I nomi esotici!

Lo so, di certe cose non bisognerebbe parlare, per non dar loro pubblicità; ma è stato più forte di me

Viene un momento in cui bisogna arrendersi, in cui ci si rende conto che ormai non si riuscirà più a fare quanto si è fatto in passato: nella vita, questo momento è quello che coincide con la presa di coscienza del fatto che si è varcata la soglia che separa l’età adulta da quella senile; in poche parole, quando ci si rende conto di “assomigliare al proprio padre”, quindi, diceva Gabriel Garcia Marquez, di essere invecchiati.

Per un uomo creativo, o che comunque sia in qualche modo un comunicatore, coincide alla vecchiaia quel periodo in cui non si ha più nulla da dire, in cui si sono esauriti gli argomenti e ci si deve ritirare nel silenzio, perché, come ammonisce un popolare modo di dire attribuito variamente a Confucio come ad Abramo Lincoln, “è meglio stare zitti e dare l’impressione di essere stupidi, che parlare e fugare ogni dubbio”.

In questo senso, Bruno Volpe è un comunicatore vecchio ormai da molto, molto tempo: non perché sia stupido (la sua capacità di cavalcare le onde emotive per ottenerne visibilità e pubblicità dimostrano il contrario), ma perché, “pervicacemente”, si ostina a ripetere un messaggio che ormai abbiamo capito tutti e che, oltretutto, è già stato giudicato dalla storia e considerato sbagliato, col suo portato di pericolosa nostalgia del passato, omofobia, razzismo, discriminazione femminile, vicinanza al fascismo nemmeno troppo celata; insomma, Bruno Volpe è un comunicatore vecchio perché parla, e spinge gli altri a farlo a suo sostegno, quando sarebbe meglio che stesse zitto. Di questo, tuttavia, dobbiamo ringraziarlo: perché il suo sproloquiare costringe, in un certo senso, noi uomini di buona volontà ad impugnare le penne, anzi, meglio, le tastiere, per ribattere a quanto dice, e, dunque, ci da sempre un motivo valido per scrivere; in altre parole, ci mantiene giovani (solo comunicativamente, certo, ma è già qualcosa).

Come dimostrano le battaglie anti – evoluzioniste, comunque, è chiaro che, quando la prova dei fatti dimostri che le proprie teorie sono errate, bisogna ricorrere a nuovi argomenti, possibilmente fantasiosi ed astrusi, per continuare a sostenerne la validità; allo stesso modo, per continuare a lagnarsi della corruzione dei costumi, Volpe deve oggi, dopo aver collezionato, tentando altre vie d’accesso, magre figure, ricorrere ad un “cavallo di Troia” ben strano: l’uso di battezzare i propri figli con nomi “stravaganti, spesso esotici, comunque diversi da quelli del martirologio cristiano”. Al nostro Volpe non passa in testa che, prima che una madre snaturata decidesse di chiamare così la sua disgraziata figlioletta, non c’era nel Martirologio (che conosco abbastanza bene, visto che la sua versione attuale l’ha redatta un mio concittadino: giusto per dire che non siamo ignoranti, non c’ammantiamo di ignoto, e che, se proprio si vuole, con un poco di ricerca si può facilmente risalire a chi siamo, e da dove scriviamo) nemmeno una santa Scolastica.

La scoperta, comunque, evidentemente compiuta l’altro ieri nonostante da tempo immemore girino per l’Italia le Chantal e le Michelle (con tutto il rispetto per chi porta questo nome), rende affranto e preoccupato il nostro giornalista dilettante preferito, il quale sente la necessità di domandare ad uno dei suoi amici emeriti (ne conosce in ogni posto d’Italia, pare; stavolta tocca a Geraldo Pierro, arcivescovo emerito di Salerno): perché avviene questo?

Non c’è quasi bisogno di finire la domanda, che subito:

la risposta – dice il Prelato – la troviamo facilmente nella secolarizzazione dei nostri tempi.

Figurarsi. È una vera fortuna che dalle parti di Volpe non capitino meteorologi, altrimenti la “secolarizzazione dei nostri tempi”, che significa, suppongo, un rapporto più maturo con la natura e con la nostra conoscenza di essa, oltre che con la religione, vissuta in maniera diversa da quegli usi superstiziosi imposti, o comunque appoggiati, dal concilio di Trento, si sarebbe beccata la colpa anche della scomparsa delle mezze stagioni e degli sconquassi del clima. Ah, ma no, scusate, dimenticavo che non c’è nessun riscaldamento climatico e, anche se ci fosse, non ce ne dobbiamo lagnare. Perché i nomi esotici dati ai bambini, quelli sì che son problemi.

Esiste una tendenza, ormai avanzata, che pretende cancellare le nostre tradizioni cristiane.

continua poi Pierro; senza fornire prove, chiaramente, nella migliore tradizione del sito Pontifex Roma. A me sembra, invece, che questa tendenza non esista affatto, visto che, per dire, in Italia è molto più semplice costruire una chiesa che una moschea.

Sta di fatto, comunque, che questa rapida risposta dell’emerito spiazza Volpe che, di solito, deve combattere un poco con le reticenze degli intervistati, prima di convincerli ad appoggiare le sue strampalate tesi. In questo caso, invece, la risposta immediata, che dice, sottotraccia: “Sì, Bruno, hai proprio ragione!”, lascia il nostro visibilmente scosso, ed anche vagamente intontito. Tanto che, invece di passare a temi più ficcanti (che so, i turpi omosessuali), ripete:

Ma perché, a suo parere, avviene questo fatto?

Fossi stato io l’intervistato, minimo minimo avrei alzato un sopracciglio, ed avrei consigliato al mio interlocutore di stare più attento a quanto dico. Magari l’emerito lo fa, prima di ripetere la risposta, arricchendola di nuovi particolari; ma noi non possiamo saperlo, visto che non disponiamo non dico del video, ma nemmeno dell’audio originale dell’intervista.

Se bramate per i nuovi particolari, eccoli:

La mania di originalità di certi genitori, preoccupati più del nome ad effetto, che dal contenuto del sacramento che chiedono.

Ho un’altra ipotesi, su questi comportamenti: forse è una qualche forma di rivolta, verso una famiglia ed una società che li ha costretti a richiedere, per il proprio figlio, un sacramento che non avrebbero voluto; sacramento che immette il loro pargoletto in una comunità che si barrica su posizioni d’anteguerra (anteguerra dei Trent’anni, s’intende), ed in cui sono compresi membri, anche d’alto grado gerarchico, che inclinano, adeguatamente protetti dai loro superiori, a comportamenti che si configurano come reato in praticamente tutti gli stati del mondo, e lo fa facendogli versare sulla testa dell’acqua gelata, magari nel mese di dicembre e dopo una brutta polmonite.

Stando così le cose, che al battezzando venga importo un nome esotico mi pare l’ultimo dei problemi, francamente; e comunque, se mai dovessi scegliere un nome esotico per un mio figlio, sarò ben lieto di non scandalizzare Volpe e Pierro non chiedendo per lui il battesimo.

A seguito di questa risposta (quella dell’arcivescovo, non la mia), l’intervistatore ritrova finalmente lo smalto, e si rende conto che potrà andare all’attacco di uno dei suoi bersagli preferiti: il clero che in confessionale non impone più di mettere il cilicio.

Ma qualche responsabilità da parte del clero ci sarà?

Chiede infatti, speranzoso.

Il buon Pierro non lo delude:

penso che la catechesi battesimale relativa a genitori e padrini dovrebbe essere più incisiva, maggiormente severa e invece tutto diventa una formalità.

dice, e forse si riferisce ad un certo sacerdote, parroco nella sua ex arcidiocesi, che deve, in effetti, aver fatto divenire, tra la comunità dei suoi fedeli, la catechesi una formalità, impegnato com’è a girare l’Italia per promuovere i suoi molteplici libri sugli angeli, i santi e chissà cos’altro.

Poi bisogna segnalare anche un certo rilassamento dei sacerdoti nel non avvisare sulla gravità di un nome non corrispondente ai santi o agli angeli. Tanti preti, rendendosi conto che questa cura pastorale potrebbe essere male interpretata, e scatenare la reazione della gente, abbozzano e tirano a campare.

Eh già, pensate un po’ che sollevazione ci sarebbe, se un parroco rifiutasse di imporre ad un bambino il nome Junior! Nella peggiore delle ipotesi, il padre e la madre di quel bambino andrebbero a chiedere ad un’altra parrocchia; nella migliore, farebbero quel che farei io (leggi su).

Dal mio punto di vista, ritengo che dare ai bambini i nomi dei santi o di angeli era bello.

Era bello anche quando si celebravano riti orgiastici dedicati a Dioniso, ma mi risulta che i cristiani, ai tempi, non si fecero molti problemi a spazzarli via!

Segue un’altra frasetta di compatimento sui bei tempi andati, che fanno passare la voglia di leggere tutto il resto che ci sia scritto nel sitazzo (e non che gli altri articoli aiutino, in questo senso); alla fine della fiera, l’unica frase con cui si può concordare è

Ma che cosa fanno di male quei poveri bimbi?

Già, che cos’avranno fatto per essere strumentalizzati a questo punto?

 Fonte: quest’intervista

3 pensieri su “I nomi esotici!

  1. adminadmin

    Quanto inutile stupore: Brunello si rivolge ai suoi emeriti pensionati con fiducia. Da loro riceve sempre l’adeguata soddisfazione che concima il suo ego e lo fa sentire un giornalista capace di affermare la verità indifferente alle aggressioni che subisce!

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  2. Faunita

    Va riconosciuto al ns. Brunello che la sua inventiva non si esaurisce mai…. Su che cosa verterà la prossima campagna del Nostro?
    Intanto, continuo a Pensare che tra chiamarsi Scolastica e/o Baldassarre piuttosto che Kevin e/o Jennifer insomma… Obtorto collo, preferirei Jennifer o addirittura Chantal o che so io.
    Peraltro, è interessante che Foxy abbia scoperto il potere dei nomi propri (per citare Umberto Eco): non è che, tomo tomo cacchio cacchio qualcheduno sta magari soffrendo per un amore impossibile come il giovane Adso da Melk e – proprio come lui – non può neppur consolarsi invocando il nome dell’amata? Hmm o sono troppo romantica io?

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  3. Gaber_RicciGaber_Ricci Autore articolo

    Noto con piacere che i fan di Umberto Eco non mancano, bene!

    P.S.: come fa uno a chiamarsi Scolastica e/o Baldassarre? Scolastica è un nome da donna, Baldassarre da uomo. A meno che Baldassarre non sia il cognome, ed allora non dirlo che sennò poi qualcuno insinua che divulghiamo dati sensibili!

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