La risposta risparmiabile…

Chi oggi sostiene che il denaro sia lo sterco del diavolo, pensa in realtà al denaro degli altri

Anonimo

 

Fonte imparziale, questa sconosciuta. Dopo i non proprio carini epiteti affibbiati dal Nostro  ad un collega pontilexo il cui cognome ricorda una tangente(?) e le continue farneticazioni pro-Lefebvre nonché un risibile articolo di AgereContra Foxy sembra intenzionato a controbattere al mio breve articolo sulla Crisi: http://pontilex.org/2011/09/tutti-gli-animali-sono-uguali/

 

In tutta onestà devo informalo ch’è cascato malissimo, a cominciare dal latore dell’analisi: il deputato Alessandro Pagano. Che come ci informa Wikipedia non può essere in questi termini una fonte attendibile nelle sue analisi: a cominciare dal fatto ch’è parte del partito più oggettivamente clericale dall’epoca della DC, di cui a proposito ha fatto parte, diciamo così, tramite uno di quegli imbarazzanti successori post-Tangentopoli: Alleanza Cattolica. Ma onde non apparire di parte, vediamo se i frutti corrispondono alla premessa:

 

La crisi c’è! Si vede e si tocca, ma non tutti la comprendono. Aldilà delle facili considerazioni per capire questa crisi bisogna ripassare un pò di storia.

Inizio tranquillo. Per una volta. Forse…

Proviamoci… Anni 50/60. La guerra è appena finita, la gente ha voglia di ricostruire la propria esistenza e con essa la propria economia. Incredibile la capacità dell’uomo quando ad esso gli si dà la possibilità di correre a manetta! E così l’economia spinta da una profonda e positiva umanità cresce in quegli anni al 10% annuo.

La calma prima della tempesta. Un po’ scontato come metodo oratorio, non dice bene…

Anni ’70. Il vento del ’68 spira fortissimo, in Italia più che altrove. Michele Brambrilla nel suo stravenduto “Storia del ’68″dice che quegli anni furono 10 anni di guerra civile

Brambilla: che fonte imparziale. Oltre che di confusione storica: l’unica guerra civile c’ha effettivamente a che vedere con quelle due cifre è la Guerra Civile Romana di cesarea memoria, poi: se la Brambi’ vuole confondere la due cose (al di là degli scontri studenteschi e civili nati sulla scorta di quelli americani) con un guerra politica pro-contro una dittatura che faccia pure. La malafede non è ancora un reato…

e soprattutto 10 anni in cui  tutti i valori fondanti della nostra società furono triturati uno per uno. Passò il divorzio, cioè venne distrutta l’istituzione familiare; passò l’aborto, cioè venne distrutto il senso della vita

Teoricamente potrei fermarmi qui: Quod Erat Demostrandum. Ma non lo farò: non è ancora il peggio:

nacque e crebbe esponenzialmente lo statalismo

Di nuovo C.V.D.: ricordo a Volpe che il Governo Berlusconi ha la fama del governo che cede dal pubblico al privata a cagione del fatto che penalizza il primo e fa di tutto per non inimicarsi gli industriali e simili. Volpe….

idem l’assistenzialismo, tanto a pagare questi vizi furono e sono gli italiani che si sono visti mettere le mani in tasca da un fisco sempre più oppressivo.

Devo dedurre che l’ideale per il deputato sarebbe uno Stato senza diritti e servizi ma con meno pressione fiscale… come per dire: piuttosto che la pasta scotta mi mangio gli avanzi altrui.

Che c’entra, il ’68 con questa crisi dirà qualcuno nostalgico di quei “formidabili anni”per dirla come Mario Capanna.  C’entra, c’entra! Andiamo in ordine: le sopracitate formule Keinesiane-Marxiste (ti pareva che non metteva da qualche parte il comunismo :roll: ) cambiano pian piano lo stile di vita e la cultura degli italiani. Da un lato la spesa pubblica genera migliaia di posti di lavoro nel settore pubblico mediamente improduttivi, proprio per l’elevatissimo numero di dipendenti che moltiplica i passaggi, fa perdere l’efficienza, e costa un’accidente. 170 miliardi di euro costa ogni anno questo apparato.

Una assurdità !

Di certo molto meno assurdo del monopolio privato di principio a scopo di lucro. Con tutte le conseguenze dell’ultimo dato. Inoltra faccio notare che il Nostro definisce assurdità il sistema che lo regge in piedi (in teoria): un’assurdità… questa!

Il ’68 ci regala anche una cultura neo-malthusiana. E’sbagliato, dicevano quei sapientoni, fare figli perchè il reddito prodotto (vale per una famiglia, vale per una comunità) lo si deve dividere per il numero dei componenti. Quindi meno si è, più alto è il reddito. Appena passò quel messaggio il figlio diventò per gli italiani una iattura, l’egoismo trionfò e tutti al massimo si misero a fare 2 figli.

Il terzo figlio era roba da vetero-cattolici, il quarto era roba da terrone o da extra comunitario (con il massimo rispetto per entrambe le etnie, visto che io appartengo alla prima (ed è alleato di un partito contro questi: ah, la coerenza…)).

I risultati all’inizio danno ragione agli “scienziati”di queste strampalate teorie demografiche-economiche perchè  gli italiani all’epoca erano ancora una popolazione giovane e quindi gli ospedali e le pensioni manco li conoscevano.

Il gioco però non durò tanto. Già a metà degli anni’80 si notò un certo calo del PIL. A salvare il tutto ci pensarono gli USA che esportarono teorie e culture consumistiche. Il gioco all’inizio funzionò. L’economia ripartì e per un pò tutti furono tranquilli ma nel frattempo arrivano i primi anni del 2000 e già tutto quello inventato non bastava più e allora per fare ripartire il PIL qualcuno si inventò i subprime e i derivati. Una finanza virtuale che come una moderna catena di Sant’Antonio crea ricchezza fittizzia (una z per Diana!).

Quando si dice la memoria: ricordo che il crollo del PIL degli anni ’80 risale all’epoca del bipartitismo di cui lui ha fatto parte – indirettamente perché tramite un discendente politico-ideologico – causato da scandali talmente famosi di cui non serve neanche citarne il nome. Sulla ricchezza fittizia neanche mi pronuncio…

E infine arriviamo al 2008 con lo scoppio della bolla vanno a malora i risparmi, i denari e il lavoro di mezzo mondo.

Quello che ho appena narrato velocemente e che rischia di apparire superficiale (mi perdoneranno gli amici che pazientemente mi leggono, ma mi sono prefisso di farcela in una pagina e mezza di foglio A4) in verità ha un obiettivo: stimolare con un veloce flashback l’intelligenza delle persone e far comprendere loro (lo dico in assoluta umiltà) che l’origine di questa crisi è solo antropologica.

Perfetto: sentiamo questo antropologo improvvisato…

Concludo: se non si fanno figli nessuna economia potrà mai crescere.

L’ho detto io che non era imparziale, ai voglia se l’ho detto…

La famosa piramide rovesciata di pochi giovani che sorreggono un mondo di vecchi non è solo una bella trasmissione immaginifica del reale, è anche la fotografia di come oggettivamente viene schiacciata la nostra economia ma anche i nostri giovani.

Se la prenda quindi con la DC e il PSI, dato che loro hanno inventato il vizietto della raccomandazione in epoca Repubblicana. E se la prenda anche con il suo stesso Governo, dato che ha oggettivamente peggiorato la situazione…

Se crolla la popolazione crolla il risparmio, aumentano i costi fissi legati all’assistenza, aumenta la pressione fiscale per pagare queste spese, ed infine arriva anche una crescita a debito. Infine quando finisce la possibilità di fare debiti (che è il momento attuale) ecco che arrivano allora i veri problemi.

Riprendendo il discorso di prima: gira attorno al problema. Non si può pretendere che i giovani facciano figli se non hanno possibilità, e qui rimando ai tagli alla Ricerca e all’Istruzione, oltre che agli arcinoti Ciellini…

Spero, invano, che per Volpe queste non siano parole al vento…

E allora cosa fare? Per rispondere a questa domanda non riesco ad essere abbastanza sintetico e allora la racconto con le parole di Ettore Gotti Tedeschi, presidente dello IOR, tra i più lucidi economisti del nostro Paese: “l’unica strategia per uscire dalla crisi è quella di invertire il processo di denatalità e per farlo occorre dare la possibilità alle persone di farsi una famiglia ma prima ancora di riportare l’uomo a riconoscere il senso della vita sul piano educativo. […]  Le casalinghe hanno salvato il mondo, trasferendo ai figli un’immensa ricchezza educativa, e anche oggi il più grande investimento della nostra società sarebbe una politica di sgravi fiscali per le famiglie per l’educazione dei figli e per l’accompagnamento al lavoro”.

Sullo IOR non ci spendo neanche una parola: parlano già gli scandali. Da soli. Sempre che il caro Volpa la prossima volta non mi costringa a ricordare Propaganda Fide, Anemone e Balducci e il Caso Sindona. O altre tristi pagine.

Facciamo di no, va bene direttore?

Come già detto nel titolo: la risposta era risparmiabile. Anzi: da risparmiare. Volpe: la prossima volta si risparmi…

 

Fonte dello Sdegno, ancor più profondo: http://www.pontifex.roma.it/index.php/interviste/politici/8976-2011-i-motivi-della-crisi-economica-breve-sintesi-del-perche-e-nata-questa-crisi in risposta al mio http://pontilex.org/2011/09/tutti-gli-animali-sono-uguali/

7 pensieri su “La risposta risparmiabile…

  1. paopao

    a parte tutte le farneticazioni …ma chissá quanti figli hanno sti pontifeSSi!! Cactus!Volpastren ne deve avere almeno 5 per parlare cosí, ..Cidippino é ancora in alto mare (deve prima imparare a distinguere trans e donne) Strazy… figuriamoci! Ma perché, perché devono sempre darsi la zappa sui piedi? Ci volgilono togliere il divertimento???):D

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  2. Compagno Z

    Dopo diritto, teologia e filosofia in generale ecco un’altra materia di cui Volpastren non capisce un proverbiale tubo: l’economia politica. Per mettere Keynes e Marx sullo stesso piano ci vuole una bella dose di ignoranza vista l’enorme differenza fra i due; per di più scometto che il marxismo che ha in mente Foxy è il collettivismo sovietico (che, Deng Xiaoping docet, è una interpretazione errata della teoria marxista originaria) e che con le teorie di Keynes c’entra poco. L’unica cosa che hanno in comune, se vogliamo spaccare il capello in quattro, è considerare il raggiungimento del benessere economico del maggior numero possibile di individui come finalità dell’economia (“gli uomini saranno liberi quando non saranno più bisognosi” lo dicevano sia Mao che Teddy Roosvelt ma non credo che qualcuno abbia mai dato all’ex presidente americano del comunista).

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