppure la voce di Dio senza intermediari?”. “erano le voci di santa Caterina e di santa Margherita [3]”, ella risponde. Ma poco più tardi, nel corso del medesimo interrogatorio, ella preciserà che “ha avuto il consiglio di san Michele”: “Qual è stata la prima voce?” “Quella di san Michele [4]”. Ma il giudice le chiederà di essere più precisa: “Quale fu la prima voce che si comunicò all’età di tredici anni circa?”. “Fu quella di san Michele[4a], lo vidi con i miei occhi[4b]. Non era solo, ma era accompagnato da angeli del cielo[5]” (27 febbraio).

Come potete notare non c’è un’identificazione precisa, sia anche dovuto all’età, eppure è difficile che qualcuno si scordi se stava ascoltando (1) o vedendo (4b), a maggior ragione se nella seconda ipotesi si tratta di più persone (5).

Da notare come dal punto 2 abbia già ritrattato versione, nonché come la stessa cosa avvenga subito dopo (3) e subito dopo ancora (4a), al che al punto 4b ella cambi completamente sfera sensitiva e aggiunga dettagli notabili.

In tribunale ciò non sarebbe stato sicuramente stata come prova: chi si fiderebbe di chi dicesse “Ho sentito lo schianto dell’incidente a trenta metri di distanza, anzi no: di mezzo metro, anzi no: l’ho visto coi miei occhi”? Sinceramente pare più un tentativo si giustificazione dovuto a paura e stress e razionalizzazione di un evento tutt’altro che inspiegabile ai giorni nostri. O almeno per l’odierna psicoanalisi.

Poi: non so. Se per i Nostri la quantità è migliore dell’affidabilità che continuino a ritenere veritiero ciò che la santa ebbe da dire.

E i giudici la spingeranno ad essere più precisa ancora: “Vedevate san Michele e gli angeli veramente in carne ed ossa?” “Li vedevo coi miei stessi occhi. Altrettanto bene quanto vedo voi ora. E quando mi lasciavano, io piangevo e avrei voluto che mi portassero via con loro”.

Maledetta memoria! Persino una commozione per un tale evento riesce a spacciare come semplice voce….

Lievemente pietoso. Giusto un poco.

 Invano il giudice tenterà poi di ottenere ulteriori particolari intorno a quelle sue visioni di san Michele e degli angeli. Quel giorno, Giovanna vi si sottrarrà (sì: stress) e durante il medesimo interrogatorio ella stessa vorrà precisare che, quando venne ferita nell’assalto delle Tourellese nel corso dell’assedio di Orléans, venne “confortata da santa Canterina”.

Cosa c’entra quest’ultimo dettaglio con tutta la ciofeca di sopra? Niente, ovvio…

Durante l’interrogatorio successivo, il giovedì 1 marzo, i giudizi sarebbero ritornati a lungo sulla parte spinti da una rivelazione della stessa Giovanna, che nel frattempo aveva dichiarato sicuramente a uno dei suoi carcerieri: “Prima che siano passati sette anni, gli inglesi patiranno una sconfitta ancora più grande di quella di Orléans e perderanno tutta la Francia”. “Come lo sapete?”. “Lo so dalle sante Caterina e Margherita”.

E aridanghete co’ ‘sto cambio di versione!

Ma una dichiarazione coerente che sia una no?!

Le viene chiesto allora di precisare ancora se san Gabriele e san Michele le abbiano mai recato visita insieme, ed ella risponde “che non ricorda”, il che significa evidentemente che non ha più voglia di parlarne. 

Aggiungiamo: quasi sicuramente perché la tengono psicologicamente sotto scacco.

Dubito infatti che in una situazione del genere una persona che si ritrova nel torto palese possa abdicare un’idea a cui teneva, comprensibilmente per carità, tanto. Disconfirmation Bias in poche parole.

Ma proprio in quello stesso giorno, gli inquirenti si sarebbero accaniti per ottenere alcuni particolari delle apparizioni: quei personaggi che le appaiono, presentano sempre le stesse sembianze, portano corone o tuniche? Giovanna è evasiva e talvolta apertamente canzoniera: “E le sante che vi appaiono , hanno capelli?”. “Buona, questa domanda!”. Ed è proprio in quello stesso giorni che Giovanna darà la sua risposta più famosa.

Tipico meccanismo del disperato: quando si trova in maretta ecco che comincia a invertire i ruoli “Sono in mezzo al nulla, intrappolato in una gola, metà dei miei uomini sono morti e non c’è cibo e acqua a sufficienza?! Ma che state dicendo: questa è la loro fine, loro non sanno che noi abbiamo i loro piani *bugia* e che il loro esercito non è preparato alla morte quanto il nostro *bugia*: i nostri Nemici son già morti!!!” Poi per pietà: può funzionare nella Guerra (specie se si dà retta a Sunzi, Sunbin e a Machiavelli), dubito però che i fatti palesi si possano fisicamente annullare con la sola forza di volontà in uno scontro dialettico. Volere non è sinonimo di essere.

Le viene chiesto se santa Margherita parli inglese. “Perché dovrebbe parlare inglese, se non parteggia per gli inglesi?”. 

Dipende: magari si riferivano alla santa scozzese… 

E lei ci casca pure nel tranello. Va be’… 

Tenteranno anche di chiamare in causa l’ “albero delle fate”, a proposito delle rivelazioni di santa Caterina e santa Margherita: “E’ per caso nell’albero delle fate, che vi hanno parlato?”. Al  che, Giovanna si limita a rispondere seccamente: “Non ne so nulla”. Ciò che più le sta a cuore è la compagnia stessa delle sante, l’assicurazione, da loro ricevuta, che esse non le dicono né promettono nulla senza che Dio lo permetta, e la promessa che le hanno fatto di portarla un giorno in paradiso.

No: stavolta mi riesce più logico pensare che davvero non ne sapesse niente. Visto che è palesemente uno sfottò/modo per rigirare la frittata sostituendo le fate col Diavolo.

In fondo son sempre degli aguzzini.

Ma vi sarà anche, subito dopo, un altro scambio di battute, che sarebbe rimasto altrettanto famoso: “Che aspetto aveva san Michele quando vi apparve?”. “Non gli vidi in capo alcuna corona, e dei suoi vestiti non ne so nulla”. “Era nudo?”. “credete che Dio non abbia di che vestirlo?”. “Aveva dei capelli?”. “Perché mai avrebbe dovuto farseli tagliare?”. E infine, quando le si chiede: “Aveva una bilancia?”. “Non ne so nulla”. Ma subito aggiunge , come riferisce il verbale: “Quando lo vedo, provo una grande gioia; ho la sensazione, quando lo vedo, di non poter(!) essere in stato di peccato mortale (cos’è: un’ammissione di colpa?)“.

In breve: ha cambiato versione, non si ricorda i canoni artistici riguardante il concetto da lei stessa evocata (non per niente chiesto dai suoi aguzzini) e infine tenta disperatamente di auto-convincersi usando la scappatoia del diario.

Quando in seguito i giudici torneranno su questa stessa questione del peccato mortale, Giovanna risponde: “Non so se vi sono mai caduta, e non credo di aver compiuto atti tali da cadervi. Dio voglia che mai vi sia caduta e non voglia che io faccia o abbia fatto cose tali da far sì che la mia anima ne possa essere imputata”. 

Ecco appunto. Lo dicevo io che quella mezza specie di ammissione gli si sarebbe ritorta contro…

Notate come per quasi mezzo articolo il riferimento agli arcangeli non sia mai stato fatto?

E allora che c’entrano col libro? Niente.

Due giorni dopo, nel corso dell’interrogatorio del 3 marzo, Jean Beaupère cercherà di ritornare sopra un argomento col quale spera, evidentemente, di “incastrare” Giovanna. “Avete detto che san Michele aveva delle ali?”, egli insiste. Ma Giovanna risponderà con decisione: “Vi ho detto quello che so e non risponderò altro”. Poi, riportando il discorso sul suo proprio terreno, Giovanna aggiunge: “Ho visto con certezza san Michele e quelle sante, li ho proprio visti e so bene che si tratta di santi e sante del paradiso”.

E di nuovo cambia versione. Questa sarà la… sesta? Settima?

Se quelli non fossero stati aguzzini inquisitori (nel senso proprio del termine) fossi stato in loro l’avrei fatta contenta rispedendola a casa o dal suo protetto a calci nelle natiche.

Non per niente ma: dove cavolo spera di andare a parare?

Lo scaltro professore universitario insisterà, per farle dire se ella crede che Dio ha fatto gli angeli e i santi nella forma e nel modo in cui ella li ha veduti, se Dio li ha creati in quella forma fin dall’origine. Giovanna eviterà di lasciarsi intrappolare dentro a simili arguzie, respingendo con risolutezza l’implacabile inquirente: “Li ho visti con i miei occhi. Non ne dirò altro”. Egualmente, ella rifiuterà di precisare in seguito, quando cominceranno a d interrogarla sull’abito maschile da lei indossato, se questo abito le è stato comandato dalla voce di san Michele, di santa Caterina o di santa Margherita: “Di questo, ora non vi dirò nulla”.

Diniego. Immagino sia la parola più corretta: a questo punto anche a un idiota sarebbe palese il suo torto, no?

E’ davvero sorprendente, leggendo in dettaglio gli atti del processo, osservare come ella, la ragazza ignorante, sappia riportare all’essenziale le questioni complicate volutamente dai maestri sapienti che la interrogano.

Davvero sorprendente invece come nelle risposte disperate di una povera ragazzina semi-analfabeta e auto-convinta certa gente possa vedere delle risposte in merito a domande ben precise. Su ciò che ella stessa professa evidentemente ignorandone la natura per di più (quante volte devo dirlo che convinzione non è sinonimo di verità?)…

Giovanna mostra per gli angeli una devozione profonda, di cui senza esitazioni fornirà tutti i particolari che le verranno chiesti, e in un caso andrà anche molto più in là di quanto i giudici avrebbero potuto immaginare. Non possiamo evitare di soffermarci su questa sorta di confidenza sull’aldilà cui ella giunge, ancora una volta, in tutta semplicità.

Dipende da quale versione scegli di credere. Sinceramente dopo la terza avrei già deciso di rispedirla a casa. O di lasciar perdere l’argomento se si parla a posteriori.

Il giudice le chiede sospettoso (interrogatorio della mattina di lunedì 12 marzo). “Facevate la genuflessione davanti a san Michele e agli angeli, quando vi apparivano?”. “Si. E dopo la loro dipartita baciavo la terra che avevano calpestato”.

Che dite: ci mettiamo una pietra sopra anche qui?

“Questi angeli si trattenevano a lungo con voi?”. E qui, ella risponde qualcosa che questa volta va ben oltre ciò che le viene chiesto: “Essi vengono spesso tra i cristiani, senza che nessuno li veda; ed io ho visti molte volte in mezzo a loro”.

Ricapitolando quindi: prima era la Voce di Dio; poi la voce di un angelo; poi erano le sante Margherita e Caterina; poi di nuovo la prima voce era di un angelo, anzi di un arcangelo, e specificatamente di San Michele; poi giura di non aver solo udito; poi aggiunge che era accompagnato da angeli; e di nuovo ritorna sull’argomento specificando che erano in carne e ossa; salvo poi ricevere l’ennesima visione… ma da Santa Caterina(!?); di nuovo poi, dopo dei lunghi travagli ove si sottraeva alle domande, dà una strana immagine degli angeli previa aggiunta del dettaglio che non erano altri angeli bensì santi e sante ad accompagnare questo nella sua apparizione; infine, dopo l’ennesimo travaglio, afferma di vederli spessissimo, evidentemente eliminando il ruolo delle sante già prima nominate. Che razza di testimonianza è mai questa?!

E’ una confidenza davvero sconcertante, che sembra implicare in lei facoltà di visione mistica che vanno ben al di là di quelle su cui il giudice vuole avere dei dettagli.

Contento Stanzione: a me risulta una sottospecie di delirio. Sempre che volendo fare la sagace Giovanna non abbia voluto designare con santi gli uomini probi. Ma anche fosse: la cosa non cambia: non sa definire ciò che le accade durante le visioni. E tanto basta.

E appunto tanto bastò all’aguzzino per condannarla, sebbene sicuramente per questioni di politica.

La presenza degli angeli è evocata da Giovanna come qualcosa di familiare, in qualche modo perfino naturale, come un modo invisibile che si mescola al mondo visibile. 

Se sei un visionario. O non conosci le implicazioni logiche della definizioni di immateriale…

L’interrogatorio proseguirà poi con una domanda piuttosto stupida: se san Michele non le avesse mai spedito qualche lettera. E Giovanna darà ancora una di quelle sue risposte dilatorie, a cui è solita ricorrere quando ritiene che le domande abbiano davvero ormai superato ogni  limite!

Un commento sull’articolo in sé? Stupido. Come se non si capisse. 

 

Fonti del… lasciamo stare. No, davvero, lasciamo stare: http://www.pontifex.roma.it/index.php/interviste/varie/11178-prof-meluzzi-rosario-potente-medicina-per-corpo-mente-ed-anima-la-preghiera-aiuta-la-nostra-salutehttp://www.pontifex.roma.it/index.php/libri/35-libri-cattolici/11173-e-nelle-librerie-la-pulzella-e-larcangelo-di-don-stanzione

Se proprio volete sapere qualcosa sulla casa editrice del don in questione: http://pontilex.org/2012/02/lo-scrittore-distratto/

11 pensieri su “L’ennesimo libercolo su?… Esatto: gli angeli.

  1. faunita

    Devo dire che Meluzzi tende a suscitare in me una certa confusione… Ieri sera, vedendolo a Quarto Grado a far l’apologia dell’adultero, bugiardo ed omicida Parolisi, per dire, ho avuto un attacco di furia!!!!

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        1. Caffe

          No admin, anche io mi sono fatto un’idea dei fatti attraverso i media ed ho tratto le mie conclusioni; la parola magica è appunto media, ovvero “tramite”, è dai tempi del caso Tortora e del linciaggio mediatico a cui fu sottoposto che ci vado cauto ad accettare sentenze già scritte prima del processo vero e proprio, ho una mia opinione, ripeto, ma “l’accusato è innocente fino a prova contraria” è il fondamento di ogni civiltà giuridica, dovremmo ricordarcelo tutti.

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          1. adminadmin

            Caffe alcuni “giudizi” sono abbastanza condivisibili. Parolisi il contrasto tra le affermazioni pubbliche del Parolisi e la sua confusa vita privata (ormai divenuta pubblica grazie al suo coinvolgimento) è innegabile. Quindi definirlo bugiardo non è poi tanto avventato, non trovi?

          2. Caffe

            admin, mi sono forse espresso male, anche io non ho una grande opinione di quell’uomo, qui, su Pontilex, grazie al cielo, possiamo esprimere in libertà le nostre opinioni, anche troppo disinvoltamente, a volte, io per primo, niente di male, anzi, ma qui si tratta della vita di un uomo non delle malefatte di Brunello o le incursioni di Madama Dorèh, bisognerebbe insomma, in certi casi, andarci un po più cauti, tutto qui,

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