Integrazione e islam in italia, due parole con Jivis Tegno

Jivis Tegno

Jivis Tegno è Scrittore, Editore, Regista e Documentarista. Lo intervistiamo sull’islam e il problema dell’integrazione in italia.

Due Lauree conseguite all’Università di Perugia
– Laurea in Comunicazione di Massa
– Laurea in Comunicazione Multimediale (110 / 110 )

Editorialista di “INFORMARE PER RESISTERE”, prima pagina di informazione su Facebook Italia con più di 310.000 Fans iscritti.

– Conduttore del Programma ” Baobab” su “AFRIRADIO” la prima radio dedicata all’attualità africana in Italia!

Diplomato come Regista cinematografica alla scuola internazionale di cinema di Roma “Maldoror”

Un curriculum di tutto rispetto…

dopo lo stacco l’intervista.

Sei un intellettuale straniero che vive e lavora in italia da tanti anni, hai subito discriminazioni nell’ambiente culturale italiano?

Le discriminazioni ci sono e ci saranno sempre in tutte le società, ma in italia la situazione è particolare, l’intellettuale immigrato viene semplicemente marginalizzato e non integrato nella società italiana, è una persona che deve lavorare molto per cercare di integrarsi, ecco perché molti di noi dopo la formazione in italia vanno all’estero.

Sei musulmano?

No

Il fatto che tu abbia fatto un lungo lavoro sull’islam potrebbe portare a pensare che sei musulmano.

Sono un documentarista, domani potrei fare un documentario sui testimoni di geova, sull’ebraismo o su qualsiasi altra cosa

Possiamo parlare dell’islam visto che hai fatto questo documentario e sei informato sull’islam in italia?

Si, un’idea ce l’ho perché ho dedicato un lungo periodo di ricerca, dal 2003 al 2009. Non sono però uno studioso come Massino Campanini e Stefano Allievi che si sono dedicati da sempre all’islam.

Puoi riuscire a far capire qualcosa a me e tanti altri sull’islam in italia?

Parlarne così non rende l’idea del lavoro, meglio guardare il filmato che dura circa due ore.

Purtroppo questo filmato in italia è stato censurato dai giornali e dalla televisione, è stata una discriminazione senza precedenti nella storia italiana.

E’ possibile procurarsi una copia del filmato presso il nostro sito web jiviseditore.com alla modica cifra di 14,90 €.

N.d.A. Trailer
.

Oggi in italia cè molta confusione e ignoranza sull’islam e la gente ha una grande paura, per moltissimi, troppi, il musulmano è il terrorista, lo straniero e il nemico. Cosa ci dici in proposito?

In italia il problema principale viene proprio dai mezzi di comunicazione di massa che sfruttano e strumentalizzano la paura della gente per far soldi, notizia e consenso politico. In europa e in italia in particolare si privilegia chi danneggia l’islam parlandone male e non si da l’opportunità di parola a chi può spiegare l’islam. Ecco perché un genere di lavoro come il mio viene marginalizzato nella società italiana, infatti spiega come sono realmente le cose. Purtroppo non ho avuto spazio, se avessi criminalizzato l’islam avrei avuto da molto tempo presenza anche in televisione.

Dell’islam si parla solo qunado cè una minaccia, un evento terroristico, un padre che picchia la moglie o impedisce alla figlia di vestire all’occidentale, non si dà spazio a chi cerca di descrivere veramente l’islam.

Qualè oggi la diffusione dell’islam in italia?

In italia ci sono circa 1,5 milioni di fedeli, tra cui circa 50,000 italiani che si sono convertiti all’islam. La maggior parte di costoro fanno parte della prima generazione, cioè non sono nati in italia. Cè poi una nuova generazione di musulmani che sono nati e cresciuti in italia e probabilmente saranno loro che cambieranno questo schema di discriminazione, che cambieranno la mappa dell’islam in italia perché essendo loro stessi cittadini italiani potranno pretendere il diritto di avere una moschea e di professare la loro fede.

Come si integra oggi l’islam nella cultura dell’ovest europeo?

L’integrazione nasce dalla conoscenza della persona, è difficile ove si privilegia chi danneggia l’islam.

Prendiamo l’esempio Sakineh (Sakineh fonte tgcom di mediaset) per il quale si è manifestato in tutta europa, l’impiccagione avviene anche in altri paesi islamici, che sono però prooccidentali, poiché l’iran è il nemico da colpire l’impiccagione li fa più notizia che un impiccagione in arabia saudita (pro occidentale), bisogna combattere l’impiccagione in generale, non strumentalizzare.

Se io sono un tuo vicino di casa e tutti parlano male di me, tu non potrai nemmeno salutarmi e non potrai fare nulla con me, questa è la discriminazione.

I delinquenti ci sono dappertutto ma cambiano i termini con cui sono definiti, ortodossi, ultraconservatori,estremisti, ma estremisti è un termine peggiorativo per indicare lo stesso concetto, e si usa solo per quanto riguarda l’islam.

Quindi oggi non cè molta integrazione, bisogna dare la possibilità di integrarsi a chi segue le regole, noi immigrati saremo i primi a denunciare chi delinque, saremo noi a denuciare perchè integrati ma se veniamo abbandonati a noi stessi non possiamo fare ne dire nulla.

La gente deve sentirsi integrata.

La libertà di culto in italia è reale o è solo sulla carta?

La libertà di culto è solo sulla carta, per esempio solo 7 religioni possono beneficiare dell’8×1000, l’islam non può beneficiarne.

Inoltre se si costruiscono moschee la gente protesta, ma se il comune vende il terreno perché la gente protesta?

Saranno i musulmani della prossima generazione che sono nati qui a chiedere i propri diritti.

Ricordo che quando facevo le interviste dicevano   << abbiamo smesso di protestare ma i nostri figli che saranno italiani a tutti gli effetti faranno valere i loro diritti, noi che veniamo da fuori, che abbiamo passaporto straniero non protestiamo >>.

In arabia saudita non ci sono chiese cattoliche, ma un musulmano la confronta con il vaticano, nel quale non ci sono moschee. L’arabia saudita è uno stato islamico così come il vaticano è uno stato cristiano.

Ci sono cristiani e chiese nei paesi arabi?

Ai tempi di Saddam in iraq c’erano 1milione di cristiani che stavamo meglio che oggi, infatti ora sono ridotti a 100,000. L’iraq era uno tra i paesi più avanzati nel mondo islamico, vi si trovavano donne comandanti di aerei, colonnelli di esercito, guidavano automobili, insegnavano in università, questo nell’iraq di Saddam Hussein che era un dittatore, ma sono tutti dittatori nella zona e li si stava un po’ meglio.

Gli altri paesi, che sono pro occidentali, non hanno questi diritti (es. Arabia Saudita).

E’ possibile una convivenza pacifica tra Islam e Cristianesimo?

E’ possibilissimo, dipende dal potere fondamentale dei mass media che danno le informazioni ma non devono strumentalizzare, se si identifica l’altro come un pericolo è normale che la convivenza sia difficile, dipende dall’idea trasmessa e dall’obiettivo che hanno le autorità politiche e coloro che gestiscono i mass media in italia.

Io ho fatto un lavoro per spiegare cosè l’islam e ho organizzato una conferenza stampa a roma il 10 dicembre 2009, ho mandato circa 80,000 email, oltre 450 fax e passato più di 120 ore al telefono con le redazioni per informare la stampa. Alla presentazione, che era solo per la stampa, non si è presentato nemmeno un giornalista. E fino ad ora non sono mai stato invitato a parlare del mio lavoro.

Secondo te cosa possiamo fare per migliorare questa situazione, per cercare di superare la divisione nella nostra società? Cosa possiamo fare noi come privati cittadini privati dell’aiuto delle istituzioni?

La conoscenza dell’altro è la chiave che permette l’integrazione, la conoscenza apre al dialogo e dare informazione totale permette di capire e conoscere. L’integrazione parte dalla conoscenza dell’altra persona.

Bisogna evitare per esempio, di fare solo interventi autoreferenziati in televisione, cioè in cui immigrati parlano solo di se stessi, bisogna far vedere persone che parlano in televisione di cose che non riguardano solo il proprio gruppo ma di comune interesse: medicina, welfare …; bisogna cioè far vedere che ci sono persone che conoscono la realtà italiana.

3 pensieri su “Integrazione e islam in italia, due parole con Jivis Tegno

  1. Rebwar

    Discrimination and racism exists in all European countries, it is very deep problem and it is much harder than unemployment, health and other social problems. Discriminations’ problem is due to to the structure of society and it is in the structure it is difficult to access it.
    We need a radical change in society and take a few generations to get to it. We here in Sweden have begun to work on the problem of different tools, but not with the structure —- thanks

    Rispondi

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