Finanziamento alle scuole private: l’Italia ai primi posti per libertà di scelta con una anomalia tutta italiana

Il finanziamento alle scuole private è da sempre stato un “cavallo di battaglia” del mondo cattolico all’insegna del motto “libertà d’educazione” nonostante l’articolo 33 della Costituzione preveda espressamente che «Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato».
Blog e giornali cattolici hanno dato ampio spazio ad uno studio pubblicato da Pearson, colosso mondiale dell’editoria didattica, che ha realizzato una ricerca, intitolata The learning curve (La curva dell’apprendimento), volta a comparare i sistemi scolastici di 50 Paesi.
Il risultato dello studio è molto chiaro: «La presenza di scuole gestite da operatori privati produce un effetto significativamente positivo sul profitto degli studenti in matematica, scienze e letteratura» e dunque «la concorrenza scolastica genera benefici reali per tutti». I vantaggi erano superiori alla media per gli studenti con un basso status socio-economico in cui tali scuole private erano finanziate con fondi pubblici, come in Belgio e nei Paesi Bassi. Il professore Woessmann, uno degli autori, spiega: «Se c’è più possibilità di scelta per i genitori, e più operatori scolastici non-statali in modo che le scuole non siano gestite da un solo grande monopolio di stato, i paesi funzionano molto meglio».

Questo dato ha fatto esultare il mondo cattolico da sempre sostenitore dei finanziamenti pubblici alle scuole private.
Avvenire ha scritto: «Un dato – guarda caso – passato sotto silenzio dai giornali che hanno dato notizia della ricerca (pregiudizio o distrazione? speriamo la seconda). Il ricco documento approntato da Pearson spiega, dati alla mano, che nei Paesi in cui viene offerta alle famiglie la possibilità di scegliere quale tipo di scuola far frequentare ai loro ragazzi questi riportano risultati mediamente migliori nelle diverse materie. Come si spiega? Semplice: un sistema in cui vige una concorrenza reale determina una gara in termini di efficacia ed efficienza da parte dei diversi soggetti operanti nel settore. Concorrenza reale, però, significa consentire a tutti di scegliere davvero. La conseguenza del ragionamento è che in Italia bisognerebbe cambiare il rapporto tra Stato e scuole paritarie, ma non nella direzione assurda della “legge di stabilità”, bensì consentendo alle famiglie (attraverso appositi meccanismi: sgravi fiscali significativi, buoni-scuola ecc.) una possibilità effettiva di scelta».
Dello stesso tenore La Nuova Bussola Quotidiana che scrive: «un sistema in cui vige una concorrenza reale determina una competizione in termini di efficacia ed efficienza da parte dei diversi soggetti operanti nel settore. Concorrenza reale, però, significa consentire a tutti di scegliere davvero, non come accade da noi».
Più veemente il giudizio dell’Unione cristiani cattolici razionali che scrivono di «Un vero e proprio pugno allo stomaco per statalisti e rimasugli comunisti che combattono la presenza di scuole private e paritarie nel nostro Paese all’urlo “più Stato meno società”» sbandierando questo studio «alla faccia degli statalisti del “Nuovo Comitato art.33”».

Basterebbe aprire l’ottimo studio per capire come sia un “boomerang” verso le scuole private italiane.
Nonostante i cattolici italiani insistano sulla necessità del garantire alle famiglie una effettiva possibilità di scelta tra scuola scuola privata e scuola pubblica, l’Italia può considerarsi all’avanguardia da questo punto di vista. Infatti per quanto riguarda la possibilità di scelta il nostro Paese ottiene nello studio un punteggio di 0,79 in una scala da 0 a 1 collocandosi al terzo posto dopo Singapore (0,88) e Nuova Zelanda (0,85) ex-aequo con la Thailandia: perciò la possibilità di scelta per le famiglie italiane è di gran lunga superiore a quelle di altri Paesi presi in esame.
Belgio e Paesi Bassi, dove si è rilevato che la presenza delle scuole private è stata importante per gli studenti con un basso status socio-economico, hanno punteggi nettamente inferiori: rispettivamente 0,64 e 0,47.
Considerando che i ricercatori hanno rilevato che laddove le scuole sono gestite da operatori privati i risultati scolastici sono migliori, dovremmo aspettarci dei punteggi di tutto rispetto per i nostri ragazzi ma purtroppo lo studio rileva una “anomalia italiana”. Nonostante il nostro sistema scolastico sia terzo per la possibilità di scelta tra scuola pubblica e scuola privata, si colloca al 24esimo posto come risultati scolastici (con un punteggio di 0,14) e ben dietro alle scuole dei Paesi Bassi (settime con un punteggio di 0,59) e Belgio (sedicesime con un punteggio di 0,35) sebbene in questi Paesi la possibilità di scelta sia nettamente inferiore all’Italia.
Perciò in Italia non esiste affatto un problema di possibilità di scelta per le famiglie come paventano i cattolici ma esiste un problema di qualità delle scuole private: non a caso la Fondazione Giovanni Agnelli aveva rilevato che i risultati degli studenti delle scuole private sono nettamente inferiori ad i risultati di chi proviene dalle scuole pubbliche.

I risultati della Fondazione Agnelli sono confermati dallo studio The learning curve nonostante il mondo cattolico preferisca, per interesse o distrazione, concentrarsi sulla parte dello studio meno imbarazzante per le scuole private italiane.

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