Vito Mancuso

L’atto omosessuale , contro la vita e quindi contrario alla legge naturale?

Il teologo Vito Mancuso, docente di Teologia moderna e contemporanea presso la Facoltà di Filosofia dell’Università San Raffaele di Milano è  intervenuto presso il Forum dei Cristiani Omosessuali Italiani, il 31 marzo 2012.

 

 

Affronta il complesso tema dell’accoglienza dell’amore omosessuale all’interno della Chiesa Cattolica.

Esordisce V. Mancuso dicendo,
Il primo luogo… Il primo luogo nel quale avviene l’accoglienza è la mente, la mente… e poi il cuore.

 

Quindi senza conoscenza non può esserci accoglienza.
Per questo motivo egli scegli di affrontare le obiezioni più forti in ambito cristiano: l’obiezione nel nome della natura e l’obiezione nel nome della Bibbia.

Qui parlerò solo della prima.

L’obiezione in nome della natura è sicuramente fondata, infatti:

C’è un imprescindibile dato di fatto naturale che si impone nella coscienza di qualunque persona retta, che si impone,  al punto da diventare legge, una legge naturale.
E tale legge stabilisce che il maschio cerca la femmina, la femmina cerca il maschio e che ogni altra ricerca di affettività sia innaturale e quindi immorale.

Obiezione fondatissima, infatti la vita si diffonde in un solo modo, solo i batteri esulano da questo schema.

Come replicare?  “verità è ciò che fa fiorire la vita”

Siamo in presenza di una legge naturale, ma non una legge nel senso di nomos/norma ma una legge nel senso di logos/logica.

Nomos/norma è una legge che ti imprigiona, che ti incatena alla necessità naturale, che ti dice “è così e non può essere che così, fai così”.

Logos/logica è una legge dinamica, che ti pone all’interno della processualità della vita e che ti fa fiorire, fa fiorire te in quanto pezzo di mondo che vivi dentro di te.

Quando parliamo di vita, soprattutto quando parliamo di vita umana, noi sbagliamo se ci limitiamo a pensare che la vita sia “bios”, già gli antichi greci quando parlavano di vita sapevano bene che non avevano a che fare unicamente con la vita come “bios”, tant’è che in greco antico per dire vita ci sono tre termini, non uno solo: c’è la vita “bios”, la vita biologica, la vita di queste palme che vedo lì e degli ulivi, come “bios”, ma vita in greco si dice anche “zoé”, è la vita animale, la vita della zoologia e noi siamo vita biologica ma siamo anche vita animale; vita in greco antico si dice “psyché”, anche ed è la vita psichica, la vita del carattere, del temperamento, delle emozioni, dei sentimenti. Il fenomeno umano poi prosegue.

Non è semplicemente e solo “bios”, vita biologica, vita animale, vita psichica, giunge anche a essere “logos”, vita della mente, vita razionale, vita progettuale, calcolante e giunge a essere “noùs”, “nòesis”, “noùs”, che è intelletto e anche spirito, che è la dimensione della libertà, dimensione della libertà che significa che noi siamo sì determinati dalla nostra biologia, siamo sì determinati dalla nostra zoologia, siamo sì determinati dalla nostra psicologia, ma non al punto tale da essere necessitati da tutto ciò.

Noi possiamo talora oltrepassare tutto questo, produrre (?) qualcosa di nuovo, creare, essere capaci di creatività.

L’amore è il momento più alto della creatività. Quindi nel suo senso più radicale la verità è strettamente connaturata alla natura, scaturisce dalla natura, l’obiezione che viene fatta nel nome della legge naturale va presa sul serio: non ci può essere nessun pensiero adeguato che si contrapponga alla natura.

Noi siamo natura. Non c’è nessuna possibilità di pensarsi in contrapposizione, di pensarsi a prescindere dalla natura, ma  questa legge naturale non è una norma che congela il fenomeno umano unicamente sul “bios”, ma è una legge che favorisce la logica della relazione armoniosa, perché il fenomeno umano possa fiorire in tutti questi suoi cinque aspetti costitutivi, fino a giungere alla creatività, alla libertà della vita spirituale.

Questa secondo Mancuso è la vera legge naturale, questa armonia relazionale che fa fiorire la vita in tutti, in tutti i suoi aspetti.

Non ci sono dubbi sul fatto che la relazione fisiologicamente corretta sia quella della complementarietà dei sessi maschio+femmina, femmina+maschio.
Fisiologicamente corretta? Vuol dire che esiste appunto un “logos”, una “ratio”, una logica all’interno della “physis”, all’interno della natura e vi è una clamorosa innegabile attestazione della natura al riguardo.

Poi tra l’altro per i cristiani c’è anche l’esplicita attestazione biblica in Genesi 1, 27 e in tanti altri passi anche del Nuovo Testamento e così via, quindi primo polo del problema; secondo polo del problema, non ci sono neppure dubbi, però, che il fenomeno omosessualità avviene, si dà, si è sempre dato, sempre si darà, sia negli esseri umani, sia negli altri esseri viventi, quindi sono questi due poli che occorre tenere insieme: esiste una fisiologia di fondo ed esiste una variante rispetto a tale fisiologia.

Normalmente la storia e non solo la storia, anche la cronaca, presenta due interpretazioni, normalmente, superate dalla scienza, ma normalmente parlando, ancora oggi sono due: malattia e peccato. Questa variante o è una malattia o è un peccato o tutte e due.

Per Mancuso nessuna delle due è convincente e occorre lavorare a livello del pensiero, il pensiero è importantissimo, lavorare sulla cultura, lavorare sulle idee, è decisivo, è importantissimo, perché una società – e non solo una società – insomma perché ci possa essere effettivo progresso. Decisivo.

Mancuso lascia aperta la questione, come definire tale variante?

Ma pone due punti fermi:

Primo: tale stato di fatto si impone al soggetto. Non c’è una scelta, poi voi mi direte se è vero o no quello che dico, ma non c’è scelta da parte sua anzi il soggetto è necessitato da questo di vista, cè qualcosa di più forte di lui che si autoimpone.

Secondo: tale stato non deve in nessun modo essere negato, represso, messo a tacere.

Però questo stato può essere sublimato, cioè

“Lo avverto, ne sono consapevole, ma non lo esercito attivamente, lo sublimo.”

Vedete, a differenza di altre specie, proprio per il fatto che noi non siamo solamente “bios” e non siamo solamente “zoé”, per chi è solamente “bios” e “zoé”, cioè per – voglio dire – gli animali normalmente intesi, non c’è questa possibilità di sublimazione, perché la forza della sessualità diventa una costrizione.

Visto che noi possiamo giungere anche ad essere “noùs”, il momento più alto della vita umana, cioè libera creatività spirituale, esattamente per questo noi possiamo sublimare l’energia sessuale.

“Però questo vale per tutti e soprattutto questo non significa che la condizione omosessuale debba essere necessariamente sublimata, come vuole il Magistero attuale.”

La sublimazione della sessualità non può essere imposta a nessuno, né agli eterosessuali, né agli omosessuali. Perché? Perché noi siamo passione.

L’intelligenza, la volontà, l’istinto, tutto questo… ultimamente convergono, sono uniti, sono definiti dal nostro essere passione e il nostro essere passione naturalmente può essere distruttivo, può essere distruttivo, ma una sola cosa è sicura: se si spegne la passione si spegne la vita.

Allora, se la sublimazione è in funzione di una più alta passione, va bene. Se la sublimazione è in funzione dello spegnimento della passione, va male e va combattuta.

Riferimenti:

http://www.vitomancuso.it/

 

 

 

 

Questo articolo è stato pubblicato in Ecumenismo, Omofobia il da .
giux

Informazioni su giux

ciao, non so che scrivere.... vivo a Ossona nel bel parco del ticino:) Mi piacciono gli sport sopratutto quelli che mi permettono di stare all'aria aperta, il mio preferito mtb nei boschi:-) Qui mi iscrivo xkè cè gente simpatica che sa farmi ridere delle schifezze di pontifex che sanno solo farmi arrabbiare!

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