Disonestà come se piovesse o “Contro il Buddismo”…

Recensisco la recensione del libercolo, sì: libercolo e sono molto buono, di un tale che non offre nemmeno le sue generalità nel presentarsi e ovviamente lodato dal caro… non si sa: forse lo stesso Carletto dello scorso articolo. Ringrazio ovviamente Raffaele per la segnalazione.

Premetto una cosa: non sono buddhista. Leggo, vero, testi buddhisti, ma non solo. Posso avere simpatie ed è vero, ma sinceramente se dovessi muovere delle critiche a tale dottrina, e non si creda che non l’abbia mai fatto, userei argomenti ben più validi e soprattutto onesti di quelli di costui. E con esso anche Carletto. Un esempio? La conoscenza: conosci ciò che critichi. Ed è proprio la mancanza di questa prassi che mi fa andare in bestia: semplicemente, detesto i disonesti. Chiusa parentesi.

E allora iniziamo:

Rovina, massacro, distruzione, terrorismo, stregonerie, stupri, sacrifici umani. E poi la geopolitica del XXI secolo, i divi di Hollywood, la bomba atomica asiatica. Cosa unisce tra loro questi elementi apparentemente sconnessi?

L’essere elementi presi ognuno singolarmente per farne un caso generale di denigrazione?

La risposta che offre Contro il buddismo, appena uscito per i tipi di Fede & Cultura, è inedita e sconcertante: è proprio la religione di Budda

Prima imprecisione: tolti casi particolari quali i Krshaitici è assai errato pensare al buddhismo come a una religione. Sarebbe come dare a Gautama del dio.

una cultura in larghissima parte sconosciuta agli occidentali nelle sue pieghe e nelle sue diverse scuole, eppure protagonista proprio in Occidente di un’esplosione di popolarità.

Domanda: ma allora se è divisa in scuola come si fa a farne una colpa collettiva della totalità? Per altro: nessuna scuola mi risulta abbia pretese sull’altra, quindi nemmeno un giudizio pro tempore sarebbe possibile… come manterranno queste premesse?

Ma, è una delle tesi del libro, divenuto popolare in virtù dei suoi aspetti più superficiali ed erroneamente attrattivi, e anche a causa dell’ambiguità dei suoi fondamenti.

Eppure mi pare che la storia delle 8 vie sia piuttosto chiara. Parimenti la storia della non-causa e poche altre cose. Davvero: che anche codesto scrittore ignori ciò di cui parla?

Questo saggio si propone di raccontare il lato oscuro di questa dottrina, indagarne la radice filosofico-spirituale improntata a un radicale nichilismo e documentarne le innumerevoli zone d’ombra.

Appunto: l’avremo ripetuto migliaia di volte tra ‘l sottoscritto è GG che l’interpretazione nichilista oltre che avere un grandissimo errore di fondo non è l’unica via possibile. Riprendo direttamente anzi le parole di Giampiero [scusate se non sono riuscito a sintetizzarlo in maniera troppo fruibile ]:

L’accusa nichilistica che viene posta al buddhismo è in realtà l’accusa che si potrebbe porre nei confronti di tutti i misticismi (una via mistica di ritorno all’Assoluto è presente praticamente in quasi TUTTE le religioni), i quali pongono l’individuo come un essere che deve scoprire e fare ritorno all’Assoluto che è la sua vera origine e natura. Gli occidentali, abituati a percepirsi come individui e soprattutto come personalità, vedono quasi con orrore questa prospettiva, che richiama nella loro immaginazione l’idea di essere annullati e cancellati. […] molti occidentali sono ancora spaventati dall’impressione che il nirvana sia un deprimente “cancellarsi” dal ciclo dell’esistenza. E non cambia nemmeno il fatto di sostituire il nirvanacon Dio, come sottolineato da Don Stanzione. In tutta sincerità, nemmeno l’idea di essere assorbiti nella “pienezza di Dio” è molto attraente. A me trasmette quasi l’immagine di Dio che infila una cannuccia nel mio cervello per bere e far scomparire tutta la mia individualità, il mio pensiero, la mia consapevolezza di esistere. No grazie, non mi piace l’idea di annullarmi nell’altro, nemmeno se si tratta del sommo oggetto del mio amore. […] Per citare un certo tizio di un certo film con in mano certe pillole rosse e alcune blu: nessuno che ha raggiunto il nirvana può descrivere il nirvana e come è realmente il mondo ad uno che non lo ha raggiunto. Ecco perchè il Buddha poteva solo dare una pungolata nel sedere ai suoi discepoli indicando la via, e non cosa c’è al di là della via  (e sarebbe stato dannoso farlo! Avrebbe solo spinto la gente a fantasticarci sopra senza muoversi per raggiungerlo e sperimentarlo) Che se fosse stata una conoscenza comunicabile, allora Buddha avrebbe aperto delle scuole e lo avrebbe scritto sulle lavagne, allo stesso modo di come si insegna l’algebra o il teorema di Pitagora. E lo stesso avrebbero fatto i mistici di tutte le altre tradizioni, che invece similmente sono stati costretti ad esprimersi attraverso simboli, metafore e paradossi.

Ad ogni modo, l’annullamento nell’Assoluto è solo una possibilità sulla via. Gli alchimisti occidentali ne parlavano come di una grande tentazione al termine della fase denominata Albedo, una delle possibilità offerte a chi lo desidera: tornare a fondersi nell’Assoluto incondizionato: la goccia torna nell’oceano. Nel buddhismo questo è definito come nirvana statico, ed è essenzialmente il nirvana ricercato nelle scuole buddhiste del Piccolo Veicolo o Hinayana. Nelle immagini della parabola del bue, queste persone si fermano virtualmente all’ottava immagine.

Al nirvana statico si contrappone il concetto di nirvana non-dimorante del Grande Veicolo o Mahayana. Chi segue questa via dopo la morte, sempre ovviamente se ha raggiunto l’illuminazione, non si fonde nell’Assoluto, continua ad avere manifestazione nel mondo, ma allo stesso tempo non si può più dire che ne faccia parte. Per lui samsara e nirvanasono diventati la stessa via. Quando egli poteva scegliere di fondersi con l’Assoluto, ha deciso di “fare un passo indietro”, si è voltato indietro, di nuovo verso il mondo, decidendo di tornarvi per risvegliare e istruire altre coscienze, che forse quando si sveglieranno decideranno di fare altrettanto, creando virtualmente una catena che non finirà mai. Non è una goccia che ha cessato di essere tale tornando nell’Oceano, ma non è neppure più una semplice goccia… è una goccia che sa di essere l’Oceano e che quindi ne manifesta la natura. Molti diranno “bella roba, quindi è una goccia che si ritrova ad essere di nuovo goccia, al punto di partenza”. Ma in realtà tornare al punto di partenza dopo un lungo viaggio è molto diverso da chi è rimasto fermo al punto di partenza senza aver intrappreso nessun viaggio, questo è il punto, e questo è il mistero che non può essere comunicato. 

O se volete [cito a memoria]: Al momento di morire gli allievi di un monaco chiesero al loro saggio maestro “Maestro, che grado di conoscenza avete ottenuto?” “Nulla” E gli allievi non gli tributarono onore, non seppero infatti che con “nulla” il maestro intendesse la situazione in cui nulla e tutta sono indistinguibili. Ecco: l’articolista si fermerebbe a questo momento del racconto saltando magari volentieri la nota dell’autore, no: non è mio, è un Jataka di quelli già citati nello scritto di ieri. Eppure ignorerebbe che se si fosse degnato di sforzarsi avrebbe ancor letto: Venne allora il discepolo più anziano, che chiese agli altri: “Quali sono state le ultime parole del maestro? Quale conoscenza ha detto d’aver raggiunto” “Nulla: infatti ce ne siamo andati senza tributargli onori” “sciocchi”, replicò “non sapete che intendeva la condizione in cui nulla e tutto sono indistinti?”, ma non gli credettero. Allora il maestro, impietosito da ciò, scese dal Paradiso di Bhrama e apparve ai discepoli: “Ecco, il mio discepolo aveva ragione: ma non gli avete dato ascolto. Non importa quanto piangano e si dimenino, le loro parole di mille stolti rimangono sciocche. Molto meglio la saggezza, fosse anche solo d’uno” E se ne andò.

Un libro senza precedenti, che mina dal profondo il mito di una “religione pacifica e innocente”.

Dalle premesse risulta più verosimilmente un insieme di Hate Speech senza eguali. Tipo gli articoli di Carletto.

Non m stupisce che abbia usato questo vecchissimo stratagemma per rispondermi.

Come recita la quarta di copertina di Contro il buddismo, «Vi si narrano fatti oscuri e raccapriccianti, ignoti al grande pubblico sempre più abituato a pensare al buddismo come alla religione della pace e del bene.

Come vedete: polarizzazione, tipico. Già, tipico di chi è abituato a pensare a taluni dittatori come non male assoluto e inventarsi dicotomie denigratorie tra Bonzi e Preti per farsi passare per vittime.

Ripeto: non mi stupisce che l’abbia usato per rispondermi.

Testi del buddismo tibetano che teorizzano lo stupro e la pedofilia

Spiacente, ma avendo letto almeno un testo rappresentativo di quella cultura (Vita di Milarepa) posso assicurare che di rimandi a tali pratiche non se ne trova traccia. C’è sì una forte corrente magico-misterica improntata all’uso di stregonerie della grandine e all’uso rituale di ossa umane – mai quanto certe cripte c’è da dire – ma la totale estraneità di queste pratiche al buddhismo è più che evidente, così come è evidente la totale identificazione al contesto unicamente tibetano.

la figura controversa del Dalai Lama e i suoi progetti di buddistizzazione del pianeta

Onestamente di questo non trovo riscontro da nessuna parte, se non, ovviamente, da tutte le riproposizioni di questa recensione:

URL

Anzi: ho trovato tutto il contrario. E indovinate un po’ chi è la fonte? Il cattolicissimo Giornale di Sallusti!:

Numerosi cristiani si convertono al buddismo. È una cosa buona?
«Cambiare religione non è mai positivo. È un’azione che può generare grande confusione nello spirito. Sono rare le persone che traggono benefici da un cambiamento spirituale. Che d’altra parte non è affatto necessario: tutte le religioni portano in sé delle possibilità di guarire l’anima».

http://www.ilgiornale.it/interni/dalai_lama_cristiani_non_dovete_diventare_buddisti/16-11-2007/articolo-id=220857-page=0-comments=1

i massacri in Sri Lanka ad opera di un esercito buddista

Che però di buddhista aveva solo il nome visto che le origini sono del tutto estranee alla questione:

STORIA DEL CONFLITTO
La guerra civile in Sri Lanka, iniziata nel 1983 e costata finora circa 72 mila morti, per metà civili, affonda le sue radici in una vecchia disputa storiografica che sconfina nella mitologia.
Lo Sri Lanka, ‘terra splendente’ in sanscrito, è abitato da due popoli.
La maggioranza dominante singalese, di religione buddista e origine indoeuropea, sostiene di essere l’unica e originaria popolazione di quest’isola. Secondo questa versione – comunemente ritenuta veritiera – la minoranza tamil, di religione induista e origine dravidica, migrò nel corso dei secoli dall’India meridionale stanziandosi nella parte settentrionale dell’isola.
Dal canto loro, i tamil rivendicano di essere autoctoni dello Sri Lanka fin dalla notte dei tempi, quando l’isola era collegata al sud dell’India tramite l’istmo di terra noto come il ‘Ponte di Adamo’, oggi sommerso dal mare. Essi presentano il regno tamil di Jaffna, effettivamente esistito nel nord dell’isola tra l’XI e il XVI secolo d.C., come base storica delle loro rivendicazioni indipendentiste. C’è poi addirittura chi è convinto che i tamil siano non solo gli unici abitanti originari dell’isola ma anche la razza umana più antica del pianeta, in quanto discendenti della mitica civiltà scomparsa di Lemuria, Kumari Kandam nella mitologia tamil.
In realtà, al di là di queste teorie giustificative dei rispettivi nazionalismi, la vere cause del conflitto in Sri Lanka sono assai più recenti e prosaiche.
Come per quasi tutte le guerre contemporanee, anche questa è la triste eredità della dominazione coloniale. Per meglio controllare le colonie, i britannici – e non solo loro – ricorrevano all’antico principio del divide et impera sfruttando e accentuando le divisioni e i contrasti all’interno delle popolazioni assoggettate per impedire che esse si unissero contro di loro. In Sri Lanka, che a quell’epoca si chiamava Ceylon, i coloni di Sua Maestà decisero di emarginare la maggioranza singalese privilegiando la minoranza tamil. Ad essi fu data un’istruzione di matrice occidentale nelle scuole e università costruite nelle zone tamil del nord. Tutti i funzionari locali dell’amministrazione coloniale erano tamil e tutti i migliori posti di lavoro pubblici – medici, insegnanti, poliziotti, soldati – erano destinati ai tamil. Perfino il lavoro nelle piantagioni di tè degli altipiani interni venne riservato a loro: non ai locali, ma alle centinaia di migliaia di tamil che in quel periodo furono fatti appositamente venire dal sud dell’India – e che successivamente, a differenza dei tamil ‘autoctoni’, si integrarono con i singalesi.

http://it.peacereporter.net/conflitti/paese/992

gli attentati al gas nervino ed i piani di annientamento globale del santone giapponese Shoko Asahara

Il quale era però seguace del vendicativo Shiva e non certo prettamente del Buddha: anzi a dire il vero l’unione di tante idee insieme fan dubitare che si possa definire persino un seguace di questo e non di altro.

Al danno la beffa: gli stessi sinologi e buddologi han confermato si tratti di un caso isolato e del tutto estraneo al buddhismo nel suo complesso. Come invece vorrebbe millantare costui.

l’interminabile martirio nei secoli dei cattolici in Oriente

La solita frase che può vuol dire tutto e niente…

 i calcoli propagandistici dei bonzi vietnamiti che contribuirono all’escalation della guerra in Vietnam

Perché è colpa dei discriminati se vengono discriminati e son costretti a extraemas rationes. Come no:

i corposi scambi tra il buddismo e l’estrema destra europea

Strano: perché mi risultava che l’estrema destra europea fosse estremamente cristiana. Vedi il caso di Borghezio… vicino a Storace, a sua volta vicino a Forza Nuova che è a sua volta vicina a Militia Christi (han partecipato congiunti alla Marcia per la Vita, qualcosa vorrà pur dire…). O fuori dall’Italia il sempre caro Brievik.

 le persecuzioni dei cristiani in Tibet

Strano: perché la fonte mi arriva solo da qui:

http://illuminatobutindaro.org/2011/12/14/tibet-cristiani-imprigionati-e-perseguitati-dalle-autorita-comuniste-cinesi/

Che cita questo:

http://www.christianophobie.fr/breves/des-chretiens-du-tibet-incarceres-et-persecutes-par-les-autorites-communistes-chinoises?utm_source=feedburner&utm_medium=feed&utm_campaign=Feed%3A+Christianophobie+%28Observatoire+de+la+christianophobie%29

Che cita questo:

http://www.chinaaid.org/2011/12/in-historic-first-authorities-detain.html

Notizia confermata.

Ma le altre?

Al solito: il recensore fa perdere le sue tracce dando vaghi riferimenti.

In più, se proprio il riferimento fosse a questa notizia, si renderebbe conto che le violenze sarebbero state perpetrare da ufficiali Cinesi e non in nome del Buddhismo? (Così non fosse la fonte primaria non avrebbe parlato di Cina e di autorità cinesi)…

  la controversa conversione al buddismo dei divi di Hollywood

Questa se la poteva risparmiare… d’altronde a continuare a leggere poteva risparmiarsi tutto il libro.

la geopolitica mondiale che passa attraverso le decisioni di “oracoli” posseduti dagli spiriti…»

In effetti di politica decisa in base a oracoli ne vedo… ma solo una:

[ATTENIONE: la prossima immagine in relazione alle parole di sdegno sopra citate potrebbe apparire blasfemo ad alcuni e lederne la sensibilità. Ergo se siete credenti procedete oltre]

Ma oltre alle cronache, odierne e antiche, è la radice filosofica su cui si basa l’intera dottrina buddista a occupare capitoli di centrale importanza nell’analisi: e in particolare la sua natura radicalmente nichilista, che predica l’estinzione dei sentimenti e conseguentemente dell’umanità della persona, arrivando così a indicare come traguardo la distruzione dello stesso concetto di individuo su cui viceversa si fondano la cultura e la civiltà dell’Occidente.

Questa parte mi pare l’abbiano già detta.

Puntuale e documentato attraverso un fitto ricorso a fonti internazionali, è un libro che indaga fatti mai presentati in modo sistematico al pubblico italiano: prezioso anche per comprendere l’ora presente, in cui l’Asia proietta la sua ombra sul mondo intero, e nuovi demoni si agitano sulla scena della Storia.

E allora vediamo se tanta millantata cultura corrisponde al vero. Per verificarlo mi sono per   caso imbattuto sul forum di buddhismoitalia ove c’era un povero cristo che poteva darmi notizie utili: non rimarrete delusi perché come già detto dimostra come questi due uomini (lo scrittore e Carletto) continuino ad ignorare ciò che vorrebbero malamente criticare:

la premessa: ” Abbiamo cercato il lato oscuro dell’illuminazione….non può essere trascurata la necessità di rivoltarsi verso questo che sembra un grande inganno. Non si può tacere per sempre, subire la menzogna violenta del politicamente corretto globale……molti inconsciamente confidano nella possessione del Budda, e lavorano perchè essa avvenga….l’abbraccio di Budda che promette pace e serenità senza fine ma invece strangola, elimina, disintegra. L’iluminazione è distruzione. Il buddismo tutto, sin nella sua prima radice filosofica, è votato alla rovina, alla devastazione, all’annichilimento. La luce dell’illuminazione brucia, incendia, cauterizza. E’ contraria alla vita, al cosmo, all’uomo. A Dio. Il buddismo è distruzione. Questa parola riecheggerà in ogni capitolo….Il nirvana è morte, è violenza, è suicidio, è massacro…Queste pagine vogliono sottrarre il più largo spazio possibile all’avanzata di questo nulla infernale. (come vedete: tutte cose già smontate ex antiguo, fortunatamente lo scrittore, a quanto dice il nostro recensore alquanto sbigottito, giustamente, ha il buon senso di specificare poco più in là che) […] chi scrive non è un orientalista, nè un buddologo…ammette qui la sua ignoranza davanti alla vastità dello scibile buddista. […] (il recensore rimane giustamente sconcertato da questa disonestà intellettuale e arriva a un punto che a noi interessa particolarmente:) Il buddismo se ne infischia del creatore e, quel che è davvero pericoloso, nulla gli importa nemmeno della creatura, che alla fine non è che un vago e microscopico accidente cosmico. E come tale vale poco, anzi nulla. Nel cosmo di Budda , noi non siamo persone ma…il peto del nulla dentro uno spazio vuoto lanciato verso il niente….non può accordare autonomia ad un essere umano: egli altro non è cha la risultante di un milione di concause diverse…L’uomo buddista è solo. Ma neanche questo lo può preoccupare, perchè nemmeno è un uomo, egli è solo un’evanescente escrescenza del nulla. Il buddismo uccidendo il Creatore può permettere tutto. (come vedete sono le classiche scuse del fanatico cristiano per denigrare gli atei: non vi ricordano gli argomenti di qualcuno queste autentiche vagonate di fango?) Ogni sorte di abiezione, umana, filosofica, militare o sessuale può essere giustificata dal dharma e dai suoi sgherri. Non stiamo parlando di dottrine, stiamo parlando di cose concrete…Disintegrati sia Dio che l’uomo, restano solo frattaglie….Questa condizione di cieca carneficina è certo il sogno di chiunque abbia per nemico l’umanità. (sembra di sentire un Gerarca Nazista…) …..Un essere fatto di aggregati transitori gode della libertà di un burattino: è la grande marea dell’Essere che lo muove, e come non può essere responsabile dei suoi delitti, egli non può essere il soggetto dei suoi pensieri e delle sue decisioni (strano pensare che tutte queste belle parole siano spese per una dottrine che ritiene l’uomo causa e concausa di sé stesso: paradossale nevvero? D’altronde è molto più morale deresponsabilizzare l’uomo e relegare tutto o a Satana o a Dio) […] (arriva poi la parte più ributtante:) Trattando dell’atteggiamento buddhista, Dal Bosco afferma che lo scopo principale è ” recidere ogni attaccamento. Mai più sentimenti verso cose o persone , mai più sentimenti tout court ” E già qui ci sarebbe molto da dire riguardo l’ (in)esattezza dell’affermazione. Ma, successivamente, si produce in questi arditi accostamenti: ” Esempi di questa umanità priva di qualsivoglia emozione sono tuttora in circolazione….Parliamo degli assassini seriali…incapaci di provare non solo rimorso per quanto hanno fatto, ma addirittura qualsiasi tipo di emozione. I serial killer vivono, a modo loro, uno stato di distaccamento.” Prosegue poi il nostro: ” Alcuni studiosi hanno dimostrato come questa condizione di distaccamento dalle proprie emozioni fosse stata acquisita da moltissimi tedeschi che lavoravano nei campi di concentramento. Il Terzo Reich come prima fucina dell’uomo illuminato, l’uomo che si distacca dal dolore del mondo.” Quindi attenzione praticanti buddhisti: potreste diventare i novelli dottor Mengele!!!! (non so voi, ma mi accodo a questo dovutissimo sarcasmo) In un altro capitolo Dal Bosco parla del test atomico deciso dal governo indiano nel 1974 e denominato Sorriso di Buddha: ” A colpire è anche l’ubicazione dell’ordigno sperimentale, posto sotto terra a 107 metri. E’ risaputo che 108 è un numero sacro in Oriente soprattutto per il Buddismo.” Wow!!! Incredibile ed assolutamente inequivocabile: ecco il legame tra Buddhismo e violenza, devastazione, volontà di annientamento totale! (già, caro recensore: ha argomenti degni di Kazzenger) E se qualcuno avesse ancora dei dubbi, sentiamo come conclude l’autore: ” Budda e la bomba: difficile non notare la logica familiarità che si stabilisce tra la distruzione atomica e il dio del nulla. Avevano semplicemente ragione i missionari, a pensare al buddismo in relazione all’opera del demonio. ” E qui, il pendolare che viaggiava accanto a me nel treno regionale che mi riportava a casa dopo la giornata di lavoro, ha sussultato per la sorpresa dovuta alla mia improvvisa risata! 

http://buddhismoitalia.forumcommunity.net/?t=50752112

Che dire, non mi stupisce che tale caterva di stronzate sia stato descritto come segue: «Lo scopo dell’opera consiste principalmente nell’elencazione di avvenimenti, pratiche e personaggi giudicati negativamente ed appiccicati in malafede all’intero buddhismo, sperando che chi legge s’imboschi nel tranello. Un’operazione quindi intellettualmente in malfede, oltretutto portata avanti con un tono estremamente diffamatorio e volutamente denigratorio. Pessimo.» da un pio  lettore.

Fonte della disonestà tanto generosa da apparire quasi parodistica: http://www.pontifex.roma.it/index.php/libri/35-libri-cattolici/11828-il-libro-qcontro-il-buddismoq-getta-una-luce-inedita-su-dottrine-e-pratiche-della-religione-che-sta-conquistando-loccidente

Chicca, il nostro caro scrittore osannato da quelli del giornale (se cercate la citazione del Sutta riportata non appare da nessuna parte al di fuori delle recensione del libro stesso)http://www.ilfoglio.it/preghiera/579

7 pensieri su “Disonestà come se piovesse o “Contro il Buddismo”…

  1. adminadmin

    FSM: CVD. Meglio sarebbe per eSSo se non si avventurasse lungo percorsi che non conosce. Riesce inevitabilmente a rimediare pessime figure. Anche quando copiaincolla. ;-)

    Rispondi
    1. FSMosconiFSMosconi Autore articolo

      Per carità: se seguissero questa deontologia si ritroverebbero a gestire un sito di due-tre paginette scarne su come sia meglio riscaldare i cibi in scatola del supermercato.

      Rispondi
  2. Raffaele_S

    Piuttosto gioiamone: grazie alla loro disonestà intellettuale e direi anche interiore, eSSi ci spingono a porci domanda e ad indagare e a diffondere. In questo modo il loro (di eSSi) insieme di odio, paura ed ignoranza genera fiori

    Rispondi
  3. Dhammiko

    In opposizione a “Contro il buddismo” di Roberto Dal Bosco

    Citare testi, in questo caso buddhisti, per comprovare i propri punti di vista e per affermare una presunta superiorità culturale su qualcosa che non si ha alcuna conoscenza diretta è un errore che lo scrittore Dal Bosco ha commesso e a cui in passato si è cercato di rimediare tramite quello che viene chiamato “Relativismo culturale”:

    “Fino a tutto il XIX secolo, si riteneva che esistessero popoli provvisti di cultura e popoli privi di essa. I gruppi etnici diversi da quelli occidentali, seppur portatori di cultura, venivano considerati popoli di natura, “primitivi” o “barbari”. Questa divisione così netta era dettata da una forma di etnocentrismo dell’uomo occidentale, auto-proclamatosi unico detentore del sapere “universale”, in grado di proporre la propria cultura come termine di paragone per le altre. La tendenza di interpretare o valutare le altre culture partendo dalla propria, divenne evidente presso gli europei dopo le grandi spedizioni geografiche, con la scoperta dell’America, delle isole del Pacifico e dell’estremo oriente. Alcuni antropologi, ad esempio, consideravano i popoli pre-letterati privi di qualsiasi forma di religione (come fece Sir John Lubbock [1834-1914]) o provvisti di una “mentalità pre-logica” (come sostenne l’antropologo-filosofo Lucien Levy-Bruhl [1857-1939]), semplicemente perché il loro modo di pensare non corrispondeva a quello della cultura sviluppatasi nell’Europa occidentale. […]si sviluppò all’inizio del ‘900 il cosiddetto “Relativismo culturale”. Gli assertori di tale teoria combattevano l’etnocentrismo, negando l’esistenza di un’unità di misura universale per la comprensione dei valori culturali, poiché ogni cultura era portatrice di istituzioni ed ideologie che non avevano validità al di fuori della cultura stessa. Emerse un nuovo punto di vista che facilitò una profonda comprensione e un più sottile apprezzamento delle culture molto diverse dalla propria”). di Federica Triolo, laureata in scienze Demo-etno-antropologiche presso l’università La Sapienza di Roma.

    Il Dal Bosco si è comportato allo stesso modo degli antropologi citati dalla Triolo. Evidentemente il sedicente “buddhologo” scrivendo quello che ha scritto, del “Relativismo culturale” ne è a scarsa conoscenza, o se ne ha sentito parlare ha scelto di ignorarlo, e ha usato testi buddhisti, interpretandoli a modo suo, per confermare i suoi pregiudizi verso qualcosa di cui non conosce assolutamente nulla. Per usare un paragone, sarebbe come per un non cristiano, che non avendo nessuna conoscenza del Cristianesimo, leggendo passi della bibbia e dei vangeli, dove si menziona che Gesù si intrattiene con Maria Maddalena, o Maria di Betania (vedi episodio di Gesù nella casa dei Farisei, Luca 7:36-50), giungesse alla conclusione, erronea, che Gesù era un habitué di bordelli …! Inoltre, il Dal Bosco ha messo insieme elementi disparati, come la guerra in Shri Lanka tra la popolazione Tamil e buddhista (da che mondo e mondo ci sono state guerre cristiane contro non cristiani, fra cristiani e cristiani, fra cattolici e protestanti, fra cattolici e cattolici, fra protestanti e protestanti, fra cristiani e buddhisti, fra cristiani e musulmani e via di questo passo; e questo cosa proverebbe? Forse solo che l’essere umano, cristiano, buddhista o quello che sia, guidato dall’ignoranza, odio e pregiudizio è in grado di commettere azioni disumane), e l’incidente in Giappone di pazzi squilibrati, le cui azioni assassine non hanno niente a che vedere con l’insegnamento del Buddha. Il tutto per affermare quello che la sua mente, in preda all’illusione, percepisce come la realtà dei fatti, e con l’intento, spronato dalla malafede e dall’avversione, di aprire gli occhi a persone oneste e, secondo lui, condurle a una comprensione “veritiera” del buddhismo. Agendo in tal modo il Dal Bosco non si rende conto (ma forse ne è ben a conoscenza e in tal caso sarebbe veramente gravissimo) che con le sue azioni quello che invece sta accrescendo è solo l’odio nel suo cuore e per di più sta creando confusione nelle menti di persone ignare e credule. Idem per giornalisti come, Camillo Langone, che ha scritto recentemente su Il Foglio “Preghiera contro il buddhismo” e simili articoli di una volgarità estrema, pubblicati poi sul blog di Don Camillo – blog gestito dal direttore di Fede & Cultura, la casa editrice che ha pubblicato il libro di Dal Bosco.

    Tutto questo, ci si potrebbe chiedere, a che scopo? Per diffondere odio, paura e ignoranza? E, come ha detto una mia amica: “Odio, paura e ignoranza creano mostri… talvolta di carta”.

    Rispondi
  4. mikele novanta

    finalmente qualcuno che dice il vero.
    se vi fate un giro per il web in cerca di recensioni su questo libro,che definirlo tale è blasfemo,troverete solo recensioni di pagine cristiane che ovviamente,come fanno tutti i cristiani.affondano il dito nella ferità per creare dolore.
    insomma ciò che voglio dire,è che se ne approfittano di ciò che ha scritto Dal Bosco per screditare ancora di più il buddhismo.
    Ma io sinceramente,di tutti questi sacrifici e stupri,non ho mai sentito ne visto praticare in un tempio buddhista.
    Ed anche questa volta,i cristiani si sono dimostrati per quello che sono:portatori d’odio e diffamatori.
    Namaste.

    P.S. se qualcuno vorrà continuare a parlarne con me ,mi può trovare su facebook (Mikele Novanta)

    Rispondi
    1. adminadmin

      Mikè tranquillo, noi siamo qui… A dire il vero questo post risale a “qualche” mese fa, quindi il tuo “finalmente” suona vagamente ironico… ;-)

      Comunque grazie :D

      Rispondi

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