La coerenza di Volpasten… un po’ più indietro

 

Cittadino del Mondo, il tuo Cristo è ebreo e la tua democrazia greca. La tua scrittura è latina e i tuoi numeri arabi. Cittadino del Mondo, non rimproverare il tuo vicino di essere straniero...

L’Universalità di una opinione, parlando seriamente, non costituisce né una prova né un motivo che la rende probabile. Coloro che lo affermano devono ammettere: 1) che la distanza di tempo priva questa universalità della sua forza probante: altrimenti dovremmo portare in vigore tutti gli antichi errori che un tempo erano universalmente considerati verità: per esempio, dovrebbero ripristinare il sistema tolemaico oppure, nei paesi protestanti, il cattolicesimo; 2) che la distanza di spazio produce lo stesso effetto: altrimenti l’universalità di opinione fra chi professa il buddhismo, il cristianesimo e l’islamismo li metterà in imbarazzo

Arthur Schopenhauer; L’arte di Ottenere Ragione, Stratagemma numero 30

 

Ancora problemi di Dottrina, già. E stavolta molto molto peggio delle volte precedenti. Sì, ok: è apparentemente coerente dopo aver invitato un lefebvriano, l’unico intervistato finora il quale per altro usa un registro non pseudo-Brunelliano, ma faccio notare: solo apparente: neppure i Lefebvriani si spingono a tanto!

Per una volta, non curiamoci del primo caso: qualunque cosa dica è già comunque motivata dall’affiliazione, ma delle parole della Volpe il quale per contro si proclama perfettamente in linea con la Dottrina Ufficiale. Come no…

Abbiamo assistito alla Santa Messa celebrata dal Papa in Africa, sotto un caldo asfissiante.

Inizio alquanto curioso: Volpe è per caso stato fisicamente alla messa del Papa? Se no: come può usare un abbiamo quasi come pluralia maiestatis? E se non è un pluralia maiestatis come fa Volpe a dedurre che i suoi lettori si sian presi un biglietto aereo per il Continente Nero per assistere al pontefice?

Ci sono, tuttavia, delle precisazioni che risultano obbligatorie, almeno per chi non ami il politicamente corretto.

Vediamo c’ha da esporre questo genio dell’ecumenismo sopra le righe e fuori dai riflettori. Son curioso…

Vero, eravamo in Africa, le abitudini radicate nel tempo; le vocazioni cattoliche di quel continente risultano molto alte. Fatte queste premesse, torniamo alla divina liturgia. La Chiesa è cattolica in quanto universale, pertanto anche la liturgia deve essere cattolica, uguale per tutti.

Dove vuole andare a parare? Forse che parlando dell’afa (di uno studiolo riscaldato da una sola lampada dai forse eccessivi watt?) voglia criticare il modo di vestirsi della popolazione locale troppo immotivatamente scostumato?

Se facessimo delle eccezioni riguardanti le varie culture, allora cadremmo nel relativismo; ognuno ci mette un pizzico del suo e siamo a posto. Ma in questo caso, siamo ancora cattolici? Il rito conserva il suo nome? Certamente no.

Ed ecco la classica arringa messa a forza col martello contro… sicuramente qualcosa che non approfondisce ma che, finché si parla di quella volpe di Bruno Volpe, è ancorché comprensibile.

In fondo il Nostro non può negare l’ovvietà palesata da Shopenhauer cui sopra, sarebbe ancor più ridicolo che provare a irridere un’altra lingua così tanto per gradire (le ultime parole famose: leggete sotto)…

Ecco che cosa ha combinato il Vaticano II e la mania di concedere molto alle tradizioni locali. La Tradizione non è locale, ma della Chiesauniversale, il cui rito del Novus Ordo, al contrario, ha ceduto tanto alla visione protestante.

Insomma una posizione palesemente Lefebvriana. Nulla di strano se non si considera che il suo sostenitore si proclami perfettamente in linea con la Chiesa Cattolica ufficiale…

Che cosa è accaduto in Africa? Niente di più o di meno del già visto in altri luoghi.

La preghiera dei fedeli, per esempio, è stata eseguita con abiti degni poco sobri

Quod Erat Demostrandum. Eppure non è finita: sarebbe troppo bello. Vediamo appunto un’aggiunta leggermente razzista…

in lingue stravaganti.

Sì: le lingue africane sarebbero stravaganti. Ridicolo. Ma proviamo a far ragionare la nostra testa di coccio (per non dire di rapa): Pensate un attimo di essere africani e di parlare una lingua africana. Come giudichereste la lingua italiana? Ma guarda che strani quelli che s’affaticano a modificare il soggetti quando basta cambiare il verbo e adattarlo al nome oppure, nel caso delle afro-asiatiche tipo l’arabo: ma guarda che idioti: non fanno distinzioni se si sta parlando con un maschio o una femmina, e poi a che serviranno tutti quei “il”, “i”  e “lo” se ti basta un bel “Al”  da anteporre e pace. Alla stessa stregua i tedeschi considereranno l’inglese un cugino moscio del tedesco e i gli inglesi il tedesco il cugino buzzurro della loro lingua, i francesi il greco qualcosa d’impossibile e i greci il francese qualcosa impossibile da pronunciare e così via. Come si può vedere quindi la situazione cambia, il che è assurdo in una visione in cui, e qui non si può sbagliare dato che Volpe fino a prova contraria parla italiano, solo l’italiano è l’unica lingua non stravagante.

Ma dove vuole andare a parare? Sempre la solita domanda? E qui mi son dato una risposta: quale potrà essere la Magna Lingua Mater della Chiesa PontifeSSa da usare nei riti? Ma ovvio: unicamente il latino. Latino che Volpe dimostra sovente di disconoscere.

Se però così fosse sarebbe una svolta epocale nel campo dell’eresia: visto che nemmeno i Lefebvriani osano tanto, dato che anche la Messa Tridentina ha delle parti recitabili in lingua locale, così come la messa ordinaria può essere celebrata in latino. E nemmeno i Confratelli di San Pio X hanno osato mettere in discussione tanto!

In soldoni: razzismo bell’e buono.

Peggio ancora l’offertorio, dove si è vista una coppia di donne in abiti succinti (per fortuna non salite sul presbiterio), abbigliamenti stravaganti e quello che conta maggiormente, musiche religiose assolutamente inadatte al rito.

La vaghezza di Volpe è leggendaria. Appunto non si capisce se per succinti intenda adatti alla temperatura, lui stesso ha detto che c’era afa no?, o altro. Per qual che riguarda gli abiti stravaganti e la musica, vale ovviamente lo stesso discorso di sopra: e se Volpe fosse stato in loro?

Il resto non merita ulteriori commenti essendo la solita arringa contro il  modernismo. Ma vi segnalo una frase che sicuramente non potrà non suscitare un’amara risata visti i dettagli cui sopra:

La colpa ovviamente non è degli africani.

 

E proprio te lo dici?


Fonte della confusione (tanta confusione): http://www.pontifex.roma.it/index.php/editoriale/esteri/9543-la-liturgia-e-ancora-cattolica

14 pensieri su “La coerenza di Volpasten… un po’ più indietro

  1. Biotech

    Scusate, io son secoli che mi sono allontanato dalle cavolate (non me ne vogliano i credenti) dottrinali ma.. e qui chiedo aiuto agli esperti biblisti… non c’era forse un passo della bibbia in cui gesù si arrabbiava contro quei sacerdoti che davano più importanza alla forma che al contenuto?? Che davano importanza al rito in sè e non a quello che quel rito voleva dire!
    In quello che credo io, il rito inteso come un insieme di mosse prestabilite ha poca importanza, quello che conta è quello che scaturisce dalla tua anima. Ma forse è perchè che ho abbandonato il cristianesimo tanti anni fa…

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    1. Gianfranco Giampietro

      Umh, non credo… secondo me lui ai processi perdeva sempre perchè cercava di applicare a tutti i costi il diritto canonico (del 1600) e il catechismo tridentino (con tanto di Tridente di Nettuno in mano) al posto del diritto penale e civile italiano.

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      1. adminadmin

        Prepariamoci per una lunga serie di articoli Pontifessi in cui si narrano i successi del nostro amato Foxy all’interno delle aule dei tribunali italici. 😉

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  2. Gianfranco Giampietro

    Credo che Bruno Volpe sia affetto da terribile campanilismo, caratteristica spesso dominante tra certi pugliesi (mia madre, che è pugliese, è convinta che Bari sia il centro matematico della “normalità” dell’universo e di tutto ciò che è civile, buono, nobile, simpatico, divertente, la cucina migliore, le usanze migliori, le donne più belle, gli uomini più virtuosi e simpatici, ecc. ecc. ecc. ecc. ecc…. ), da Lino Banfi a Checco Zalone… premettendo che almeno questi ultimi personaggi almeno sono davvero simpaticissimi (e che riso, patate e cozze sono veramente una rivelazione divina), Bruno Volpe è la classica persona provinciale convinta che tutto ciò che è di casa sua (meridionale, cattolico, apostolico e romano) sia la “normalità”, mentre la lingua, i costumi, le religioni e le usanze di qualsiasi altro posto fuori da casa sua sono inevitabilmente “anormali”, “bizzarri”, “sconci” e “blasfemi”… Da buon “tridentino” Volpe è convinto che il Papa e persino qualsiasi sacerdote dovrebbe parlare ai suoi fedeli esclusivamente in latino… non importa se il “selvaggio” africano non possa capire nemmeno una sola parola e quindi rimanga completamente inutile qualsiasi parola a lui rivolta, l’importante è sempre e comunque parlare in latino, lingua notoriamente conosciuta e parlata da Gesù Cristo, e da quest’ultima raccomandata ai suoi apostoli come l’UNICA in cui sia permesso predicare ai popoli (sono ironico).

    Lo stesso vale per i vestiti… solo quelli apostolici romani sono “normali”, come si veste una qualsiasi altra persona di un altro popolo costituisce “anormalità”… In Africa la gente è “troppo poco vestita”… chissà, magari perchè fa caldo ??

    Per fortuna Volpe non è nato in Russia, altrimenti per lui l’unico modo corretto di assistere ad una messa sarebbe con il colbacco… campanilista ignorante e dalla mentalità ristretta !

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    1. Andrea Laforgia

      caratteristica spesso dominante tra certi pugliesi

      Bah… bah… bah… io sono pugliese e non lo penso.
      Non facere de tota herba un fascium.

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      1. Gianfranco Giampietro

        La parola “certi” serve appunto a non fare di tutta l’erba un fascio, no? Evito di proposito di fare qualsiasi genere di affermazione assolutistica, tipica invece di chi è dogmatico…

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        1. qndreqlqforgiq

          Naaah, non ci siamo: neanche “tra certi pugliesi” va bene. Avresti dovuto dire tra certe “persone”. Altrimenti stai riconoscendo una qualità comune ai pugliesi, e non è corretto. La tua frase suona proprio come un fascium unicum, ma non ti preoccupare, ti perdono!!

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          1. qndreqlqforgiq

            Ci avevo detto a uordpress di usare il mio nome e cognome, ma forse mi ho sbagliato. Mo cielo dico di nuovo.

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