Carlo Di Pietro e l’ignoranza in cattedra che parla di “buddhismo”

Il buon senso dovrebbe da sempre insegnare all’uomo a non pronunciarsi nemmeno con una parola riguardo a tematiche di cui non comprende e non conosce assolutamente nulla a parte la semplice “conoscenza popolare” dei luoghi comuni da osteria.

Tutti noi infatti sappiamo che per esempio i musulmani non mangiano carne di maiale, che in Africa la maggior parte della gente è “nera” o che i giapponesi mangiano usando le bacchette. Ma anche il più ingenuo e “sempliciotto” di noi dovrebbe essere in grado di arrivare con il buon senso all’idea che non basta sapere così poco per salire in cattedra come “esperti” in materia.

Ancora per fare un esempio quasi tutti noi conosciamo la famosa formula “E=Mc2″… ma il fatto di sapere semplicemente che esiste questa formula non ci rende esperti critici di fisica e scienze matematiche.

Carlo Di Pietro sembra non avere nemmeno questo buon senso, e come tanti “eresiologi” con formazione “contadina” del passato pensa di potere fare confronti tra la propria cultura ed un’altra cultura che lui stesso ammette di non conoscere affatto, e che molto probabilmente conosce solo grazie al passaparola di qualche altro suo simile o di qualche prete la cui cultura in merito all’argomento si ferma ancora una volta al “sentito dire” e all’inevitabile “vade retro Satana!” destinato a tutto ciò che non si conosce e non si capisce perchè geograficamente troppo distante…

Carlo Di Pietro si è così lanciato nell’ennesima cieca crociata contro una cultura diversa (e quindi ovviamente “satanica” e “pagana”) rispetto alla propria, andando a pescare tra i propri illuminanti appunti. (fonti: IL BUDDHISMO E LA SUPERBA ADORAZIONE DELL’IO. COME LUCIFERO!, L’AMORE DI CRISTO E DEL CATTOLICO. IL RAFFREDDAMENTO E L’EGOISMO DEL BUDDHA NEL “NIRVANA” )

Non per essere “cattofobico”, ma è interessante notare come i cattolici detengano il primato di “sbattimento” e di certosino impegno nella “sacrosanta” missione di attaccare e screditare tutte le altre culture e religioni diverse dalla propria. Non mi risulta che un buddhista sia mai interessato nel cercare di attaccare e screditare il cristianesimo, mentre i cattolici romani sono da 2000 anni impegnati a screditare tutte le altre religioni e presunte “eresie”.

Ma, come nel mio solito stile, passo ad analizzare frase per frase tutte le sparate di Carlo Di Pietro. Non perchè sia importante sconfessare un simile ignorantone, ma sicuramente perchè ogni tanto è un passatempo divertente.

Carlo Di Pietro: Rispondiamo all’affermazione, presente su vari siti, che tende a demonizzare l’Autorità della Chiesa e ad esaltare la divinità pagana del Buddha

“Esaltare la divinità pagana del Buddha”… come al solito è sempre il solito luogo comune di chi non sa assolutamente NIENTE del “buddhismo”, e già questa frase sarebbe da sola sufficiente a capire che in cattedra c’è solo un ignorante “saccente” che non merita nemmeno ascolto.

Il buddhismo non ha in sè elementi di paganesimo, fatta eccezione per quello tibetano. Il Buddha NON è poi una divinità, poichè la questione della divinità nel buddhismo è totalmente messa da parte per un razionalissimo “non posso verificare nè l’esistenza nè la non esistenza di una o più divinità, ergo non me ne posso occupare”.

Il buddhista non mira a diventare un “dio”, poichè sarebbe la più totale affermazione dell’io, l’esatto contrario del sentiero buddhista. L’esatto contrario di come ovviamente ha capito Carlo Di Pietro.

Carlo Di Pietro: il buddhismo è proprio l’opposto: superbia;  quell’altezzosità che crede di bastare a sé stessa, che crede di essere infallibile.

Anche in questo Carlo Di Pietro, volontariamente o no, capisce l’esatto contrario di quello che è veramente il buddhismo. Ovviamente Carlo non sa che uno dei primi principi del buddhismo è il concetto di “interdipendenza”, ovvero che tutte le cose sono legate tra loro. Il buddhista all contrario è perfettamente consapevole che “tutto dipende da tutto, che nessuno è in grado di bastare unicamente a se stesso”. Da qui il rispetto per il prossimo e per la natura (mentre il cristiano tende a guardare con disprezzo il mondo, con l’idea di esserne superiore e che tutto l’universo sia stato creato in funzione dell’uomo, la creatura “superiore” perchè creata ad immagine e somiglianza di “Dio”).

Un altro concetto fondamentale del buddhismo è quello di “vacuità”, e la prima cosa ad essere considerata “vuota” è proprio l’illusione dell’io, dell’ego che crede di essere il centro fondamentale e quasi “divino” di tutte le cose. Un ego che si divinizza segue il sentiero completamente opposto del buddhismo. Ma questo Carlo non può saperlo, non avendo nessuna reale nozione del pensiero buddhista.

Carlo Di Pietro: Non ha dogmi il buddhismo, non ha imposizioni?

Non crede nel dogma dell’infallibilità di Pietro, certo, ma crede nel dogma errato dell’infallibilità del sé stessi, proprio come faceva Lutero … i risultati si vedono: più di 30.000 sette sparpagliate e smarrite, con milioni di singoli “papi”, non certo santi.

Ancora una volta Carlo cerca di inquadrare una cultura completamente diversa dalla propria secondo i canoni della propria. E’ quindi naturale per Carlo provare a vedere il “buddhismo” come una “chiesa” con “sacerdoti”, “pontefici” e dogmi da seguire. Fa persino un paragone assurdo tra Lutero e Buddha, come se ci potesse essere paragone tra una persona che sapeva di non essere il proprio ego, ed una che invece identificava tutto se stesso nella occidentale convinzione di essere il proprio corpo e la propria personalità. Senza offesa per Lutero, ma Carlo tenta un confronto tra due esseri senzienti su piani evolutivi completamente differenti.

Incomprensibile anche l’accusa verso il buddhismo di essere diviso in più scuole di pensiero… come se il cristianesimo non lo fosse a sua volta.

Carlo Di Pietro: Pensa [il buddhista] di poter fare il bene senza l’aiuto del Padre, e se lo fa, solo esteriormente perché è viziato dall’interesse dell’amor proprio, non facendolo per puro amore di Dio, lo attribuisce a sé stesso anziché alla grazia, ignorando che ogni buon regalo e ogni dono perfetto viene dall’Alto e discende dal Padre della luce, nel quale non c’è variazione né ombra di cambiamento.

Altra ignoranza sull’argomento come se piovesse. Sempre perchè Carlo parte dall’idea che il buddhista sia concentrato sul proprio ego, sull’esaltazione del proprio “io” che al contrario per il buddhista è puro “nulla”, pura “illusione”.

Si tratta poi di punti di vista. Dal mio punto di vista è meno “disinteressata” l’azione di un buddhista che agisce alla ricerca del distacco interiore piuttosto di quella di un cattolico che agisce bene sapendo che Dio lo sta controllando e che lo premierà (o punirà senza pietà!) per quello che sta facendo o non facendo. E’ più disinteressata l’azione di chi pensa di ricevere una ricompensa o un riconoscimento da terzi, o di chi agisce unicamente in base al proprio codice d’onore? E’ più disinteressata l’azione di chi agisce per ricevere la ricompensa dal Padre, o di chi agisce pensando che non ne ricaverà alcuna ricompensa “celeste”? Punti di vista… per me è più tronfio l’ego del santo alla ricerca esasperata della santità e del riconoscimento da terzi, divini o meno che siano.

Carlo Di Pietro: Il mio “io” è la luce, non ha bisogno di essere illuminato, mi illumino da solo, imparo da me stesso, sono io il maestro.

Non avrà mai pace il buddhista, continuerà sempre a cercare, perché solo l’umiltà dà pace.

La superbia tortura nella tensione del continuo sforzo sacrilego di volersi credere e vedere come Dio, come unico Dio illuminatore della propria vita.

Certo Carlo, hai proprio capito bene il buddhismo. La prossima volta prova ad informarti (consultando magari un testo scritto da buddhisti, e non da qualche ignorante cattolico romano impegnato, come te, a screditare e non a conoscere l’argomento) prima di scrivere su cose che non conosci. E meno male che parli tanto di umiltà. L’ignorante in cattedra che spara sentenze è una grande prova di umiltà. Occupati della tua religione se sei sicuro di conoscerla e seguirla così bene, ma lascia in pace altre culture  e religioni di cui tu stesso ammetti di non sapere nulla.

Gianfranco Giampietro

- Piccola considerazione aggiuntiva finale

I cattolici impegnati nel discredito delle altre religioni (da distinguere dai cattolici veramente tali che sono più impegnati a vivere la propria fede piuttosto di guardare con disprezzo nel piatto in cui non mangiano loro) accusano spesso di “luciferianismo” la religione buddhista, etichettandola come una “fede” (senza contare il fatto che il buddhismo NON è una fede) il cui il credente, piccolo “lucifero”, cerca di bastare unicamente a se stesso e di illuminarsi da solo.

Potrei partire dalla considerazione che, presumimbilmente, un uomo adulto propriamente tale dovrebbe mirare alla propria autonomia spirituale e mentale. Nessun genitore, Dio presumibilmente “buono” compreso, aspira a vedere per sempre il proprio figlio come un eterno bambino incapace di reggersi autonomamente sulle proprie gambe. Il genitore sano aspira a vedere il proprio figlio libero e autonomo. Il genitore morboso invece aspira a vedere il proprio figlio sempre necessitante del proprio intervento, incapace di essere libero e autonomo. Lascio a voi decidere se il Dio pontifeSSo appartiene alla categoria dei “genitori” sani o morbosi…

In secondo luogo il buddhismo non crede nella perfezione dell’io, nè lo divinizza. Al contrario lo condanna come stolta illusione. E condanna anche le passioni esagerate derivanti da questo io condannato ad essere sempre sofferente perchè NON può avere tutto, NON può ottenere tutto, NON può essere un dio immortale. Il buddhista (e questo vale per TUTTI i misticismi… dallo gnosticismo al sufismo, dall’induismo al taoismo, ecc.) dentro di sè non cerca l’io, ma il Sè. Ovvero, cristianamente parlando, quella parte originale di sè che è davvero ad immagine e somiglianza del “divino”. Quel Sè originale che sicuramente non è l’io. L’io, sempre cristiamente parlando, è l’unico vero “satana” per il buddhista, anche se il buddhista sconfigge “satana” (“mara”) con la comprensione e non con la negazione isterica tipica delle religioni monoteistiche.

In terzo luogo è una questione di punti di vista. Io per esempio trovo assurda la spersonalizzazione e mancanza di responsabilità personale che implica il cristianesimo.

Se il mio progenitore Adamo pecca, allora sono colpevole anche io come se non contasse assolutamente nulla cosa sono io rispetto al mio progenitore.

Allo stesso modo è un altro, Cristo, che mi salva dal peccato… senza che conti minimamente nulla il fatto che cambi qualcosa in me come peccatore.

A cosa serve salvare chi crede e non fa alcun lavoro su se stesso e “riportarlo” in paradiso? Se il peccatore non ha fatto alcun lavoro su se stesso, se non è cambiato, peccherà di nuovo anche nel nuovo “paradiso”. E’ inutile che qualcuno condanni o perdoni una persona… conta solo il cambiamento dell’individuo, ergo è vero che solo noi possiamo “salvare” noi stessi. Essere perdonati e basta porta solo ad un’ altra “caduta” se non vi è alcun cambiamento interiore. In questo credo che il cattolicesimo “deresponsabilizzi” l’uomo, facendogli credere che egli sia colpevole o salvato senza che lui come individuo conti nulla o c’entri in qualche modo con il proprio destino.

La salvazione cristiana è simile ad uno che fa i compiti scolastici al posto tuo. Ok, bello, ma alla fine tu non impari niente e passi l’esame per il “paradiso” solo momentaneamente, perchè poi sei destinato a fallire e a “peccare” di nuovo per mancanza di vera consapevolezza e maturità dovuta al fatto che qualcun altro ha fatto tutto al posto tuo, ma tu sei rimasto lo stesso “peccatore” che eri perchè non hai mai lavorato seriamente su te stesso.

4 pensieri su “Carlo Di Pietro e l’ignoranza in cattedra che parla di “buddhismo”

  1. FSMosconiFSMosconi

    Bell’articolo: in fondo abbiamo detto esattamente le stesse cose (per quanto io sia partito da un punto di vista taoista-confuciano in cui forse mi ritrovo meglio).

    Oh, comunque se ti può interessare sto leggendo i testi gnostici, quelli editi dall’UTET: se non l’hai già letti te li consiglio

    Ah, quasi dimenticavo: bentornato GG!

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  2. adminadmin

    GG come al solito pecchi di buonismo.

    Ancora una volta Carlo cerca di inquadrare una cultura completamente diversa dalla propria secondo i canoni della propria.

    Chi ti autorizza a credere che Carletto sia in possesso di una qualche forma di cultura? La cultura (quella vera) non insegna mai la discriminazione o la superbia, che sono invece manifestazione diretta dell’ignoranza e della chiusura mentale. Carletto suppone di essere l’apice della cultura. La sua “supposta” ci lascia del tutto indifferenti.

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  3. Caffe

    Attento admin, quando si parla di essere indifferenti a certe “supposte” sarebbe meglio prima considerarne il calibro ; per il resto, (a me non capita spesso), sottoscrivo, parola per parola, questo bel post di GG; una di quelle persone che rendono questo mondo un posto migliore.

    Replica

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