Siamo calabresi ma non ‘ndranghetisti, Avvenire!

Devo fare “outing”: sono calabrese. Non mi sono mai sentito calabrese perché non penso che nascere in Calabria come in qualsiasi altra regione connoti, sia in senso positivo che in senso negativo, la persona in un certo modo. Non posso “sentirmi” calabrese perché non ho mai capito quale sia l’essenza del calabrese: non penso che i calabresi abbiano delle caratteristiche particolari che li differenziano dagli abitanti di altre regioni. Non posso dire di amare la Calabria più delle altre regioni o Paesi del mondo in cui sono stato. Non ho una feeling particolare con una persona per il semplice fatto che è nata in Calabria. Non digerisco la ‘ndujia o la classica soppressata, a casa non ho appeso quadri o fotografie che mi ricordino la Calabria, quasi tutti i miei amici non sono calabresi, parlo un orrendo dialetto calabrese sebbene il mio accento tradisca le mie origini meridionali. Non mi son mai sentito “orgoglioso” di essere calabrese perché ciò avrebbe significato che gli abitanti di altre regioni o di altri Paesi del mondo avrebbero dovuto vergognarsi delle loro origini “non calabresi”. Però – inutile negarlo – anche se non mi sento calabrese, in ogni caso lo sono o almeno così mi devo considerare in base al dizionario Treccani secondo cui è calabrese un «nativo della Calabria». C’è poco da fare, sono nato in Calabria e quindi devo considerarmi calabrese a tutti gli effetti sebbene non ci abiti da molti anni. Perciò riprendendo la mia “calabresità” sono rimasto un po’ perplesso nel leggere un articolo di Avvenire che titolava “Lo strano caso del suicidio di un dirigente. Scoperti legami con famiglie calabresi”, in merito al sospetto suicidio di Pasquale Libri, dirigente dell’ospedale San Paolo di Milano e sposato con una nipote del boss Rocco Musolino. Non capivo cosa ci fosse di male ad avere legami con “famiglie calabresi” ma – leggendo l’articolo – mi sono reso conto che le famiglie calabresi del titolo sono famiglie un po’ particolari: sono famiglie della ‘ndrangheta. Non credo sia difficile capire che essere una “famiglia calabrese” non significa affatto essere una “famiglia ‘ndranghetista”: le seconde costituiscono solamente una parte infinitesimale delle prime.
A riguardo tornano in mente le parole del Presidente della Repubblica Sandro Pertini pronunciate in occasione del messaggio di fine anno agli italiani nel 1982: «Bisogna fare attenzione a non confondere il popolo siciliano, il popolo calabrese ed il popolo napoletano con la camorra o con la mafia. Sono una minoranza i mafiosi. Il popolo siciliano, il popolo calabrese ed il popolo napoletano sono contro la camorra e contro la mafia. Sono popoli fieri, con antiche tradizioni ed antica storia, ma anche con gravi problemi che devono essere risolti». Ed è sempre bello rileggere cosa disse sempre il Presidente Pertini in occasione del messaggio di fine anno del 1983: «Io ho girato in lungo e largo la Calabria. Se vi è un popolo generoso, buono, pronto, desideroso di lavorare e di trarre dal suo lavoro il necessario per poter vivere dignitosamente, è il popolo calabrese». Certamente la caratteristica di trarre dal proprio lavoro il necessario per poter vivere dignitosamente non è appannaggio solo dei calabresi ma di tutti gli uomini onesti di ogni nazionalità e condizione sociale.
Insomma siamo calabresi, ameremo la melanzana, il peperoncino ed il bergamotto, avremo cognomi di origine greca ma non siamo tutti ‘ndranghetisti. ‘ndi vidimu!

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Cagliostro

Informazioni su Cagliostro

Giuseppe Giovanni Battista Vincenzo Pietro Antonio Matteo Balsamo, noto con il nome di Alessandro, Conte di Cagliostro o più semplicemente Cagliostro (Palermo, 2 giugno 1743 – San Leo, 26 agosto 1795), è stato un avventuriero, massone, mago, guaritore, esoterista e alchimista italiano. Dopo una vita errabonda spesa tra imbrogli nelle varie corti europee, fu condannato dalla Chiesa cattolica al carcere a vita per eresia e rinchiuso nella fortezza di San Leo.

9 pensieri su “Siamo calabresi ma non ‘ndranghetisti, Avvenire!

    1. CagliostroCagliostro Autore articolo

      Credo che lei mi faccia moooooolto più avanti con gli anni di quanto in effetti sia. Mi piacerebbe essere in pensione ma il mio stile di vita è assai distante da quello del pensionato……

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      1. Caffe

        A volte sono insopportabili, vero, stimabile Cagliostro? Complimenti per il tuo aplomb, io, non ne sarei mai stato capace.

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  1. Priapus

    Caro Cagliostro, sappiamo benissimo che la stragrande maggioranza del Calabresi
    sono onesti e vittime dell’ndragheta, così come i Napoletani ed i Siciliani.
    La responsabilità è piuttosto dell’assenza dello stato, perchè se uno stato efficente
    ed organizzato vuole comattere la malavita, non basta il presidio della forza pubblica,
    ma ci vogliono tante altre misure che sono state prese per finta, come i finanziamenti
    senza controlli che evitassero che i soldi della Casmez finissero alle mafie del Sud e del
    Nord. Ipocrite poi, le elucubrazioni di Avvenire che critica la malavita, fingendo di non
    sapere delle complicità della sua chiesa con le mafie. Non badare ai corvi, lasciali
    gracchiare a vuoto.

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  2. FSMosconi

    Un po’ come se a un romano, scusate se mi chiamo in causa, venisse applicata l’idea Roma = Vaticano.
    D’accordo che come dire il Belli “Soli Preti Qui Rreggneno”, però dai…
    (Sì insomma: penso che qualcosa di simile si possa applicare alla Calabria. Se non si fosse capito http://pontilex.org/wp-content/plugins/wp-monalisa/icons/wpml_smile.gif )

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  3. Compagno ZCompagno Z

    Caro Conte, da bergamasco “atipico” ti capisco benissimo! Anche a me, quando viaggio (senza andare neanche troppo lontano) mi tocca far fronte a tutta la sequela di stereotipi e pregiudizi che cercano di cucirmi continuamente addosso per colpa di quell’altra mafia legalizzata che è la Lega Nord!!

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  4. Caffe

    Quello lanciato da Cagliostro è un tema sul quale, modestamente, posso dire la mia con cognizione di causa e non per sentito dire: forse qualcuno è a conoscenza che io ho passato buona parte della mia vita nei ranghi dell’Esercito Italiano: quale miglior osservatorio per avere, almeno fino a quando hanno abolito il servizio di leva, un contatto diretto con gli italiani, di tutte le regioni e città? Per aiutarvi a capire dove voglio andare a parare, devo cominciare con un breve cenno autobiografico: io sono nato e cresciuto in una borgata romana, e, una volta arruolato, ho soggiornato per ben più di un decennio in varie città, dal Friuli alla Liguria per tornare, infine alla città eterna. Per motivi di servizio e di turismo, aggiungerò che non c’è quasi nessun lembo, dell’italico suolo, che io non abbia visitato, infine, ho parenti ai quali, ogni tanto, faccio visita, residenti in bellissime città del Veneto e della Campania. Questo per puntualizzare che ho avuto ed ho contatti, non superficiali, con migliaia di persone native e provenienti da ogni angolo del nostro Paese. Non essendo uno che dorme “da piedi”, mi sono fatto un’idea precisa sui cosiddetti stereotipi regionali. Mi guardo bene dal generalizzare e di appioppare etichette a chicchessia, tuttavia mi sono reso conto che, moltissime persone, tendono a ricalcare certi stereotipi, solo per rivendicare l’appartenenza a quella che sentono come la propria tribù. In sostanza, molti italiani, non essendo divenuta nel frattempo l’Italia, una “vera nazione” si conformano inconsciamente alle caratteristiche che secoli di pregiudizi hanno loro cucito addosso, non perché siano fatti così effettivamente, ma, io credo, per sentirsi parte di qualcosa. Chi è tifoso di calcio, sa bene cosa intendo dire. Il nostro è il paese dei Guelfi vs Ghibellini, dei Capuleti vs Montecchi, degli Juventini vs tutti: così il romano, il siciliano ed il napoletano medio, ad esempio, (l’ho constatato mille volte, di persona) tendono ad ostentare atteggiamenti menefreghisti ed infingardi; i calabresi e i sardi, protendono, invece, per la diffidenza e la riservatezza, e così via. Così succede che, nella nostra incompiutissima Nazione, solo quando, un terremoto o altri cataclismi seppelliscono sotto le macerie tanta gente, (in Italia succede spesso, purtroppo), ci ricordiamo di far parte di una comunità più grande del nostro paesello natio ed allora partono puntualmente, in soccorso, centinaia di volontari da ogni provincia. In queste occasioni esplode la solidarietà e, chi ti tira fuori dalle macerie, non sta a guardare se sei padano o terrone, ti tira fuori e basta. Tutto ciò è poco, ma è già qualcosa, anche se, di strada da fare ne abbiamo ancora tanta, e sventolare il tricolore solo in occasione delle partite vittoriose della nostra nazionale di calcio, non è di certo un buon viatico. L’altro vizio capitale di noi italiani è quello di dare sempre e solo la colpa di tutto alla casta che ci governa, che, fino a prova contraria, siamo stati noi (anzi, voi, io voto per Pannella) a votarla. In tanti altri paesi civili, chi sbaglia paga, ad uno come Berlusconi, non gli farebbero nemmeno vendere scarpe usate, da noi prende milioni di voti……
    Della ‘ndrangheta, mafia e camorra, non trovo che valga la pena di parlare, in questa circostanza, se non di striscio: mi piace pensare che, questa genia di bastardi, parassiti ed opportunisti come il cancro, non abbiano nulla, proprio nulla da spartire con la stragrande maggioranza del popolo italiano.

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