Quando il Solone si basa sul Gregge…

In casi di crisi che obbligano la gente a scegliere tra varie linee di condotta, la maggioranza sceglierà la peggiore possibile.

Legge di Murphy

Le volpi non vivono in branchi, o perlomeno non in branchi serrati e stabili come quelli dei lupi. Ma stavolta il caro Brunello è intenzionato a dimostrare inconsciamente il contrario.

Migliaia di persone possono sbagliarsi? Anche se hanno avuto tutto il tempo a disposizione? La risposta a tutte e due le domande è immancabilmente sì: se si sono sbagliate sull’abiogenesi, la forma della Terra, i moti stellari e così via, ci si chiede perché dovrebbero avere maggior affidabilità in qualunque altra branca. In fondo la soluzione a tutte quelle domande era dinnanzi ai loro occhi sin da quando è stata posta la domanda.

Ma passiamo al dunque: questo errore d’inferenza lo troviamo senza neanche troppi giri di parole nell’ennesimo articolo su Castellucci:

Su Repubblica di questo sabato, giornale che sembra diventato l’Ufficio Stampa e propaganda di Castellucci, l’ex direttrice dell’Unità e Augias difendono a spada tratta il lavoro bestemmia. La tesi della giornalista è: ma padre Cavalcoli (il sacerdote che ha svegliato con una lettera la dormiente Santa Sede) che razza di lavoro ha mai visto? E davvero lo ha visto? E dove? Domande suggesttive, ma infondate.

L’inizio non è dei migliori: notiamo infatti come tutto regga sulla retorica in sé. Se infatti lo spettacolo, che Volpe per inciso sino a prova contraria non ha mai visto, è considerato blasfemo a priori le domande prese in considerazioni sono per interferenza emotiva all’inferenza (che rimane comunque una petizione di principio) non più legittime bensì solo suggestive, eufemismo per inutili in quanto il latore della tesi si è già posto delle domande e dato delle risposte a prescindere da ogni ragionevole prova. Per non parlare delle illazioni mosse ai giornalisti.

Inutile dirlo, questo giochetto sporco è già stato analizzato tempo or sono:

Qualora un discorso verta su un concetto generale che non ha alcun nome, ma deve essere designato tropicamente per mezzo di una similitudine, noi dobbiamo scegliere subito la similitudine in maniera tale che essa sia favorevole alla nostra affermazione. Così per esempio i nomi con cui sono designati i partiti politici in Spagna, serviles e liberales, sono stati certamente scelti da questi ultimi. Il nome dei protestanti è scelto da questi, e così il nome degli evangelici;il nome eretici, invece, è scelto dai cattolici. Vale per i nomi di cose anche quando essi sono appropriati: ad esempio se l’avversario ha proposto un cambiamento lo si chiami innovazione, perché si tratta di una parola odiosa. Ci dobbiamo comportare in modo contrario se siamo noi ad avanzare una proposta. Nel primo caso si chiami l’opposto “ordine costituito”, nel secondo una “zavorra”. Ciò che una persona disinteressata e imparziale chiamerebbe “culto” o “pubblica dottrina della fede”, uno che vuole parlarne a favore lo chiami “devozione”, “pietà”, un avversario “bigotteria”, “superstizione”. In fondo si tratta di una sottile petitio principii: si introduce già nella parola, nella denominazione, ciò che si vuole provare, così da derivarlo con un semplice giudizio analitico. Ciò che l’uno chiama “assicurarsi della sua persona”, “tenere in custodia” , il suo avversario lo chiama “imprigionare”. Spesso un oratore tradisce già le sue intenzioni nei nomi che dà alle cose. L’uno dice “i religiosi”, l’altro “i preti”. Fra tutti gli stratagemmi questo è quello che viene adoperato più spesso, istintivamente. fervore religioso ≈ fanatismo; passo falso o galanteria ≈ adulterio; espressioni equivoche ≈ oscenità; squilibrio ≈ bancarotta; “tramite influenze e conoscenze” ≈ “tramite corruzione e nepotismo”; “sincera riconoscenza” ≈ “buon pagamento”.

Arthur Schopenhauer, l’Arte di Ottenere Ragione, stratagemma n.12. Adelphi, pg. 40-1

I cattolici francesi (non si sa a che titolo definiti integralisti, e se lo fossero, sarebbe un bene(!!!!!!!)), hanno strepitato. Anche loro dunque, sarebbero dei visionari?

Un Uomo di Paglia bell’e buono: difatti per (s)parlare senza sapere non occorre essere dei visionari, occorre appunto unicamente non conoscere o meglio in questo caso: non aver visto. Ma la cosa che più è sintomatica di ciò è la correlazione: non è un cattolico il soggetto che offre la spinta a tutto il discorso quanto più i cattolici. Ergo il numero determina la ragione.

Un ragionamento, al solito anche questo fallacie. Ma sul perché ci torneremo tra un po’.

Prima però di iniziare col nuovo discorso vi offro il pregevole finale:

 Insorgiamo contro questa opera del demonio.

Bene, adesso passiamo all’altro articolo. Contente appunto lo stesso errore di inferenza cui sopra. Con qualcosina in più.

Premesso che non sono esperto in Dottrina Cattolica, e che quindi per quel che mi riguarda Volpe potrebbe anche aver ragione, sono rimasto abbastanza basito dalla faccia tosta mostrata. Ma vediamo un po’ che ci dice il Nostro:

Padre Maggi, come sempre, continua con le sue “molto velate” interpretazioni distorte e secolarizzate della Sacra Scrittura. Analizzando uno dei suoi video presenti su youtube, si evince chiaramente che il dotto biblista analizza a modo suo il termine “miracolo”. Lo definisce un segno e dice che le traduzioni del Nuovo Testamento, fino al 1997, sono state sbagliate in merito al termine “miracoli” e “miracolo” (che lui definisce un problema per i fedeli).

Volpe al solito, che di greco ne capisce meno che di latino: cioè praticamente quanto un bradipo appisolato, ignora che per la maggior parte, se non tutte, delle volte nei Testi Greci il termine che in latino si rende con miraculus è invero molto più pragmatico:  παράδοξον “Εἴδομεν παράδοξα σήμερον” cioè “oggi abbiamo visto cose incredibili” (lc 5:28, tutte le versioni) ma più letteralmente cose contro l’opinione [comune]. Stesso discorso per il più diretto Lc 23:8 ἤλπιζέ τι σημεῖον ἰδεῖν ὑπ’ αὐτοῦ γινόμενον. E cioè “sperava di vedergli fare qualche miracolo.” (tutte le traduzioni) ove però miracolo è reso con σημεῖον che letteralmente significa segno (da cui semantica). Quindi c’è da dire che dal punto di vista della traduzione il Nostro non se ne esce bene.

Ma vediamo le sue prove:

Quindi per 2000 anni circa, i Santi ed i Martiri hanno creduto nella favola di Cappuccetto Rosso.!!! 

Smontabile con una citazione una da une sito logica:

“…dice Seneca << unusquisque mavult credere quam judicare>> ovvero ognuno preferisce credere che giudicare. Si ha dunque buon gioco quando si ha dalla propria parte un’autorità che l’avversario rispetta. Ma per lui ci saranno tante più autorità valide, quanto più sono limitate le sue conoscenze e le sue capacità. Se queste sono di prim’ordine, per lui ce ne saranno pochissime, prossochè nessuna. Egli accetterà, tutt’al più, l’autorità di persone competenti in una scienza, arte o professione a lui poco nota o del tutto ignota, e anche questa con diffidenza. Al contrario la gente comune ha profondo rispetto per gli esperti di ogni genere. 

Essi non sanno che chi fa professione di qualcosa non ama questa ma il suo guadagno: nè sanno che chi insegna una certa cosa raramente la conosce a fondo, perchè a chi studia a fondo di solito non rimane neppure il tempo per insegnare. Solo per il vulgus ci sono molte autorità che trovano rispetto….anche pregiudizi generali possono essere usati come autorità…sì, non c’è alcuna opinione, per quanto assurda, che gli uomini non abbiano esitato a far propria, non appena si è arrivati a convincerli che tale opinione è universalmente accettata…l’universalità di un’opinione, parlando seriamente, non costituisce nè una prova nè un motivo che la rende probabile. 

Coloro che lo affermano devono ammettere: 1) che la distanza nel tempo priva quella universalità della sua forza probante: altrimenti dovrebbero riportare in vigore tutti gli antichi errori che un tempo erano universalmente considerati verità: per esempio dovrebbero ripristinare il sistema tolemaico oppure nei paesi protestanti il cattolicesimo 2) che la distanza nello spazio produce lo stesso effetto: altrimenti l’universalità di opinione fra chi professa il buddhismo, il cristianesimo e l’islamismo li metterà in imbarazzo. Ciò che così si chiama opinione generale è a ben guardare l’opinione di due o tre persone; e ce ne convinceremmo se potessimo osservare come si forma una tale opinione universalmente valida. 

Troveremmo allora che furono in un primo momento due o tre persone ad avere supposto o presentato e affermato tali opinioni, e che si fu così benevoli verso di loro da credere che le avessero davvero esaminate a fondo: il pregiudizio che costoro fossero sufficientemente capaci indusse dapprima alcuni ad accettare anch’essi l’opinione: a questi credettero a loro volta molti altri, ai quali la pigrizia suggerì di credere subito piuttosto che fare faticosi controlli. Così crebbe di giorno in giorno il novero di tali accoliti pigri e creduloni: infatti, una volta che l’opinione ebbe dalla sua un buon numero di voci, quelli che vennero dopo l’attribuirono al fatto che essa aveva potuto guadagnare a sè quelle voci solo per la fondatezza delle sue ragioni. I rimanenti, per non passare per teste irrequiete che si ribellano contro opinioni universalmente accettate e per saputelli che vogliono essere più intelligenti del mondo intero, furono costretti ad ammettere ciò che era già da tutti considerato giusto. A questo punto il consenso divenne un obbligo. D’ora in poi i pochi che sono capaci di giudizio sono costretti a tacere e a poter parlare è solo chi è del tutto incapace di avere opinioni e giudizi propri, ed è la semplice eco di opinioni altrui: tuttavia, proprio costoro sono difensori tanto più zelanti e intolleranti di quelle opinioni. Infatti, in colui che la pensa diversamente, essi odiano non tanto l’opinione diversa che egli professa, quanto l’audacia di voler giudicare da sè, cosa che essi stessi non provano mai a fare, e in cuor loro ne sono consapevoli. 

Insomma: a esser capaci di pensare sono pochissimi, ma opinioni vogliono averne tutti: che cos’altro rimane se non accoglierle belle e fatte da altri? Poichè questo è ciò che accade, quanto può valere ancora la voce di cento milioni di persone? ….in genere si troverà che quando due teste ordinarie disputano fra loro, l’arma comune che essi scelgono sono le autorità: con queste si battono l’un l’altro….”

“io lo dico, tu lo dici, ma alla fine lo dice anche quello:/dopo che lo si è detto tante volte, altro non vedi se non ciò che è stato detto” (Goethe, dalla Farbenlehre)

(Schopenhauer, L’arte di ottenere ragione, Adelphi, pag. 47 in poi)

http://www.fallacielogiche.it/index.php?option=com_content&task=view&id=66&Itemid=78

Ma la Volpe rincara la dose:

Quello che Lei dice è assolutamente frutto della sua fantasia. I miracoli esistono, sono e saranno sempre chiamati tali, ne avvengono a centinaia ogni giorno e non certo sarà Lei a farci cambiare opinione.

Inutile dire che con questi presupposti anche solo provare a porre una domanda sarebbe inutile: inamovibile. O cocciuto. O entrambe.

Un consiglio Volpe: la prossima volta che vuole scrivere qualunque cosa, non solo conti sino a 10 prima di battere le dita sulla tastiera e non solo ci ripensi, ma rifaccia lo stesso procedimento anche prima di cliccare su invia, posta o simili. E se nemmeno così la cosa la convince si limiti a scrivere lettere di sfogo: ch’è di sicuro più dignitoso.

Fonte delle violenze alla logica: http://www.pontifex.roma.it/index.php/opinioni/laici/10286-quello-che-concita-de-gregorio-e-corrado-augias-dimenticano-castellucci-opera-del-demoniohttp://www.pontifex.roma.it/index.php/opinioni/laici/10284-padre-alberto-maggi-e-le-negazioni-dei-miracoli-di-gesu

1 pensiero su “Quando il Solone si basa sul Gregge…

  1. Gianluigi

    Ho visto lo spettacolo, la parte iniziale è molto umana e cristiana, non lo definirei un capolavoro ma neppure blasfemo.
    Le varie polemiche hanno fatto riscuotere allo stesso un certo successo (la sala era piena il secondo giorno di programmazione) ma costretto gli spettatori ad entrare nel teatro passando attraverso il presidio dei carabinieri in tenuta anti sommossa.
    Ho apprezzato molto il commento di Noi Siamo Chiesa, mi intristisce molto la nuova era della curia milanese e la costante vicinanza del Vaticano alle frange più estremiste del cattolicesimo.

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