Il volo verso l’alto, il volo verso il basso.

Mi riferisco all’articolo che trovate qui: http://www.pontifex.roma.it.nyud.net/index.php/opinioni/laici/3724-aborto-eutanasia-e-suicidio-basta-con-le-qcarnevalescheq-interpretazioni-clerofobiche-e-moderniste

Prendo spunto dall’ennesimo vaneggiamento del nostro caro CDP, causato dal baratto del cervello al mercato rionale del Vaticano … Tutto sostenuto dalla autorevole citazione del Catechismo della Chiesa Cattolica.

Sono mancato un po’, causa problemi lavorativi. Mi fa piacere quindi aver profeticamente anticipato l’invito del mio collega webmaster (anche se io non sono geniale) che invita ad “andare  a lavorare”.

Tralascio la questione aborto, su cui (confesso!) ho dei punti di comunione con i catto-talebani. Ebbene si, ma non credo sia un sintomo molto grave in quanto le mie conclusioni nascono dall’uso del cervello, non dalla lettura del catechismo e dall’aderenza alla dottrina… Scusate se è poco!

Allo stesso modo tralascio il tema eutanasia che ci porterebbe molto lontano nella discussione e meriterebbe molto più spazio.

Mi impegno quindi a dare una “carnevalesca” interpretazione del suicidio.

Il Catechismo snocciola una sequenza di considerazioni che lasciano poco spazio alla misericordia, sebbene ci si trovi di fronte a persone che commettono un gesto estremo a causa una profonda disperazione.

E io… mi sento offeso!

Poco più di un anno fa un amico si è tolto la vita.

All’alba del giorno di ferragosto, il giorno in cui iconograficamente Maria compie il suo volo verso il cielo concludendo la salita tra le braccia calde di Dio, Filippo sceglie un volo di 180 m verso il basso, concludendo il suo volo fra le braccia fredde delle Dolomiti.

Fatico a descrivere lo stato d’animo e il nodo che mi prende alla gola al solo ricordo di quella notizia. Ed io ero a pochi chilometri da lì, in vacanza, passato qualche ora prima su quel ponte che fa venire le vertigini, spensierato, con il cd dello Zecchino d’oro che suonava per la gioia della mia piccola.

Su quello stesso ponte, dopo poche ore e dopo aver percorso 100 km in macchina per arrivare fin lì, solo, con tutt’altro stato d’animo rispetto al mio, Filippo decide di porre fine alla sua vita, lasciando un biglietto di scuse per i genitori.

Le domande che sgorgano violente dal profondo in queste occasioni ti squarciano il petto.

Quale fredda lucidità può portare un ragazzo di 34 anni a scavalcare le barriere di protezione e spiccare il volo verso il buio? Quale disperazione aveva nel cuore? Quale infelicità e angoscia gli ha fatto perdere totalmente la voglia di vivere? Perché non ce ne siamo accorti? Perché non ha chiesto aiuto? Perché?

Ho migliaia di giustificazioni per tirarmene fuori, perché da un bel pò non ci frequentavamo e non ero a conoscenza del brutto periodo che stava passando.

Ho pregato molto in quei giorni. Ma da buon apostata quale sono non mi sono permesso di dare consigli a Dio allo scopo di convincerlo ad avere pietà di lui e a non prendersela troppo a male se uno dei suoi figli ha deciso di rifiutare il dono della vita.

Ho sentito la necessità di chiedere perdono… per me, per noi che siamo rimasti. Un insistente senso di colpa non mi faceva dormire sereno. Ragionevolmente so che non avrei potuto fare nulla per lui. Ma ditelo voi al cuore ferito di chi vede un amico andarsene così…

E in queste situazioni i portavoce del Padreterno cosa fanno? Disquisiscono sulla necessità o meno di concedere i funerali religiosi (come fossero gli amministratori delegati della grazia di Dio), a pregare per chiedere perdono per suo conto, a sostenere che se avesse creduto di più in Dio non lo avrebbe fatto.

Non mi è capitato, ma non mi stupirei se qualcuno sostenesse  che, vista la scarsa assiduità alla messa domenicale, il buon Dio gli abbia pure dato una spinta per scavalcare la il parapetto di quel ponte…

Il funerale c’è stato, con la più classica delle inutili omelie, rivolta a sostenere come la distanza dalla vita di fede porti a queste estreme conseguenze, di fronte a centinaia di giovani che molto probabilmente non partecipavano ad una celebrazione dallo scorso funerale.

Nulla di strano. Oggi i funerali si concedono anche ai suicidi, non si sta più a sindacare. I grandi passi avanti della Chiesa! Ma la motivazione addotta scade nel ridicolo perché presuppone che la persona in quel momento sia fuori di sé, incapace di intendere e di volere, vittima di un raptus.

Così ti cascano le braccia, perché la toppa è peggio dello strappo. Sembra un’apertura alla compassione, ma è solo un tentativo ridicolo di alleggerimento, stando ben attenti a non retrocedere dal principio inviolabile che il suicidio è un’offesa a Dio.

Filippo non ha avuto un raptus, ha percorso km in macchina, ha scritto un biglietto. Tutto freddamente programmato. Sarebbe bello mettersi il cuore in pace convincendosi che sia stato un raptus di follia. Ma non è stato così. Ha scelto la morte in uno stato di depressione che si è costruito a poco a poco, mentre viveva accanto a noi.

Per trovare conforto allora apro il catechismo.

Scopro che, dato che era evidentemente affetto da una grave depressione, questo “può attenuare”  la sua “responsabilità”.

Scopro che Dio ci ha “donato” la vita ma ne rimane lui il padrone, ci è data solo in “amministrazione” e “non ne disponiamo”. Più che “dono” quindi si tratta di “cessione in comodato d’uso gratuito”. Questa è l’idea di Dio: un padre che dona ma ne rimane il padrone; elargisce gratuitamente ma pretende onore in cambio.

Scopro che non bisogna disperare nella salvezza delle anime dei suicidi, perché Dio, non perché è un padre buono e compassionevole, ma perché “attraverso le vie che egli solo conosce, può loro preparare l’occasione di un salutare pentimento.” Ci mancherebbe! Mica può avere misericordia per un figlio disperato e dimenticare il torto subito! Ma siccome è buono ci da di sicuro un’altra possibilità per umiliarci e chiedere perdono.

Scopro che “Il suicidio contraddice la naturale inclinazione dell’essere umano a conservare e a perpetuare la propria vita”. Su questo non ho niente da dire, la penso allo stesso modo, è una naturale osservazione della realtà. Il problema è che questa considerazione, al posto che spingere alla compassione, porta  ad additare come peccatore e a giudicare il suo gesto.

Scopro che “il suicidio è contrario all’amore del Dio vivente”. Quindi Dio sicuramente si offende, invece di avere ancor più misericordia per chi, per disperazione,  senza avere nessuna intenzione di offenderLo, compie un gesto così eclatante e definitivo.

Immaginate il dolore dei genitori che ricevono una notizia del genere, si rivolgono ad un prete per ricevere conforto e si sentono rispondere con le parole del Catechismo. E’ una cosa che mi fa rabbrividire. E’ un libro che dovrebbe guidare alla comprensione del Vangelo, non sostenere le tesi raccapriccianti dei fondamentalisti cattolici.

Verrebbe da chiedersi quali traumi devono aver subito per essere divenuti così freddi e insensibili di fronte a queste situazioni…Niente traumi, sarebbe confortante perché “attenuerebbe la loro responsabilità”.

Purtroppo si tratta solo di una solida, genuina e dottrinalmente perfetta educazione cattolica, sedimentata in secoli di sistematico tradimento del Vangelo.

Quanta compassione suscita in noi la persona che si toglie la vita? Ecco, scordatevi che quella compassione sia la stessa del Dio che professano. Lui si offende!

Il loro Dio è più rancoroso degli uomini … Questo basta a dimostrare quanto sia fasullo!

Ubbidienti a questa perversa proiezione della loro mente, i catto-talebani dimostrano la solita totale incapacità di empatia e misericordia.
“Lo sanno a memoria il diritto divino e scordano sempre il perdono” (De André).

In fondo a quel precipizio, insieme a Filippo, è morta anche una parte di noi. Filippo non aveva nessuna intenzione di offendere Dio, ha semplicemente ceduto al peso di una vita che gli era divenuta insopportabile. Possiamo anche parlarne per ore, sostenendo che in fondo la sua vita non era così brutta, che bastava fare uno sforzo per risollevarsi, che aveva tante persone vicine che potevano spingerlo a superare quel momento. Tutto inutile. Per lui, in quel momento, non c’era altra via. Dio non si è adirato con lui, io ne sono certo. Piuttosto dovremmo pensare  alla nostra responsabilità per non esserci accorti di cosa stava maturando nel suo cuore.

Credo che il dolore che sento è lo stesso che sente Dio;

che la compassione che sento è la stessa che sente Dio;

che la voglia di perdonarlo che sento è la stessa che sente Dio.

Cari catto-talebani, dedicatevi al vostro “volo in alto”, verso il vostro dio fasullo, lontano dagli uomini che strisciano su questa terra.

Io “volo in basso”, assieme a Filippo, con la certezza incrollabile che in fondo a quella gola ha trovato la morte e, insieme ad essa, il misericordioso abbraccio di Dio.

5 pensieri su “Il volo verso l’alto, il volo verso il basso.

  1. adminadmin

    Grazie. Posso solo aggiungere il mio grazie. Risvegli riflessioni laceranti. Il mio sentito grazie per aver condiviso questo tuo momento particolare.

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  2. AlbertoBAlbertoB

    Bello , molto bello e toccante. La sensibilità del tuo animo da apostata è cosa che i Retti e i Puri possono solo sognare ed agognare. O almeno dovrebbero. Il problema è che dietro la maschera del Retto e del Puro ho paura che non ci sia nulla , solo un fantasma di fumo.

    (chiedo scusa per il -1 che voleva essere un +1 ma il mouse mi ha tradito , l’infame)

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  3. giuxgiux

    ciao, ti ringrazio anche io per la tua testimonianza, purtroppo hai ragione quella gente è disumana.. non li considero uomini.
    Un abbraccio forte.
    Giuseppe

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  4. paopao

    È molto delicata la scomparsa di una persona cara soprattutto se accade in circostanze cosí tragiche.
    Si tengano loro il loro Dio sadico, se lo sono creati da soli…d´altronde non sembrano certo essere gli esserini piú felici del mondo con il loro credo magisteriale.
    Io credo come te Stay, e non c´e´pontifeSSo et simili che valgano a farmi cambiare idea.

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  5. Andrea ☮ il giullare matto Speaks

    Grazie Stay per la testimonianza…
    Ci sono così tanti risvolti psicologici dietro il tragico evento occorso al tuo amico, che solo il buon Dio li sa.
    Noi umani spesso giudichiamo senza conoscere appieno le cose, in quanto sappiamo una verità parziale… eppure pontifichiamo, spesso senza ritegno, anche sul dolore altrui.
    Anche i palpiti del nostro cuore, quando pensiamo a persone a noi care andate via, sono preghiera.
    Solo Dio e i nostri amici e parenti che non ci sono più sanno come siano andate a finire le cose.
    Per questo chi giudica o lancia sermoni di condanna dovrebbe solo stare zitto: chi è lontano da Dio è facile che si tolga la vita (come ha detto il sacerdote che ha predicato)? Molti cattolici tolgono la speranza agli altri con azioni o non azioni meno appariscenti…
    C’è un modo e un tempo per dire le cose. E spesso un silenzio è la cosa migliore… se a parte studiarsi, a modo loro, Gesù, approfondissero Maria (e il suo silenzio), farebbero meglio

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