PontifeSSo-fobie…

Dovremmo rivendicare, nel nome della tolleranza, il diritto a non tollerare gli intolleranti

Karl Popper

 

Incredibile. Già, incredibile: i PontifeSSi che utilizzano una fonte battista-evangelica per richiamare a una presunta cristianofobia nei media. La cosa si commenta da sé, ma vediamo più approfonditamente:

Le più importanti piattaforme multimediali e i providers praticano politiche che ostacolano l’evangelizzazione cristiana e censurano la libertà di parola si questioni controverse di attualità come l’aborto e il matrimonio, dichiara un nuovo report. “Le idee cristiane e altri contenuti religiosi si trovano di fronte a un pericolo chiaro e imminente di censura da parte delle piattaforme basate sul Web”, afferma il rapporto del National Religious Broadcasters’ dal titolo: “La vera libertà nell’età dei media”.

National Religious Broadcasters? Quel Network televisivo di tele-evangelisti affiliato, seppur non esplicitamente, alla Southern Baptist Convention, quelli che hanno fatto il picchetto al funerale di Ronnie James Dio perché colpevole di essere non credente per intenderci? Capisco che i Volpasten e soci avrebbero volentieri fatto parte del picchetto suddetto ma, a detta dei Nostri, tutti i cristiani non cattolici non erano eretici-che-bruceranno-molto-presto-all’Inferno?

Ovviamente non parliamo neanche dell’obbiettività di tale fonte perché, come fatto notare, si commenta da sé.

Broadcasters’ dal titolo: “La vera libertà nell’età dei media”. Se il contenuto cristiano viene “censurato” dalle nuove piattaforme mediali come iTunes App Store, Facebbok, Google o i fornitori di accesso a Internet, “la Buona Notizia del Vangelo potrebbe diventare un’altra vittima della discriminazione religiosa istituzionalizzata”, ha dichiarato il presidente dell’organizzazione Frank Wright nella prefazione al rapporto.

“Discriminazione religiosa istituzionalizzata”, umh… non mi sembra che tale Frank ovviamente abbia mai tenuto in mano un dollaro ove v’è scritto addirittura In God We Trust. Perché questo mi sa tanto di malafede?

La National Religious Broadcasters fu fondata nel 1944 per combattere le regole governative e le decisioni di politica aziendale da parte dei maggiori networks radiofonici che ostacolavano la possibilità da parte dei ministri del Vangelo di comprare tempo di trasmissione.

‘Mbe’? Faccio notare che non si tratta affatto di discriminazione anti-cristiana, tanto più se si considera che già alla nascita di questa buona parte di quelle ore erano dei Protestanti. Una lotta interna in pratica.

Alcune nuove compagnie mediatiche hanno messo al bando i contenuti cristiani, mentre altre hanno delle posizioni pubbliche che rendono la censura “del tutto inevitabile”. Eccetto il servizio di microblogging Twitter, tutte le nuove piattaforme multimediali e i servizi presi in esame hanno politiche “chiaramente contrastanti con i valori della libertà di parola presenti nella Costituzione degli Stati Uniti”, ha affermato il rapporto.

Una dichiarazione senz’altro forte, ma vediamo come la giustifica…

Le nuove compagnie mediatiche rispondono a “forze di mercato” e alle domande di “gruppi di pressione” che invocano la “censura” su opinioni altrimenti lecite.

To’, un’altra. Perché ho la netta sensazione che mi farà pentire d’aver chiesto il perché?

Come esempio di “censura anticristiana” il rapporto ha citato la rimozione, da parte dell’AppStore di iTunes, dell’app con la Dichiarazione di Manhattan che difendeva il matrimonio tradizionale. Il negozio online ha rimosso anche una app di Exodus International la quale affermava che l’omosessualità è una condotta inappropriata che si può cambiare attraverso una trasformazione spirituale.

Scontato? Scontato (e poi ti pareva che non si finiva sul sesso: ma questi casti bacchettoni non secolarizzati non pensano ad altro?).

Il motore di ricerca Google ha rifiutato di accettare una pubblicità pro-vita da parte di un’organizzazione cristiana in Inghilterra e la sua branca cinese ha stilato una lista nera di termini religiosi. Le direttive pubblicitarie dell’azienda mettono esplicitamente al bando la frase “l’aborto è un omicidio” per la ragione che si tratta di linguaggio “truculento”.

To’, altra scoperta dell’acqua calda.

Il rapporto ha citato anche Facebook e altre piattaforme per una politica che mette al bando le pubblicità “di argomenti religiosi con rilevanza politica”.

Frattanto, Facebook è diventato partner dei sostenitori dei diritti dei gay per bloccare i contenuti “anti-omosessuali” e la partecipazione a programmi di coscientizzazione sul problema dell’omosessualità. Questo fa pensare che i contenuti cristiani che criticano l’omosessualità, il “matrimonio gay” o altre pratiche saranno a rischio di censura.

🙄 🙄 🙄 🙄 🙄 🙄 Come commentare? Come?

Apple, Faceook, MySpace, Google, Comcast, AT&T e Verizon proibiscono tutti “il linguaggio fomentatore di odio” che il rapporto del National Religious Broadcasters definisce un termine “pericolosamente vago e politicamente corretto” che spesso viene applicato per “soffocare” i comunicatori cristiani.

Perché non mi stupisco? Ditemelo PontifeSSi: perché? Perché?!

“Le attuali convergenze tecnologiche di queste nuove piattaforme multimediali fanno pensare che queste pratiche che impediscono la libertà di parola e politiche tese a rimuovere la coscienza si consolideranno sempre più, a meno che non si intraprendano immediatamente delle azioni correttive”, ha affermato il rapporto. (…)

Direi che i commenti si sprecano.     …     Perché sento un forte bisogno di sciacquarmi gli occhi?

 

A questo, vorrei aggiungere anche due edificanti discussioni Pontifesse trovate in questo stesso articolo. Notare i Pollicioni:

 

PontifeSSi, stavolta ve la siete proprio andata a cercare…

 

Fonte del risveglio della mia parte intollerante: http://www.pontifex.roma.it/index.php/editoriale/esteri/9193-cristianofobia-ecco-come-facebook-apple-e-google-censurano-i-contenuti-cristiani

3 pensieri su “PontifeSSo-fobie…

  1. AlbertoBAlbertoB

    Commento solo qui , ma vale anche il post più sotto : in definitiva questi soggetti (statunitensi , italiani poco cambia) si lamentano perchè all’interno di una STRUTTURA PRIVATA non possono liberamente esprimere l’odio omofobico e tutte le altre oscene cazzate che sono soliti proporre.
    Certo , STRUTTURA PRIVATA : fino a prova contraria Facebook non richiede una tassa di iscrizione ; Twitter non richiede una tassa di iscrizione. Non solo dunque parliamo di piattaforme gratuite , ma parliamo anche di policies e di regolamenti da rispettare : non ti piacciono queste regole? Liberissimo di non utilizzare le piattaforme citate e di creare un network parallelo dove puoi scrivere tutte le cazzate che vuoi (nei limiti definiti dalla legge). Le stesse app per dispositivi e programmi Apple devono rispettare regole e policies , se non lo fanno non vengono accettate.
    Personalmente non ci vedo niente di strano , se nelle case altrui non vuoi rispettare le altrui regole sei liberissimo di andare a farti fottere , e non stupirti se ti ci mandano se non lo fai di tua spontanea volontà.
    Poi chiaramente il succo del discorso è che FB , Twitter e via dicendo danno enorme visibilità in virtù del bacino di utenza (e sono GRATIS , non dimentichiamolo perchè il denaro è molto importante per questi signori) : se si toglie a questa feccia la visibilità… è come se le si togliesse l’aria per respirare.
    Il discorso include anche realtà a noi molto vicine , vedi le recenti sparate sugli ebrei o su Vendola : solo un disperato bisogno di essere visti e letti da più gente possibile (vedi anche tutte le pubblicità , gli ads eccetera eccetera).

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