Vos autem amicos dixi

Dopo tanto tempo torno a scrivere nuovamente su questo blog per rispondere al caro  Brunello che, nuoavamente, torna a straparlare con le sue strampalate ipotesi per spiegare la morte di Withney Houston…

Ecco che subito la morte della cantante diventa una punizione divina perchè la signora si è convertita all’Islam (perchè sia che la declini in modo positivo o in modo negativo, la sostanza è sempre la stessa: ti sei convertita all’Islam… e io ti ammazzo, Dio dixit)

Incomincia con le sue farneticazioni (senza fare, come al solito una ben che minima citazione, senza argomentare minimamente ma limitandosi, come al solito, a emettere sentenze). E non sia mai che manchi la sua bella condanna: chi mette in dubbio che Dio possa permettere il male ecco l’anathema sit: eresia, scomunica, si è fuori dalla comunione con Roma (ammesso e non concesso che egli ci sia).

Brunello lascia intendere che in un certo qual modo vi sia un consenso, quasi una volontà di Dio che questo male accada, che Dio in un certo qual modo goda e reputi utile che il male avvenga.

Devo dire che siamo migliorati rispetto al passato quando si diceva che era Dio a VOLERE il male: oggi Brunello si accoententa di dire che Dio si limita a PERMETTE il male…

Può esistere nella teologia cristiana un “catechismo del male” come lo chiama Brunello, una “teologia del male”?

Il solo provare a concepire una simile cosa manderebbe in cristi tutta la teologia cristiana, deturperebbe il volto di Dio che Gesù ci ha voluto delineare nei Vangeli…

Scrive Brunello: la morte della cantante potrebbe essere letta come un bene, affinchè chi frettolosamente e con inutile trionfalismo, voglia convertirsi all’Islam ci pensi sopra.

Ecco a voi il volto di Dio: eccolo lì, il Dio grande, il Dio misericordioso, nascosto dietro una nuvoletta pronto a farti schiattare appena fai un passo falso…

Eppure il volto di Dio che Gesù ci traccia nel Vangelo è ben lungi da questo. Luca nel capitolo 15 ci racconta le parabole della misericordia: la dracma perduta, la pecorella smarrita, il figlio prodigo.

E in tutte e tre le parabole, il sentimento predominante del Padre non è vendicativo o pronto a punizioni esemplari di fronte al peccatore: la pecorella smarrita, quando il pastore la ritrova non la rimprovera neppure per essere scappata, ma se la carica sulle spalle e la porta a casa, quasi in trionfo. Il figlio prodigo quando il padre lo vede tornare a casa, da distante gli corre incontro e lo abbraccia, e fa festa, non gli lascia neppure il tempo per scusarsi, non esige che il figlio implori la sua misericordia, il suo perdono. Non gli interessa: troppo grande è la gioia per aver ritrovato questo figlio che era perduto, questo figlio che era morto e che ora è stato ritrovato, è tornato in vita.

L’adultera che è soggetta della condanna della folla diventa oggetto della misericordia di Dio (Givanni capitolo 8): e non è condannata, ma invitata a ricominciare.

La samaritana, che ha avuto molti mariti, è perdonata dal Signore al pozzo di Sicar (Givoanni cap. 4): il Signore non la condanna, ma la aspetta lui al pozzo, e le parla, parla a quel cuore che ha vissuto una vita dissoluta e fatta di sofferenza ed insoddisfazione.Non le dice: devo dare un segno al mio popolo, ti uccido così tutti sanno cosa è giusto e consa è sbagliato.

Tutta la Scrittura narra come Dio abbia a cuore l’uomo, come egli mai vorrebbe o contribuirebbe al male anche solo di uno solo dei suoi figli per la salvezza degli altri: come puoi chiedere ad una madre quale figlio salvare e quale condannare? Così come puoi chiedere a Dio quale figlio salvare, e quale condannare?

Ci ha chiamati amici, e non servi… ci ha fatto figli, e non schiavi.

Scrive bene in card. Comastri, quando dice che l’onnipotenza di Dio è l’onnipotenza dell’amore.

E allora, come può il Dio di Gesù Cristo così come raccontatoci dalla Scrittura, essere lo stesso dio di Brunello?

Sono due entità completamente diverse, direi in completa antitesi.

Per concludere, in riferimento all’ultima frase di Brunello: “I religiosi che vi nascondono queste verità o sono ignoranti o sono non cattolici, non vi sono altre spiegazioni” mi permetto di chiosare che non accetto di essere definito ignorante da chi mi ha inserito il funerale tra i sacramenti…

Simone

8 pensieri su “Vos autem amicos dixi

  1. paopao

    Simone: le farneticazioni del Volpastren e dei pontimostri in generale sono in malafede e calcolate.
    Disposti a tutto pur di vendere un click, un libro, nella loro infinita vanitá, non solo stravolgono il messaggio cristiano ma ridicolizzano Dio, riducendolo ad un Rambo nevrotico.
    Bassezza morale a parte, che ció non sia una grave blasfemia ed una mancanza di rispetto verso i credenti e´da dimostrare..a me solo dispiace per tutti gli allocchi che in buona fede credono alle cavolate tuonanti che diffondono…speriamo che non siano in molti.

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  2. Demart81

    In realtà nella Bibbia come corpus disomogeneo, il “volto” o meglio il comportamento di Dio non è uniforme. Soprattutto nell’Antico Testamento, distrugge città, manda sciagure eccetera. Per una samaritana perdonata c’è tutto San Paolo e la condanna delle donne. E nella visione cristiana è parola di Dio sia il IV Evangelo sia le lettere di San Paolo.
    Ciò non toglie che il dio pontifesso sia una specie di bounty killer al servizio di Brunello e Carletto.

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    1. francesco t

      il problema è che il cristianesimo è nato ed è morto con Gesù. dopo vi è stato il cattolicesimo, che riguarda un altro Dio.
      lo stesso s paolo non è cristiano, in quanto afferma ciò contro cui era Gesù.
      idem per esempio s agostino.

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      1. Demart81

        San Luca è praticamente lo scribacchino di San Paolo. Il problema dei Vangeli è che comunque sono stati scritti dopo decenni, Marco e Luca non erano apostoli; Matteo e Giovanni forse sì forse no.
        Cioè il messaggio di Gesù come era, non lo conosceremo mai.

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        1. FSMosconiFSMosconi

          O almeno così dice la tradizione.
          Invero non c’è un solo Vangelo che, stando agli studi, si possa attribuire con sicurezza alla specifica persona cui porta il nome. Nome stabilito, per inciso, dai Padri (non ricordo con precisione chi fu a fare le assegnazioni) è tutt’al più arbitrario.
          Per non parlare della fonte: ogni prende dall’altro. Il primo fu quello di Marco. L’ultimo (che evidentemente non prese la stessa fonte dagli altri) fu quello di Giovanni, il più gnostico di tutti.
          Per non parlare del busillis del Vangelo di Tommaso…

          Rispondi

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