Quei giuristi cattolici molto cattolici ma poco giuristi

Giancarlo Cerrelli«Sono gay, l’Italia è un Paese libero ma esiste l’omofobia e chi ha questi atteggiamenti deve fare i conti con la propria coscienza»: con queste parole ha purtroppo deciso di togliersi la vita un giovane ragazzo omosessuale lanciandosi dall’undicesimo piano di un palazzo a Roma.

Il giorno dopo – proprio sull’omofobia – interviene nelle pagine del quotidiano online Il Sussidiario, Giancarlo Cerrelli, vicepresidente dell’Unione giuristi cattolici italiani (Ugci), con un articolo dal titolo “Omofobia. Ecco il piano fascista per ‘rieducare’ gli italiani”. Lo stesso Cerrelli si era già reso protagonista di un intervento a UnoMattina Estate che aveva creato molte polemiche.

Il giurista cattolica esprime “meraviglia” per la «fretta con cui è stato approvato tale disegno di legge senza che vi fosse alcuna urgenza sociale e nonostante siano altre le priorità a cui gli italiani attendono che si provveda». Forse è necessario aspettare che un fenomeno sia “urgente” affinché il legislatore sia chiamato ad occuparsene? Dobbiamo forse aspettarci che gang terrorizzino e pestino gli omosessuali affinché il Parlamento senta la necessità della giustezza di un provvedimento a contrasto delle discriminazioni e dei contrasti legati all’orientamento sessuale? Per il resto gli italiani che pensano che sono “altre le priorità” possono stare tranquilli. L’iter parlamentare di approvazione delle leggi è prima di tutto diviso nelle quattordici diverse commissioni parlamentari competenti per materia (questo disegno di legge appartiene alla commissione Giustizia) e quindi la discussione di una legge che contrasta l’omofobia non “rallenta” l’approvazione di una legge con – ad esempio – misure per l’occupazione che potrà essere discussa negli stessi giorni in un altra commissione parlamentare (ad esempio nella commissione Lavoro o in quella Attività produttive). Inoltre il presidente della Camera o del Senato possono decidere di dare priorità ad un particolare disegno di legge nel calendario dei lavori se ritengono che sia particolarmente urgente. Strano che un giurista – sebbene cattolico – ignori tutto questo.

Cerrelli scopre qualcosa di sorprendente: «Le norme del nostro ordinamento sono del tutto sufficienti a fronteggiare qualsiasi abuso nei confronti di qualsiasi soggetto, compresi quelli con orientamento omosessuale». Quale grande scoperta sapere che gli abusi “anche” nei confronti degli omosessuali sono puniti. Forse quello che sfugge è che un abuso nei confronti di una persona a causa del suo orientamento sessuale è particolarmente odioso perché non solo terrorizza quella persona ma anche la categoria a quei appartiene. Questo è il motivo per cui negli ordinamenti dei diversi Paesi sono presenti norme ad hoc contro i cosiddetti “crimini d’odio” ed anche l’Italia si è dotata di uno strumento simile con la legge Reale-Mancino del 1993 che stabilisce misure speciali per i crimini commessi a causa della razza, dell’etnia, della nazione, della lingua e della religione della persona offesa ma non a causa – come ora si vorrebbe inserire – del suo orientamento sessuale.

Cerrelli effettua un’altra scoperta sorprendente: «Esso, in verità, è un dispositivo sostanzialmente ideologico e simbolico che i movimenti LGBTIQ vogliono usare come apripista per il matrimonio e l’adozione gay». Forse un giurista (ma anche una persona comune) dovrebbe sapere che per approvare un disegno di legge per il matrimonio e l’adozione gay è necessario un altro disegno di legge ed un’altra discussione parlamentare e nel nostro ordinamento si potrebbe tranquillamente arrivare ad approvare questi ultimi senza magari adottare una norma che contrasti i crimini d’odio legati all’orientamento sessuale della persona offesa. Insomma il matrimonio e l’adozione gay non c’entrano niente.

Continua il giurista cattolico: «Tale provvedimento legislativo ha, anche e soprattutto, un malcelato intento pedagogico e rieducativo del popolo italiano, finalizzato ad accompagnarlo con le buone e, se necessario, con le cattive (…) a considerare l’omosessualità un modo come un altro di vivere la sessualità e ad indurlo a prendere atto che non esiste una “normalità”, perché non esiste una “natura umana”». Forse nel nostro ordinamento tanti provvedimenti hanno un atteggiamento “pedagogico e rieducativo” (pensiamo alla legge che obbliga all’uso delle cinture di sicurezza o sulle misure di sicurezza nei luoghi di lavoro) e non pare che ciò abbia mai creato tanto “scandalo” da parte del mondo cattolico. Allo stesso modo ogni pena ha come fine principale quello di rieducare e di reinserire nella società (a parte casi particolarmente aberranti puniti con l’ergastolo) la persona che si è macchiata del crimine: devono forse essere esclusi da tale rieducazione persone che magari hanno picchiato un omosessuale perché lo considerano “anormale” e contrario alla “natura umana”? Inoltre Cerrelli può stare pure tranquillo: per tre italiani su quattro l’omosessualità è assolutamente un fatto normale e quindi non c’è bisogno di nessuna legge con un valore pedagogico ma solamente di una legge che contrasti fenomeni di omofobia purtroppo ancora presenti in una società che si sta invece sempre più diventando “gay-friendly”.

Cerrelli ricorda che il disegno di legge contro l’omofobia andrebbe ad innestarsi nella legge Mancino del 1993 che già punisce la discriminazione e la violenza per motivi etnici, nazionali, razziali, linguistici e religiosi e – scrive – a tali casi «si è pensato di aggiungere altre due “categorie protette”: quelle afferenti all’omofobia e alla transofobia». Continua il giurista: «Tali due nuove categorie che la Camera ha deciso di inserire nella legge Mancino, oltre ad evidenziare un vero e proprio pericolo per la libertà di pensiero e di espressione, pongono, anche, seri elementi d’incostituzionalità della proposta di legge». Risulta strano pensare che ci sia un “pericolo per la libertà di pensiero e di espressione” solo nel caso in cui la legge punisca le discriminazioni contro gli omosessuali mentre non ci sia nessun pericolo per una norma già esistente da vent’anni che punisce casi di discriminazione a causa della nazione, della razza, dell’etnia e della religione della persona offesa: non è una novità che i cattolici sono paladini della libertà d’opinione solo sulla legge contro i crimini d’odio nei confronti degli omosessuali.

Risulta anche paradossale che la Corte Costituzionale che non ha mai ravvisato l’incostituzionalità della legge Mancino del 1993 possa ravvisare “seri elementi d’incostituzionalità” solo nel momento in cui una norma già esistente da due decenni vada a coprire anche i reati legati all’orientamento sessuale della persona offesa: si può “costituzionalmente” discriminare a causa dell’omosessualità mentre non si può farlo nel caso della religione, della razza, dell’etnia, della nazione o della lingua? Difficile che ci possa mai essere una sentenza simile da parte della nostra Consulta.

Continua il vicepresidente dell’Ugci: «E’ di fondamentale importanza, per una corretta analisi del disegno di legge, già approvato dalla Camera rilevare che i termini omofobia e transfobia hanno un’accezione incerta e comunque non prevista dal nostro ordinamento giuridico, il cui contenuto dovrà essere determinato e non solo interpretato dall’applicazione giurisprudenziale e ciò con evidenti rischi di pronunce radicalmente difformi, a causa del significato discrezionale che di volta in volta l’autorità giudiziaria darà a tali termini». Cerrelli però dovrebbe considerare che il testo originario presentato da Scalfarotto faceva riferimento solo all’orientamento sessuale da intendersi come «l’attrazione emotiva o sessuale nei confronti di persone dello stesso sesso, di sesso opposto o di entrambi i sessi». Successivamente la commissione Giustizia della Camera ha ritenuto opportuno unificare la proposta di legge presentata da Ivan Scalfarotto con un simile disegno di legge presentato da Renato Brunetta, Mara Carfagna e Stefania Prestigiacomo: nel testo unificato è scomparso il riferimento all’orientamento sessuale ed hanno fatto la comparsa i termini omofobia e transfobia.

Nonostante il testo approvato alla Camera non si applica ad organizzazioni di natura politica, sindacale, culturale, religiosa o di culto, Cerrelli non pensa che questa tutela sia sufficiente e riferendosi ai parlamentari del Movimento5Stelle che – critici nei confronti di questa esenzione – hanno inscenato come protesta un bacio omosessuale di gruppo nell’aula della Camera così conclude il suo intervento sul Sussidiario: «Ritengo, dunque, che all’orizzonte non si prospetti nulla di buono; il percorso è stato tracciato; anche Scalfarotto, che nell’occasione è stato contestato dagli estremisti, ha ben chiaro il quadro e il percorso da compiere». Eh sì, sono proprio degli estremisti questi del Movimento5Stelle che – in un aula parlamentare in cui i leghisti nel passato hanno esposto anche dei cappi – hanno deciso di protestare “addirittura” baciandosi. Sono proprio estremisti questi parlamentari del M5S e come loro quei tre italiani su quattro che considerano l’omosessualità come qualcosa di normale: siamo proprio un popolo di santi, poeti, navigatori ed “estremisti”.

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4 pensieri su “Quei giuristi cattolici molto cattolici ma poco giuristi

  1. Remo

    Il bello è che loro hanno l’Unione Giuristi *Cattolici* Italiani (UGCI), lAssociazione Italiana Psicologi e Psichiatri *Cattolici* (AIPPC), l’Associazione Italiana Ginecologi Ostetrici *Cattolici* (AIGOC), ecc. e poi sarebbero i gay quelli che si (auto)ghettizzano.

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    1. Faggot

      Forse, a causa delle loro povere capacità lessicali o delle loro scarse conoscenze storiche, o entrambe, confondono il ghetto per la giudecca. Il termine “autoghettizzarsi” è comunque un ossimoro.

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