Per la crociata anti-gay il Comune di Verona arruola l’Armata Brancaleone [Updated]

Buongiorno a tutti

Come ben sa chi segue questo blog sin dalla sua nascita, uno degli sport preferiti dei cattotalebani nostrani (e non solo) è quello di gridare al Big Gombloddo.

Poco importa che sia massonico, comunista, “omosessualista” (come a loro piace dire), pippoplutogiudaico o ordito dalla Kattifissima Unione Europea. L’importante è che ci si possano ricamare sopra con un pizzico di fantasia, ovviamente descrivendo sè stessi nel ruolo degli indomiti paladini dell’umanità che smascherano le oscure trame degli agenti del Male che tramano all’ombra delle lapidi del cimitero di Praga.

E poco male se nel farlo si omette qualche fatto o dato, si traduce nel modo sbagliato (più o meno involontariamente) qualche termine straniero, si racconta qualche mezza verità oppure vere e proprie panzane. Lo si fa “per maggior gloria di Dio”, come si diceva fino a qualche decennio fa.

Ma il vero problema sorge quando queste frescacce (che magari sono state nel frattempo esaminate e smentite, non senza tempo e fatica) assurguno al ruolo di verità per (de)merito di chi le considera “verità assolute”, ora per semplice creduloneria ora per “contiguità intellettuale” (nonché per precisa scelta politica e tornaconto personale) con chi le bufale se le inventa, e pretende che tutti gli altri vi si adeguino, magari (peggio ancora) sfruttando il potere che ha a propria disposizione per farlo.

Una cosa del genere è successa nei giorni scorsi a Verona, dove il Consiglio Comunale ha approvato lo scorso 23 luglio un ordine del giorno confezionato attingendo a piene mani dal marasma dei peggiori siti cattotaliban del web italiano. Un fatto che lascia decisamente basiti perché, oltre ad essere già abbastanza grave di per sè, messo in atto da una istituzione pubblica locale che dovrebbe curare gli interessi di tutti i cittadini e non predisporre pezze giustificative pseudo legali per proteggere i pregiudizi di una parte di essi.

Procediamo quindi senza indugio all’esame del documento.

“Premesso che:

– L’art. 29 della Costituzione italiana riconosce il “ruolo sociale della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio” tra un uomo e una donna, anche se quest’ultima precisazione non è riportata nel testo (i padri costituenti la davano per sottintesa);”

Già qui sono necessarie un paio di precisazioni: innanzi tutto va ricordato che quando la Costituzione parla della famiglia come “società naturale” bisogna intenderla (in base ad una interpretazione della nostra Corte Costituzionale supportata dai verbali dei lavori preparatori dell’Assemblea Costituente) come un insieme di rapporti interpersonali tra i coniugi (e tra questi ed i loro figli) che preesiste allo Stato e di cui questo riconosce il “ruolo sociale”. Una interpretazione diversa da questa inevitabilmente si scontrerebbe con l’ossimoro costituito dall’accostamento delle parole “società” (che è un concetto astratto ideato per indicare l’esistenza di diritti e doveri reciproci fra i membri di un gruppo umano) e “naturale” (dato che in natura la societas, in qualsiasi accezione, non esiste).

Che questo particolare insieme di rapporti potesse esistere per i padri costituenti solo fra uomo e donna è perfettamente inutile ricordarlo perché, come ha argomentato la Corte Costituzionale con la sentenza n.138/2010, “i concetti di famiglia e di matrimonio non si possono ritenere “cristallizzati” con riferimento all’epoca in cui la Costituzione entrò in vigore, perché sono dotati della duttilità propria dei princìpi costituzionali e, quindi, vanno interpretati tenendo conto non soltanto delle trasformazioni dell’ordinamento, ma anche dell’evoluzione della società e dei costumi”.

Inoltre la maggioranza dei padri costituenti riteneva che il matrimonio su cui si basa questa “società naturale” non potesse essere sciolto, eppure la legge sul divorzio è stata approvata lo stesso senza che nessuno gridasse all’eversione contro l’Ordine Costituito, quantomeno non con gli stessi toni che si usano oggi riguardo alla legalizzazione delle unioni fra persone dello stesso sesso

“- il terzo comma dell’art. 16 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo sancisce che “la famiglia è il nucleo naturale e fondamentale della società e ha diritto ad essere protetta dalla società e dallo Stato”;

– l’art. 30 della Costituzione stabilisce il diritto e il dovere dei genitori di mantenere, istruire ed educare i propri figli; ogni altra istituzione dello Stato non può quindi sostituirsi ai genitori con programmi educativi non condivisi dagli stessi;

Solo la prima frase riporta il contenuto dell’articolo 30, il resto è una fantasiosa aggiunta degli amministratori veronesi uscita da non si sa bene dove…

Ed ovviamente guai a ricordare che l’art. 30 va coordinato con gli articoli 147 e 315 bis del Codice Civile: c’è il rischio che qualcuno maturi l’idea che anche il minore ha dei diritti e non è una proprietà privata dei genitori da plasmare a propria immagine e somiglianza…

“- il diritto dei genitori di educare i propri figli secondo le proprie convinzioni morali e religiose è garantito anche dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo (art.26), dalla Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea (art.14), dalla Dichiarazione Universale dei Diritti del Fanciullo (New York1959-Principio Settimo), dalla Convenzione sui Diritti del Fanciullo (New York 1989-art.18), dalla Carta europea dei Diritti del Fanciullo (A3-0172/92-8.11), dalla Raccomandazione CM/Rec(2010)5 del Comitato dei Ministri agli Stati membri del Consiglio d’Europa (punto 32), dal protocollo addizionale alla Convenzione europea per i Diritti dell’Uomo del 1952 (STE 9, art. 2) e dalla Risoluzione 1904(2012) del Consiglio d’Europa (artt.2-6)”

Un’interpretazione un po’ azzardata visto che:

1. L’art. 26 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo parla di istruzione come diritto alla portata di tutti (comma 1) e come mezzo per raggiungere il “pieno sviluppo della personalità umana” e per la promozione di “comprensione, tolleranza, amicizia fra tutte le Nazioni, i gruppi razziali e religiosi” (comma 2). I genitori vengono nominati solo al comma 3, stabilendo che hanno “un diritto di priorità” per quanto riguarda le scelte sull’istruzione ma non si fa riferimento né alla morale né alla religione;
2. Il principio settimo della Dichiarazione Universale dei Diritti del Fanciullo parla del diritto all’istruzione come un contributo “alla sua cultura generale e gli consenta, in una situazione di eguaglianza di possibilità, di sviluppare le sue facoltà, il suo giudizio personale e il suo senso di responsabilità morale e sociale” e del “superiore interesse” del minore come criterio guida che incombe su chi ha la responsabilità dell’istruzione e dell’educazione, “in primo luogo sui propri genitori”. Anche qui nessun accenno a morale o religione;
3. L’art. 18 della Convenzione sui Diritti del Fanciullo riconosce il diritto del minore all’istruzione come “una responsabilità comune” di entrambi i genitori, sempre secondo il principio-guida del “superiore interesse” del minore. Religione e morale ancora non pervenute;
4. Di “responsabilità congiunta” parla anche l’articolo 8.11 della Carta Europea dei diritti del Fanciullo. Di riferimenti a religione e morale manco l’ombra;
5. Il punto 32 della Raccomandazione CM/Rec(2010)5 (il cui scopo, per la cronaca, è “combattere la discriminazione fondata sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere”) parla di adozione di “misure appropriate a ogni livello per promuovere la tolleranza e il mutuo rispetto a scuola, a prescindere dall’orientamento sessuale o dall’identità di genere” allo scopo di consentire ai minori di “vivere secondo il proprio orientamento sessuale e la propria identità di genere”. Solo nell’ultima frase si raccomanda di “tenere conto del diritto dei genitori di curare l’educazione dei propri figli”;
6. Il primo riferimento alle “convinzione religiose e filosofiche” dei genitori lo troviamo all’art. 2 del Protocollo Addizionale alla Convenzione per la salvaguardia dei Diritti dell’Uomo e delle libertà fondamentali. Ma l’art 5 dello stesso Protocollo precisa che le disposizione da 1 a 4 fanno parte integrante della Convenzione. E la Convenzione all’articolo 53 stabilisce che nessuna delle sue disposizioni può essere interpretata in senso restrittivo o per pregiudicare diritti assicurati dalle leggi o da altri trattati internazionali firmati dallo Stato contraente;
7. Sullo stesso punto interviene anche la risoluzione 1904 del 2012 che, proprio in riferimento al succitato art. 2, precisa che le “convinzioni religiose e filosofiche” vanno rispettate “insofar as these are compatible with the fundamental values of the Council of Europe” (trad: “nella misura in cui sono compatibili con i valori fondamentali del Coniglio d’Europa)”. Svista, poca dimestichezza con la lingua della Perfida Albione (tipica della destra italiana) o voluta ommissione?

“Considerato che:

– la famiglia “naturale”, formata dall’unione di un uomo e una donna, è l’unica istituzione naturale in cui può nascere una nuova vita,”

Mah, che io sappia la capacità biologica di procreare della specie umana non è subordinata al fatto di essere parte di una famiglia o meno…

“e l’ambito sociale più adatto ad accogliere i minori in difficoltà, anche attraverso l’istituto dell’affidamento e dell’adozione;”

con buona pace di quelle centinaia di bambini dati in affido dai tribunali a persone omosessuali…

“- la famiglia “naturale” preesiste allo stato e, come tale, è portatrice di diritti inalienabili;”

Evito inutili ripetizioni e rimando a quanto detto più sopra sull’interpretazione dell’art. 29.

“- la famiglia non è un mero nucleo giuridico, sociale ed economico, ma una comunità di affetti e di solidarietà, in cui si apprendono e si trasmettono valori culturali, etici, sociali, spirituali e religiosi, essenziali per lo sviluppo e il benessere dei propri membri e dell’intera società; è inoltre il luogo dove le generazioni si incontrano e si aiutano reciprocamente ad affrontare le difficoltà della vita e a svolgere il loro ruolo nella società;”

E questo nessuno lo ha mai messo in discussione…

“- da qualche tempo la famiglia “naturale” sta subendo un’aggressione culturale senza precedenti, che vorrebbe equipararla alle unioni di persone dello stesso sesso, riconoscendo loro il diritto all’adozione e alla “produzione”di bambini con l’utero in affitto. Questa aggressione culturale arriva persino a minacciare i giornalisti (NOTA-1),”

Ed andiamo dunque a vedere cosa dice questa NOTA 1:

“1 Le linee guida per i giornalisti sono pubblicate sul sito del Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri: http://www.pariopportunita.gov.it/index.php/archivio-notizie/2426-linee-guida-per-uninformazione-rispettosa-delle-persone-lgbt. Per una presentazione del documento si rimanda al seguente articolo http://www.lanuovabq.it/it/articoli-la-lobby-gay-imbavagliai-giornalisti-7973.htm

Mi sfuggono un paio di cose: prima di tutto perché dei seminari istituiti dal Dipartimento per le Pari Opportunità sarebbero una “minaccia ai giornalisti”? Perché il Comune di Verona può invocare la difesa dei diritti dei genitori in base alla Raccomandazione CM Rec (2010)5 ma il Dipartimento Pari Opportunità non può fare lo stesso per conseguire gli scopi per cui è stata adottata e cioè combattere la discriminazione in base all’orientamento sessuale? E perché per “presentare” il documento si sceglie proprio un articolo di un sito di informazione (parola grossa visto qual’è il sito) cattolico e notoriamente schierato, scritto da (opssalaaà) Massimo Introvigne? Forse perché le linee guida del Dipartimento sono lunghe 28 pagine mentre l’articolo di Introvigne non supera la cartella (della serie “perché far fatica a studiare quando l’ignoranza è gratis?”)?

“a condizionare gli insegnanti nel loro ruolo educativo (NOTA-2),”

Ed eccola qua la NOTA 2: “2 Il riferimento è al progetto “Educare alla diversità a scuola”, realizzato dall’Istituto Beck su incarico dell’UNAR, l’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali, che fa capo al Dipartimento Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Il progetto è illustrato da tre manuali di 50 pagine ciascuno, rivolti alle scuole elementari, medie e superiori. Per un’analisi sintetica dei contenuti si rimanda al seguente articolo: http://www.lanuovabq.it/it/articoli-ecco-come-vogliono-rieducare-i-nostri-figli-8404.htm. Il testo integrale dei tre manuali è reperibile previa registrazione all’indirizzo http://www.istitutobeck.com/progetto-unar.html o più facilmente all’indirizzo indirizzo http://www.riscossacristiana.it/quattro-passi-nel-delirio-guardiamo-cosa-si-prepara-nostri-giovani-con-testi-governativi-dellunar/ (verso la fine dell’articolo sono riportati tre link, che puntano ai manuali). Un’altra discutibile iniziativa del Comune di Venezia riguarda un corso di formazione per educatrici e insegnanti dei Servizi per l’Infanzia, con il chiaro obiettivo di promuovere l’ideologia del gender nelle scuole http://reazionecattolica.wordpress.com/2013/12/18/venezia-insegnanti-indottrinati-per-una-scuola-arcobaleno/

Anche in questo caso faccio un paio di domande semplici semplici: perché per commentare l’elaborato di un’associazione di psicologi e psicoterapeuti, fra tutte le opinioni che poteva prendere in considerazione, sceglie proprio quelle di Tommaso Scandroglio che, coerente come il proverbiale bue che da del cornuto all’asino, sempre dalle colonne de La Nuova Bussola Quotidiana accusa l’Istituto A.T. Beck di essere “istituzione schieratissima a favore dell’omosessualità e quindi ultra-sospetta di partigianeria”, ovviamente senza fornire uno straccio di prova? Sarebbe anche interessante sapere dall’alto di quale competenza in materia Scandroglio e quelli di Riscossa Cristiana, che arrivano addirittura a scrivere che l’Italia “non è mai stata razzista” dimenticandosi le leggi razziali del Mascellone di Predappio, possono gridare all’indottrinamento…

“a indottrinare i bambini con spettacoli e opuscoli tendenziosi (NOTA-3),”

“3 Il Comune di Venezia distribuisce nelle scuole materne fiabe per bambini, improntate all’ideologia del gender; per approfondimenti si possono leggere i seguenti articoli esplicativi: http://nuovavenezia.gelocal.it/cronaca /2014/02/07/news/e-polemica-sulle-fiabe-di-genere1.8626586, http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/cronaca/2014/12-febbraio-2014/moraglia-rispettiamo-diritti-ma-fiabe-non-distribuirei-2224060924263.shtml, http://famigliacattolica.blogspot.com/2014/02/venezia-favole-gay-nelle-scuole-per.html, http://www.tempi.it/blog/venezia-combatte-con-le-favole-i-pregiudizi-di-ordine-sessuale-dei-bimbi-di-3-anni#.Ux7Snfl5M1I, http://gabbianonews.tv/edizione/toscana/articolo/fiabe-gay-negli-asili-di-venezia-attraverso-libri-distribuiti-dal-comune. Per quanto riguarda gli spettacoli gay-friendly, proposti ai bambini dell’asilo, si legga quello che è accaduto in una scuola di Milano:http://www.tempi.it/a-milano-le-scuole-portano-i-bambini-allo-spettacolo-piccolo-uovo-storia-di-famiglie-con-due-mamme-o-due-papa#.Uv6UuPl5M1I

Ovviamente nessuno dei due articoli di Tempi.it spiega perché gli spettacoli e gli opuscoli siano “tendenziosi”, ci dovremo affidare al blog “Famiglia Cattolica” di Sandro Pasquino ovvero colui che sosteneva fantasiose teorie secondo cui sono gli omosessuali a discriminare gli etero oppure che l’Occidente è ossessionato dal sesso perché Delacroix dipingeva la Libertà a seno nudo (ed altre amenità del genere) . Andiamo bene…

“a impedire lo svolgimento di convegni sui temi familiari (NOTA-4), a proporre la galera per chi dichiara di preferire l’unione tra un uomo e una donna (NOTA-5)”

“5 Il disegno di legge contro l’omofobia (ddl Scalfarotto) prevede una condanna penale per tutti coloro che sostengano pubblicamente il primato della famiglia naturale sulle unioni omosessuali o dichiarino la loro contrarietà all’adozione dei bambini per le coppie gay, all’utero in affitto e ai progetti gay-friendly nelle scuole. La condanna può arrivare fino a 6 anni di prigione, più l’eventuale pena accessoria: da 6 a 12 mesi di attività non retribuita a favore delle associazioni gay. Vedi NOTA 9”

“9 Sul disegno di legge contro l’omofobia si può leggere:http://www.lanuovabq.it/it/articoli-tredici-motivi-per-dire-no-alla-legge-sullomofobia-7952.htm e anche http://www.tempi.it/blog/omofobia-scruton-una-nuova-bigotteria-laica-vuolecriminalizzare-la-liberta-despressione#.Uv6Klfl5M1J.

Naturalmente guai a inserire un link al testo del Ddl Scalfarotto in modo che sia possibile fare un confronto fra la propaganda e la realtà dei fatti, vero? Per quanto riguarda una breve esame delle “obiezioni” (chiamiamole così) dei cattolici al Ddl Scalfarotto rimando, per ragioni di brevità, a questo bell’articolo scritto dal nostro Conte Cagliostro nel luglio dell’anno scorso.

“e, in prospettiva, ad insegnare giochi erotici ai bambini per rimuovere ogni loro futura avversità ai rapporti sessuali di ogni tipo (NOTA-6).”

“6 Ecco dove si vorrebbe arrivare in base alle indicazioni dell’OMS: http://www.quotidianosanita.it/studi-e-analisi/articolo.php?articolo_id=18601&fr=n; accade già in Svizzera: http://www.ticinolibero.ch/?p=85348, http://www.lanuovabq.it/it/articoli-educazione-sessuale-svizzera-lorco-in-classe-7799.htm

E ti pareva se non citavano anche questa bufala!! Evito accuratamente di riaprire il vaso di Pandora generato dalla circolazione di questa sòla (come potete vedere dal numero di commenti all’articolo del nostro Sandro sulla questione) limitandomi a segnalare questo verbale di una interrogazione del Consiglio Cantonale di Basilea-Città sulle “sex box” (che nulla c’entrano con il documento dell’OMS) che smentisce la notizia come riportata dall’articolo di TicinoLibero.

“Ritenuto che:

– i genitori hanno il diritto di educare i propri figli in conformità alle loro convinzioni morali e religiose; pertanto dev’essere loro garantita la possibilità di scegliere la scuola, che ritengono più in armonia con i loro principi, con particolare riferimento a quelli che riguardano l’educazione alla sessualità”

Entra il limite più sopra richiamati del superiore interesse del minore (repetita iuvant)…

“- la crescente intolleranza di alcune frange estremiste contro chi sostiene il primato della
famiglia “naturale”, ampiamente documentato da alcuni recenti fatti di cronaca (NOTA-7),
esige una ferma presa di posizione degli organismi rappresentativi;”

“7 Qui si può leggere un resoconto della conferenza stampa “Libertà di espressione per chi difende la famiglia” del 2.12.2013 al Senato (Roma): http://www.culturacattolica.it/?id=17&id_n=34405

Ed indovinate un po’ chi partecipava a quella conferenza stampa? Alberto Zelger, Presidente del Movimento Europeo per la Difesa della Vita e, buttacaso, consigliere comunale a Verona nonché uno degli estensori e firmatari dell’ordine del giorno. Ma tu guarda che curiosa coincidenza…

“- l’opinione pubblica dev’essere adeguatamente informata e protetta dagli abusi, perpetrati da dirigenti e funzionari troppo zelanti nell’applicare – quasi fosse una legge di stato –la discutibile Strategia 2013-2015 contro le discriminazioni (NOTA-8) del Dipartimento Pari Opportunità,”

Che il documento in questione non sia una legge dello Stato è abbastanza pacifico, ma lo sono sia il Dlgs. n.215/03, in base al quale è stato istituito l’UNAR, sia la norma di rango costituzionale a cui l’azione dell’UNAR si ispira ovvero l’articolo 3 della Costituzione. Come possa costituire un “abuso” lo svolgimento di una attività esplicitamente richiamata dalla Costituzione (“è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana […]”) è un mistero che i consiglieri scaligeri ben si guardano dallo spiegare.

Già che ci sono vediamo anche di smontare la panzana contenuta nella NOTA 8:

“8 Testo del documento “Strategia 2013-2015 contro le discriminazioni, ecc.” del Dipart. Pari Opportunità: http://www.pariopportunita.gov.it/index.php/archivio-notizie/2310-unar-on-line-lastrategia-nazionale-per-la-prevenzione-ed-il-contrasto-delle-discriminazioni-basate-sullorientamento-sessuale-e-sullidentita-di-genere. Al punto 18 di pag. 47 si può leggere la proposta di depenalizzazione della pedofilia (senza citarla)”

Depenalizzare la pedofilia la vedo un po’ dura visto che “pedofilia” è un termine clinico e non legale, il codice penale parla, semmai, di violenza sessuale su minori che non vuol dire necessariamente pedofilia. Siamo proprio sicuri che il Dipartimento Pari Opportunità voglia depenalizzare la violenza sessuale su minori? Andiamo a spulciare il succitato punto 18:

“18. Gli Stati membri dovrebbero assicurare l’abrogazione di qualsiasi legislazione discriminatoria ai sensi della quale sia considerato reato penale il rapporto sessuale tra adulti consenzienti dello stesso sesso, ivi comprese le disposizioni che stabiliscono una distinzione tra l’età del consenso per gli atti sessuali tra persone dello stesso sesso e tra eterosessuali; dovrebbero inoltre adottare misure appropriate al fine di abrogare, emendare o applicare in modo compatibile con il principio di non discriminazione qualsiasi disposizione di diritto penale che possa, nella sua formulazione, dare luogo a un’applicazione discriminatoria.”

Come potete vedere si parla di “età del consenso” e di “atti sessuali tra persone dello stesso sesso e tra eterosessuali”. Nella mente dei consiglieri veronesi la somma delle due cose equivale automaticamente a “pedofilia” che però in questo contesto non c’entra assolutamente nulla visto che il punto in questione parla di rapporti consenzienti fra persone che hanno raggiunto o la maggiore età oppure l’età per prestare detto consenso (che in Italia, per chi non lo sapesse, è 14 anni salvo particolari casi) mentre, come ci insegna la psichiatria, il pedofilo è attratto dai minori prepuberi. Ma tanto di fuffa in questo odg ne hanno già infilata tanta, una in più chi vuoi che se ne accorga?

“in palese contrasto con diversi articoli della Costituzione: art. 19 (libertà religiosa), art. 21 (libertà di espressione), art. 30 (diritto dei genitori di educare i propri figli secondo i loro principi morali e religiosi), art. 33 (libertà di insegnamento)”

Mi sembra quasi superfluo sottolineare per l’ennesima volta che non viene spiegato quali siano i presupposti di questo presunto contrasto. Ci si limita a definirlo “palese”.

Notare anche come il Comune di Verona abbia colto l’occasione per emendare di sua iniziativa l’art. 30 della Costituzione, inserendoci le parole “secondo i loro principi morali e reiligiosi” non presenti nel dettato costituzionale originario…

“- l’eventuale approvazione della proposta di legge sull’omofobia non farebbe che aggravare la situazione, condannando alla prigione (da 1 a 6 anni) chi sostiene il primato della famiglia “naturale” su ogni altra forma di unione affettiva (NOTA-9);”

Aridanghete! Rinvio ancora una volta all’articolo del Conte Cagliostro citato sopra.

“IL CONSIGLIO COMUNALE
RICONOSCE

– alla famiglia, formata dall’unione di un uomo e una donna, un ruolo primario nella trasmissione dei valori culturali, etici, sociali,spirituali e religiosi, essenziali per lo sviluppo e il benessere dei propri membri e dell’intera società;”

Ma non lo avevano già detto nelle premesse? Che senso ha fare adesso un nuovo “riconoscimento”? Vabbè passiamo oltre…

“- il diritto della famiglia a non essere contraddetta o danneggiata, nel suo compito educativo, dall’azione suggestiva ed erosiva dei mezzi di comunicazione, come pure dagli organismi scolastici e istituzionali, che ne violino apertamente le convinzioni morali e religiose, con particolare riferimento all’educazione sessuale;”

In pratica un “tana libera tutti” per chiunque sostenga delle posizioni preconcette non supportate da qualsivoglia dato empirico e/o ragionamento logico. Fortuna per alunni e professori di Verona che il valore legale di questo odg è praticamente zero.

“INVITA IL SINDACO E LA GIUNTA

– a vigilare affinché, nelle scuole di competenza comunale, venga data un’adeguata informazione preventiva ai genitori sul contenuto dei progetti di educazione all’affettività e alla sessualità, come pure sugli spettacoli e sugli eventi ludici, che vengono proposti ai loro figli;”

Possibilmente rinviando a fonti un filino più imparziali e competenti di quelle usate per redigere questo scartafaccio, se non è di troppo disturbo…

“- a delegare al Coordinamento Servizi Educativi l’onere della raccolta delle segnalazioni dei genitori e degli insegnanti sui progetti di educazione all’affettività e alla sessualità, come pure sugli spettacoli e sul materiale didattico, che risultino in contrasto con i loro principi morali e religiosi;

– a predisporre uno strumento di raccolta delle segnalazioni di cui sopra, con apposito spazio sul portale del Comune ed eventualmente anche attraverso un numero verde, istituito dal Comune o da qualche altro ente o associazione, che se ne assumesse l’onere; al Comune spetterebbe comunque il compito di darne adeguata pubblicità;

– a riferire periodicamente alla Commissione competente sulle segnalazioni di cui sopra”

Chissà perché ho il sospetto che quel “altro ente o associazione che se ne assumesse l’onere” sarà certamente un volenterosissima associazione cattolica. Così, oltre ad avergli conferito un ruolo pseudo-istituzionale per raccontare bufale, gli si potrà anche concedere una bella esenzione fiscale da TASI e TARES…

AGGIORNAMENTO 5/8/2014: Mi e’ stato chiesto da chi ha letto questo articolo di spiegare piu’ nel dettaglio perche’ questo Odg ha valore legale praticamente nullo. Riassumo brevemente i motivi qui di seguito:

1.  Gli Odg non sono atti amministrativi immediatamente obbligatori, sono atti di indirizzo rivolti agli altri organi amministrativi locali.

2. In ogni caso, come previsto dall’articolo 117 della Costituzione, tutto quanto riguarda l’istruzione, in particolare la didattica, ricade sotto la competenza dell’amministrazione centrale dello Stato. La competenza del Consiglio Comunale in materia è ristretta alla programmazione amministrativo-finanziaria. Ed alla Costituzione non si puo’ certo derogare per Odg…

Per segnalazioni/commenti/insulti: https://www.facebook.com/compagno.zed

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