Previte ci dice…

Riceviamo da Previte e pubblichiamo, come sempre sottoponendo le idee di Felice alla vostra riflessione. Di seguito il testo della mail e più sotto il contenuto del documento che Previte ha allegato. Apprezziamo la gentilezza nel rivolgersi a noi … Ma qui nessuno è Direttore. :-)

Gentile Signor Direttore,
il progressivo dissolversi dei valori etici, oltreché distruggere la famiglia e la persona, amareggia ed angoscia la società sviluppando la cultura egoistica del “non sentire” del “non vedere” del non “parlare”.
Va aumentando il permissivismo smodato ed un relativismo allarmante che dilagano, mortificano e modificano la dimensione etica della via.
L’uomo crede ancora nella vita? La risposta non può essere che positiva, ma nella società violenta il rispetto dell’uomo è indifeso.
La dignità della vita umana ed i diritti-doveri non sono un patrimonio riservato ad alcuni , ma un diritto irrinunciabile di tutti e sono indivisibili, cioè valgono per tutti, per coloro che possono difendersi e per coloro che non sono in grado di farlo.
Il principio dell’intangibilità della vita umana è la logica della concezione cristiana, riconfermata nel tempo dal Magistero Pontificio e dai Documenti Conciliari ed Episcopali.
Per questo auspichiamo una maggiore attenzione da parte di tutti ed in special modo dalle Istituzioni nell’osservanza delle “regole” sancite dai Trattati Internazionali .
Un cordiale saluto ed un sincero Augurio per le prossime Festività Natalizie.

Ecco l’allegato di Previte.

Il 10 dicembre 2010 : 62°Anno della  “Dichiarazione Universale dei diritti dell’Uomo” voluta dalle Nazioni Unite.

Il 10 dicembre 2010 ricorre il 62° anniversario della “Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo”, Giornata dedicata al ricordo e per la difesa, soprattutto, di due diritti d’importanza fondamentale nazionale ed internazionale :

  1. La famiglia (art.16).
  2. La vita ( art.3);

Intorno a queste norme si discute ancora oggi in Europa, malgrado il trend, la direzione e la vibrante “raccomandazione”, all’osservanza del 10 dicembre 1948 da parte dell’ONU.

Codice etico di principi fondamentali sui diritti umani ed individuali, ( fra i quali, il diritto alla vita, alla libertà, ad una esistenza dignitosa, alla sicurezza individuale, prevalenti nella n/s Costituzione ) , la Dichiarazione Universale dei diritti dell’Uomo è stata emessa dopo i drammatici eventi verificatesi nella seconda guerra mondiale.

Il pilastro centrale della politica pubblica deve essere la persona, soprattutto, la famiglia “soggetto” delle politiche sociali e malgrado i segnali di intensa fragilità e pur tra crescenti difficoltà di capacità, di tenuta sempre più labile e debole, la famiglia italiana resiste ancora in questo contesto culturale, a dispetto di quanti “dicono a parole” di difendere!

Da un certo periodo di tempo sui mass media e da parte di una certa spericolata politica, con una certa insistenza si vuole introdurre l’eutanasia, che con l’altra sorella l’eugenetica, costituiscono una delle norme del diritto alla vita ed alla morte, argomenti molto inquietanti che violano quei principi fondamentali dei Trattati Internazionali e della n/s Costituzione e che costituiscono un presunto “diritto di licenza di uccidere”.

Il principio dell’intangibilità della vita umana è logico corollario della concezione cristiana della vita, ripetutamente confermato nel nostro tempo dal Magistero Pontificio e dai Documenti Conciliari ed Episcopali.

L’eutanasia, intesa nell’antichità quale morte dolce cioè senza sofferenze, oggi viene definita nel bene e nel male intervento della medicina diretta ad attenuare i dolori della malattia e dell’agonia.

In senso pratico significa procurare la morte, anche per pietà, allo scopo di eliminare le sofferenze per bambini anormali, malati terminali, malati cronici, disabili, “azioni” dirette a non prolungare una vita infelice.

Nella n/s vita quotidiana, pare, che si vada uniformando nelle strutture ospedaliere, quello che ho chiamato il “budget del ricoverato”, una “forma di risparmio” che restringerebbe i tempi di degenza del paziente, ancor più grave se applicata a persone disabili, in tarda età od in agonia.

Questo “sistema”, se vero, è una significativa indicazione drammatica di piena eutanasia una omissione di soccorso “fuori” dall’ordinamento giuridico italiano, una ”forma pratica di risparmio”, la cui eventuale applicazione il Parlamento la deve chiarire all’opinione pubblica ed in risposta ad una mia precisa Petizione del 30 ottobre 2009 !

L’eugenetica, corrente di pensiero molto antica consistente in studi per il miglioramento della razza umana, ha arrecato conseguenze significative sulla vita di molti popoli ed é una pratica biomedica prepotente ed arrogante che spianò la strada alle terribili selezioni della purezza della razza e del genere umano tentate dai nazisti, sostenendo che la specie umana vada migliorata con qualsiasi mezzo, dagli aborti per eliminare i “figli imperfetti”, all’eutanasia per eliminare la vita “senza senso” .

Gli eugenisti di oggi :

  1. sono quelli che in nome di una sorte di pietà, per nulla a che vedere con la “pietas cristiana”, dichiarano che la vita attaccata al respiratore va eliminata per non soffrire la malattia, come vanno “dicendo” alcuni mass media e trasmissioni televisive di Stato;
  2. sono quelli che, forse, si ispirano al Malthus, un economista inglese che attribuiva alla sovrappopolazione il male e le miserie sociali ;
  3. sono quelli che riconoscono più il valore degli animali, quest’ultimi che rispettiamo e che pongono l’uomo allo stesso livello se non sotto, mentre è molto  più importante valorizzare il genere umano.

La vita e la famiglia sono i beni più preziosi che l’uomo possiede. Non li distruggiamo !

Anche la ricorrenza del 20 dicembre, adottata dall’Organizzazione delle Nazioni Unite, ha voluto tutelare ulteriormente i diritti anche dei disabili, come gli handicappati psichici, affermando che “L’handicappato mentale deve godere in tutta la misura possibile degli stessi diritti degli altri esseri umani, tematiche di profonda attualità.

Fra questi diritti, vengono nuovamente compresi il diritto alla vita, il diritto ad essere riconosciuto come persona e trattato come individuo prima che come categoria, il diritto ad avere una famiglia, il diritto alla migliore assistenza possibile ( medica, riabilitativa, re-introduttiva in ambito sociale se possibile), il diritto alla scuola, al lavoro ed altrettanti civici diritti.

Quelli citati sono anniversari poco ricordati dalle nostre Istituzioni, ( occupate come sono in inutili e dannose litigiosità davvero sorprendenti e di poca statura morale !), perché nessuno si interessa alla situazione dei cittadini “disabili”, del mondo della sofferenza, in quanto è una “situazione” che non interessa nessuno e nessuno si interessa della “situazione” .

Dobbiamo considerare che in Italia insiste una esaltazione di un “relativismo senza limiti”, un “feroce disinteresse”, inerenti anche la sicurezza dei cittadini, ( perché non bisogna dimenticare i folli gesti quasi quotidiani compiuti da menti psichicamente instabili),“condizione” che non abbiamo visto nei 5 Punti Programmatici del Governo Berlusconi. E’ augurabile che quest’ultimo possa continuare nella legislatura e ritenere prioritari questi gravi ed urgenti disagi sociali, adottando le misure legislative carenti da ben 32 anni !

In Italia persiste vergognosamente una lacuna legislativa ! Una legge-quadro di riordino dell’assistenza psichiatrica, il cui provvedimento legislativo, ultimo, era racchiuso nel Testo Unificato “Burani-Procaccini”, sparito dall’Agenda Parlamentare fin dall’aprile 2005 e ce lo dovrebbe spiegare l’allora Presidente della Camera dei Deputati Onorevole Pier Ferdinando Casini “difensore” della famiglia, dimentico, che esiste, anche, la famiglia del disabile!

Nel dibattito sul “Piano di Stabilità 2011”di recente discussione parlamentare, nessuno ha riconosciuta l’urgenza di interventi legislativi e finanziari nei confronti di cittadini italiani affetti da disturbi psichiatrici, delle loro famiglie e per la sicurezza di tutti i cittadini !

Non posso terminare questo mio dire con la classica sinfonia : “Nessun dorma” (Turandot di Giacomo Puccini ) !

Ancora una volta l’opinione pubblica, il mondo della sofferenza e quello cattolico, vogliono ricordare quelle norme di difesa, ampiamente disattese dalla politica e dai Governi, per una più equa ripartizione delle priorità tutelando sempre più i diritti morali e sociali dell’uomo rievocandoli in questo “62° Anno della Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo” e “39°Anno della Dichiarazione dell’handicappato mentale”, sia prima e sia dopo la nascita dell’uomo, fino al suo naturale declino.

Previte

http://digilander.libero.it/cristianiperservire

14 pensieri su “Previte ci dice…

  1. Gianfranco Giampietro

    Io credo che ci sarebbe da ragionare circa i termini di una eutanasia ragionata e non priva di rispetto della vita (ricordiamo che la vita a tutti i costi non è sempre per forza rispetto di essa, anzi può diventarne persino la negazione in casi che possiamo definire limitati, ma non inesistenti) rispetto ad una fredda nozione di “selezione naturale indotta artificialmente” (potremmo in fondo definire così l’eugenetica) o ad un altrettanto fredda politica di “marketing della vita” (Malthus).

    L’eccessivo generalizzare può completamente far degenerare il discorso nei soliti triti e ritriti luoghi comuni di propaganda, ecco perchè occorre sempre ricordare le differenze e la distinzione.

    Personalmente concordo, nella teoria, riguardo a qualsiasi discorso contrario a qualsiasi forma di eugenetica e di “selezione” nel quale l’uomo si pone come arbitro di vite altrui.

    L’eutanasia, se autentica, però si pone al di fuori di questo discorso, perchè l’eutanasia pone semplicemente l’uomo come arbitro della propria vita.

    Personalmente io ritengo e ribadisco, ancora una volta, il concetto secondo il quale la società che si pone contro la libertà dell’individuo di disporre della propria vita, è una società ipocrita. E’ una società stucchevole che vuole avere a tutti i costi la “coscienza pulita” e la sensazione di essere “buona” (essenzialmente per gratificazione più personale in luogo di vero “altruismo”. Che se si trattasse davvero di “altruismo”, allora si comincerebbe dall’ascoltare cosa vuole “l’altro”, invece di imporgli il proprio falso buonismo). Questo modo di fare assomiglia ad un boy-scout che vuole “altruisticamente” aiutare la vecchietta ad attraversare le strisce pedonali, nonostante la vecchietta continui a cercare di spiegare all’eccessivamente volenteroso boy-scout che non ha nessuna intenzione di attraversare quel tratto di strada perchè in realtà stava andando da un’altra parte.

    Chi si dichiara contro l’eutanasia è simile a qualcuno che tramortisce la vecchietta di cui sopra per costringerla per forza ad attraversare le strisce pedonali. La povera vecchietta è uscita di casa per andare in un certo posto, e noi vogliamo “aiutarla” ad andare in un altro. Alle sue proteste che lei è uscita di casa per andare in un altro posto, noi reagiamo prelevandola con la forza e portandola dove invece vogliamo noi che vada.

    Mi spiace, ma chi si dichiara contro l’eutanasia, dal mio punto di vista, non fa altro che questo. Altruismo, pietà e bontà non c’entrano assolutamente niente con una simile presa di posizione. Semplicemente si è legati a certi “valori”, con il problema di voler far valere questi valori anche nei confronti di chi, lecitamente, può non pensarla così.

    Anche io sono contrario all’idea di dare la morte assistita a qualcuno di cui non possiamo apprendere le ultime volontà a riguardo. Ma in caso di “testamento biologico” (non importa che sia un “documento”, basta che i conoscenti “conoscano” quella persona… per esempio chi mi conosce SA cosa vorrei che fosse fatto nei miei riguardi in proposito) è pura ipocrisia e coercizione il voler far valere a tutti i costi i propri “valori” nei confronti di altri individui.

    Io credo profondamente nel diritto sacrosanto dell’individuo di potere determinare se stesso. Questo comporta anche la libertà di poter determinare e decidere anche la propria fine (che io chiamo “congedo”, termine che ho ereditato da mia madre), libertà che può essere limitata solo nei casi di persone che abbiano ancora degli obblighi nei confronti di altre persone la cui sussistenza dipenda da loro. Io pongo il diritto al proprio libero arbitrio e alla propria autodeterminazione come il Primo di tutti i diritti. La società e lo Stato, come da me espresso già in altre occasioni, non dovrebbero secondo me rivestire compiti “morali”. Lo so, suona come una cosa terribile e crudele, ma ho già espresso la mia logica a riguardo.

    La società e lo Stato non hanno bisogno di svolgere compiti soggettivamente “morali”. Per funzionare adeguatamente è sufficiente che si limitino a garantire la libertà degli individui, che comporta già da sè la conseguenza logica e “morale” delle leggi che tutelino la libertà di ognuno di noi a condizione che non vada a scapito della libertà e integrità di altri individui.

    Questo è tutto quello che la società e lo Stato devono fare per funzionare in modo perfetto. Qualsiasi “di più” guasta inevitabilmente il sistema. Quando la società e lo Stato si impongono il dovere di aggiungere “altro”, questo “altro” è inevitabilmente qualcosa che va a minare gravemente la libertà personale.

    Una società che cerca di porre attivamente dei “valori” e che cerca persino di renderli “oggettivi” è una società secondo me sbagliata. Perchè prima o poi finisce con lo sconfinare nella libertà altrui, trasformando la legge che deve garantire la libertà in legge che invece la ostacola.

    Per tramandare e inculcare valori, la società possiede già le religioni, le filosofie, i libri, le tradizioni, la cultura e un sacco di altre cose… I singoli individui sono liberi di formare il proprio libero modo di pensare in base a ciò che ritengono più giusto e degno. Il compito della società e dello Stato deve essere quello di garantire anche questa libertà, e tutelare gli individui in ciò che pensano, sempre a condizione che ciò tuteli e rispetti anche gli altri.

    Se la società o lo Stato si “colorano” di una determinata ideologia (non importa se di natura religiosa, politica o sociale), perdendo la propria natura di neutrale e positivo garante, commettono un torto verso l’individuo, perchè cercheranno di imporre i propri “valori” anche a chi non li condivide. Non importa se la stragrande maggioranza riflette il pensiero della società generale o del governo, qualcuno sarà comunque costretto a subire una violazione della propria libertà in nome di “valori” tutt’altro che “oggettivi”. Ed è un’ ingiustizia che andrebbe evitata da una società che si gonfia tanto di orgoglio nella pretesa di definirsi “giusta”.

    Coloro che parlano di “relativismo allarmante” sono di solito persone che, consapevoli o meno di volerlo, vogliono solo vedere trionfare la propria ideologia culturale. Detto altrimenti, sono “apostoli” che cercano di convertire Stato e società alla propria ideologia. E’ una mossa intelligente: in una partita a scacchi si punta al re e non al popolo; convertito il re, il popolo sarà obbligato a seguire di conseguenza.

    Mi sapete dire che senso ha parlare di “relativismo” ?

    Già il fatto che il sottoscritto abbia una opinione diversa da quella di Previte conferma e dimostra che vi possono essere altri modi di pensare.

    Cosa si vuole insinuare? Che forse l’opinione incarnata da Previte è oggettiva, mentre la mia o di qualcun altro è “relativa”?

    La presenza di più modi di pensare dimostra la realtà e l’evidenza della relatività delle opinioni.

    Il “relativismo” quindi non è una moda, ma una constatazione di fatto, una realtà.

    Non stiamo inoltre parlando di verità scientifiche nella quale l’evidenza ha priorità sull’opinione (se vedo la luna posso anche opinare che non ci sia, ma la mia rimane una opinione inutile davanti all’evidenza), ma di società e di come configurarla.
    La società è già di per sè una teoria oggetto di discussione.

    Coloro che parlano di “relativismo allarmante” hanno la mente limitata. Pensano che il mondo finisca fuori dalla porta di casa loro. Confondono il sentire comune del loro tempo e luogo, della loro cultura, ideologia o religione, con “L’UNICO modo possibile di pensare correttamente una cosa”. Beh, io direi che hanno molta confusione nella testa. Forse 8+8 è oggettivamente 16 (in realtà nemmeno questo è davvero oggettivo! E’ oggettivo solo per un sistema di computazione decimale. Per una possibile razza aliena che abbia solo 4 dita per mano, il risultato di 8+8 sarebbe rappresentato dalla cifra 20… quando uno riesce a ragionare fuori dagli schemi abituali del proprio luogo e spazio, si rende conto che davvero pochissime cose possono meritare l’aggettivo pretenzioso di oggettivo), ma che il verde si abbini bene all’arancione invece è una opinione personale, e trovo ridicolo chi cerca di imporre una ideologia che oggettivizzi questa propria opinione.
    Per tale ragione la scelta riguardo a certe cose andrebbe lasciata soltanto all’individuo, responsabile delle proprie opinioni e del proprio modo di vedere il mondo.

    Il vero crimine è costringere qualcun altro a vivere (in questo caso attaccato ad una macchina) secondo la propria ideologia (qualcuno può cercare di chiamarli “valori”, ma i “valori” diventano ideologia quando si cerca di imporli agli altri).

    -«Gianfranco, ma anche quello che stai dicendo tu è solo una opinione soggettiva? Perchè dovrebbe essere imposto il tuo modo di pensare invece di quelli che la pensano come Previte?»

    -E’ vero, anche la mia è soltanto una opinione. Però volere questo non è certo una imposizione. E’ forse una imposizione dire a qualcuno “sei libero di determinare la tua esistenza come meglio credi, senza intervento di leggi moralistiche, in questo caso di ideologia cristiana, che te lo impediscano” ?

    «L’egoismo non consiste nel vivere secondo i propri desideri, ma nel pretendere che gli altri vivano nel modo che noi vogliamo.» [Oscar Wilde]

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    1. adminadmin

      GG consentimi una battuta e qualche nota…

      Il mondo si divide in 10 parti: quelli che capiscono la numerazione binaria e tutti gli altri. ;-)

      Ripenso alle pagine dedicate dagli amici Pontifessi al “problema” dei negozi aperti la domenica. E mi vengono in mente alcune considerazioni.
      La domenica è giorno in cui Dio si è riposato, quindi è sacro per i cristiani. E quindi tutti gli altri devono adeguarsi. Ovvio.
      La domenica si deve riposare, il venerdì no, perchè il venerdì per i cristiani non è nulla. Chi se ne frega dei musulmani.
      La domenica è il settimo giorno della settimana. In base a quale convenzione non è dato saperlo. Visto che anche il venerdì è il settimo giorno della settimana (basta iniziare a contare dal sabato) solo il calendario cristiano ed il datario cattolico sono giusti, gli altri sono relativistici e demoniaci.

      Cosa pretendi da persone che riescono a litigare pure per il giorno in cui riposarsi e pregare Dio?

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      1. FSMosconiFSMosconi

        “La domenica è il settimo giorno della settimana. In base a quale convenzione non è dato saperlo”

        In base alla conta “astronomico-oliga”. Hai in mente: “lunedì”=Luna, “martedì”=Marte…
        e domenica? Sole-accertato dall’ingese “sunday”, oltre alla semplice logica dell’esclusione-! E tralaltro non è neanche “evangelicamente corretto”, o almeno non de tutto, dato che un vangelo (Luca se non sbaglio) dice ch’è risorto di venerdì, un’altro (Matteo, sempre che non erro), invece da ragione alla convenzione. Convenzione che però corrisponde stranamente alla data di “rinascita” di Mithra: il settimo giorno appunto.
        P.S.: il Vangelo di Marco, quello che a quanto pare è stato il modello di tutti gli altri, originariamente non conteneva la resurrezione, la cosa è stata aggiunta dopo…

        “La domenica si deve riposare, il venerdì no, perchè il venerdì per i cristiani non è nulla”

        Vedi discorso di sopra…

        Rispondi
        1. Gianfranco Giampietro

          Le ragioni della domenica come “giorno del Signore” sono fondamentalmente 2:

          – il desiderio di distinguersi dagli “odiati” ebrei.
          Nella Bibbia ad ogni modo il “settimo giorno” è e rimane il Sabato (dall’ebraico “shabbat”, che ha significato di “terminare, cessare, riposarsi”… la parola “shabbat” ha anche dato vita alla parola “sabba”, la riunione segreta delle streghe. Perchè? Perchè i cristiani nel medioevo accusavano gli ebrei di essere stregoni e di rubare i bambini cristiani per sacrificarli durante la notte dello shabbat), la logica conseguenze è che nella cultura ebraica (e dovrebbe essere così anche per i cristiani, se ci tengono ad usare coerentemente le scritture fregate agli ebrei) la “domenica” è il primo giorno della settimana.

          – l’associazione pagana con il sole, universalmente visto dall’uomo come simbolo del divino. Gesù Cristo è il “sole” della vita di un cristiano, quindi è stato associato al giorno romano del sole.

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        2. adminadmin

          FSMosconi il mio punto era diverso. E sono contento che GG l’abbia colto. Chi ha detto che la domenica si chiama domenica? Se chiamassimo “venerdì” il settimo giorno della settimana e “domenica” il quinto, dovremmo riposarci sempre la domenica oppure dovremmo riposarci il venerdì (esattamente come i musulmani) ?? E perchè non spostare il nostro calendario di 2 giorni ed allinearlo perfettamente con quello dei musulmani, risolvendo il problema alla radice ??

          La misurazione del tempo (così come la misurazione di qualsiasi grandezza) è basata su convenzioni. Chi ha stabilito che un metro è lungo “un metro” ?? Chi ha stabilito che Greenwich ha un significato speciale, al punto da essere il riferimento universale per la misurazione del tempo (UTC, coordinated universal time)??
          Mi farebbe comodo cambiare la definizione dell’unità di misura del peso, tanto per sentirmi meno ciccione. Ma la convenzione non l’ho creata io e quindi mi becco il mio quintale senza lamentarmi troppo. :-)

          Basare una religione sul nome di un giorno o su convenzioni mutate più volte nei secoli relative alla misurazione del tempo mi pare davvero delirante, davvero riduttivo per il ruolo della religione.

          Rispondi
      2. Gianfranco Giampietro

        Eh eh eh, vero. E si tratta sempre della stessa cosa: pensare solo in base al sentire comune della propria epoca e del proprio luogo di nascita, credendo erroneamente che il proprio “verso” sia sempre quello giusto, il corretto modo di vedere il mondo.

        Per esempio noi occidentali siamo abituati a scrivere e a leggere da sinistra verso destra… le persone superficiali quindi hanno l’abitudine di dire che i popoli che scrivono e leggono da destra verso sinistra scrivono e leggono “alla rovescia”. Oppure che chi ha il posto guida in macchina dall’altro lato “guida dal lato sbagliato”.

        Ogni tanto mi diverto a rovistare nel pattume esoterico (non sto dicendo che l’esoterismo sia pattume… sto dicendo che nell’esoterismo c’è il pattume esoterico, che purtroppo spesso supera in quantità il materiale serio e degno di uno sguardo) o religioso (appunto di siti simili a Pontifex) … ieri sera leggevo il resoconto di uno che affermava che il diavolo ama manifestarsi alle 3.33 della notte, a causa del suo profondo “contenuto simbolico” di queste cifre.

        La cosa mi ha fatto troppo sorridere, perchè nel frattempo pensavo alla comprensione delle cose che poteva avere questo tizio. Voglio dire, proprio non ci arriva questa persona a capire che le cifre di un orologio non possono avere nessun “significato”, perchè la computazione del tempo è assolutamente arbitraria e relativa.

        “Dicono che gli arabi scrivono al contrario,
        Mohammed ha detto che io scrivo al contrario,
        dunque ogni cosa giusta rivela il suo contrario
        e se non sei daccordo mi dispiace per te.”

        Grande e illuminante canzone di Caparezza :D

        Rispondi
        1. adminadmin

          It’s all about points of view… Per me l’orario “demoniaco” 3:33 ricorda soltanto l’orario di default dei gruppi di Networker. Vabbè ;-)

          Rispondi
  2. federicoB

    “La società e lo Stato non hanno bisogno di svolgere compiti soggettivamente “morali”. Per funzionare adeguatamente è sufficiente che si limitino a garantire la libertà degli individui, che comporta già da sè la conseguenza logica e “morale” delle leggi che tutelino la libertà di ognuno di noi a condizione che non vada a scapito della libertà e integrità di altri individui.”

    Quotissimo…

    Rispondi
  3. franco previte

    La vita umana è il valore più grande, al quale tuti gli altri valori nell’ordine storico sono subordinati.
    Siamo in un Paese dove vi è la libertà di gestire la propria vita.
    Ma é veramente inconcepibile e profondamente contradittorio che in una società che tende costantemente a riaffermare e difendere il valore della vita ( no alla guerra, no alla pena di morte,) la si neghi attraverso il tentativo di costruire un presunto diritto di “licenza di uccidere”, come pare sia prassi consolidata la tematica dell’eutanasia.
    Anche se insiste la cultura del “non vedere” del “non sentire”, del “non parlare in un permissivismo davvero aberrante, non bisogna perdere l’obiettivo del bene comune.
    Le avversità non devonofarci perdere il senso che il Dio della Vita, il Dio Creatore ci ha dato il bene più prezioso : la continuazione dell’uomo.

    Rispondi
    1. adminadmin

      Felice/Franco, la sua partecipazione alle nostre discussioni apre scenari nuovi ed interessanti. Finalmente potrà interagire direttamente con chi legge le sue parole. Spero apprezzerà gli strumenti di comunicazione che mettiamo a disposizione di tutti i nostri utenti. Benvenuto! :-)

      Rispondi
    2. Gianfranco Giampietro

      Previte, la sua è una posizione assolutamente condivisibile. Ma è la SUA posizione, capisce?

      Quello che persone come me cercano di sottolineare è la necessità che le persone che la pensano diversamente possano non solo esprimersi diversamente, ma possano anche poter vivere (o in questo caso “congedarsi”) diversamente da come sostenete voi cristiani, se lo desiderano.

      Credo che in Europa, soprattutto nella fascia cosiddetta “mediterranea”, vi sia un pò troppo la pretesa di affermare che tutto l’occidente debba essere considerato “proprietà privata” del cristianesimo, con pretesa di imporre la propria ideologia come “oggettiva” e quindi che deve essere seguita e accettata da tutti, anche da chi non la pensa nello stesso modo.
      Non voglio sembrare brutale, ma quello che dice o comanda (o si presume che dica o comandi) il Dio cristiano ha importanza solo per il cristiano.
      Mi dica, per lei ha importanza alcuna quello che dice il Dio musulmano?
      Io suppongo di no. Bene, lo stesso vale per il Dio cristiano da parte del non cristiano.
      Sia chiaro, il cristiano merita il massimo rispetto, ma quest’ultimo deve forse un pò “abbassare la cresta” nella pretesa che tutto il mondo debba pensare per forza secondo la sua logica e la sua etica.
      Per esempio quello che ad un cristiano contro l’eutanasia può sembrare “culto della vita”, può essere agli occhi di qualcun’altro “culto dell’esasperazione del dolore e della sofferenza da prolungare a tutti i costi in nome di un falso buonismo”.
      Il mio discorso non si estende a coloro che vogliono estendere la “dolce morte” a gente senza il loro permesso, ma soltanto a coloro che prendono una decisione consapevole e totalmente PERSONALE della PROPRIA vita.
      Io non mi permetterei mai di dire ad un cristiano cosa fare della sua vita, come comportarsi, cosa decidere e cosa fare.
      Perchè allora il cristiano deve essere SEMPRE libero di decidere della mia vita CONTRO la MIA volontà?
      Non si faccia allora poi il discorso che “siamo in un Paese dove vi è la libertà di gestire la propria vita”, perchè è evidente che il non cristiano non viene lasciato libero di gestire la propria vita quando il farlo viene ad essere in contrasto con la “libertà” del cristiano (mi riferisco soltanto al “cristiano” di una determinata linea politica, come anche a certe pressioni che a volte la Chiesa pretende di esercitare sulla politica) di decidere anche per gli altri

      Chi non è d’accordo con l’ideologia cristiana NON è libero di poter gestire la propria vita al di fuori delle decisioni etiche dei cristiani, che pretendono come al solito di poter decidere per tutti, come se fossero la sola voce unica e razionale del Paese.
      E si condanna con l’accusa di “relativismo” chiunque abbia un modo di pensare diverso!
      Che s’intende con questo “relativismo”? Che esiste un unico modo di pensare giusto, il vostro?? Alla faccia, non siamo ai livelli del “partito unico”, ma un pò ce l’avete il sogno di una ideologia unica che debba essere accettata per forza anche da chi non la condivide .
      Ovviamente il mio giudizio, da “relativista”, non pretende di essere per forza “giusto”. Potrei sempre sbagliarmi. Comunque a me le cose SEMBRANO stare in questo modo.
      Infatti eccoci qui, ancora una volta a discutere del fatto che una determinata ideologia sulla vita debba essere estesa e imposta per forza a tutti, anche alle vite di coloro che NON la pensano come voi.

      Io dico soltanto che le persone dovrebbero essere lasciate libere di vivere in base ai propri valori, non chiedo nient’altro. Il cristiano è LIBERISSIMO di vivere secondo i propri valori. Però anche chi non condivide dovrebbe essere lasciato libero di vivere secondo i propri, cosa che invece non si vuole permettere.

      Cioè, io capisco e comprendo il vostro entusiasmo e zelo verso gli ideali e valori che voi ritenete “giusti”, ma non potreste lasciare gli altri liberi di poter pensare e vivere diversamente?
      Siete sicuri che tutto questo disprezzo per il “relativismo” non sia invece mancanza di rispetto per gli altri che hanno “valori” differenti dai vostri che voi ritenete come gli unici “giusti” e indiscutibilmente “oggettivi” ?

      Di fronte alla prospettiva di una malattia degenerativa terminale che non lascia speranza, ma solo una fine sotto il peso di una sofferenza indicibile che porta SOLO alla morte, o di uno stato in cui viene meno forse per sempre persino la possibilità di “essere” (si pensi ad una persona di cui è rimasto in vita solo il corpo o che non è più in grado di esercitare la propria consapevolezza di esistere, senza prospettiva di “ritorno”), non tutti sono d’accordo nel definire “difesa della vita” il volere a tutti i costi impedire e trattenere le persone in questo mondo fino alla fine e contro la loro volontà. Al massimo si può parlare di “difesa del proprio desiderio autogratificatorio di buonismo, anche a costo di trattenere in questo mondo le persone contro la loro volontà”.
      Io sono assolutamente d’accordo nel difendere la vita di coloro che manifestano la propria volontà di vivere fino in fondo l’ineluttabile decorso di una malattia terminale o degenerativa.
      Non mi permetterei MAI di dire ad un cristiano di non vivere in questo modo.
      Purtroppo però il cristiano non mi ricambia la cortesia e pretende di decidere la mia vita.
      Vede, Previte, io in caso di malattia degenerativa che mi riduca a non essere nemmeno più pienamente consapevole di me stesso, o in caso di malattia terminale non curabile o migliorabile che mi costringa non solo alla morte, ma a morire lentamente e dolorosissimamente vomitando a poco a poco fuori dal mio corpo la mia anima (ha mai visto certi casi terminali di tumore?)… beh, io non trovo che sia vigliacco, offensivo verso qualche Dio o verso qualche “valore etico”, il volere “congedarsi” dalla propria vita in modo più sereno e dignitoso fino a quando si è in tempo. In questo caso il suicidio non mi sembra affatto un “rifiuto della vita” (suvvia, lei davvero definisce “vita” il sopravvivere dodici mesi invece di cinque, o l’essere ridotti in condizione di immobilità e sofferenza estrema senza nessuna prospettiva di guarigione e “ritorno”?), anzi, mi sembra la necessità di preservarne la dignità, perchè ci sono certe condizioni di vita che sono una offesa stessa al concetto di dignità di vivere, esattamente come non è affatto “vita” quella che ha un condannato in un campo di concentramento (sebbene il campo di concentramento sia mille volte preferibile, perchè vi è la speranza di poter essere un giorno liberati e di poter tornare alla normalità).
      Secondo me a volte si finisce con il confondere la difesa della vita con l’esasperazione della vita, che sono due concetti diversi. Inoltre per me la dignità della vita è un valore che viene ancor prima del valore stesso della vita. Non basta “esistere” per poter parlare di “vita”.
      Io ho una mentalità molto più orientale che occidentale (alla “Ultimo Samurai” per intenderci. Non è una mentalità cristiana. E ALLORA? E’ meno degna di rispetto di quella cristiana? La si vuole accusare di “relativismo” rispetto all’oggettivissima mentalità cristiana? Perchè non si concede mai rispetto verso gli altri modi di pensare prima di pretendere il rispetto del proprio?) Dal mio punto di vista, aiutare una persona sofferente e senza via di uscita a mettere fine dignitosamente alla propria vita è un gesto di compassione, mentre il volere costringere con la forza qualcuno a vivere nel dolore o in una condizione di esistenza orribile è secondo me un atto di indicibile sadismo, la sadica idea che il CONCETTO astratto di vita debba essere preservato a tutti i costi, anche con la forza, anche a scapito della persona REALE coinvolta contro la propria volontà. Ho avuto una zia con l’alzheimer che noi pregavamo che rimanesse sempre incoscente di sè, perchè in quei pochi momenti che riacquisiva cinque minuti di autoconsapevolezza dopo settimane di bavosa catatonicità, ci metteva le mani al collo infuriata per il fatto che la costringessimo a vivere fino alla fine in quel corpo malato e in quell’orribile stato poco dignitoso di esistenza. Io l’ho vista. Definirla “viva” mi fa presumere che forse non si capisca bene il concetto di cosa sia davvero la vita e soprattutto quando la vita stessa è degna di essere definita tale. Quando la zia è morta, in famiglia abbiamo tirato tutti un sospiro di sollievo. NON per noi, ma per lei. In famiglia siamo tutti d’accordo nel fatto che non vorremmo mai essere costretti a vivere in simili condizioni indegne. Io non vorrei vivere così, vorrei poter essere libero di congedarmi prima, con Dignità. Non sopporto nemmeno il pensiero di dover pesare agli altri (o meglio, il peso che la mia abbandonata macchina biologica potrebbe dare agli altri).
      Per me l’essere umano è la sua coscienza, la sua consapevolezza di esistere. Non mi passa minimamente per la testa di confondere l’essere umano con la sua macchina biologica che gli serve soltanto per manifestarsi in questa realtà materiale. Mi stupisco di come i cristiani, che non hanno la convinzione di essere il proprio corpo, non riescano a comprendere questo. Immaginate come sia crudele tenere legato qualcuno nel buio di un sonno senza fine, ad un corpo il cui cervello non funzioni più o, forse ancora peggio, ad un corpo che permetta di essere perfettamente coscienti di sè, ma costretto per anni nella disperata immobilità di una statua o preda dei più disperati dolori di una malattia che non offre nessuna speranza di guarigione, anzi… la sicurezza della morte.

      Ora, coloro che per le proprie motivazioni son ben contenti di continuare a vivere fino alla fine secondo me devono essere liberi di essere rispettati nella loro decisione. Ma coloro che la pensano diversamente dovrebbero essere compresi e assistiti nella loro lucida e pacifica scelta.
      Non trovo giusto che una intera società debba essere costretta ad essere ad immagine e somiglianza dei valori di un solo gruppo di persone, e che a sua volta debba non riconoscere i valori personali di altre persone e costringerli a soddisfare il personale “senso del giusto” dei cristiani. Una società veramente rispettosa del prossimo dovrebbe lasciare gli individui liberi di vivere in base ai propri personali valori e difendere questa libertà. La società e lo Stato dovrebbero essere neutrali garanti della libertà di tutti, e non vassalli di questa o di quella ideologia. Il problema degli esponenti di una ideologia, è che si rendono conto solo delle prevaricazioni delle altre ideologie diversa dalla propria. Così un cattolico si rende conto solo delle prevaricazioni per esempio di un regime comunista. Il comunista a sua volta si rende conto solo delle prevaricazioni compiute in nome della religione (senza rendersi conto che la propria obbedienza cieca al regime E’ una religione).
      Perchè il cattolico protesta per l’ideologia stalinista o maoista che vuole decidere per tutti, e non si rende conto di voler fare altrettanto? Nessun seguace di una ideologia se ne accorge, perchè considera la propria ideologia come “verità oggettiva”, non certo come costrizione (“non vi obblighiamo: è solo per il vostro bene”). Ecco perchè i seguaci delle ideologie parlano sempre della minaccia del “relativismo”. Il “relativismo” in questione sono solo gli altri possibili modi di pensarla diversamente, che il seguace dell’ideologia non riesce ad accettare e a rispettare.

      Voi cristiani siete liberi di vivere secondo il vostro modo di considerare giuste o sbagliate le cose.

      Noi (non parlo a nome di Pontilex, parlo solo a nome di coloro che la pensano come me) invece chiediamo solo una società e uno Stato che garantisca la libertà dell’individuo di poter determinare la propria vita, senza subire le costrizioni di questa o di quella ideologia che pretende controllo sulla vita non solo di chi vi aderisce, ma anche sulla vita di coloro che la pensano diversamente.

      E’ chiedere troppo?

      Cordialmente, GG.

      Rispondi
      1. adminadmin

        non parlo a nome di Pontilex, parlo solo a nome di coloro che la pensano come me
        Penso che molti lettori di Pontilex siano concordi con il tuo pensiero. Io lo sono.

        Rispondi

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