ELOGIO DELLA DIVERSITA’

Un caro saluto a tutti. Mi allontano un attimo da tutto il discorso sul femminicidio, sui volantini del parroco di Lerici e sulle querele di Bruno Volpe perché un articolo, pubblicato qualche giorno fa su Pontifex.Roma (sembra ci tengano molto a che venga riportato il nome completo del sito) ha attirato la mia attenzione. Probabilmente, tornerò nei prossimi giorni sulla questione dei brutali omicidi e delle violenze sulle donne ma, quest’oggi, mi voglio concentrare sull’articolo di tale “Cittadino X” (Gustavo Gesualdo), a quanto pare una new entry di Pontifex.

In realtà, prendo spunto dal pezzo del Cittadino X per fare qualche riflessione in generale. Devo confessare, infatti, che l’articolo mi è apparso piuttosto confuso nei contenuti e poco scorrevole per quanto riguarda la sintassi e, pertanto, non ho la minima intenzione di analizzarlo parola per parola. Mi piace evidenziare, invece, l’aggressività verbale del signor Cittadino X, il quale apostrofa tutti coloro che non concordano con le sue teorie come “ignoranti, arroganti, postulanti e presuntuosi difensori del nulla diverso dal naturale.”

Il Cittadino X, dopo un piccolo preambolo pseudo-scientifico di cui, francamente, non comprendo molto la funzione, sentenzia che “non si rileva il fondamento giuridico di unioni in matrimonio che non siano fondate sulle due sessualità riconosciute come capaci di riprodursi, di avere dei figli, o di prenderne in adozione in difetto o mancanza della capacità riproduttiva.”

Il fondamento giuridico esiste eccome. Infatti, a prescindere da quello che il Cittadino X, qualsiasi cattolico o qualsiasi integralista cattolico possa pensare, il matrimonio (inteso come istituto giuridico) non è affatto fondato sulla possibilità di riprodursi. In un certo senso, volendo molto banalizzare, il matrimonio-istituto giuridico non è altro che un contratto che consente all’ordinamento giuridico (alias, lo Stato italiano) di regolamentare una situazione di fatto, ovvero la situazione di chi decide di condividere buona parte della propria esistenza con un’altra persona, eventualmente avendo dei figli con questa.

Se si vuole ragionare in modo lucido ed intellettualmente onesto, è, quindi, necessario separare il matrimonio civile – istituto di diritto privato dal matrimonio religioso – sacramento. Il primo è del tutto carente di quell’aurea di inviolabilità e sacralità che si riconosce al secondo. La funzione di qualsiasi istituto giuridico è quella di regolamentare situazioni giuridiche già esistenti. Esistono persone che uccidono altre persone? Bene, l’ordinamento interviene con il reato di omicidio. Esistono persone che vogliono vivere e condividere la vita con altre persone? Ecco il matrimonio (civile).

Possiamo semplificare dicendo che, fino ad una ventina d’anni fa, non si poneva il problema di regolamentare alcuna forma di convivenza alternativa al matrimonio. Problema che si è posto negli ultimi anni e si pone tuttora, con la diffusione delle coppie di fatto, delle famiglie allargate e delle convivenze omosessuali. Concentriamoci su quest’ultimo aspetto. Si tratta di un fenomeno esistente nella società. Lo Stato, in quanto tale, ha il dovere di prenderlo in considerazione, dal momento che riguarda una percentuale non trascurabile di suoi cittadini.
A questo punto, possiamo cominciare a discutere. Possiamo discutere, ad esempio, se sia opportuno estendere la disciplina del matrimonio civile anche alle coppie omo o se, invece, riconoscere loro soltanto alcuni diritti specifici e, direi, “burocratici” (pensione di reversibilità, successione legittima, diritto di visitare e accudire il partner in ospedale, ius sepulchri…) attraverso strumenti più flessibili (DICO, PACS o simili…). All’estremo opposto, possiamo discutere se sia opportuno aprire le porte dell’adozione anche alle coppie omo, oltre che ai single e ai semplici conviventi. Fra parentesi, evidenzio che io sono favorevole al pieno riconoscimento delle unioni gay ed alle adozioni, anche se, magari, non nell’immediato, per dare il tempo alla società di accogliere il cambiamento. Non è questo il punto, però. Il punto non è la mia opinione, né quella del Cittadino X. Il punto è che, trovandoci tutti in una democrazia, su queste questioni è necessaria ed inevitabile una discussione. Discussione in cui potrebbe anche prevalere il punto di vista contrario al mio, ovvero il mancato riconoscimento dei diritti che ho riportato sopra ai gay.

L’articolo del Cittadino X, però, va ben oltre la democrazia e rivela quello che, in realtà, molti “integralisti”, “tradizionalisti” o semplici omofobi in realtà pensano. Il problema che Cittadino X solleva nelle righe successive del suo scritto non riguarda più, infatti, il matrimonio gay (di cui, ripeto, si può e si deve discutere anche con chi non lo ritiene opportuno). Il Cittadino X e, direi a questo punto molti altri “cattolici” o sedicenti tali, non disquisisce più, infatti, sull’opportunità o meno di regolamentare a livello giuridico le unioni gay ma, con un colpo di mano, rovescia il discorso fino a sostenere che, in pratica, i gay, in quanto “anormali” non devono avere alcuno spazio non solo a livello giuridico ma, anzitutto, a livello sociale.

Cittadino X distingue, dunque, fra i “normali” (che sarebbero gli eterosessuali) e gli “a-normali” (ossia gay e lesbiche) che, cito testualmente, avrebbero addirittura “il dovere di essere curati e riportati in alveo di normalità.”
A questo punto, ci si dovrebbe chiedere chi stabilisce cosa sia normale e che cosa non lo sia. Cittadino X fornisce una risposta del tutto incredibile, che lascia veramente sgomenti. Egli sostiene che la risposta alle domande “chi è normale e chi no?” e “chi ha diritto ad essere tutelato e chi ha il dovere di essere curato e riportato in alveo di normalità?” debbano fornirle “menti equilibrate e serene, non coinvolte, non interessate, non gelose ed invidiose del concetto di normalità altrui, non ossessionate da sessualità atipiche che invertono i sessi a piacere e ne creano di nuovi a volontà.”
Do per scontato che, secondo Cittadino X, tra queste “menti equilibrate e serene” non ci sono omosessuali (cito a caso, Nicky Vendola e Ian McKellen) né eterosessuali apertamente a favore dell’omosessualità (cito ancora a caso, Mara Carfagna e Brian May). Con l’assurda conseguenza che, a decidere chi è normale e chi non lo è, saranno proprio coloro (e SOLO coloro) che si auto-definiscono tuttora “normali”, ovvero gli eterosessuali apertamente schierati CONTRO l’omosessualità.

E’ evidente, in altre parole, che a decidere chi è “normale”, secondo Cittadino X, dovrebbero essere soltanto coloro che sono “normali” secondo il suo punto di vista, persone dichiaratamente contrarie al riconoscimento di qualsivoglia diritto ai gay, come Bruno Volpe, Gianni Toffali e, a quanto sembra, lo stesso Cittadino X. Persone che, ripetutamente, hanno qualificato gli omosessuali come “malati” o “anormali” e si sono, invece, definiti “normali” e “sani”.

E’ un circolo vizioso, un gioco a somma zero di cui, penso, si sono accorti tutti coloro che hanno dato un’occhiata al pezzo di Cittadino X. Ma si tratta di un gioco molto pericoloso. Perché si può ritorcere contro qualsiasi categoria. Oggi, Cittadino X l’ha utilizzato contro gli omosessuali. Ma se, fra qualche anno, aumentasse a dismisura il numero di non credenti, che cosa impedirebbe di applicare lo stesso gioco a chi professa una religione? Che cosa impedirebbe di definire “normale” chi si rivolge ad un medico per farsi curare e “anormale” chi entra in una chiesa a pregare? Chi impedirebbe di qualificare i cristiani (o i musulmani o gli ebrei o i buddhisti) come “malati”? E se il passo successivo fosse quello di internare tutti i credenti affinché siano “curati e ricondotti all’alveo della normalità?”

La risposta alle domande che si è posto Cittadino X, invece, è un’altra. Chi è normale e chi non lo è? Nessuno è “normale”. Ogni essere umano ha le sue specificità, ha le sue caratteristiche che lo rendono unico ed irripetibile. Qualcuno è alto, qualcuno è un genio, qualcuno sa cantare, qualcuno progetta ponti e palazzi, qualcuno ama persone dello stesso sesso, qualcuno ha deciso di credere in una o più divinità, qualcuno ha la pelle nera. Trovo che tutto questo sia meraviglioso. A volte, mi capita di passare mentalmente in rassegna tutti i fantastici amici che mi circondano o le persone straordinarie che ho conosciuto, quelli con cui ho condiviso esperienze e quelli con cui ho discusso, litigato o attraversato momenti difficili. Come un album di figurine, mi accorgo delle specificità di ciascuno, di quanto ogni individuo sia incredibilmente complicato, straordinario e diverso dagli altri. Di quanto ognuno sia “a-normale”. Non riesco a capire perché alcune persone pretendano di cancellare alcune di queste diversità o pretendano di classificare esseri umani di serie A (i “normali”) ed esseri umani di serie B (gli “anormali”). Ah, già, perché tra le varie diversità c’è anche l’intolleranza. Elogio della diversità.

Break down the Wall

StevenY2J

Fonti:
http://www.pontifex.roma.it/index.php/opinioni/laici/13636-adamo-ed-eva-con-lomosessualita-nasce-il-conflitto-sessuale

9 pensieri su “ELOGIO DELLA DIVERSITA’

  1. alessandrapiccinini

    Mi ha fatto venire in mente una battuta di un film di Ozpetek in cui si parlava di due fratelli omosessuali. Una vecchia zia (mi pare) risponde alle proteste del padre che vorrebbe una famiglia “normale” osservando “che brutta cosa la normalità”

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  2. Compagno ZCompagno Z

    Steven, da giurista a giurista, mi permetti una piccola “correzione fraterna”? Il matrimonio non è, giuridicamente parlando, un contratto ma un negozio giuridico peraltro puro perchè non tollerare l’apposizione di termini, condizioni e clausole.

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    1. StevenY2J

      Hai perfettamente ragione. Io ho semplificato (molto) per far capire che il matrimonio inteso quale istituto giuridico ha una natura profondamente diversa dal matrimonio inteso come sacramento, così come lo considera la chiesa cattolica.
      Ho usato il termine “contratto” per far capire che si tratta, comunque, di un atto di diritto privato che non ha niente di “sacro” o di “immutabile”. Non ho usato il termine “negozio giuridico” perché, come dice Brunetta… “se no la gente non capisce” 🙂

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  3. FSMosconi

    Mi hai fatto ritornare in mente quella fantastica canzone di Madrac e CapaRezza intitolata proprio Normale:
    http://www.youtube.com/watch?v=8Zar7JTaG9w
    P.S.: a un certo punto mi pare ci sia proprio l’eziologia delle fanta-denuncia del “povero” Brunello: “e chi ha paura di se stesso non ti affronta mai”.
    P.P.S.: il “solo di voce” di Capa è mitico.

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  4. Fulvio Magni

    Mi hanno fatto molto riflettere le tue argomentazioni, peraltro molto relativiste; insomma le migliori.
    Però voglio sottoporti un quesito: se l’omosessualità non va intesa come espressione di un disagio psichico o piuttosto di un capriccio, ma va piuttosto intesa come epsressione di una diversità umana, lo stesso non si potrebbe dire anche della cosiddetta poliaffettività?
    Perchè dunque le democrazie occidentali si ostinano a rifiutare di riconoscere le unioni poliaffettive a livello giuridico?
    Forse che la tua/nostra idealistica filosofia finisce sempre con lo scontrarsi conto un alto scoglio? Quello che tu, senza magari rendertene conto, hai ammesso in questo capoverso: ” Lo Stato, in quanto tale, ha il dovere di prenderlo in considerazione, dal momento che riguarda una percentuale non trascurabile di suoi cittadini.”
    Insomma ciò che conta, in una democrazia, non è essere maggioranza o minoranza. Ciò che conta è non essere “trascurabile”, altrimenti sono passeri per diabetici.

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    1. StevenY2J

      Secondo me occorre distinguere due piani. Da un lato c’é il piano della legalità: lo Stato interviene per punire penalmente dei comportamenti posti in essere dai cittadini. Dall’altro, c’é il piano, se vogliamo chiamarlo così, della giuridicità: lo Stato interviene a regolamentare delle situazioni con delle leggi.
      In questo caso, é evidente che tali situazioni devono avere un’influenza notevole, altrimenti non ha molto senso regolamentarle. Alcune situazioni – come, ad esempio, la tutela della privacy – sono state regolamentate di recente perché, 60 anni fa, queste problematiche non erano per niente sentite.

      Per quanto riguarda l’omosessualità, fermo restando che si tratta di un comportamento legale (piano della legalità), ritengo che lo Stato non possa “far finta che il fenomeno non esista” ma, visto il numero non trascurabile (appunto) di omosessuali, visto che si tratta di una materia disciplinata in quasi tutti gli Stati “civili”, ritengo che anche lo Stato italiano debba intervenire con qualche aggiustamento normativo. Se non si vuol parlare di matrimonio, si parli almeno di pensione di reversibilità, diritto di successione, diritto di far visita alla tomba, diritto di assistenza del partner in ospedale…

      Per quanto riguarda, invece, altre situazioni, come le unioni poliaffettive, gli scambi di coppia o altro lo Stato si limita al piano della legalità. SI tratta di situazioni lecite, penalmente e giuridicamente non punibili e, se una persona vuole amare contemporaneamente più persone, é libera di farlo, senza sanzioni. Quando le unioni poliaffettive diventeranno molto numerose, allora si potrebbe discutere, ad esempio, di un’eventuale estensione anche a questi rapporti della disciplina legislativa prevista per le coppie di fatto. Disciplina che, in Italia, manca ancora oggi nonostante il fenomeno sia diventato estremamente rilevante.

      E’ inevitabile che uno Stato prenda in considerazione le istanze di una fetta “non trascurabile” di cittadini. Si tratta di un piano puramente giuridico, però, che non intacca minimamente la libertà delle persone.

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