Bianco, rosso ed Amicone

Buongiorno a tutti.

A neanche ventiquattro ore dalla sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato incostituzionale il divieto di fecondazione assistita eterologa (come era previsto dalla “famigerata” Legge n. 40 del 2004), le reazioni, soprattutto quelle isteriche e sconclusionate, da parte dei media cattotalebani si sprecano.

Una menzione speciale la merita a pieno titolo l’articolista di Tempi.it Luigi Amicone che, senza nemmeno aspettare la pubblicazioni delle motivazioni della sentenza, rivela le oscure trame che si celerebbero dietro la sentenza della Consulta, confezionando uno scartafaccio talmente pieno di scempiaggini pseudo-giurisprudenziali che farebbe rizzare i capelli in testa a qualsiasi professore universitario di Diritto Costituzionale. Vediamo brevemente perché.

“Con la sentenza che ha, nei fatti, cassato la legge 40,”

Dopo appena 11 parole ha già scritto una boiata. Non ha battuto il record dei PontifeSSi ma ci è andato vicino. Il che la dice lunga sulla preparazione di Amicone in Giurisprudenza.

Nel nostro ordinamento infatti l’unico organo giurisdizionale che “cassa” in senso tecnico è la Corte di Cassazione (non è che l’han chiamata così perché sembrava un bel nome, un motivo c’è!), la Corte Costituzionale o accoglie l’istanza di illegittimità costituzionale o la rigetta (oppure, a seconda dei casi, la dichiara inammissibile o infondata).

“la Corte Costituzionale ha messo a segno un bel doppio colpo: ha introdotto anche in Italia la figura del “padre biologico anonimo” “

Altra cazzata priva di fondamento: alla Consulta infatti non è attribuito alcun potere legislativo. Può, al massimo, emettere quelle che sono comunemente definite “sentenze-monito” cioè provvedimenti con cui la Corte Costituzionale, nel decidere su di una determinata istanza, coglie l’occasione per segnalare al legislatore la mancanza di norme che adeguino la materia oggetto della questione al dettato costituzionale (come ad esempio la sentenza n.225 del 1974 o la n. 826 del 1988 sul monopolio radiotelevisivo). 

“e ha messo nuovamente in mora la sovranità popolare.Toccherà domani ai costituzionalisti di establishment indorare la pillola. Ma c’è poco da girarci intorno: questa sentenza è un ennesimo attacco alla democrazia rappresentativa.”

Come possa essere un “attacco alla democrazia rappresentativa” l’esercizio da parte dei giudici costituzionali delle prerogative che la Carta Costituzionale loro assegna è un mistero che solo la mente di Amicone può comprendere.

“Infatti, ben al di là dell’argomento in questione (che è pure molto rilevante, tant’è che, al tempo del referendum, la questione della cosiddetta “fecondazione assistita” fu oggetto di un grande e rovente dibattito pubblico, in parlamento, sui giornali, nelle piazze italiane), qualunque cosa si pensi della legge 40, il problema serio che pone la sentenza è in questa domanda: perché la Consulta non ha sancito per tempo la “illegittimità” di una legge che conteneva il divieto di fecondazione eterologa?”

Forse perché, come scritto chiaramente nelle leggi costituzionali che regolano il procedimento di fronte alla Consulta, essa si attiva solo in via incidentale cioè nel caso in cui, nel corso di un procedimento pendente di fronte a qualsiasi autorità giurisdizionale, una delle parti od il magistrato investito della questione sollevino un’eccezione di incostituzionalità? Non è meglio informarsi PRIMA di fare certe domande sceme, eh Amicone? Si evitano un sacco di figure di merda, sai?

“Come è possibile che con sentenza del 9 aprile 2014 la Corte Costituzionale cancelli di fatto l’esito di un referendum popolare, dopo che con sentenza del 13 gennaio del 2005 la stessa Corte ne aveva sentenziato l’ammissibilità?”

Fra le due cose non vi è alcuna contraddizione: anche se in entrambi i casi la forma del provvedimento è la stessa (la sentenza), si tratta di due attività differenti. Quando dichiara ammissibile un quesito referendario abrogativo, la Corte non si pronuncia sulla legge oggetto del quesito, ma solo sulla compatibilità dello stesso con l’art. 75 della Costituzione (che regola appunto l’istituto del referendum). Questo in base al semplice principio (valido in entrambe le situazioni) della corrispondenza fra il chiesto ed il pronunciato.

E non si tratta di chissà quale arzigogolata interpretazione normativa, ma dell’Abc del diritto italiano! Tutte cose che, a quanto pare, Amicone ignora ma evidentemente per lui non è problema. D’altronde da quando scrivere cose palesemente errate è mai stato un problema per quelli di Tempi.it?

“Dunque, continua a succedere questo nell’Italia della giustizia politicizzata: prima la Corte Costituzionale dà il via libera a un referendum voluto dai radicali e dalle sinistre per abrogare una legge non condivisa da una parte della politica.”

E qui potrei soffermarmi per fare una digressione (nonché qualche salace battutina) sul perfetto berlusconese in cui è stata scritta questa stronzata dal sapore squisitamente propagandistico. Ma lascerò correre…

“Poi, dieci anni dopo, la medesima Corte cancella l’esito del referendum a cui lei stessa aveva dato il nulla osta. Conseguenza pratica? Invece di eventualmente richiamare le vie deputate (parlamento, governo, nuovo referendum) a cambiare, correggere o a cancellare una legge, i giudici si incaricano di coprire tutte le parti del gioco democratico.”

O Zeus padre della giustizia, fai un atto di pietà… Fulminalo prima che scriva qualche altra boiata…

“E così annullano per sentenza pure l’espressione più democratica, diretta e cristallina della volontà popolare.”

Eccallà. Troppo tardi. Lo chiedo un’altra volta: In base a quale strampalato ragionamento l’esercizio di una prerogativa costituzionale equivale ad “annullare per sentenza la volontà popolare”?

“Naturalmente, costituzionalisti pagati per difendere uno Stato divenuto ormai proprietà privata di organi non rappresentativi e di corporazioni autoritarie, troveranno i modi e le espressioni “tecniche” per legittimare un ennesimo atto togato che minaccia o, per lo meno, svuota, l’articolo 1 della Costituzione italiana.”

Ed in sottofondo comincia ad elevarsi in crescendo il coro: Gom-blod-do, gom-blod-do, gom-blod-do…

“Ma se quanto recita l’articolo 1 della Costituzione italiana vale anche per i giudici della Corte Costituzionale, è impossibile non rilevare che se «la sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione» nessuna Corte, neppure la più alta, è legittimata a sentenziare lo svuotamento e il pratico annullamento dei risultati di un referendum popolare.”

Veramente, se non ricordo male, il referendum sulla Legge 40/2004 non raggiunse il quorum previsto dalla legge (anche e soprattutto per le pressioni della lobby vaticana, ma ovviamente gli intrepidi difensori cattolici della volontà popolare vengono colpiti da una particolarissima forma di amnesia selettiva quando si tratta di “dettagli” come questo) quindi, tecnicamente un risultato nemmeno c’è stato. Ma anche ammettendo per assurdo il contrario, nessuna legge di questo paese sancisce che un provvedimento legislativo “sopravvissuto” ad un referendum abrogativo goda di una qualche sorta di “blindatura” che lo renda immune alle sentenze di illegittimità costituzionale o alle norme sulla successione delle leggi nel tempo.

Almeno secondo le leggi della Repubblica Italiana. Il diritto secondo Luigi Amicone è un altro paio di maniche…

“Magari qualcuno si inventerà che tra le “forme” e i “limiti” previsti dall’articolo 1 ci sono anche quelli imposti dalle sentenze della Consulta.”

Non c’è bisogno che nessuno se lo “inventi” Amicone… é così. Fidati.

“Impossibile.”

Ohibò, e perché mai di grazia?

“Primo perché, come si è detto, se tu Corte Costituzionale dichiari un referendum ammissibile non puoi poi ribaltarne i risultati perché non ti piace come vota il popolo, perché ci hai messo dieci anni per scoprire che il referendum che avevi ammesso contiene elementi “illegittimi”.”

Ho già spiegato prima perché questo argomentazione sia fallace. Pertanto non ripeterò cose già dette. Ma non posso fare a meno di trattenere uno sghignazzo per l’uso di quella espressione, “Tu Corte Costituzionale”, che tanto mi ricorda uno dei personaggi più famosi di Carlo Verdone.

furio Zoccaro

“Secondo, perché se la sovranità popolare fosse condizionata da forme e limiti sanciti dalla Corte Costituzionale, bè allora bisognerebbe logicamente dedurne che parlamento, governo e referendum italiani sono solo organi consultivi. Il che sarebbe assurdo in democrazia, ma non negli stati di polizia.”

Semmai sarebbe esattamente il contrario!!! Cioè se la Corte Costituzionale fosse vincolata alla “volontà popolare” e non sottoposta (come tutti i magistrati) soltanto alla Legge (Costituzione compresa) allora, per quanto democratico e liberale possa essere sulla carta il dettato costituzionale, senza un controllare della legittimità delle leggi (o con un controllore dalle facoltà fortemente limitate) tanto il Potere Esecutivo quanto il Potere Legislativo potrebbero, virtualmente, tranquillamente abusare del loro ruolo e porre nel nulla i diritti fondamentali dei cittadini…

“PS. Al di là della vicenda di cronaca, c’è una curiosità sulla nostra Corte Costituzionale che nemmeno Matteo Renzi ci ha ancora tolto ed è la seguente: perché la spendig review prevede tagli ai funzionari dello Stato e tagli agli amministratori di grande aziende dello Stato (i cui tetti retributivi non possono superare la retribuzione del Capo dello Stato, 239 mila euro), mentre i giudici della Corte Costituzionale, anch’essi alti funzionario dello Stato, ne sono esenti? Gli stipendi di quindici giudici ci costano, nel 2014, quasi 9 milioni. Faccio questa domanda così, giusto per sapere quanto ho dovuto pagare in tasse una Corte che se ne fotte del mio voto democraticamente espresso.”

Poteva mancare il codazzo populista? Da cittadino, posso dire in tutta onestà, che se la Corte Costituzionale ci costa 9 milioni di € si tratta di soldi ben spesi. E se devo farmi domande sulla retribuzione di qualcuno, preferisco chiedermi quanto ha ricevuto Amicone per confezionare questo pastrocchio pieno di mostrusità antigiuridiche (che persino il più scalcinato studente di Giurisprudenza del primo anno confuterebbe senza particolari sforzi) e spargere pura e semplice disinformazione in giro per il web.

Fonte dell’orrido pezzaccio incostituzionale:

http://www.tempi.it/la-sentenza-della-consulta-sulla-legge-40-e-assurda-in-democrazia-ma-non-in-uno-stato-di-polizia#.U0a1u6h_tc1

Per osservazioni / segnalazioni / insulti : https://www.facebook.com/compagno.zed

Un pensiero su “Bianco, rosso ed Amicone

  1. Caffe

    Nel concordare con il CompagnoZ sulla risibilità degli argomenti esposti da Luigi Amicone, da radicale, mi preme esprimere qualche ulteriore considerazione: il referendum abrogativo della famigerata legge quaranta, promosso con enorme dispendio delle esigue risorse dei radicali, fu marginalmente appoggiato dal resto della sinistra italiana, che, all’epoca consisteva principalmente dai Democratici di Sinistra coalizzati in un coacervo di altri partitini (Ulivo), per cercare di contrastare Berlusconi, oltre ai comunisti, spezzati in due deboli tronconi e sempre tiepidi, quando si tratta di lottare per certi temi da loro definiti “borghesi” e solo per dovere di facciata. Tutti costoro, in quell’occasione, concretamente, fecero poco, troppo poco; se si considera che nell’Ulivo erano confluite forze di provenienza democristiana, il quadro è completo; ai clericali bastò invitare i fedeli e seguaci ad astenersi dal voto, per annettersi oltre i suoi, un’altro trenta per cento di voti, quello fisiologico di quei cretini che a votare non ci vanno mai, ma poi li senti, agli sportelli delle poste, nelle sale d’aspetto di stazioni ferroviarie e Asl, sbraitare come forsennati, sui mali di questa povera Italia. Il risultato fu che solo un’italiano su cinque andò a votare e di questi, a seconda dell’articolo da abrogare, almeno il settanta per cento votò si, solo che la faccenda del quorum, sconosciuto in altri paesi, ci ha fregato alla grande: che dolore vedere tutti i cornacchioni di santa romana chiesa, esultare per aver vinto una battaglia che il loro nemico naturale, (la sinistra, nei paesi normali), non aveva nemmeno combattuto. E la formidabile macchina di mobilitazione di sinistra? Ferma da qualche parte, con la benzina annacquata: si sa che su certi temi “impopolari”, la sinistra italiana non ha mai sprecato troppo sudore: sarà anche per questo, che noi siamo ancora un Paese a trazione vaticana? Meno male, mi duole dirlo, ma è così, che la magistratura ordinaria ha cominciato, su tante denunce di cittadini discriminati da questa legge infame, ha cominciato a smontarla pezzo per pezzo e ieri la Consulta, ha dato un’altro metaforico calcio sulle gengive della Binetti, Roccella, Buttiglione e compagnia cantante; perché se aspettavamo Renzi…..

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