Dunque quale Chiesa?

“Ma perché i Papi sino a Pio XII e non oltre? Forse che l’obbedienza alla Santa Sede è divisibile secondo le annate o secondo la consonanza di un insegnamento alle proprie convinzioni già stabilite?”

Joseph Ratzinger

Tra i nuovi articoli di oggi su Pontifex, alcuni incredibilmente condivisibili (nel mio caso soprattutto il giudizio sulla nuova riforma dell’istruzione universitaria contenuta nell’articolo “Riforma universitaria da cestinare, ostacola i poveri a vantaggio dei ricchi. Non é una privatizzazione, un esproprio. Cattolici divisi e confusi” ), voglio citare e discutere l’articolo su Mons. Lefebvre ( “Mons. Lefebvre ed il colpo da maestro di Satana” ).

Sorvolerò sulla figura stessa di Lefebvre, controverso personaggio legato a idee molto discutibili che spaziano dalla negazione dell’olocausto, all’accusa permanente di deicidio rivolta contro gli ebrei, fino alla critica attiva contro il “pacifismo” e alla disponibilità al dialogo nei confronti di altre realtà sociali e culturali come il medioriente, la società laica moderna e il mondo globalizzato ( “Di fronte alla globalizzazione, all’islamizzazione, al modernismo… saremo disarmati dagli uomini di Chiesa pacifisti; per disarmarci insegnano il contrario dei Papi di prima.” ); una “critica attiva” che sfocia quasi nell’intolleranza.

All’interno della Fraternità Sacerdotale San Pio X circola una ben dimostrabile mentalità antisemita, piena di quelle tipiche superstizioni e dicerie vecchie del medioevo. Non parliamo soltanto della negazione dell’olocausto e degli ebrei accusati tutt’ora di essere sporchi e “perfidi” (la parola “perfido” vi rievoca i discorsi di qualcun’altro?) deicidi, ma anche del credere ancora a certi vecchi falsi miti superstiziosi, come l’autenticità dei fantomatici Protocolli dei Savi di Sion, l’idea che gli ebrei siano una maligna setta che controlla occultamente il mondo (certo, lo si vede chiaramente che gli ebrei dominano tutta la superficie del pianeta, no?), fino addirittura alla ridicola “accusa del sangue” , credenza che risale al medioevo secondo la quale gli ebrei di notte compirebbero alcuni orribili riti stregoneschi in cui userebbero il sangue di giovani bambini cristiani, rapiti per essere sacrificati (chi conosce la cultura ebraica invece è sicuramente a conoscenza del fatto di come tutta questa cultura sia proprio, all’esatto opposto, caratterizzata da un profondo tabù nei confronti della sacralità del sangue e del contatto con esso, al punto di essere un elemento fondamentale anche in tutta l’alimentazione Kosher, alla base anche dell’erronea interpretazione dei Testimoni di Geova che rifiutano le trasfusioni di sangue). Quella dei riti sinistri è un’accusa vecchia come il mondo, che un popolo rivolge sempre contro un’altra cultura o contro un altro popolo diverso dal proprio, al fine di demonizzarlo e poter avere un motivo in più per odiarlo o prendersela contro di lui. Della serie che “i comunisti mangiano i bambini”, tanto per capirci.

Tutte queste accuse, compresa la ridicola “accusa del sangue”, furono poi riciclate nel periodo nazista. E tutte queste cose (gli ebrei come popolo malvagio, l’idea che gli ebrei rapiscono bambini cristiani e li uccidano in nome di misteriosi rituali, l’idea priva di motivazione e dimostrazione logica che gli ebrei sono una malevola entità che domina il mondo e che vuole schiavizzarci) sono alla base delle credenze della Fraternità Sacerdotale San Pio X. Ogni tanto infatti salgono alla ribalta le sorprendenti affermazioni di qualche suo membro antisemita, come l’ormai celebre vescovo britannico Richard Nelson Williamson , oppure come quel tale don Davide Pagliarani, che ogni tanto Pontifex intervista, e che ci delizia con articoli pieni di ignoranza come “I culti orientali e il buddismo nel particolare sono pericolosi e satanici” .

Il fatto che una comunità cristiana abbia le stesse fantomatiche fantasie che sono state alla base di secoli di antisemitismo cristiano e infine nazista sicuramente fa preoccupare, e lascia pensare. Non a caso il pensiero di questa comunità (come anche di quello di molti gruppi ultratradizionalisti simili, tra cui possiamo mettere anche i siti di Pontifex, con utenti come Fides et Ratio che fino a poco tempo fa diffondevano l’idea che gli ebrei rapissero i bambini cristiani per ucciderli, e di http://www.tradizione.biz/ , sito forse anche peggiore di Pontifex che fino alla sua “prima edizione” affiancava e venerava insieme le immagini di Cristo e di Mussolini, ma che anche nella sua nuova edizione “soft” può ancora deliziarci con articoli come questo, questo e questo , ma il cui più divertente rimane questo , la demonizzazione delle spiagge estive e dell’immorale pratica di denudarsi al mare!) si associa spesso facilmente a partiti di estrema destra, o ad anacronistici nostalgici della monarchia e dell’assolutismo politico e religioso. Se a siti italiani come Tradizione.biz si associano facilmente esponenti di partiti come Forza Nuova, la comunità di Lefebvre vanta gli stessi rapporti con partiti di estrema destra quali FN ( Front National ) in Francia e ancora con FN ( Forza Nuova ) in Italia, soprattutto nella persona di Roberto Fiore, noto lefebvriano e neofascista (io ancora non ho ben chiaro come partiti palesemente neofascisti non vengano aboliti in termini di ricostituzione del vecchio partito fascista… forse ci si aspetta che un nuovo partito fascista usi esplicitamente la definizione ufficiale di “partito fascista”?).

Senza approfondire ulteriormente gli abissi ideologici alla base di questi movimenti pseudocattolici ultraconservatori di estrema destra, trovo da aggiungere e precisare solo che tali movimenti spesso non incorrono nemmeno nel consenso della Chiesa ufficiale. Tale è stata infatti la sorte del movimento di Lefebvre, il quale fu scomunicato. Non vennero infine riconosciuti dalla Chiesa i nuovi sacerdoti che la fraternità di Lefebvre continuò ad ordinare, ignorando i richiami ufficiali della Chiesa, che ormai aveva preso le distanze dalle posizioni ideologiche di Lefebvre.

L’attuale Papa Benedetto XVI ha revocato la scomunica e riaperto il dialogo con i lefebvriani. Questo ha prodotto l’erroneo entusiasmo dei simpatizzanti come il sito di Pontifex, che interpretano il gesto come un riconoscimento positivo da parte della Chiesa nei confronti di Lefebvre e della sua ideologia che pontifessi e sostenitori di Forza Nuova considerano corretta e giusta. Non è così, perchè la revoca della scomunica ha solo una funzione di “riapertura del dialogo”, un gesto di “misericordia del Papa”, e non un riconoscimento nel quale la Chiesa si dimostra d’accordo con Lefebvre. Potremmo fare il paragone con una lite tra due persone: il fatto che “l’offeso” oggi voglia riaprire il dialogo NON significa che “l’offeso” inteda dire all’altro “chiedo scusa, ritiro l’accusa: hai ragione tu”. Non scambiamo la disponibilità al dialogo con il dare ragione. E’ il Papa che sta offrendo ai lefebvriani la possibilità di reintegrarsi all’interno della Chiesa, non confondiamolo con il contrario, ovvero con l’idea che il Papa voglia riconoscere come valide le tesi di Lefebvre. Le tesi di Lefebvre rimangono ancora tuttora completamente incompatibili con la Chiesa ufficiale, anche sotto la guida di Benedetto XVI. Per quanto tradizionalista rispetto al suo predecessore, nemmeno Ratzinger intende fare marcia indietro. Ratzinger non ha affatto disconosciuto il valore del CVII, non ha mai dichiarato “eretico” Giovanni Paolo II, e non condivide apertamente le posizioni estremiste di questi pseudocattolici di estrema destra politica e spirituale. Non trovando parole e concetti più concisi e precisi, riporto da questo articolo quanto segue:

IL “PROBLEMA POSTO IN ORIGINE” – In un’intervista a caldo, subito dopo l’annuncio ufficiale della rimozione della scomunica, monsignor Fellay ha dichiarato: “Accettiamo e facciamo nostri tutti i Concili fino al Concilio Vaticano II, sul quale esprimiamo delle riserve”. Sono le stesse riserve che sollevarono il “problema posto in origine”: ben prima della consacrazione dei quattro vescovi con procedura che poneva gli estremi della disobbedienza scismatica [2], ben oltre le divergenze sulle questioni di natura liturgica, la polemica di monsignor Lefebvre era a monte: il Concilio Vaticano II avrebbe affermato la rinuncia della Chiesa all’affermazione della “regalità sociale di Cristo”. Per monsignor Lefebvre, era Giovanni Paolo II il “non cattolico”, lo “scomunicato”, quello “fuori dalla Chiesa”, il capo della “setta modernista annidata nel Vaticano” (15.6.1988); e allo “pseudo-restauratore” Joseph Ratzinger, allora prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, diceva: “Voi avete cercato di dimostrarmi che Nostro Signore Gesù Cristo non può e non deve regnare nella società, […] noi [invece] siamo per la cristianizzazione: non possiamo capirci” (14.7.1987). Spaccatura profondissima, verticale: sull’ermeneutica dei Vangeli, sulla cristologia, sul magistero sociale, sull’ecumenismo e – solo infine – sulla liturgia. I lefebvriani hanno sempre riaffermato la “regalità sociale di Cristo”: con Pio X sostengono che separare lo Stato dalla Chiesa […] è una tesi assolutamente falsa, un perniciosissimo errore. Basato in effetti sul principio che lo Stato non deve riconoscere nessun culto religioso, essa è innanzitutto gravissimamente ingiuriosa per Dio; infatti il Creatore dell’uomo è anche il Fondatore delle società umana […] Noi Gli dobbiamo dunque non solamente un culto privato, ma un culto pubblico e sociale per onorarLo” ; e con Pio XII sostengono che “nel corso di questi ultimi secoli si è tentata la disgregazione intellettuale, morale e sociale dell’unità nell’organismo misterioso di Cristo. Si è voluta la natura senza la grazia; la ragione senza la fede; la libertà senza l’autorità; e qualche volta anche l’autorità senza la libertà. Questo nemico è diventato sempre più concreto, con un’audacia che Ci lascia stupefatti: Cristo sì, la Chiesa no. Poi: Dio sì, Cristo no. E infine il grido empio: Dio è morto; o piuttosto Dio non è mai esistito. Ecco il tentativo di edificare la struttura del mondo su fondamenti che Noi non esitiamo a indicare col dito come i principali responsabili della minaccia che pesa sull’umanità: un’economia senza Dio, un diritto senza Dio, una politica senza Dio”.

LA PRETESA TEOCRATICAI lefebvriani sono la forma più fulgida e coerente del pensiero teocratico cattolico, un pensiero cui la storia ha tolto occasione ma non speranza, e che ritorna col suo irresistibile fascino a provocare dubbi, fino a vere angosce, anche in alto. Scrive Carlo Cremona: “Quando [monsignor Lefebvre] saliva sino alla residenza estiva di Castel Gandolfo verso le ore notturne e si aggirava intorno alle mura della vecchia villa, non in penitenza e nemmeno disposto a trattare, ma per «convertire» il papa che, a suo parere, aveva tradito la Chiesa di Dio, Paolo VI si chiedeva: «Che fare?»” [5]. La tradizione gronda di riferimenti anche relativamente recenti alla pretesa teocratica della Chiesa, che solo il Concilio Vaticano II ha definitivamente dichiarato accantonabile, ma la resipiscenza affiora e provoca disagio, sicché è in questi termini che deve essere letta la “misericordia” di Benedetto XVI nei confronti della FSSPX: si riconosce alla buonanima di monsignor Lefebvre la fedeltà alla tradizione (che è anche tradizione del pensiero teocratico cattolico); gli si continua a rimproverare il non aver accettato il cambio di prospettiva introdotto dal Vaticano II riguardo al ruolo della Chiesa in un mondo largamente secolarizzato; si riaccolgono come figli diletti i suoi seguaci, fidando sulla possibilità di convincerli che Cristo può essere Re anche senza sfoggiare la corona. È una possibilità che Joseph Ratzinger non ha mai escluso:

“Non vedo alcun futuro per una posizione che si ostina in un rifiuto di principio del Vaticano II. Infatti essa è in se stessa illogica. Punto di partenza di questa tendenza è infatti la più rigida fedeltà all’insegnamento, in particolare di Pio IX e di Pio X e, ancor più a fondo, del Vaticano I e la sua definizione del primato del Papa. Ma perché i Papi sino a Pio XII e non oltre? Forse che l’obbedienza alla Santa Sede è divisibile secondo le annate o secondo la consonanza di un insegnamento alle proprie convinzioni già stabilite? […] I seguaci di mons. Lefebvre […] sostengono che, mentre si è intervenuti subito, con la pena severa della sospensione, nei confronti di un benemerito arcivescovo a riposo, si tollera in maniera incomprensibile ogni forma di deviazione dalla parte opposta. […] Le deviazioni «a sinistra» rappresentano senza dubbio una vasta corrente del pensiero e dell’iniziativa contemporanea nella Chiesa, tuttavia quasi da nessuna parte hanno trovato una forma comune giuridicamente definibile. Al contrario, il movimento dell’arcivescovo Lefebvre è probabilmente molto meno ampio dal punto di vista numerico, tuttavia è dotato di un ordinamento giuridico ben definito, di seminari, di istituzioni religiose, ecc. […] Dobbiamo impegnarci per la riconciliazione, fin tanto che e per quanto essa è possibile, e usare tutte le opportunità concesseci a questo scopo” .

Ci troviamo di fonte a due entità separate: da una parte la Chiesa cattolica, il cui pensiero io non condivido, ma a cui si deve riconoscere il fatto di saper essere presente nel mondo con i piedi per terra… magari con un pensiero tradizionale e “superato” sul quale non tutti possono essere d’accordo, ma relativamente più realista e meno pretenzioso rispetto alla seconda entità, ovvero rispetto a questi movimenti pseudocattolici di ultraconservatori, di cui i lefebvriani sono solo un esempio spirituale, e Forza Nuova l’ovvia conseguenza politica.

Questi ultraconservatori pretendono un ritorno al passato, al medioevo, e l’abbandono di diritti e libertà faticosamente conquistate con lo sviluppo della coscienza occidentale. Avanzano l’idea che non vi possa essere libertà di culto perchè “solo una religione è quella giusta, quindi l’unica da seguire”, avanzano l’idea che la Chiesa non possa essere separata dallo Stato, anzi… possibilmente la Chiesa DOVREBBE ESSERE lo Stato, avanzano l’idea che la Chiesa debba controllare e determinare le abitudini ed il pensiero di ogni singolo individuo, obbligato per forza ad ubbidire e a sottomettersi… avanzano infine il vecchio spettro dei secoli passati: l’idea che le altre culture e società diverse dalla nostra per abitudini e costumi siano il nostro “nemico”, il nostro “Satana” da combattere concretamente nel mondo. La democrazia, la libertà di culto, la possibilità da parte di altri individui di avere una propria voce, vengono additati come i più nefasti dei mali satanici.

Il loro Stato ideale è uno Stato europeo nel quale abbia posto e voce in capitolo solo il cristiano (più precisamente il cattolico), un Occidente e una Europa nella quale i valori e i diritti non vengono discussi e decisi democraticamente dalle nazioni e dagli individui che le compongono, ma vengono imposti dalla Chiesa, con tutte le sue più vecchie pretese divine e teocratiche. La Chiesa inattuale voluta da questi talebani è come un imperatore giapponese che volesse continuare ad attribuirsi il titolo di “divinità” ancora oggi, nel nostro tempo e dopo la Seconda Guerra mondiale. E non uso a sproposito la parola “talebani”. Perchè senza la democrazia e senza le conquiste della libertà di pensiero e di culto personale, in cosa noi oggi saremmo tanto diversi da quei regimi teocratici tanto biasimati proprio da questi cattotalebani? Forse le nostre donne non porterebbero il velo, ma io per esempio non potrei starmene seduto qui a scrivervi questo articolo, non sarei libero di professare la mia “eresia” gnostica, non potrebbero esserci luoghi pubblici di altri culti come le sinagoghe ebraiche o come il monastero buddhista di Pomaia, non potrei trovare nelle librerie testi sul buddhismo o sul taoismo, la mia donna dopo il matrimonio verrebbe trasformata in una macchina biologica finalizzata alla procreazione forzata, perderebbe il suo diritto al lavoro perchè “donna” e quindi già finalizzata a rimanere in casa ad accudire dieci figli (ovviamente mentre è incinta dell’undicesimo), ed io non potrei più accendere la televisione, andare al cinema o comprare un giornale, perchè non vi troverei sopra nessun altro pensiero che possa essere diverso da quello cattotalebano ufficiale. E probabilmente nemmeno troverei mai un lavoro, perchè magari sarebbe scoraggiato l’avere “pericolosi” rapporti sociali con qualcuno che non si presenta regolarmente la domenica a messa per confessarsi. Non avrei nemmeno più la possibilità di conoscere sul serio il mondo al di fuori del mio paese, perchè ogni informazione arriverebbe a me “distorta” dal filtro della propaganda impegnata a descrivermi ogni altra cultura diversa da quella cristiana e nazionale come “diabolica”, “sbagliata” e “pericolosa”.

L’aspetto più ridicolo della faccenda è che solitamente questi pseudocattolici sono sempre i primi a condannare “l’eresia”, ovvero il prendere le distanze dalle posizioni ufficiali della Chiesa. Leggendo Pontifex e siti simili, quante volte leggiamo articoli nella quale il tale o il tal gruppo viene condannato come “eretico”, con tanto di promessa di zolfo e fiamme? Tuttavia la posizione di Pontifex si fa “accomodante” quando si parla di movimenti spirituali di estrema destra e ultratradizionalisti come quello di Lefebvre. In tali casi la disubbidienza alla Chiesa non solo viene vista di buon occhio, ma persino plaudita e vista come necessaria. Abbiamo quindi casi in cui il pensarla diversamente dalla Chiesa è visto come “eresia”, altri invece in cui addirittura ci si può permettere, come Lefebvre, di accusare la Chiesa di avere il Diavolo come infiltrato (quel maledetto Diavolo, sempre così “modernista”, pluralista e democratico, maledetto! ), e la cosa viene vista positivamente.

A questo punto io mi domando allora che differenza ci sia per esempio tra la Chiesa Ortodossa, che ha accettato le dichiarazioni e le decisioni di quella cattolica fino ad un preciso punto in cui si è “fermata” perchè non d’accordo con la Chiesa di Roma, e la “Chiesa” di Lefebvre, disposta ad accettare la Chiesa cattolica solo fino ad un certo preciso momento storico? Qual’è la differenza? In entrambi i casi abbiamo qualcuno o qualcosa che ad un certo punto non è più disposto a seguire la realtà della Chiesa di Roma così come essa si presenta nel suo sviluppo attuale e presente. Le persone e le istituzioni sono realtà mutevoli, che cambiano quasi inevitabilmente con i tempi. Se si accetta una realtà solo fino ad un certo punto, ma non nella sua realtà presente, di fatto si parla di un rifiuto, di una scissione.

E’ come se io dichiarassi di essere fedele alla lingua italiana, ma accettassi il dizionario italiano solo fino alla lettera “R”.

Questo gruppo se lo desidera può fondare una nuova realtà differente che richiami il passato, ma non può obbligare un’intera società a percorrere la storia del suo sviluppo controcorrente, in direzione di un passato inattuale e che non può più tornare.

La Chiesa non è una realtà separata dalla storia e dalla società. Non possiamo tornare per esempio all’epoca degli antichi Romani, con i mercati di schiavi o con il culto divino del capo dello Stato (anche se forse a Berlusconi non dispiacerebbe). Non possiamo nemmeno tornare indietro ad una società medievale che identificava il potere della Chiesa nel potere dello Stato, di quando si pensava che la “religione giusta” fosse qualcosa alla quale i popoli dovessero essere costretti con la forza, anche contro la loro volontà “per il loro bene”. Qui si vogliono cancellare secoli di conquiste fatte nell’ambito della democrazia e della libertà personale di potere pensare e decidere senza costrizioni e minacce (se i lefebvriani e i pontifessi vogliono uno Stato così, mi domando cosa abbiano da criticare a chi ragiona nello stesso identico modo in realtà simili come quella dello stalinismo o dei regimi islamici teocratici). Questa è una realtà della quale è consapevole persino la Chiesa ufficiale.

La Chiesa ufficiale è consapevole del fatto che la società non è più la stessa, che tutto l’Occidente non è assolutamente più lo stesso. I nostalgici possono giocare a infilarsi le parrucche bianche del passato, possono giocare a vestirsi così come ci vestivamo due secoli fa, ma non possono spostare indietro le lancette del tempo, non possono negare il fatto che siamo nel 2000 a non nel 1800. Lo chiedano direttamente al Papa, se non lo capiscono, il quale certamente è di indubbio stampo tradizionalista, ma per fortuna ancora ancorato alla realtà presente delle cose. E se vogliono arrivare addirittura a negare la Chiesa quando quest’ultima non vuole seguire i loro desideri personali, allora io mi chiedo: dunque quale chiesa è la loro? Una chiesa dentro la Chiesa che è disposta ad ubbidire solo quando la Chiesa fa comodo a loro? E che arrivano a negarla ogni volta che una posizione del tempo (perchè anche la Chiesa ha le proprie correnti di pensiero, come accade inevitabilmente in ogni istituzione) della Chiesa non piace loro? Che logica e quali criteri vengono applicati, se ogni volta la stessa azione, persona o istituzione genera una reazione differente a seconda della convenienza? Come si può definire il concetto di “eresia” se il disubbidire alla Chiesa diventa “eresia” o “buona azione” a seconda della convenienza ideologica personale del momento? O il disubbidire alla Chiesa è sempre caso di “eresia”, oppure non lo è mai. O l’autorità della Chiesa è un’autorità che deve essere accetata dai sacerdoti e dai laici che vogliono definirsi cattolici, oppure è un’autorità che per libera coscienza può essere disattesa ogni volta che non siamo d’accordo e non ci va. Non possiamo inventarci delle leggi nella quale la stessa azione ora è un reato, e ora è un atto esemplare a seconda del caso o dell’umore del momento. Allora io perchè non posso inventarmi la regola secondo la quale se tu rubi è reato, se rubo io merito un encomio? Perchè il frate che celebra messa all’aperto o che suona una chitarra è un “disubbidiente”, mentre chi non accetta gli ultimi decenni di storia ed evoluzione della Chiesa cattolica non è disubbidente e non è considerato distante dalla identità attuale della Chiesa? Quando il Giappone si modernizzò e abolì il feudalesimo, quei samurai che si rifiutarono di abbandonare le vecchie tradizioni vennero considerati “dissidenti”, essi non facevano più parte del Giappone perchè il loro Giappone faceva ormai parte del passato, un passato che loro con la forza volevano a tutti i costi rivivere forzatamente. Lefevbriani, pontifessi e altri simili ultratradizionalisti, se vogliono vivere al di fuori di ogni contatto con la realtà presente, se vogliono giocare a rivivere il medioevo, possono fondare il loro personale club di nostalgici. Ma non possono costringere persino la Chiesa a vivere fuori dal proprio contesto temporale, e dal contesto contemporaneo dell’Occidente, che certo non può accettare di rinunciare ai propri diritti inalienabili di libertà personale e anche spirituale di ogni singolo individuo. La Chiesa ufficiale, che le piaccia o meno, è consapevole di come stanno le cose, e lo accetta. Infatti nemmeno si azzarda a proporre, che ne so, che la Chiesa debba comandare lo Stato, o che tutti gli italiani debbano essere obbligati alla religione cattolica senza libertà di culto diverso. A proporlo sono solo questi quattro nostalgici che vorrebbero imporre a tutte le nazioni la loro voglia di passato. E non solo alle nazioni, ma persino alla Chiesa quando quest’ultima non è d’accordo, perchè quest’ultima è “santa” o “eretica” a comando loro, a seconda del loro capriccio personale. Gli altri non possono disubbidire, perchè altrimenti sono eretici, mentre loro hanno la “licenza celeste speciale” di poter fare quello che vogliono: possono “scomunicare” Giovanni Paolo II, possono rifiutare le decisioni della Chiesa, possono continuare ad ordinare sacerdoti anche dopo la scomunica, possono decidere fino a che data va per loro bene seguire quanto detto e affermato ufficialmente dalla Chiesa, possono ritrattare la posizione della Chiesa anche quando questa posizione è ufficialmente difforme dalla loro… in poche parole sono una “chiesa dentro la Chiesa” che pretende non solo di poter disubbidire all’organo ufficiale quando vuole e tutte le volte che vuole, ma che pretende anche di poter correggere l’organo ufficiale, ed eventualmente “scomunicarlo” o dichiararlo “posseduto dal demonio” ogni volta che la posizione ufficiale della Chiesa differisce dalla loro. Ovviamente però, se qualcuno osasse fare altrettanto, loro lo definirebbero “eretico”. Valli a capire in che modo contorto ragionano. Una Chiesa ad uso e consumo personale che si può interpretare e accettare come si preferisce, ma solo da parte loro.

Gianfranco Giampietro

18 pensieri su “Dunque quale Chiesa?

  1. adminadmin

    Che aggiungere? Hai scritto il manifesto di Pontilex. Hai riassunto le ragioni per cui critichiamo (anche aspramente, senza lasciarci macerare dall’odio anzi, usando le risate) le affermazioni degli amici Pontifessi. Li critichiamo cercando di farli tornare sulla retta via. O quantomeno cercando di evitare che insultino l’universo mondo.

    Grazie!

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      1. adminadmin

        No no … hai riassunto. Il nostro pensiero è complesso, lungo, articolato. Abbiamo tante idee, tante testoline. Ogni testolina con le sue idee. Abbiamo tante pagine, molti più commenti. Insomma. Siamo complessi. Ed è difficile riassumere la complessità 😉

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  2. adminadmin

    Leggo i siti di questi folli e ne sono devastato. Lo stomaco fatica a reggere quello che vedo.
    Tradizione.biz, sanpiox.it, salpan.org … Un delirio, una follia!

    Chiudo tutte queste pagine orribili e cerco di produrre qualcosa di utile per il mondo.

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    1. pao

      credevo fosse impossibile essere peggio dei PontifeSSi, poi ho aperto tradizione.biz!
      aaaahhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhh

      Rispondi
      1. adminadmin

        Potremmo approntare un servizio… Un proxy per la navigazione sicura. Un proxy che impedisce di accedere a certi siti, come Pontifex, Tradizione e SanPioX … 🙂

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  3. Diego

    bell’articolo… Ma io contino a chiedermi perchè non fondano una chiesa per conto loro, o si eleggono un proprio papa tipo i veterocattolici o qualche antipapa Pietro Romano II… Forse lo farebbero se il papa ponesse loro l’ultimatum: o ve ne andate o restate (ed accettate il Concilio vaticano II).

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  4. Aisha

    Ciao a tutti, mi scappa una piccola, islamica, precisazione 🙂

    Dire “Qui si vogliono cancellare secoli di conquiste fatte nell’ambito della democrazia e della libertà personale di potere pensare e decidere senza costrizioni e minacce (se i lefebvriani e i pontifessi vogliono uno Stato così, mi domando cosa abbiano da criticare a chi ragiona nello stesso identico modo in realtà simili come quella dello stalinismo o dei regimi islamici teocratici).” non è corretto, per il semplice fatto che, in passato (perchè ora come ora paesi musulmani teocratici VERI non ne esistono – alcuni governi ne hanno la parvenza ma ahimè quanto sono lontani dal governare con il vero Islam) i califfati islamici erano un vero esempio di libertà, multiculturalità e multireligiosità. Basti pensare che ogni comunità religiosa poteva scegliere di essere giudicata, in caso di accuse penali, dalla legge islamica o dalla propria. O che lo Stato islamico dava fondi per costruire chiese e sinagoghe.

    Oppure ricordiamo i tempi della Spagna islamica, quando gli ebrei perseguitati si rifugiavano dai musulmani…

    Forse sono un po’ off topic, ma precisazioni simili a questa ritengo siano doverose affinchè, finalmente, si capisca DAVVERO il vero Islam cos’è. Perchè molti, troppi, quasi tutti anzi, non ne hanno idea.

    Ciao!

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    1. adminadmin

      Qui non siamo mai “off topic”. Qui parliamo a ruota libera.
      Tanto l’intelligenza dei partecipanti è sufficientemente elevata da evitare discussioni sterili. 🙂

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    2. Gianfranco Giampietro Autore articolo

      Ciao Aisha, hai ragione, forse sono stato un pò impreciso. O meglio, ho dato per scontato il fatto che chi mi legge ormai conosca le mie idee. Infatti più di una volta mi sono battuto contro i luoghi comuni dell’islam, dovuti ad una certa disinformazione dell’occidente riguardo il reale contenuto dell’islam. Conosco molto bene l’esempio che mi hai fatto della Spagna islamica. Per esempio l’islam in Spagna pose fine alle leggi contro gli ebrei che esistevano prima del loro arrivo. Non furono nemmeno deposti in Spagna i vecchi governatori, lasciati liberi di rimanere al comando di quelle terre con l’unica promessa di rimanere fedeli alla nuova amministrazione musulmana. In un’ epoca in cui la libertà di culto non era concessa (quella che ironicamente chiamo “free to pray”) i musulmani garantivano almeno la libertà del “pay to pray”…cioè a condizione di una tassa, era permesso a tutte le “genti del Libro” (i non musulmani) di professare liberamente la propria fede, senza nessuna persecuzione o costrizione. Se pagare una tassa per la propria libertà di culto oggi può apparire ingiusto, c’è da considerare che questa era invece una vera e propria innovazione a quei tempi in cui raramente la libertà di culto veniva concessa. Non a caso molti “eretici” cristiani, perseguitati nelle proprie terre, trovavano rifugio presso l’islam.
      Ho anche avuto occasione di spiegare, in giro per altri forum, che oggi si rimprovera molto all’islam per la posizione della donna, ma che in realtà nel medioevo il Corano garantiva dei diritti che in europa erano assenti, come nel caso dell’eredità o della tutela del patrimonio personale. Ho quindi sempre cercato di ridare all’islam quella giusta ricollocazione nella storia, sia nei pregi che nei difetti, che in occidente manca a causa di molta disinformazione sull’argomento, anche ad opera di volontari disinformatori, come nel caso di quei fondamentalisti nostrani (vedasi Pontifex.Roma) che manomettono il contenuto del Corano per farlo apparire diverso da quello che è.

      Chiedo scusa per il malinteso, ma quando qui mi riferivo ai regimi islamici teocratici, mi volevo riferire appunto ai regimi specificatamente teocratici, come per esempio quello dei talebani. Mi riferivo quindi specificatamente ai regimi ad opera di fondamentalisti islamici, che sono da distinguere ovviamente dai normali, e veri, musulmani. Allo stesso modo di come i cristiani qui da noi ci tengono a prendere le distanze da fondamentalisti cristiani come quelli di Pontifex.

      Sono assolutamente consapevole della dignità e del valore del vero Islam. E in particolare ho avuto spesso occasione di conoscere e provare ammirazione per il sufismo e per l’alevismo.

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    3. adminadmin

      Ed io aggiungo che GG è timido e quindi ha “dimenticato” di ricordare i due o tre suoi articoli che ha dedicato in passato all’aspra critica delle affermazioni fallaci riportate dal sito Pontifesso sull’Islam. Uno ad esempio ristabiliva la corretta traduzione ed il giusto contesto di molte Sure citate “alla pene di segugio” dagli amici Pontifessi. Ovviamente la citazione Pontifessa aveva il solo scopo di screditare l’Islam descrivendolo come religione violenta. GG si era occupato di ribattere, punto su punto alle stupidate Pontifesse. 😉

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    1. adminadmin

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