Giordano Bruno e il “diritto di uccidere” da parte degli odierni “difensori della vita”

“Verrà un giorno in cui l’uomo si sveglierà dall’oblio e finalmente comprenderà chi è veramente e a chi ha ceduto le redini della sua esistenza, a una mente fallace, menzognera, che lo rende e lo tiene schiavo… l’uomo non ha limiti e quando un giorno se ne renderà conto, sarà libero anche qui in questo mondo” Giordano Bruno

Nella mia vita ho sempre “ammirato” di più il tiranno che ammette di essere tale, di non tollerare libertà e dissenso, piuttosto del tiranno ruffiano che si finge retoricamente “paladino della libertà e della democrazia”. Ci sono casi quindi in cui arrivo quasi a preferire il tiranno esplicito, come un Attila, un Hitler, uno Stalin o la Cina comunista di oggi. Qualcuno che almeno te lo dica apertamente in faccia “Sì, è così: io comando e tu obbedisci. E se non lo fai ti distruggo con la forza”.

Il vantaggio è che almeno il nemico si mostra alla luce del sole. Vi sono poi altri generi di tiranni, più insidiosi, che sono lupi che indossano il manto della pecorella umiliata e spaurita. Tiranni che recitano la parte delle vittime, o dei difensori della “libertà” e della “vita”, che in nome della “libertà” (la loro) vogliono impedire ogni forma di libertà e libero pensiero, che in nome della “verità” (la loro) vogliono impedire e riscrivere ogni altra versione della storia.

Questo genere di tiranni travestiti da agnellini o da santoni, melliflui e ipocriti, mi hanno sempre suscitato più antipatia dei cosiddetti tiranni “espliciti” e senza maschere. Fanno molta più rabbia perchè al soppruso aggiungono anche la beffa della loro ipocrisia e della manipolazione.

In questo contesto viene quasi da “ammirare” la figura di Don Marcello Stanzione, guida spirituale o spiritica di Pontifex, che fermo nelle sue posizioni e nella sua convinzione di essere nel giusto non si vergogna di ostentare posizioni di pensiero che solitamente sono scomode e che gli altri suoi colleghi cercano almeno di dissimulare con una spolveratina di ipocrisia e di acrobatici giri di parole.

E’ il caso del tema di Giordano Bruno e di questo recente articolo ( “Giordano Bruno: ovvero come un attaccabrighe divenne un mito anticattolico” ). Solitamente la strategia adoperata dai detrattori di Giordano Bruno (stranamente tutti cattolici) consiste nel negare il fatto che Bruno sia stato processato e messo al rogo per le sue libere idee, ma condannato a morte soltanto per presunte vicende personali (ci sarebbe però da sapere quali, cosa che raramente i detrattori di Bruno fanno, lanciando un’accusa aleatoria spesso senza fonti e seguito). Don Stanzione mette “coraggiosamente” in secondo piano questi trucchetti da retorico e ha almeno la faccia di ammettere (in realtà stiamo scherzando sul “coraggio”. Non è dovuto al coraggio ciò che dice Stanzione, ma al fatto che egli trovi del tutto normale e persino giusto ammazzare una persona che non la pensa come la Chiesa. Quando si tratta di ammazzare in nome della difesa del Magistero, emerge il fatto che Stanzione non dimostra quello scandalo che dimostra di avere quando un comunista o un musulmano ammazza un cattolico in nome della propria ideologia o fede intollerante) che “è stato giusto ammazzare Giordano Bruno”.

Un modo di pensare che non posso condividere, ma almeno fa piacere avere un “nemico” con un minimo di senso dell’onore che gioca a carte scoperte. Almeno questa volta.

Analizzeremo la figura di Giordano Bruno e l’articolo di Stanzione, soprattutto nelle sue numerose e divertenti contraddizioni. Ma ciò che più mi interessa analizzare, è porre la domanda: è giusto uccidere un uomo a causa della sua diversità di pensare? Non è ipocrita e contraddittorio colui che difende la vita fin dal momento del concepimento, ma che poi ritiene giusto uccidere qualcuno soltanto per “evitare di far perdere autorità al papato” (questa è letteralmente la giustificazione data da Stanzione), per una questione di “buon nome” ? Non è ipocrita e contraddittorio chi condanna i regimi come quello cinese e islamico per le detenzioni o per le condanne a morte emesse contro i liberi pensatori dissidenti (si pensi a Salman Rushdie per aver solo scritto un romanzo o, più recentemente, a Liu Xiaobo) e che poi trova che sia stata cosa buona e giusta “arrostire”  viva una persona solo perchè con idee diverse (sebbene espresse audacemente) della Chiesa?

“Ho lottato, è già tanto, ho creduto nella mia vittoria… È già qualcosa essere arrivati fin qui: non aver temuto morire, l’aver preferito coraggiosa morte a vita da imbecille.” Giordano Bruno, De Monade

Una delle tesi controverse di Stanzione nel suo articolo è che Giordano Bruno non fu ucciso per le sue idee, ma per la sua ostinazione nel perseguirle, quindi di fatto nel non essersi arreso nell’ammettere di avere torto, abiurando.

Don Stanzione: “A mandarlo sul rogo non furono le sue tesi, non furono i suoi scritti, ma la testardaggine con cui mentì, il continuo insistere sul fatto di non aver commesso errori: in altre parole il suo narcisismo megagalattico pressoché patologico. Nella sentenza, pronunciata infine l’9 febbraio 1600, si ripeteva ben cinque volte che l’accusato aveva “sempre perseverato pertinacemente e ostinatamente”nella sua eresia.”

E’ un punto di vista interessante, perchè sorgono due ipotesi. O Don Marcello Stanzione è consapevolmente abile nei giochi di parole, oppure non è in grado di cogliere il fatto che le sue affermazioni negano automaticamente se stesse.

Egli sostiene che Giordano Bruno non venne ucciso a causa delle sue idee, ma a causa della sua ostinazione nel non ammettere che erano sbagliate. Ah beh, allora detto così si riscatta davvero molto la Chiesa del passato dall’accusa che non lasciava le persone libere di poter pensare diversamente da lei!

Il ragionamento di Stanzione: “non ti perseguiamo a causa delle tue idee, ma per il fatto che non ammetti che siano sbagliate e che non vuoi cambiare idea.”

Infatti è vero, personaggi come Galileo Galilei si salvarono da una fine simile a quella del nolano perchè abiurarono le loro idee e riconobbero i loro “errori”. Magari tali personaggi rimanevano della propria idea, ma esteriormente venivano costretti con la minaccia a negare le proprie convinzioni, a dire “chiedo scusa, non so cosa mia sia preso, ritratto tutte le mie precedenti affermazioni, che sono palesemente errate. Ringrazio la Santa Madre Chiesa per avermi aiutato a prendere coscienza della stoltezza delle mie idee”.

Cosa vedete di diverso rispetto ad un qualsiasi altro regime di censura del libero pensiero? Prendendo in esame un uomo come Giordano Bruno o Galileo Galilei, cosa possiamo dire? Che sotto la “Santa Madre Chiesa” l’uomo, l’individuo, era più libero di quanto non lo sia stato sotto il regime fascista, nazista o staliniano? Più libero di quanto non lo sia oggi un qualsiasi libero pensatore in Cina? A me pare evidente di no. E lo confermano persone proprio come i PontifeSSi, che non solo non ammettono gli errori del passato, ma anche con il senno di poi della mentalità moderna continuano ad affermare che dare fuoco ad una persona per il suo pensiero è un’azione non degna di biasimo, ovviamente se a compierla è la Santa Chiesa. Un Bellarmino è forse persino più innocente di uno Stanzione. Bellarmino si può sempre giustificarlo dicendo che era figlio della mentalità dell’epoca. Ma cosa si può dire di uno Stanzione che trova giusto quel che è stato anche alla luce del pensiero moderno e della recente pretesa cattolica del diritto alla difesa a priori della vita in tutte le sue forme? Mi spiegasse Stanzione più chiaramente la sua posizione: sacrilegio toccare la vita a partire anche dal più piccolo ovulo fecondato (anzi, forse anche a partire da ben prima, forse persino già dal mondo platonico delle idee, visto che più volte si è biasimato come “criminale” persino l’uso dell’anticoncezionale che nemmeno fa avvenire in partenza il concepimento… insomma l’anticoncezionale causa “l’omidicio” della idea stessa della vita che teoricamente ne potrebbe nascere!), vittimismo sfrenato per ogni atomo di capello torto e martirizzato di un qualsiasi cattolico, e poi si considera del tutto normale ammazzare una persona soltanto per la sua differenza di idee, con una grossa risata di scherno per coloro che considerano Bruno una vittima, un “martire” simbolo di chi è morto in nome delle proprie idee? Insomma, come al solito e come sempre due pesi e due misure differenti, in base a cosa è più comodo sul momento.

Don Stanzione: Se non si fosse eseguita la condanna di un avventuriero che dovunque era andato si era fatto espellere, il papato avrebbe perduto la sua autorità. Nel manuale dell’inquisitore di Francisco Pena si legge infatti che “il fine principale del processo e dell’esecuzione della condanna non è salvare l’anima dell’accusato ma provvedere al bene pubblico e intimorire gli altri”. Ma di che cosa si trattò? Per quali tesi Giordano Bruno era pronto a morire? Due giorni dopo, il giornale “Avviso di Roma” riferì che “Giovedì mattina in Campo di Fiore fu abbruggiato vivo quello scelerato frate domenicano de Nola, di che si scrisse con le passate: heretico ostinatissimo, et havendo di suo capriccio formati diversi dogmi contro nostra fede, et in particolare contro la Santissima Vergine et Santi, volse ostinatamente morir in quelli lo scelerato; et diceva che ascesa con quel fumo in Paradiso. Ma hora egli se ne avede se diceva la verità”.

Dunque secondo Stanzione la Chiesa può giustificare il rogo di Giordano Bruno con la pretesa che “c’era il buon nome del Papato da difendere”. Certo, sicuramente il buon nome di qualcuno vale sempre molto più della vita di un singolo essere umano. Inoltre bisogna dare il buon esempio al popolo, “intimorirlo” perchè, non si sa mai, la gente potrebbe cominciare ad avere la presunzione di poter pensare con la propria testa…

Falsa inoltre l’accusa di Stanzione, non è vero che Giordano Bruno avesse nemici ovunque, e che fu espulso sempre ovunque andasse. Bruno ebbe le sue amicizie persino presso sovrani della corte francese, inglese e del resto d’Europa. Ad accoglierlo male erano invece sempre i soliti, coloro che lui chiamava “dogmatici” o “pedanti”, le persone che non sopportavano l’idea, ieri come anche oggi, che si possa sapere e pensare diversamente dai dogmi. Ma molte furono le persone che stimavano Bruno, soprattutto negli ambienti colti e tra i giovani studenti.

Ma quali erano i pensieri pericolosi di Giordano Bruno?

Don Stanzione: Schoppe, invece, elenca una serie di tesi, annunciate durante la lettura della sentenza: “Nei (suoi) libri, Bruno sostiene idee orrendamente insensate: che ci sono infiniti mondi; che l’anima passa da un corpo all’altro o in un altro mondo; che una sola anima può contemporaneamente dare forma a due corpi; che la magia è utile e affidabile; che lo Spirito Santo non è altro che l’anima del mondo;…che il mondo esiste dall’eternità; che Mosé compì i suoi miracoli con l’ausilio della magia, in cui era più esperto degli altri egiziani; che fu lui stesso a scrivere le sue leggi; che la Sacra Scrittura è un’illusione; che i diavoli possono compiere opere benefiche; che solo gli ebrei discendono da Adamo ed Eva, gli altri mortali da quei due creati il giorno prima; che Cristo non è Dio, ma fu un mago esperto che prese in giro gli uomini e quindi giustamente fu impiccato…non crocifisso; che i profeti e gli apostoli erano empi e che alcuni di loro furono impiccati come maghi. Non finirei più se volessi elencare tutte le idee cervellotiche che Bruno sostenne nei suoi libri o in persona. In una parola, era un fautore indefesso di tutto ciò che i filosofi pagani e gli eretici vecchi e nuovi hanno formulato”.

La dottrina di Copernico qui non c’è. Giordano Bruno non morì perché era un seguace della teoria eliocentrica e  nemmeno per aver riconosciuto con stupefacente anticipo sui tempi che le stelle sono soli lontani. Non era uno scienziato, appunto, ma un teorico della magia, un filosofo ermetico. Lungi da ogni metodologia scientifica, aveva tratto da un audace assioma esoterico-filosofico, la dottrina panteistica (Dio è infinito ed eterno ed è identico al creato), due conclusioni scientifiche false (di conseguenza anche l’universo deve essere infinito ed eterno) e due vere ( le stelle sono dunque soli lontani, a loro volta circondate da pianeti). Doveva essere ritenuto eretico perché nel suo universo infinito ed eterno non c’era più posto per un Dio personale e non c’era più un tempo per il giudizio universale. Ma fu condannato perché si sopravvalutò, perché credette di poter giocare con gli uomini della Chiesa dettando le regole del gioco.

Se non l’avessero ammazzato i cattolici c’avrebbero pensato i calvinisti o i luterani o più probabilmente qualche marito tradito… Il rogo diede a quell’eterno attaccabrighe un po’ stregone ed un pò geniale ciarlatano, scomunicato da tre confessioni ( cattolici, calvinisti e luterani), resosi ridicolo a Oxford e a Parigi, a colui che nessuna università europea accolse mai come insegnante non ritenendolo degno per preparazione culturale, l’immortalità che assolutamente non meritava per il livello qualitativo ed intellettuale dei suoi scritti e per la sua vita di girovago immorale.  Il Nolano aveva sfidato il papa e con la sua arroganza rappresentava un pericolo oggettivo per la Chiesa della Controriforma.

Giordano Bruno predicava l’idea di un universo infinito popolato di stelle che lui intuiva e sapeva già essere nient’altro che altri soli che illuminavano altri mondi, alcuni forse anche abitati. Credeva nella reincarnazione. Concepiva Dio come forza impersonale, come l’Intelligenza dei mondi di cui tutto, noi compresi, facciamo parte. Egli concepiva la “magia” come “l’abilità dell’uomo di moltiplicare, con l’ausilio delle arti, dei calcoli e dei simboli, il proprio dominio e la propria comprensione del mondo” (è in poche parole una descrizione della scienza, che certo non era esente da mito e superstizione in quei secoli, nemmeno tra i più rigorosi scienziati, ma che di certo già si poneva in maniera più critica rispetto alla religione)… la “magia” di Giordano Bruno non era altro che applicazione della sua visione mistica e metafisica delle cose, sotto le forme delle scienze pratiche, della psicologia (scienza che a quei tempi ancora non aveva nome)… la più nota “pratica magica” di Giordano Bruno era la mnemotecnica, la capacità di ricordare e memorizzare grandi quantità di informazioni, per mezzo di vari espedienti quali la visualizzazione, l’associazione di numeri e date a cifre e parole o viceversa, e così via, tecniche che sono ancora oggi tutte alla base dei moderni corsi sulla memoria.

Le sue credenze e la sua filosofia derivavano dal misticismo e dalla filosofia “pagana”, che erano stati riscoperti nel Rinascimento dopo secoli di soppressione cristiana.

Sicuramente mal si adattavano a quello che avrebbe dovuto essere il credo di un frate domenicano. Sicuramente l’abito del nolano stonava molto con le sue riscoperte del pensiero pagano.

Infatti io sostengo l’idea che la Chiesa di Roma avrebbe fatto bene, come tra l’altro fece, ad invitare il nolano a lasciare il suo abito religioso, fors’anche a scomunicarlo. Giordano Bruno era un uomo che giocava con regole diverse all’interno di una squadra che gioca da sempre con ben altre regole. Allontanarlo da questa “squadra” non sarebbe stato certo biasimevole da parte della Chiesa.

Ma la Chiesa di quei tempi non si limitava a decisioni simili… essa semplicemente non permetteva che si potesse pensare apertamente (si chiudeva giusto un occhio per coloro che mostravano idee differenti dando però poco nell’occhio) in contrasto con i Dogmi infallibili del Magistero. Giordano Bruno non era l’uomo senza seguito che vuole dipingere Stanzione. Se lo fosse stato, se Giordano Bruno fosse davvero stato l’uomo respinto e ignorato da tutti raccontato da Stanzione, la Chiesa non si sarebbe mai preoccupata di lui, e avrebbe goduto nel vederlo rifiutato da tutti.

Stanzione vuole anche far passare in secondo piano un punto capitale delle convinzioni di Bruno, le convinzioni scientifiche. Stanzione afferma che Giordano Bruno era filosofo, e non scienziato dotato di strumenti di misurazione empirici per dimostrare le sue tesi. Quindi le sue intuizioni, rivelatesi esatte, sull’eliocentrismo e sul fatto che le stelle fossero altri soli popolati di mondi vengono fatte passare per secondarie. Ma con un simile ragionamento dovremmo disconoscere anche le intuizioni di Aristarco, matematico greco che già nel mondo antico ipotizzò la teoria dell’eliocentrismo. Anche molte delle scoperte di Einstein furono in principio solo ipotesi frutto di una mente matematica geniale e intuitiva, ma certo non meno utili e geniali.

Stanzione poi sottolinea come Bruno fosse “eretico” per il fatto che nel mondo infinito immaginato da Bruno non vi fosse posto per un Dio personale e per un giudizio universale finale. Noti argomenti scientifici, insomma. E soprattutto altri buoni motivi per mettere a morte una persona.

“Ma fu condannato perché si sopravvalutò, perché credette di poter giocare con gli uomini della Chiesa dettando le regole del gioco.”

Una minaccia di Stanzione che ha un vago suono quasi mafioso: Bruno è stato giustamente ammazzato perchè ha osato contestare e giocare con l’autorità della Chiesa. Nessun picciotto può sfidare la Chiesa, farla franca e vivere abbastanza per raccontarlo, minchia!

Stanzione però è anche ironico… infatti contesta gli errori scientifici di Bruno, quale la concezione di un universo infinito. Beh, certo, detto da qualcuno che probabilmente crede ancora nella Terra fissa intorno alla quale gira un sole nanetto (non so se lo pensa Stanzione, ma molti su Pontifex hanno scritto articoli in difesa della teoria geocentrica), con l’idea che il mondo non abbia più di 10 mila anni e che non superi le dimensioni di una confezione di fette biscottate… beh, è decisamente ironico. Si pretende l’infallibilità di giudizio scientifico di Bruno dopo secoli di oscurantismo da parte di una Chiesa che, senza evidenze che le tappassero la bocca, ancora oggi avrebbe probabilmente continuato a minacciare mafiosamente coloro che avessero messo in dubbio le verità “scientifiche” della Bibbia.

Don Stanzione: Se non l’avessero ammazzato i cattolici c’avrebbero pensato i calvinisti o i luterani o più probabilmente qualche marito tradito… Il rogo diede a quell’eterno attaccabrighe un po’ stregone ed un pò geniale ciarlatano, scomunicato da tre confessioni ( cattolici, calvinisti e luterani), resosi ridicolo a Oxford e a Parigi, a colui che nessuna università europea accolse mai come insegnante non ritenendolo degno per preparazione culturale, l’immortalità che assolutamente non meritava per il livello qualitativo ed intellettuale dei suoi scritti e per la sua vita di girovago immorale.  Il Nolano aveva sfidato il papa e con la sua arroganza rappresentava un pericolo oggettivo per la Chiesa della Controriforma.

Giò, lo avrebbero ammazzato i luterani o i calvinisti. Però poi alla fine, come al solito, ci hanno pensato i cattolici. Che coincidenza, eh? In realtà la persecuzione e l’uccisione di persone “eretiche” in ambito protestante fu molto più circoscritto a fenomeni di isterismo di “caccia alle streghe” (soprattutto secoli più tardi nelle Americhe). Gli intellettuali in ambiente protestante subivano molto più spesso attacchi verbali, cosa del resto normale e lecita nell’ambito della discussione di idee. In questi paesi Giordano Bruno ebbe infatti più volte scontri con gli accademici, ma senza ulteriori conseguenze. Falsa anche la leggenda che Bruno non ottenne mai cattedre e posizioni di rilievo in questi paesi. Il suo pensiero veniva apprezzato o disprezzato a seconda del predominio culturale del momento, soprattutto all’interno delle università. Giordano Bruno ebbe cattedra e insegnò nelle università di Wittemberg, Zurigo e Francoforte, non per molto, ma fortemente apprezzato soprattutto da molti giovani.

Giordano Bruno era pericoloso nel pensiero, perchè il suo pensiero razionale accendeva la capacità altrui di pensare con la propria testa. I detrattori di Giordano Bruno (tutti cattolici) hanno cercato di sminuire la portata del suo pensiero, cercando di ridurre tutta la sua vita, e sua condanna che lo portò al rogo, ad una semplice faccenda di vita sregolata e disordinata. Davvero? Allora perchè fu processato solo intorno ai temi della sua dottrina filosofica e della richiesta di ritrattare il contenuto dei suoi scritti? Non fu processato per questo o quell’atto della sua vita, ma per le sue idee, e per i suoi scritti che la Chiesa bollò come blasfemi e pericolosi. I detrattori accampano anche l’argomento che non fu la Chiesa ad eseguire la condanna, ma il governo romano. Ma fu l’Inquisizione e fu la Chiesa ad arrestare Bruno per “eresia”, a processarlo e a condannarlo. Volere far finta di nulla, dire che la Chiesa non c’entra, è come voler dire che la responsabilità dell’esecuzione a morte di un uomo non è di chi lo decide, ma del boia che esegue la sentenza.

La verità è che uccidere persone per il solo fatto che non la pensano come noi è profondamente sbagliato e immorale.

Nessuno vuole rimproverare all’infinito le colpe del passato, anche perchè quasi ogni popolo e cultura ha avuto occasione di commettere i propri torti verso altri.

Facciamo un esempio… la Germania nazista. Quello che è stato è stato. Nessuno penserebbe mai di colpevolizzare i tedeschi di oggi per i torti da loro perpetuati durante la Seconda Guerra mondiale, senza contare che di certo nemmeno tutti i tedeschi di quel periodo furono automaticamente dei nazisti d’accordo con il regime.

D’altra parte la maggioranza  dei tedeschi non sono negazionisti che per orgoglio negano la realtà dell’olocausto… non si inventano argomenti assurdi per girare la frittata e dire “eh, però avevamo le nostre buone ragioni” … Non cercano di giustificare l’accaduto contro ogni evidenza storica e del buon senso umanitario.

Ecco perchè il passato regime nazista e i tedeschi sono due realtà separate. Lo stesso discorso vale anche per italiani e fascismo, o per il Giappone.

Sono preoccupanti e orribili invece le persone che come Don Stanzione cercano in tutti i modi possibili delle scuse per giustificare ciò che rimane ingiustificabile per la società di oggi.

Se uccidere qualcuno per differenze di idee già appariva ingiusto agli occhi di molti nel 1600, figurarsi oggi nel 2010. La Chiesa cattolica non avrebbe nient’altro da poter dire, se non ammettere gli sbagli del passato, e su questa base porsi l’obiettivo di essere oggi e domani qualcosa di diverso, qualcosa di veramente “cristiano” e migliore.

Volere giustificare gli orrori del passato significa portarsi dietro la colpa nel presente e nel futuro. Errori ormai vecchi di secoli che sicuramente tutti noi saremmo disposti a perdonare, se almeno si avesse l’onestà di riconoscerli e ammetterli. Invece si cerca ancora oggi di giustificare una mentalità secolarista e intollerante, si cerca di dire ancora oggi che “si è fatto bene” a bruciare vivo un uomo per le sue sole idee, magari cercando di giustificare la cosa parlando di “una vita sregolata”, come se questo fosse sufficiente a giustificare un poco di più l’atto di dare fuoco ad una persona.

E dopo simili articoli si ha pure la faccia tosta e ipocrita di fare battaglie per il diritto alla vita degli embrioni, o si rimproverano le repressioni di comunisti e integralisti islamici contro gente innocente, soprattutto se cristiana.

Spero che Don Stanzione in questi giorni non osi  scrivere articoli per commentare negativamente il regime di ferro della Cina comunista che reprime il libero pensiero e la protesta per i diritti umani da parte di Liu Xiaobo. Non perchè sia sbagliato contestare il pessimo regime cinese, ma perchè dopo questo articolo Don Stanzione si dimostrerebbe solo un grande ipocrita. Infatti questo articolo su Giordano Bruno ha dimostrato come persone come Don Stanzione non siano molto differenti dal pensiero del regime cinese, o di qualsiasi altro regime totalitario che reputa giusto uccidere chi non la pensa come noi.

Gianfranco Giampietro.

17 pensieri su “Giordano Bruno e il “diritto di uccidere” da parte degli odierni “difensori della vita”

    1. FSMosconi

      Aggiungo: questa sparata da parte dei pontifeSSi mi ricorda tanto quel “servizio” del TG1 (che poi, vabbè: “tg”…) su Galileo Galilei…

      Rispondi
  1. AlbertoB

    “Stanzione però è anche ironico… infatti contesta gli errori scientifici di Bruno, quale la concezione di un universo infinito”

    In ogni caso credo che , allo stato attuale delle cose , servirebbe una dimostrazione scientifica che l’universo sia “finito” , inviterei Marcellino Ostia e Vino a saltare sul primo volo della NASA , trovare la fine dell’universo , fotografarlo e poi tornare indietro a raccontarci la sua esperienza.
    In seguito sarebbe d’uopo , al fine di dimostrare la fallacità delle teorie eliocentriche , che utilizzasse lo stesso volo spaziale e , armato di metro a nastro , si dirigesse verso il sole , ne misurasse la circonferenza per poi illustrare al mondo le sue scoperte.
    Che personaggio questo prete new age , con le sue campane tibetane , la sua collezione di tristi supercazzole , la sua idolatra passione per gli angeli e la sua innata predisposizione per il lavoro agricolo.
    Frate Indovino e Stanzione : chi è più divertente? 365 giorni di proverbi e ricette o 365 giorni con gli angeli? No perchè la sostanza e lo spessore sono identici…

    Rispondi
    1. FSMosconi

      Io il sincretismo l’ho sempre trovato, se non interessante, perlomeno divertente. E il bello è che Stanzione sta soltando allungando il brodo di un culto già di per sè sincretico ab origine… 😆

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    2. admin

      Definetly ricette e proverbi! Non fanno male a nessuno (anzi al massimo metti su qualche kg).
      Gli Angeli di Stanzione sono peggio dei terroristi… Poi spesso Stanzione Foxy e CiDiPi hanno un linguaggio che richiama quello dei mafiosi…

      Definetly meglio Frate Indovino!

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    3. Gianfranco Giampietro

      Riguardo il fatto che l’universo sia “finito”, deriva solitamente da una deduzione, anche se non conosco meglio l’argomento… Ci sono buone prove a supporto dell’idea di un big-bang, quindi di una origine di questo universo… se ne deduce quindi una espansione di quest’ultimo di natura indefinita, ma non infinita. Sebbene non si sappia quanto l’universo possa espandersi. Infinito potrebbe per esempio essere il suo processo di espansione… è una delle due ipotesi considerate dall’attuale scienza. La seconda ipotesi è che l’universo, arrivato al massimo della sua espansione, possa cominciare un movimento inverso, causando un “big crunch” (gnam gnam! scusate, ma mi sembra troppo il nome di qualche roba da mettere la mattina nel latte… tipo “cereali Big Crunch”), cioè il collasso progressivo dell’universo su se stesso, causando un ritorno all’origine, che a sua volta potrebbe dare inizio ad un altro big bang, in un ciclo che potrebbe essere infinito. Già migliaia di anni fa alcune religioni orientali (mi riferisco soprattutto alla culla dell’India) avevano ipotizzato un modello di questo tipo (big bang/big crunch), quindi non resta da vedere se un giorno la scienza confermerà le intuizioni delle religioni orientali. L’induismo per esempio parla del leggendario Uovo Cosmico ( http://it.wikipedia.org/wiki/Uovo_cosmico ) da cui avrebbe avuto origine l’universo attuale, e che secondo questa cosmologia tornerà alla sua forma originaria alla fine dei tempi (si parla di un quantitativo di tempo che supera di gran lunga la nostra capacità di concepire il tempo, si parla di eoni), per poi ricominciare il ciclo (quello che in Oriente è conosciuto come “il respiro di Dio”). Per gli indiani infatti questo universo è già esistito in realtà un numero incalcolabile di volte, probabilmente da sempre.
      Recentemente questa teoria è stata inglobata anche nella teoria del multiverso ( http://it.wikipedia.org/wiki/Multiverso ) … teoria secondo la quale gli universi sono “fluttuazioni” simili a bolle che si distaccano da quello che potremmo definire un “metaverso” (quest’ultima parola la uso di solito io per definire il “quid” che contiene e genera questi universi… in teoria tutti gli universi sono compenetrati all’interno di questo infinito “metaverso”… non so bene come venga definito ufficialmente, anche perchè la teoria del multiverso sta subendo continue evoluzioni)
      La teoria dell’espansione infinita dell’universo invece è conosciuta come la teoria che finisce con il Big Freeze… infatti un universo che continui ad espandersi all’infinito è destinato inevitabilmente a raffreddarsi e a morire, lasciando il posto ad un infinito universo privo di vita. Diciamo che è l’ipotesi cosmologica meno auspicabile.

      Ovviamente siamo sempre nel campo delle ipotesi e delle teorie. Molti scienziati in campo cosmologico usano ancora lo stesso metodo che usava Aristarco e Giordano Bruno… calcoli, logica e intuizione. Certi genii veggenti (vedi Einstein) se lo possono permettere…

      Ma sapete quale potrebbe essere la cosa più scioccante per Don Marcello Stanzione e per tutti i pontifeSSi che negano la scienza o cose come l’origine del mondo molto più antica di 10000 anni fa ecc. ?

      IL PADRE DELLA TEORIA DEL BIG BANG E’ UN PRETE CATTOLICO.

      http://it.wikipedia.org/wiki/Georges_Lema%C3%AEtre

      I pontifeSSi che sono rimasti indietro al cattolicesimo di duecento anni fa credono ancora che la loro religione in cui credono ancora nella Terra al centro di un microscopico cielo c’entri più qualcosa con il cattolicesimo ufficiale di oggi?

      I pontifeSSi sono rimasti davvero indietro al tempo degli angeli 365 giorni l’anno e a quando si pensava che la Terra fosse una palla di fango tirata su in una settimana. Il mondo nel frattempo è andato avanti. Persino quello cattolico.

      http://it.wikipedia.org/wiki/Big_Bang
      http://it.wikipedia.org/wiki/Destino_ultimo_dell%27universo
      http://it.wikipedia.org/wiki/Big_Crunch
      http://it.wikipedia.org/wiki/Big_Rip
      http://it.wikipedia.org/wiki/Big_Freeze

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      1. admin

        Ero quasi abbioccato sul divano e … BZZZZzzzzzz! Trilla tutto!
        Allarme, allarme! Spam in vista!
        Ed invece è il buon GG che pubblica un nuovo articolo cammuffato da commento! 😉

        Rispondi
          1. Gianfranco Giampietro Autore articolo

            Allora, ho controllato su internet ( http://it.wikipedia.org/wiki/Kalpa ) e ho fatto decisamente un sacco di confusione…

            Ho confuso il Kalpa con un periodo di circa 311.040.000.000.000 anni a cui pensavo seguisse l’alternanza di un altro Kalpa più o meno della stessa durata, il Mahapralaya.

            Un Kalpa invece dura “solo” 4.320.000.000 anni

            Un Maha Yuga “solo” 4.320.000 anni (uno sputo, dai 😀 )

            Quindi la risposta alla tua domanda è un “intero ciclo”, ovvero circa 311.040.000.000.000 anni a cui se ne aggiungono virtualmente altri circa 311.040.000.000.000 per il riposo e il “riavvio del sistema” (un pò lento perchè “Dio” usa Windows) 😀

            Magari non sono tanti, ma sicuramente sono un pochino di più degli 8000 o giù di lì ipotizzati dalla Bibbia 😀

          2. Gianfranco Giampietro Autore articolo

            Sì, in matematica sono sempre stato un disastro e prendo sempre fischi per fiaschi… se poi si cominciamo a maneggiare cifre intorno ai 100.000.000.000.000, le cazzate che posso sparare si avvicinano a circa +infty

          3. Gianfranco Giampietro Autore articolo

            [da wikipedia]

            « Nell’Induismo (cfr. Calendario hindu), un kalpa dura 4,32 miliardi di anni, cioè un “giorno di Brahma” e misura la durata del mondo (gli scienziati stimano l’età della Terra a 4,54 miliardi di anni). Il kalpa è a sua volta diviso in altre ere che si susseguono e ripetono ciclicamente a loro volta…

            Un kalpa equivale a mille mahāyuga, l’insieme dei quattro yuga comprese le “albe” e i “crepuscoli” intermedi (sandhi). Ogni kalpa è poi diviso in 14 “periodi di Manu” (manvantara o manuvantara), ognuno dei quali dura 306.720.000 anni. Due kalpa costituiscono un giorno e una notte di Brahma. Un “mese di Brahma” conterrebbe 30 di questi giorni e notti, 259,2 miliardi di anni. Secondo il Mahabharata, 12 mesi di Brahma (da 360 giorni e notti di Brahma) costituiscono un “anno di Brahma” o “anno divino” e 100 anni di Brahma costituiscono un ciclo di vita dell’universo o vita di Brahma, chiamato mahākalpa (“grande kalpa”).

            Ad oggi sarebbero passati cinquanta anni di Brahma e ci troviamo nel cosiddetto shvetavaraha-kalpa del cinquantunesimo anno di Brahma.

            Alla fine di ogni giorno di Brahma (kalpa) sovviene una notte di Brahma, della stessa durata del giorno (1 kalpa), durante la quale avviene una parziale distruzione del mondo (pralaya) per opera del fuoco, dell’acqua o del vento.

            Dopo ogni mahākalpa (100 anni di Brahma), Brahma muore e avviene una distruzione totale dell’universo (mahapralaya), che dura quanto è durata la vita di Brahma: 100 anni di Brahma. Dopo tale periodo, Brahmā rinasce e si ripete nuovamente il ciclo.

            Nella Bhagavad Gita, il Signore Krishna così spiega ad Arjuna la teoria dell’evoluzione e dell’involuzione durante i cicli cosmici:
            « Quando sanno che la durata completa di un giorno di Brahmā è di mille eoni, e di mille eoni la sua notte, gli uomini conoscono veramente che cos’è un ciclo cosmico.

            Quando viene il giorno, tutti gli esseri distinti procedono dall’indistinto; quando viene la notte, è in esso altresì che si risolvono, in ciò che è detto l’indistinto.

            Questa stessa moltitudine di esseri, dopo esser venuta più e più volte all’esistenza, figlio di Pṛthā, si riassorbe suo malgrado, quando viene la notte; essa torna a sorgere quando torna il giorno.

            Ma al di là di questo non manifestato, esiste un altro non manifestato, eterno che, anche quando tutti gli esseri periscono, non perisce.
            È detto l’Imperituro, il Non Manifestato; è Lui che si proclama essere il fine supremo. Quando lo si è ottenuto, non si rinasce più. È la mia sede suprema. »

            (Bhagavad Gita, Canto VIII, versi 17-21)

            Nel buddhismo vi sono quattro differenti lunghezze di kalpa. Un kalpa regolare è approssimativamente lungo 16 milioni di anni e un kalpa piccolo è lungo 1000 kalpa regolari, o, equivalentemente, 16 miliardi di anni. Inoltre, un kalpa medio è lungo 320 miliardi di anni, l’equivalente di 20 kalpa piccoli. Un kalpa grande è lungo 4 kalpa medi, o, equivalentemente, 1,28 trilioni di anni.

            Il Buddha non parlò mai dell’esatto numero di anni che compongono un kalpa, ma comunque diede sorprendenti analogie per comprenderlo:

            1. Immagina un enorme cubo vuoto all’inizio di un kalpa, con ogni lato lungo approssimativamente 16 miglia. Una volta ogni 100 anni, inserisci un piccolo seme di senape nel cubo. Secondo il Buddha, l’enorme cubo si riempirà ancor prima che il kalpa si sia concluso.
            2. Immagina una gigantesca montagna rocciosa all’inizio di un kalpa, di approssimativamente 16 x 16 x 16 miglia (a confronto della quale anche il monte Everest sembrerebbe piccolo). Prendi un piccolo pezzo di seta e strofina la montagna una volta ogni 100 anni. Secondo il Buddha, la montagna si sarà completamente consumata ancor prima che il kalpa si sia concluso.

            In un’occasione alcuni monaci volevano sapere quanti kalpa erano già trascorsi. Il Buddha propose la seguente analogia:

            1. Se contate il numero totale di particelle di sabbia nelle profondità del fiume Gange, da dove inizia a dove sfocia al mare, anche quel numero sarà minore del numero di kalpa che sono trascorsi. »

        1. Gianfranco Giampietro Autore articolo

          Esatto… ovviamente uno scienziato non lo chiamerebbe così, ma in oriente il concetto esiste già da migliaia di anni. Da quelle parti sono già abituati a ragionare in grande. Invece di vedere l’uomo al centro di una creazione in miniatura su misura per lui, loro già concepivano un universo di enorme grandezza nella quale noi esseri umani non ricopriamo che il ruolo di un granello di polvere nello spazio, e nel tempo solo poche frazioni di secondi in un universo molto più antico del nostro piccolo pianeta blu. E devo dire che ciò è molto affascinante!

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  2. giux

    ciao!
    magari ha ragione nel dire che l’universo non è infinito…. visto che spazio e tempo fanno parte dell’universo e per di più variano continuamente in modi bizzarri… diventa difficile per noi sapere cosa vi è oltre.
    Giuseppe

    Rispondi

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