L’Autorità come paravento per i fessi…

L'ORSO BIANCO pensa che questa sia una stronzata...

Soltanto i più sapienti e i più stolti sono restii a qualsiasi mutamento

I Dialoghi di Confucio, XVII 3. Piccola biblioteca Einaudi, pg. 207

 Punto dal mio scorso articolo il Nostro non decide di abbandonare la disputa. Proprio no: dico punto, perché questo articolo punta proprio dove  nello scorso scritto ero andato a parare:

Si ammonisce solo che entrambe le missioni della Chiesa, siano contestualizzate in una sola grande Missione e del suo unico scopo e fine: conoscere il Sommo Bene e il Cristo Signore affinché tutti i popoli Lo accolgano e si lascino Battezzare, perseguendo la via del bene e il suo fine ultimo

Sono solo io o anche voi percepite un tanto infantile quanto viscido modus ponens totalmente dicotomico in tutto questo discorso?

http://pontilex.org/2012/03/della-illogicita-del-dogma-e-delle-sue-magre-apologie/

O ancora meglio, sullo scorso articolo sull’evoluzione:

[inizio citazione di brunello] Come uomo, anche il credente potrebbe accettare per chicchierare l’ipotesi scientifica; mentre, se fedele ai principi dell’essere, deve respingere l’evoluzionismo filosofico, inteso in senso materialistico, apertamente assurdo e contrario all’inerranza biblica (altro dogma fondamentale). [fine citazione di brunello]

Non mi risulta che l’inerranza biblica sia cosa proprio cattolica: http://it.wikipedia.org/wiki/Inerranza_della_Bibbia

Detto ciò: tentare di impedire ad un altro obtorto collo delle idee perché altrimenti sarebbe scomunicato non è proprio quel che si dice corretto, anzi: oltre che infantile trattasi di una vera e propria intimidazione.

http://pontilex.org/2012/03/lentropia-pontifessa-maggiore-la-serieta-che-larticolo-si-vuole-dare-maggiore-il-caos-dello-stesso/

Orbene, visti i trascorsi dove potrà andare a parare il Nostro? Ovvio: sull’obbedienza. L’extrema ratio evidentemente, per lo più basata su un appello all’autorità nemmeno troppo  celato. E su una generale auto-celebrazione/auto-referenza. Insomma il peggiore trai tanti modi di fare una figuraccia.

Anzitutto scartiamo tutto il cappello introduttivo, se cappello si può chiamare, in quanto pieno di affermazioni che lasciano il tempo che trovano: Papa Benedetto XVI, fine teologo e ipse dixit di totale inutilità Benedetto XVI ha detto: “Il prossimo «Anno della fede» sia un’occasione propizia anche per questa parrocchia per far crescere e consolidare l’esperienza della catechesi sulle grandi verità della fede cristiana, in modo da permettere a tutto il quartiere di conoscere e approfondire il Credo della Chiesa, e superare quell’«analfabetismo religioso» che è uno dei più grandi problemi(?!) del nostro oggi (dire oggi e basta era troppo breve)che col la loro induttività fallace caratterizzeranno tutto l’articolo dandogli quel tocco di avevo troppe cose per la testa per pensare autonomamente. Anche se non sono sicuro fossero così importanti che tanto ci piace negli articoli del nostro blog cattolico(?) non secolarizzato preferito.

Passiamo al dunque:

Ma perché il popolo si sta allontanando da Dio e dalla Chiesa?

Perché molti cattolici sostengono di voler relazionarsi direttamente con Dio, omettendo l’intermediazione della Chiesa?

E perché sempre più spesso si ascoltano i fedeli inveire contro i parroci ed asserire che essi credono in Dio ma non nella Chiesa?

Domanda legittimissima. Peccato per la nota successiva

Di Chiesa come “colonna” di fede e “madre e maestra” ve ne ho già parlato, di differenza fra infallibilità della Chiesa e fallibilità dell’uomo ve ne ho già parlato e di sinergia / interdipendenza inattaccabile fra Chiesa e Vangelo ve ne ho già parlato.

Peccato che nessuno ormai sia disposto ad accettare ciò da lui scritto (questo?) per semplice logica:

L’Universalità di una opinione, parlando seriamente, non costituisce né una prova né un motivo che la rende probabile. Coloro che lo affermano devono ammettere: 1) che la distanza di tempo priva questa universalità della sua forza probante: altrimenti dovremmo portare in vigore tutti gli antichi errori che un tempo erano universalmente considerati verità: per esempio, dovrebbero ripristinare il sistema tolemaico oppure, nei paesi protestanti, il cattolicesimo; 2) che la distanza di spazio produce lo stesso effetto: altrimenti l’universalità di opinione fra chi professa il buddhismo, il cristianesimo e l’islamismo li metterà in imbarazzo

Arthur Schopenhauer; L’arte di Ottenere Ragione, Stratagemma numero 30

Il che già smonterebbe tutto l’articolo. Ma visto che il Nostro insiste sprecando profluvi di caratteri e spazio internet sarebbe davvero maleducato non assecondarlo:

Dunque perché la popolazione si allontana dalla Chiesa?

La risposta l’ha fornita il Papa: c’è “analfabetizzazione religiosa” che, progressivamente, ha distrutto il vero spirito missionario e logorato quello che era il concetto di “silenzio, parola e opere di bene”.

Ora: pur rimanendo nell’opinabile, checché ne dicano i PontifeSSi, l’opinione papale è oltremodo chiara: in pratica non si conosce molto la religione che si professa (se volgiamo intenderla in questo modo l’espressione “analfabetizzazione religiosa”) perché lo spirito missionario dei cristiani e le loro azioni si sono affievolite nel tempo orbene, dove andrà a parare il Nostro?

Questo stato di cose, eredità di quella parte progressista dei padri conciliari, ha un comune denominatore: la superbia, dunque la disobbedienza.

Infatti: più che scontato. Da notare l’inferenza totalmente reazionaria che fa vedere nel nostro qualsiasi tipo di disobbedienza una sorta di superbia (verso l’ordine delle cose/status quo/autorità costituita/ancien régime?). Viene allora da chiedersi: lo stesso metro verrà usato anche verso i ribelli delle teocrazie islamiche?

Segue l’ennesimo ipse dixit di cui sottolineo solo i passaggi-chiave, secondo me:

“La Chiesa non si limita a ricordare agli uomini la giusta distinzione tra la sfera di autorità di Cesare e quella di Dio […]. La missione della Chiesa […] è essenzialmente parlare di Dio, fare memoria della sua sovranità, richiamare a tutti, specialmente ai cristiani che hanno smarrito la propria identità, il diritto di Dio su ciò che gli appartiene, cioè la nostra vita”

Il resto era solo una ripetizione degli stessi concetti: Joseph non se la prenderà a male.

L’incontro con Cristo, ecco quello che i religiosi ed i laici impegnati nell’evangelizzazione dei popoli non comprendono più: il dovere di obbedienza a Cristo

A me sembra una conclusione un po’ forzata: in pratica il papa ha affermato, riporto un po’ tappandomi il naso per i risvolti non proprio piacevoli del concetto, che la vita appartiene a Dio e sin qui ci siamo. Ma tra appartenere e obbedire c’è comunque un divario: dov’è finito il libero arbitrio? Il seguito è anche peggio:

dal latino ob-audire, ovvero saper ascoltare.

In realtà letteralmente è ascoltare di fronte per il semplice fatto che gli uomini di potere tenevano i loro discorsi e davano i loro comandi dinnanzi alla folla. Ob ha grossomodo lo stesso valore del greco εις tant’è che come quello può assumere il significato di contro, verso

E quando pensi che l’etimologia all’acqua di rose sia finita: ecco come altro tentano di renderti più piacevole il termine:

Obbedienza non è umiliazione, ma è il coraggio missionario di saper ascoltare e rispettare gli insegnamenti di Cristo che, in terra, si esprime attraverso il Magistero infallibile o solenne.

Che il Magistero cattolico sia da ritenersi per i cattolici infallibile in quanto Magistero (cioè in toto) non mi risulta da nessuna parte. Ma forse il Nostro si riferisce al magistero confezionato su misura per lui stesso e per il suo bel blog. Nel qual caso le critiche si sprecano.

PERINDE AC CADAVER, ossia “come un cadavere”, questo era il motto tratto da un testo di S. Ignazio di Loyola:

«Quelli i quali vivono sotto l’ubbidienza, devono lasciarsi guidare e reggere dalla Divina Provvidenza per mezzo dei superiori, come se fossero un cadavere, “perirtele ac si essert cadaver”. [1]

Notate anche voi quest’altro ipse dixit? Notate come l’espressione annulli de facto tutto il senso dato all’apologia cui sopra, ma si differenzia unicamente per “il latinorum”? E allora perché Brunello azzarda la citazione? Che sia davvero che gli incolti hanno un rispetto tutto particolare per le espressioni greche o latine come fatto notare da Schopenhauer? Nel qual caso Arthur docet…

E come se le contraddizioni non si fossero sprecate, il Nostro dà al passo il senso esattamente opposto:

L’obbedienza non può essere passiva, automatica, servile, di pura esecuzione del comando; ma intelligente, cordiale, nella condivisione dei motivi che inducono il superiore ad esigerla.

Perché appunto la reattività è peculiare dei cadaveri. Come no.

Presa in senso […] rigoroso, l’obbedienza induce ad eseguire gli ordini dei «superiori», quali sono tutti coloro che ci «superano» per l’età, l’esperienza della vita, l’abilità professionale, la cultura in genere.

Con tutta la buona pace della non-infallibilità umana. Per dire: è indubbio che Aristotele sia stato più colto, a un certo punto magari anche più anziano, nonché acculturato di Brunello – non che ci voglia questa gran cosa – ciò non toglie però che ritenesse che ogni elemento tendesse a muoversi verso uno simile, il che facendo il semplice esperimento di mettere due lumicini uno accanto all’altro mostra di fatto che si sbagliasse.

Seguono esempi uno più disastroso (o disastrato?) dell’altro:

Abbiamo l’obbedienza dei figli ai genitori, dei discepoli ai maestri, degli operai ai tecnici, dei soldati al generale, dei funzionari ai dirigenti, dei cittadini allo Stato.

  1. Un figlio che si ribella a dei genitori violenti si dovrebbe definire superbo? Chi garantisce che siano solo i figli a dover rispettare i genitori e non anche viceversa? Il rispetto in questo senso va inteso come autorità?
  2. Che io sappia un discepolo può tranquillamente abbandonare il maestro se questo gli ordina qualcosa di non proprio a lui accettabile. Anche qui: come la si mette con quest’autorità?
  3. Poniamo che un operaio faccia notare al tecnico un errore costruttivo macroscopico ma che il tecnico si impunti dicendo no: il tecnico qui sono io. Come se ne esce? E nel caso il tecnico dovesse obbedire obtorto collo all’operaio si può definire questa autorità?
  4. Qui vale lo stesso principio dei punti 1  e 2: nel caso accadesse qualcosa di spiacevole, secondo questo principio d’autorità, può il soldato denunciare il generale alla Corte Marziale?
  5. E se lo Stato fosse rappresentato da un tiranno despota e aguzzino?

Non c’è ordinato nucleo sociale che non sia presieduto da un’autorità capace di coordinare l’opera di tutti i subalterni e subordinarla al bene comune, che risponde alle reali esigenze di tutti e, possibilmente, dei singoli, prescindendo dalle quali non sarebbe legittimo alcun esercizio del potere, né quindi concepibile l’obbedienza.

Certo che c’è: chiamasi democrazia. Ove c’è l’autorità ma l’obbedienza non è concepita come qui lascia intendere. Non per nulla esistono le opposizioni.

Nella Chiesa l’obbedienza è giustificata dalla sua struttura gerarchica dovuta alla soprannaturalità della sua origine, dei suoi poteri, del suo fine: nella Chiesa l’obbedienza è «vissuta come dipendenza dall’Alto».

Che strano: e io che immaginavo che la chiesa dell’origine eleggesse vescovi e papi per acclamazione. O che il sistema delle diocesi fosse stato deciso durante la tetrarchia all’epoca di Costantino. Per ingerenza dell’impero indiretta per giunta.

Soprattutto in essa (e in ogni società umana) il potere, intervenendo, supplisce a tre fondamentali difetti dell’uomo:

– l’ignoranza per la quale non sanno giudicare i propri veri bisogni, che, riguardando il livello della grazia, rimandano al Mistero trinitario e all’opera redentrice del Verbo incarnato, oggetto di fede;

Da qui la naturale deduzione che gli alti prelati posseggono l’onniscienza. 

– la negligenza per la quale, turbati dalle passioni, sono portati a non soddisfarli come conviene;

Qui ancor peggio perché in pratica si parla di corpo, questo difficilmente conoscibile da chiunque altro se non dal suo diretto interessato.

– la superbia per la quale, vittime delle “onde del mondo” e dello “spirito del principe del mondo”, che è Stana, ci si incammina nell’errore.

Ok, a questo punto è più che giustificabile: Medice Cura Te Ipsum

Ne risulta la necessità di «norme» che dirigono, di «esortazioni» che stimolano, di «pene» che inducono alla resipiscenza ricomponendo l’equilibrio turbato.

Scopo di tutto, che giustifica l’autorità che comanda e l’obbedienza che eseguisce, è il massimo possibile vantaggio spirituale dei fedeli, oggetto esclusivo del volere di Dio, sommo Bene, che intende comunicarsi secondo la personale «chiamata» di ciascuno.

Paradosso: se è dio che chiama personalmente, come si fa ad indirizzare una persona verso quella cosa che lui e solo lui può sentire?

In essi, l’obbedienza ai superiori è disciplinata dalle Regole che, incarnando lo spirito dell’istituto, assicurano – al più alto livello – il rispetto delle norme del Diritto canonico e della legge naturale.

Che dite, tralasciamo la storia della legge naturale? Va be’, vi linko una cosa, qui, e poi basta. Tralasciamo questo tristo punto.

O sdrammatizzando potrei citare Murphy:

Legge di Golomb sui modelli matematici:
Confondere un modello con la realtà sarebbe come andare in un ristorante e mangiare il menù.

Il superiore, nei singoli casi della vita quotidiana, richiamando e interpretando le Regole, può non essere né illuminato né retto né – assai meno – infallibile…; donde il suo dovere di consigliarsi e dialogare coi sudditi nella comune ricerca della volontà di Dio a proposito dei veri interessi di ciascuno e di tutti. Soltanto allora le sue decisioni rispondono alle finalità del potere esercitato e l’obbedienza realizza il suo scopo.

Vien da chiedersi: e a questo punto l’autorità, quella così rigida qui descritta, a che pro dovrebbe esistere?

Quando neppure ciò è possibile, escluso il peccato (quale violazione delle leggi che anche il superiore è tenuto ad osservare), alle ragioni dell’obbedienza vera e propria prevalgono quelle delle virtù sopra accennate: l’umiltà, la pazienza, la solidarietà, l’amore dell’unità e della pace.

Un colpo un cerchio e uno alla botte. Un colpo al cerchio e uno alla botte. Un colpo al cerchio e uno alla botte…

Suona più o meno così questa sfilza si frasi “Obbedisci come corpo morto, ma comprendendone i fini e prodigandoti in tutto come vuole il superiore, accogli i rimproveri senza colpo ferire perché esso appunto t’è superiore, ma discutine se non ti va giù, discutine, ma non ribellarti“: Sembra una parte di quel famoso discorso dell’Avvocato del Diavolo

Come risponde l’uomo a Dio che si rivela?

L’uomo, sostenuto dalla grazia divina, risponde con l’obbedienza della fede, che è affidarsi pienamente a Dio e accogliere la sua Verità, in quanto garantita da Lui, che è la Verità stessa. [6]

Sono io o quest’ultima farse rivela un Ragionamento Circolare parecchio preoccupante?

E dopo questo excursus, diciamo così, pleonastico ecco che si ritorna al punto di partenza. Incredibile: siam partiti di palo in frasca e nemmeno ce ne stavamo accorgendo. Ecco perché agli articolisti si raccomanda sempre di scrivere frasi stringate e di tenersi in tema. Più o meno come ai bambini delle elementari.

Ma perché la Chiesa sta perdendo fedeli?

Perché i religiosi ed i laici impegnati nella pastorale delle anime sono superbi e disobbedienti, riporponendo ciò che accadde nel Paradiso Terrestre:

L’uomo, tentato dal diavolo, ha lasciato spegnere nel suo cuore la fiducia nei confronti del suo Creatore e, disobbedendo Gli, ha voluto diventare «come Dio» senza Dio, e non secondo Dio (Gn 3,5). Così Adamo ed Eva hanno perduto immediatamente, per sé e per tutti i loro discendenti, la grazia originale della santità e della giustizia.

Scontato? Sì: come pure che il Passo della genesi riprenda temi dell’epoca: l’esclusività delle caratteristiche era motivo di gelosia anche presso gli Dei Babilonesi e Greci. Trai tanti.

Da qui il peccato, che non unisce, bensì divide; opera Satana per disgregare la Chiesa e l’unità di un’unica fede, quella del Simbolo Atanasiano: il peccato è «una parola, un atto o un desiderio contrari alla Legge eterna» (sant’Agostino). È un’offesa a Dio, nella disobbedienza al suo amore. Esso ferisce la natura dell’uomo e attenta alla solidarietà umana. Cristo nella sua Passione svela pienamente la gravità del peccato e lo vince con la sua misericordia. [10]

Per cui, il disobbediente va punito e questo concetto è importantissimo, perché una pena, inflitta da una legittima autorità pubblica, ha lo scopo di riparare il disordine introdotto dalla colpa, di difendere l’ordine pubblico e la sicurezza delle persone, di contribuire alla correzione del colpevole. [11]

Già già: e poco importa se magari sarà preso da risentimento e magari rincarerà la dose, o che non sopravviva alla punizione o che magari la persona abbia disobbedito in buona fede.

Queste son le basi del Diritto, e ci potrebbe arrivare persino un bambino. Per dire.

Piuttosto triste infine il finale:

Ed ecco che il religioso che non rispetta alla lettera il Magistero ed il Codice di Diritto Canonico, non è più obbediente a Dio, ma è servitore di Satana (vie di mezzo? Nessuna nessuna?), dunque la sua apostasia ricade sulle anime dei fedeli che, di conseguenza, si allontanano dalla Chiesa e si creano una spiritualità parallela che, senza la purificazione sacramentale e la comunione con Roma, porterà all’inferno.

E con questo ragionamento assolutamente dicotomico il Nostro CdPino ha concluso la sua ennesima figuraccia.
Se volessi riassumere questo articolo userei una sola parola: intimidazione. Né più né meno.

Fonte del… non so nemmeno come chiamarlo: http://www.pontifex.roma.it/index.php/opinioni/laici/10972-perche-la-chiesa-perde-credenti-perche-la-disobbedienza-conduce-allinferno-perche-satana-vuole-tutto-questo-e-porta-i-religiosi-alleresia-qperinde-ac-cadaverq

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